COMITATO DI SOSTEGNO ALLA GUERRA POPOLARE IN INDIA
mercoledì 2 settembre 2026
lunedì 31 agosto 2026
Appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026
L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra
popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti
marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti,
ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della
rivoluzione indiana
Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!
Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono stati uccisi e massacrati durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo
I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India, ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.
La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI(Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.
La guerra popolare e il CPI maoista sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.
È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo
L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.
Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagar fino alla forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.
È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI(Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.
È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.
Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.
Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli USA, dal BanglaDesh alla Cina e ovunque è possibile nel mondo!
ICSPWI
28/7/26
csgpindia@gmail.com
mercoledì 12 agosto 2026
India-Israele, una partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre - Lanciata una campagna per una giornata internazionale di lotta per il 26 settembre
In Italia aderisci prendi contatti richiedi materiali per partecipare csgpindia@gmail.com
India-Israele, una
partnership criminale che va avanti dal 7 ottobre
Portavoce di Amnesty International Italia
2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e
componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025.
Tra le aziende ne figurano alcune controllate dallo Stato
Israele ha avviato una campagna brutale e distruttiva nella
Striscia di Gaza che è arrivata a costituire un genocidio, tuttora in corso.
Israele ha
potuto compiere crimini di diritto internazionale grazie alla pressoché
ininterrotta fornitura di armi e munizioni da un certo numero di Stati di primo
piano, come Stati Uniti d’America, Germania e la stessa Italia. Un rapporto di
ricerca pubblicato di recente da Amnesty International ha aggiunto un
altro stato all’elenco: l’India. La
ricerca descrive la stretta e vantaggiosa partnership tra il governo indiano e
il settore della difesa israeliano che ha reso lo stato asiatico un importante
elemento della catena di forniture di armi e munizioni a sostegno delle
operazioni militari dell’esercito di Israele.
Attraverso l’uso di dati commerciali relativi alle
spedizioni tra India e Israele, Amnesty
International ha verificato che armi, munizioni, parti di ricambio e
componenti made in India sono state spedite a
grandi aziende israeliane che riforniscono
l’esercito israeliano. Tra le
aziende indiane figurano alcune che sono direttamente possedute e
controllate dallo Stato. Non solo, dunque, il governo indiano non ha
controllato, come avrebbe dovuto ai sensi del diritto internazionale, le
esportazioni di armi a Israele da parte di aziende private ma ha anche
rafforzato la sua partnership in materia di difesa con lo stato israeliano.
La ricerca ha analizzato 2596 spedizioni di armi, munizioni, parti di ricambio e
componenti inviate dall’India a Israele dal 7 ottobre 2023 al 30 novembre 2025.
Dai dati è emerso che le aziende indiane hanno spedito ad aziende israeliane
fornitrici dirette dell’esercito almeno 390.516 parti di ricambio per piccole
armi a uso militare, 564.970 parti di ricambio per ordigni esplosivi (come
testate per droni, involucri per proiettili d’artiglieria e altro ancora) e 298
componenti per veicoli militari.
Tra le aziende esaminate figurano: PLR Systems Private
Limited, che produce parti per armi automatiche ed è una joint venture tra
Adani Defence & Aerospace e Israel Weapon Industries; Indo MIM Private
Limited, che produce componenti per armi da fuoco; Kalyani Systems Private
Limited, che produce ordigni esplosivi e loro involucri ed è una sussidiaria
della Bharat Forge; Munitions India Limited, di proprietà statale, che produce
ordigni ad elevata capacità esplosiva; e Alpha Elsec Defence & Aerospace
Systems Private Limited, che produce testate esplosive ed è una joint
venture tra Alpha Design Technologies ed Elbit Systems.
L’elenco delle aziende
israeliane che hanno ordinato e ricevuto materiale comprende Elbit
Systems, Rafael Advanced Defense Systems Ltd e Israel Aerospace Industries Ltd,
note per il loro contributo alle violazioni del diritto internazionale dei
diritti umani e del diritto internazionale umanitario da parte di Israele.
