Esiste uno stato di guerra, e i più poveri tra i poveri
vengono uccisi, mutilati e sfollati a centinaia di migliaia ogni giorno sotto
questa guerra. Queste guerre contro le persone sono condotte al servizio delle
grandi aziende, per alimentare la loro avidità con il sangue del popolo. Questo
saccheggio imperialista distrugge la terra, i mezzi di sussistenza, la cultura
e le stesse vite delle masse più sfruttate e oppresse.
Commemorando il giorno del martirio di Bhagat Singh, Sukhdev
e Rajguru il 23 marzo, e tenendo presente la loro storica resistenza
all'imperialismo, lanciamo questo appello. Facciamo appello a tutti gli
individui e organizzazioni democratici, progressisti e amanti della giustizia
affinché celebrino la settimana anti-imperialista dal 23 al 31 marzo 2026.
Facciamo inoltre appello a tutte le forze progressiste e anti-imperialiste a
unirsi alla "Convenzione Popolare contro il Saccheggio Imperialista"
che si terrà organizzando il 31 marzo 2026.
FERMARE L'OPERAZIONE
KAGAAR!
ABBATTERE IL PIANO
SURAJKUND
FORUM CONTRO L’AZIENDALIZZAZIONE E LA MILITARIZZAZIONE
Sosteniamo sempre più il popolo indiano e i compagni maoisti indiani verso nuove iniziative della Campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar
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Info dalla stampa borghese indiana
Queste notizie vogliono propagandare i “successi” del governo
fascista indiano contro i maoisti che conducono la guerra popolare, ma allo
stesso tempo danno il senso dell’ampiezza del campo d’azione...
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Quasi 2.000 membri
della sicurezza lanciano un'operazione anti-maoista lungo il confine tra
Chhattisgarh e Telangana
L’operazione chiamata
"KGH-2" guidata dal CRPF (Riserva Centrale delle Forze di Polizia)
prende di mira la leadership del PCI (Maoista) mentre il governo spinge per
porre fine all'estremismo di sinistra entro marzo 2026
Circa 2.000 membri della sicurezza, guidati dalla Central
Reserve Police Force (CRPF), hanno lanciato un'operazione martedì (17 febbraio
2026) lungo il confine tra Chhattisgarh e Telangana per rintracciare i
comandanti maoisti di alto livello, come ha dichiarato mercoledì (18 febbraio
2026) un alto funzionario della CRPF.
L'operazione, con nome in codice "KGH-2", è in
corso nella regione delle Colline di Nambi e Korgotalu e fa parte
dell'obiettivo dichiarato del Governo dell'Unione di eradicare l'estremismo di
sinistra (LWE) dal paese entro marzo 2026. Secondo il funzionario, il numero di
membri del politburo e del comitato centrale del bandito Partito Comunista dell'India
(Maoista)—il massimo organo decisionale—è sceso a quattro rispetto ai 20 di
gennaio 2025.
Modi e Bibi, accordi miliardari e un «asse delle nazioni»
Da Il manifesto
GRANDE MEDIO ORIENTE Il premier indiano arriva in Israele: sul tavolo un’alleanza da opporre ai paesi sunniti
Lo chiamano il viaggio della «svolta» nelle relazioni già strette tra due paesi in possesso di armi atomiche che non hanno mai firmato il trattato di non proliferazione nucleare. Durante la sua visita oggi e domani in Israele, Narendra Modi approfondirà ed espanderà i legami strategici e la cooperazione in materia di difesa con Tel Aviv, a partire dai sistemi antimissili balistici per finire con armi laser, razzi a lungo raggio e droni. Obiettivi quindi ben più ampi di quelli del luglio 2017, quando il primo ministro indiano effettuò la sua prima visita nello Stato ebraico firmando con Benyamin Netanyahu accordi per un valore di 13 milioni di dollari in sviluppo satellitare, agricoltura e acqua, insieme alla creazione di un fondo di investimento congiunto da 40 milioni di dollari. Otto anni dopo Modi punta ad intese molto più ricche che nella Difesa varranno circa dieci miliardi di dollari nei prossimi anni. Ma la visita dovrebbe aprire le porte anche a un importante sviluppo dell’alleanza tra Israele e India in termini geopolitici riguardo il controllo strategico di un’area vasta che include il Mediterraneo orientale, il Medio oriente, l’Asia meridionale e l’Oceano indiano. Almeno così progetta Netanyahu che domenica scorsa ha parlato della costituzione, assieme all’India e altri Stati, anche arabi (gli Emirati?), di un «Asse delle Nazioni» contro paesi «ostili» (con la Turchia in testa), che a suo dire intenderebbero circondare Israele con un «Muro sunnita».
Oggi subito dopo l’atterraggio, Modi incontrerà Netanyahu per un primo scambio di vedute sulle relazioni tra i due paesi. In seguito, si trasferirà a Gerusalemme, dove terrà un discorso davanti alla Knesset. Quindi incontrerà i rappresentanti della locale comunità indiana. La giornata di domani inizierà con una visita al memoriale dell’Olocausto, Yad Vashem, a Gerusalemme. Poi, il primo ministro indiano vedrà il presidente di Israele Herzog e avrà un lungo incontro con Netanyahu, durante il quale i due premier finalizzeranno e si scambieranno i documenti di accordi di cooperazione in vari settori. Si ritiene che Israele abbia accettato di condividere con l’India le più recenti tecnologie militari, tra cui i tanto richiesti sistemi laser ad alta tecnologia e sistemi di difesa a distanza.
Nuova Delhi è già il principale partner commerciale dell’industria bellica israeliana. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, l’India ha rappresentato il 34 per cento delle esportazioni militari israeliane nel periodo 2020-2024. I dati del ministero della Difesa israeliano indicano che, nello stesso arco temporale, le vendite verso il paese asiatico hanno raggiunto circa 20,5 miliardi di dollari. Una cifra che conferma la centralità del mercato indiano per lo Stato ebraico, oggi ottavo esportatore mondiale di armi con una quota del 3,1% del commercio globale. Le aziende militari e di sicurezza israeliane hanno aperto joint venture in India.
La cooperazione guarda ora a settori sensibili come la difesa aerea e la difesa missilistica balistica. Secondo Forbes India, sarebbero già stati conclusi accordi per 8,6 miliardi di dollari. L’India ora sta valutando lo sviluppo congiunto con Israele di armi per proteggere il suo territorio più interno. «La cooperazione in materia di difesa e sicurezza è la pietra angolare del partenariato strategico tra Nuova Delhi e Tel Aviv», ha spiegato in questi