È importante sottolineare che Amnesty International ha
escluso sistematicamente dalla sua analisi i dati riguardanti spedizioni che
potevano essere destinate a un uso
civile e quelli relativi ad armi, munizioni e parti di ricambio
probabilmente usate per la tecnologia difensiva antimissile, con cui spesso la
popolazione civile israeliana viene protetta da attacchi indiscriminati
mercoledì 5 agosto 2026
Sui legami India/Israele, parte della giornata internazionale d'azione che si sta organizzando in Italia per il 26 settembre
da Le monde diplomatique
Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è
riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo
credito diplomatico, spendendosi per la cessazione delle ostilità.
L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno
‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza
con cui manifesta convergenze ideologiche
Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *
Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di
Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra
Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un
rafforzamento delle relazioni bilaterali per il tramite di «un partenariato
strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a
Nuova Delhi, Modi non condanna gli attacchi americani e israeliani, si
accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».
Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre
2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di
Hamas, immediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi
di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare
la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro
concessi ai gazawi il 10 ottobre.
La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il
Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora rapidamente il sopravvento, organizzando
numerosi raduni a sostegno di Israele al grido di «Viva l’India, viva Israele e
inondando la rete, da cui proverrebbe un’ampia maggioranza dei messaggi
pubblicati su X con l’hasthag #]sraelUnderAttack («Israele sotto attacco») e
#IstandWithIsrael («Sto con Israele»} (1).
Nel maggio 2024, l’India vota per l’ammissione dello Stato
di Palestina nell’Organizzazione delle Nazioni unite {(Onu) ma, da molti anni,
si astiene spesso sulle risoluzioni che chiamano in causa Israele.
L’India, ex colonia britannica, è uno dei primi paesi a
opporsi alla dichiarazione Balfour del 1917, che sosteneva la creazione di una
«dimora nazionale per il popolo ebraico in Palestina, allora sotto la
dominazione ottomana. «La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra
appartiene agli inglesi, o la Francia ai francesi (2)», scrive nel 1938
Mohandas Karamchand Gandhi, padre della lotta per l’indipendenza indiana. Nel
1947, Nuova Delhi vota contro la spartizione della Palestina all’Assemblea
generale delle Nazioni unite. L’India è anche il primo paese non arabo a
riconoscere l’Organizzazione per la liberazione della Palestina {Olp) come
rappresentante dei palestinesi e ad accogliere Yasser Arafat con gli onori di
un capo di Stato. Nel 1950 riconosce Israele, ma offre unicamente un ufficio
per l’immigrazione a Bombay, a più di mille chilometri dal quartiere delle
ambasciate di Nuova Delhi (posizione che Israele otterrà solo nel 1992).
Un nemico comune, il
«terrorismo»
Tuttavia, dietro le quinte, Nuova Delhi corteggia Tel Aviv e
le sue competenze militari. Nel 1962, al tempo del conflitto con la Cina nella
regione himalaiana, il primo ministro indiano Javaharlal Nehru chiede un
sostegno militare al suo omologo israeliano David Ben Gurion. Suggerisce che le
navi cariche di armi non battano bandiera israeliana, ipotesi negatagli. Negli
anni 1960, Nuova Delhi, pur negandolo in via ufficiale, riceve alcuni pezzi grossi
dell’esercito israeliano insieme a rappresentanti del Mossad per giovarsi delle
loro competenze militari. Nel1984, un commando dell’esercito indiano, formato
da una forza speciale del Mossad, attacca {gruppi armati sikh nel Punjab.
Agli inizi degli anni 1990, l’obsolescenza dei materiali
sovietici di cui è dotato l’esercito indiano, l’assenza di una propria
industria militare e la liberalizzazione dell’economia spingono Nuova Delhi ad
avvicinarsi ulteriormente a Tel Aviv. Nel 1998, tre test nucleari indiani
causano l’embargo tecnologico contro il paese, ma Israele continua a rifornire
il suo partner e quando, un anno dopo, l’esercito indiano è a corto di
munizioni nel conflitto contro il Pakistan, è di nuovo Tel Aviv a correre in
suo soccorso. Negli anni successivi, le competenze israeliane vengono
utilizzate contro i movimenti autonomisti del Kashmir e la guerriglia
rivoluzionaria naxalita. In seguito, continuano ad alimentare poco a poco le
politiche contro-insurrezionali del paese.
Oggi, Nuova Delhi è il maggior acquirente di armi
israeliane, per circa due miliardi di dollari l’anno, ossia più del 40% delle
commesse israeliane. Israele è al terzo posto dei paesi fornitori dell’India,
dopo la Russia e la Francia. Attualmente, l’India vende agli israeliani le sue
attrezzature militari — come è stato rivelato da un video dove si legge «Made
in India», sopra i resti di un missile lanciato sui rifugiati gazawi da un
aereo israeliano (3).
Ma, dopo l’arrivo al potere di Modi, il principale motore di
questa alleanza è ideologico. Scaturisce dalla vicinanza della corrente
politica rappresentata dal primo Ministro indiano, l’hindutva, con il sionismo.
Una promuove un’India riservata agli indù, l’altra un Israele riservato agli
ebrei. Entrambe, per raggiungere i propri scopi, fanno largo uso della pulizia
etnica, della colonizzazione interna e dell’islamofobia di Stato. È senza
dubbio questa la ragione per cui la moglie del primo ministro israeliano Benjamin
Netanyahu ha indossato abiti d’arancione per accogliere Modi all’aeroporto, in
occasione della visita dello scorso febbraio: il colore del Rashtriya
swayamsevak sangh (Rss), l’organizzazione centenaria suprematista indù che l’ha
formato politicamente, {due Stati si compiacciono frequentando un campo
lessicale comune; glorificano il prestigio delle loro «antiche civiltà»,
«reciprocamente legate da più di duemila anni»: di «grandi democrazie»
assediate dallo stesso nemico, il «terrorismo» (4).
L'interesse dei nazionalisti indù per il Sionismo non ha
pari se non quello che provano per il nazismo, assurto a fonte di ispirazione
per risolvere il «problema musulmano» (5). In un mondo dopo Gaza (Guanda,
2025), l’intellettuale indo-britannico Pankaj Mishra racconta della sua
famiglia nazionalista e di un manifesto dell’ex capo di stato maggiore
israeliano Moshe Dayan (1915-1981), appeso per lungo tempo al muro della sua
camera. Per questa scuola di pensiero, il modello sionista eccelle nella
capacità di elevare i musulmani a nemici al tempo stesso interni ed esterni.
«Che li si chiami palestinesi, afghani o pakistani, la radice del problema, per
gli indù e gli ebrei, è l'islam{6)», scrive ad esempio Rohit K. Vyasmaan,
leader della corrente statunitense dell’organizzazione fascista Bajrang Dal è
fondatore del movimento Hindu-Jewish unity.
Su numerose emittenti private reazionarie del paese, i
presentatori ripetono fino alla noia il loro sostegno a Israele, «Siamo vittime
degli stessi radicali jihadisti terroristi di cui è vittima Israele, Israele
combatte questa guerra per tutti noi, taglia corto per esempio Amab Goswami dal
canale Republic media network.
Arresti di
sostenitori pro-Palestina
In un paese in cui le pratiche di boicottaggio sono state il
perno della lotta per l’indipendenza, gli appelli al rifiuto del commercio con
Israele sono stati rari. La fabbrica indiana Maryan apparel privated limited
che per otto anni ha prodotto uniformi per la polizia israeliana, ha rifiutato
nuovi ordini dall’ottobre 2023 in reazione ai bombardamenti di Israele su Gaza.
Nel febbraio 2024 il sindacato dei portuali legato al Partito comunista indiano
la Water transport workers federation, minaccia di non caricare le navi che
trasportano armi destinate alla guerra contro Gaza. Il 21 ottobre 2024, il
Partito comunista organizza una manifestazione davanti alla fabbrica Elbit a
Hyderabad imponendo l’immediata interruzione della produzione di armi per
Israele.
Per quel che riguarda i raduni in solidarietà con la
Palestina, centinaia di manifestanti sono stati posti in custodia cautelare per
violazione dell’ordine pubblico o attentato all’unità nazionale e alla sua
integrità. 78° Giorno dell'Israele, tenutasi al St, Regis Hotel di Parei
Nelle moschee, sono state proibite le preghiere per Gaza. Le
bandiere palestinesi sono state regolarmente confiscate e i gruppi suprematisti
hanno denunciato che le brandivano alla polizia, che ha immediatamente dato
corso alle richieste per evidenziare un reato che è brandire la bandiera di un
paese straniero su suolo indiano» — che è una misura che in India non esiste
(7).
Mentre nelle manifestazioni di sostegno a Israele vengono
sventolate bandiere israeliane.
{1) Marc
Owen Jones, «Analysis: Why imuch anti-Palestinian disinformation cor
from India?», Al-Jazira, 16 ottobre 2023.
(2) Mahatma Gandhi, «The Jews in Palestina Harijan, Nuova
Delhi, 26 novembre 1938.
(3) «India
exports rockets explosives to I:amid Gaza war, documents reveahb», 26 gi
2024, wwyw.aljaz&era.coOn
(4) Tutte le citazioni sono tratte dal discorso di Modi alla
Knesset il 25 febbraio 2026.
(5) Si legga Guillaume Delacroix, «Nel c:della macchina
suprematista indù», Le M
diplomatique -il manifesto, luglio 2025.
(6) Citato in Azad Essa, Hostile HomelaThe New Alliance
Between India and l
Pluto Books, Londra, 2023.
{7} Il diritto indiano penalizza solo il reato di issare una
bandiera più in atto di quella
nazionale.
(Traduzione di Alice Campetti)
mercoledì 29 luglio 2026
Settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre
In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026
L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista
Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!
Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo
I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.
La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.
La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.
È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo
L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.
Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.
È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.
È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.
Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.
Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !
ICSPWI
28/7/26
csgpindia@gmail.com
martedì 28 luglio 2026
giovedì 23 luglio 2026
CASR condanna la repressione del regime di Modi contro la protesta studentesca e popolare
COMUNICATO STAMPA
Data: 22 luglio 2026
*CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR) CONDANNA
FERMAMENTE LA BRUTALE REPRESSIONE STATALE SCATENATA CONTRO I GIOVANI IN
PROTESTA A DELHI*
FERMARE LA BRUTALE REPRESSIONE DELLE PROTESTE DEMOCRATICHE!
FERMARE LA MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA CIVILE E LA
CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO!
La Campagna contro la Repressione dello Stato (CASR)
condanna fermamente la brutale e indiscriminata repressione scatenata dallo
Stato indiano contro migliaia di giovani e manifestanti democratici che marciavano
verso il Parlamento di Delhi.
La risposta dello stato non è stata quella di mantenere
l'ordine pubblico, ma di schiacciare violentemente il dissenso democratico. La
polizia di Delhi, insieme alle forze paramilitari, ha lanciato un assalto
coordinato contro i manifestanti con ripetute cariche con i lunghi bastoni,
l'uso di gas lacrimogeni e il fuoco di pistole a pallini. Numerosi manifestanti
hanno riportato gravi ferite durante la repressione. Sono emerse anche immagini
inquietanti che mostrano persone in borghese che aggredivano manifestanti,
incluse donne, insieme a poliziotti in uniforme, sollevando serie
preoccupazioni sull'uso di individui non identificati nella violenza statale
contro i cittadini.
*L'uso delle pistole a pallini a Delhi segna un'escalation
pericolosa*
Uno degli aspetti più allarmanti della repressione è stato
l'uso segnalato di pistole a pallini contro i manifestanti.
Per più di un decennio, le pistole a pallini sono diventate
sinonimo della brutale repressione vista in Kashmir, dove migliaia di
civili—inclusi bambini e giovani—hanno subito cecità permanente e ferite che
hanno cambiato la loro vita. Il loro dispiegamento contro i civili è stato
criticato da numerose organizzazioni per i diritti umani per aver causato danni
indiscriminati e irreversibili.
L'uso di pistole a pallini contro i manifestanti nella
capitale nazionale rappresenta un'espansione profondamente preoccupante di
questo modello repressivo dal Kashmir a Delhi. La normalizzazione di tali armi
contro i cittadini che esercitano i loro diritti democratici segnala una
pericolosa erosione delle libertà costituzionali e solleva serie preoccupazioni
riguardo all'approccio sempre più militarizzato dello stato alle proteste
pubbliche.
*Il ruolo della cellula speciale della polizia di Delhi
solleva gravi preoccupazioni*
La CASR è profondamente turbata da rapporti e prove visive
che mostrano la partecipazione dell'ispettore della cellula speciale della
polizia di Delhi, Nishant Dahiya, all'aggressione ai manifestanti.
Questo sviluppo non può essere visto isolatamente. Nel marzo
di quest'anno, dieci attivisti—inclusi attivisti studenteschi e attivisti per i
diritti dei lavoratori—sono stati rapiti illegalmente, detenuti e brutalmente
torturati da funzionari della Cellula Speciale della Polizia di Delhi presso il
suo ufficio di New Friends Colony. Quelle detenzioni illegali e le accuse di
tortura in custodia sono avvenute sotto la supervisione dell'ispettore Nishant
Dahiya. I procedimenti relativi a questi incidenti sono attualmente in corso
presso l'Alta Corte di Delhi.
La partecipazione dello stesso ufficiale alla repressione di
una protesta democratica di massa dimostra un modello inquietante in cui unità
specializzate di polizia antiterrorismo vengono impiegate sempre più contro
movimenti democratici piuttosto che contro vere minacce alla sicurezza.
È altrettanto inquietante che un tale ufficiale sia stato
insignito di un Premio al Valore. Premiare funzionari contro i quali gravi
accuse di tortura in custodia e violazioni dei diritti umani sono ancora sotto
controllo giudiziario invia un pericoloso messaggio di impunità.
*Un modello di violenza statale contro i movimenti
democratici*
La brutale repressione vista a Delhi non è un evento
isolato, ma fa parte di un lungo e inquietante schema di violenza statale
contro le lotte democratiche.
Dalle proteste anti-CAA/NRC a Delhi, dove i manifestanti
persero la vita e centinaia furono soggetti ad arresti e repressioni, alle
ripetute repressioni contro le comunità adivasi che resistevano allo
sfollamento e difendevano Jal, Jungle e Jameen, lo stato indiano ha
ripetutamente risposto con forza eccessiva alla rivendicazione pacifica
democratica.
In tutte le regioni adivasi, le comunità che proteggono le
loro terre ancestrali hanno subito spari dalla polizia, arresti arbitrari,
distruzione di siti di protesta e criminalizzazione sotto leggi draconiane.
Invece di affrontare le legittime richieste democratiche, i governi si sono
sempre più affidati a una polizia coercitiva, alla militarizzazione e a leggi
straordinarie per mettere a tacere il dissenso.
Gli eventi a Delhi dimostrano ancora una volta questo
continuo schema di intolleranza verso la protesta democratica.
*Difendere i diritti democratici è una responsabilità
collettiva*
La CASR ritiene che la difesa dei diritti democratici non
possa dipendere dall'affiliazione politica o dall'accordo ideologico. Ogni
attacco ai manifestanti pacifici indebolisce la democrazia costituzionale
stessa.
Invitiamo sindacati, organizzazioni studentesche, movimenti
contadini, organizzazioni femminili, gruppi per le libertà civili, avvocati,
giornalisti, scrittori, artisti e tutti i cittadini democratici a unirsi contro
il crescente attacco autoritario al diritto del popolo di organizzarsi,
protestare e dissentire.
Il silenzio di fronte a tale repressione non farà che
incoraggiare ulteriori attacchi ai diritti democratici.
Le nostre richieste
1. Condurre un'inchiesta giudiziaria indipendente sulla
violenza della polizia e sull'uso presunto di pistole a pallini contro i
manifestanti.
2. Identificare e perseguire tutto il personale di polizia e
le persone in borghese coinvolte in aggressioni contro manifestanti pacifici.
3. Indagare sul ruolo degli agenti della Cellula Speciale
della Polizia di Delhi, incluso l'Ispettore Nishant Dahiya, nella repressione
violenta delle proteste.
4. Porre fine al dispiegamento di unità specializzate di
polizia antiterrorismo contro i movimenti democratici.
5. Difendere i diritti costituzionali alla libertà di
parola, riunione pacifica e associazione.
La Campagna contro la Repressione di Stato è solidale con
tutti coloro che sono feriti, aggrediti e sottoposti a violenza statale, mentre
esercitano il loro diritto democratico di protestare. Riaffermiamo il nostro
impegno a resistere a ogni tentativo di criminalizzare i movimenti democratici
e invitiamo tutte le persone impegnate nella giustizia, nella libertà e nei
valori costituzionali a restare unite contro questo crescente autoritarismo.
CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR)
Team organizzatore:
(AIRSO, AISF, APCR, ASA, BASF, BSM, Bhim Army, bsCEM, CEM,
COLLECTIVE, CRPP, CSM, CTF, DISSC, DSU, DTF, Forum Against Repression
Telangana, Fraternity Movement, IAPL, Innocence Network, Karnataka Janashakti,
LAA, Mazdoor Adhikar Sangathan, Mazdoor Patrika, NAPM, Nazariya Magazine,
Nishant Natya Manch, Nowruz, NTUI, People's Watch, Rihai Manch, Samajwadi
Janparishad, Samajwadi Lok Manch, Bahujan Samajwadi Manch, United Peace
Alliance, WSS, Y4S)
martedì 14 luglio 2026
Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India
Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India
Dopo le iniziative contro l’operazione Kagar e di solidarietà e sostegno alla guerra popolare in India portati avanti nei mesi scorsi (ricordiamo le importantissime iniziative di Bruxelles del 27 gennaio, e del 28 marzo a Zurigo di quest’anno che hanno avuto risonanza internazionale), secondo gli impegni nazionali e internazionali assunti nelle riunioni che si sono tenute in Italia, il comitato di sostegno alla guerra popolare in India si prepara ad altre iniziative che saranno realizzate durante la prossima estate.
A proposito della grande partecipazione internazionale alle iniziative, ribadiamo quello che il Comitato ha scritto nel suo comunicato pubblicato dopo la manifestazione di Zurigo: “Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (CSGPI) apprezza tutte le forze che sono scese in piazza e le considera nel loro insieme una grande base per continuare questa battaglia e una grande fonte d’incoraggiamento per le forze rivoluzionarie, democratiche e per il Partito Comunista dell’India (Maoista) che stanno combattendo coraggiosamente in India in queste ore difficili per salvaguardare il Partito, l’Esercito Popolare e il percorso e la pratica della guerra popolare”.
Oggi la pressante necessità della continuazione delle mobilitazioni è dovuta anche al fatto che il governo fascista hindutva di Narendra Modi, in particolare con l’attiva partecipazione del suo ministro degli Interni Amit Shah, continua a portare avanti la repressione in tutto il paese, una vera guerra contro
il popolo, sempre ben lontano dai riflettori internazionali che ignorano di proposito ciò che succede nel subcontinente indiano.Come raccontano i compagni indiani attraverso i loro comunicati, per raggiungere i propri obbiettivi “le forze armate stanno scatenando il regno del terrore sugli Adivasi, dallo stupro e uccisioni al bombardamento aereo e all’incendio di interi villaggi … I dirigenti e i quadri del PCI (Maoista), che sono al fianco delle popolazioni nella lotta per i loro diritti, vengono sistematicamente assassinati. Abbiamo visto come una massiccia estensione delle foreste nell’India centrale sia stata consegnata alle multinazionali subito dopo l’uccisione del segretario generale compagno Basavaraj. In questo clima, le organizzazioni politiche di massa rivoluzionarie resistono come una fortezza contro l’agenda fascista.” (RSF)
Infatti questi attacchi sono quotidiani: bombardamenti, uso di droni, dispiegamento di migliaia di poliziotti, soldati, squadroni della morte speciali come il CoBra, con assassini extragiudiziali che prendono soprattutto di mira non solo coloro che guidano le lotte ma anche chi solidarizza con queste lotte e denuncia l’attività repressiva del governo fascista hindutva, e che per questo diventa oggetto di particolare attenzione: dagli studenti, ai professori universitari, a poeti, scrittori e intellettuali sottoposti in questi giorni a perquisizione in quasi tutto il Paese e in generale tutti accusati di essere “maoisti” o “maoisti urbani”, intellettuali accusati e arrestati e fatti morire in carcere perché “pensano”, come ha detto il procuratore dello Stato indiano dinanzi alla Corte Suprema in relazione al dottor G.N. Saibaba, che presentava una disabilità del 94%. "Il cervello è più pericoloso del corpo"! ha infatti detto.
Questi attacchi incessanti sono rivolti contro gli operai, le lavoratrici e i lavoratori e le masse indiane in generale, attacchi ai loro diritti fondamentali: diritto al salario, al lavoro e alla sicurezza sul lavoro, alla casa, diritto alla terra e ad una vita dignitosa, diritto delle donne a non essere violentate, attacchi alla libertà di espressione, libertà di manifestazione, libertà religiosa, attraverso espulsioni forzate dalle foreste per fare posto alle multinazionali industriali e minerarie interne ed esterne al Paese che sono nelle mani principalmente dei capitalisti amici di Modi, e cioè i miliardari Adani, Ambani, Agarwal, Tata, Jindal… sempre al servizio, quindi, delle classi dirigenti indiane e dell’imperialismo, non solo quello degli USA, ma anche quello russo, cinese e tutti gli altri.
Il governo indiano è molto apprezzato da questi paesi imperialisti perché mette a lor disposizione una quantità immensa di forza lavoro a basso costo, resa ancora più precaria con la riforma dei codici del lavoro, sia dentro il Paese, che fuori dal Paese con l’emigrazione. Tutto ciò alimenta la miseria (ricordiamo che il governo è costretto a dare 5 chili di riso al mese a circa 800 milioni di poveri!) e la disoccupazione di milioni di giovani, ed è contro chi si oppone a questa miseria crescente che il governo scatena le sue atrocità, mentre spende miliardi per la corsa al riarmo.
Una situazione che i compagni che combattono contro il governo e che guidano la guerra popolare in corso, i compagni del Partito Comunista dell’India (Maoista) e di altre organizzazioni di lotta, descrivono come difficilissima, che vede anche in atto una lotta accanita contro chi vorrebbe liquidare non solo il Partito ma tutta l’esperienza della guerra popolare, insomma una situazione che si è aggravata con l’Operazione Kagaar: una operazione feroce, una lotta senza quartiere, perché il governo vuole mettere fine alla guerra popolare in corso.
La scadenza che si era data il governo Modi e la sua banda di assassini, quella del 31 marzo, però, non sono riusciti a rispettarla, per la resistenza messa in campo dalla guerra popolare, e la mobilitazione di tante organizzazioni di lotta interne al Paese; questa data, anzi, è diventata una sfida e le mobilitazioni in tutto il mondo l’hanno trasformata in un messaggio di liberazione e rivoluzione.
Infatti, per il proletariato la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale e la Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria, lotta dei popoli a livello mondiale.
Ma in questi mesi il governo genocida indiano, che si vanta di entrare a far parte delle tre principali economie mondali nei prossimi anni, non si è limitato a scatenare ancora di più la repressione contro il proprio popolo, ricorrendo sempre più al carcere e il numero di prigionieri politici che subiscono torture, si è pure impegnato tantissimo per rafforzare il proprio apparato militare ad ogni livello e rafforzare il consenso internazionale intorno alla sua Operazione Kagaar.
In questo quadro di pressante ricerca di alleanze “nel mondo incerto di oggi”, come ha più volte ripetuto Modi nel suo intervento alla Knesset, al parlamento israeliano il 25 febbraio scorso, una “incertezza” dovuta alla tendenza alla guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo, sono cominciate le “visite” a diversi Paesi, a cominciare, appunto, dalla nazisionista Israele, accusata dall’Onu ancora una volta per genocidio dei bambini di Gaza, spendendo parole di miele per stringere accordi militari e commerciali ancora più forti e confermando lo stretto legame ideologico tra il sionismo e il fascismo hindutva.
Modi è poi passato dall’Italia della fascista Meloni nel mese di maggio, e in entrambi i casi, elevando i rapporti bilaterali attraverso il Partenariato Strategico Speciale, ha stretto accordi ancora più forti dal punto di vista politico, dal punto di vista commerciale con il corridoio Imec e militare per il rafforzamento dell’apparato della guerra.
È per tutto questo che come è stato detto nell’intervento in piazza alla fine della manifestazione di Zurigo, i compiti del Comitato Internazionale di Sostegno, dei sostenitori della guerra popolare in India e del Partito Comunista dell’India (Maoista), sono quelli di continuare la denuncia e la mobilitazione a tutto campo all’interno della “Campagna Internazionale di Emergenza” contro l’Operazione Kagaar.
Nei mesi di luglio, agosto e settembre quindi, sono previste altre iniziative in Italia, come un presidio all’ambasciata indiana e una assemblea a Roma contro la repressione e per la liberazione dei prigionieri politici, una campagna di informazione e organizzazione dei lavoratori indiani e una mobilitazione antimperialista contro il progetto Imec, con particolare riguardo ai rapporti tra l’India e l’Italia della fascista Meloni, e i rapporti tra India e Israele, entrambi complici anche del genocidio in Palestina.
Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India Giugno 2026
sabato 13 giugno 2026
La repressione del regime fascista hindutva di Modi contro gli intellettuali non si ferma
La NIA (National Intelligence Agency) all'opera per
annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad
Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno.
MUMBAI: Settimane dopo aver chiesto la revoca della cauzione
concessa a Varavara Rao e Sudha Bharadwaj, la National Investigation Agency
(NIA) si è rivolta mercoledì a un tribunale speciale per chiedere la revoca
della cauzione concessa agli attivisti Vernon Gonsalves e Arun Ferreira nel
caso Elgar Parishad-Bhima Koregaon, con l’accusa di aver abbiano violato le
condizioni del loro rilascio partecipando a un incontro al Mumbai Press Club
all'inizio di quest'anno.
NIA si avvia per annullare la cauzione di Gonsalves e
Ferreira nel caso Elgar Parishad (HT PHOTO)
Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a
Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle
richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno.
I due sono stati arrestati nell'agosto 2018 e sono rimasti in carcere per quasi
cinque anni prima che la Corte Suprema concedesse loro la cauzione regolare nel
luglio 2023. La corte suprema ha ordinato il loro rilascio soggettio a
condizioni e ha osservato che l'accusa sarebbe stata libera di chiedere la
cancellazione della cauzione in caso di violazione.
Le richieste della NIA derivano da un evento del Mumbai
Press Club tenutosi il 19 gennaio, a cui hanno partecipato diversi imputati,
tra cui Gonsalves, Ferreira, Rao e Bharadwaj, tutti in libertà su cauzione in
quel momento. La NIA ha sostenuto che il programma fosse stato convocato per
diffondere l'ideologia del PCI (Maoista) messo al bando e per discutere il
futuro corso del movimento "Naxalita Urbano". La NIA ha sostenuto che
la loro partecipazione all'evento, in cui hanno interagito tra loro, ha costituito
una violazione delle condizioni legate alla loro cauzione.
L'agenzia si era rivolta allo stesso tribunale il 15 maggio
chiedendo l'annullamento della cauzione concessa al poeta-attivista telugu Rao
(85 anni) e all'avvocato-attivista Bharadwaj (65 anni) per lo stesso episodio.
Rao è attualmente in libertà su cauzione per motivi medici concessa dalla Corte
Suprema, mentre Bharadwaj ha ottenuto la cauzione per inadempienza dalla Corte
Suprema di Bombay nel dicembre 2021.
Durante l'udienza su tali richieste, Rao e Bharadwaj hanno
chiesto la pubblicazione del materiale su cui l'agenzia si basava per sostenere
la sua accusa di aver violato le condizioni della cauzione. Anche Gonsalves e
Ferreira dovrebbero richiedere copie dei documenti e di altri materiali su cui
la NIA si basa a sostegno della sua richiesta di annullamento della cauzione
quando la questione sarà affrontata il 19 giugno, secondo la difesa.
Il caso Elgar Parishad deriva da una denuncia fatta dopo che
è scoppiata una violenza vicino al memoriale di guerra di Bhima Koregaon nel
distretto di Pune il 1° gennaio 2018, durante la commemorazione del
bicentenario della Battaglia di Bhima Koregaon. Gli investigatori hanno
affermato che i discorsi tenuti al conclave dell'Elgar Parishad tenutosi a
Shaniwar Wada a Pune il 31 dicembre 2017 hanno contribuito alla violenza e che
l'evento avesse legami con il PCI (Maoista) messo al bando. Gli imputati hanno
negato le accuse.
Nello stesso procedimento di mercoledì, il tribunale
speciale ha anche ordinato l'emissione di mandati di comparizione contro due
presunti accusati fuggitivi, Prakash alias Ritupan Goswami e Ganapathy alias
Mupalla Laxman Rao, dopo che la NIA ha presentato ricorso per l’avvio di un "processo
coercitivo".

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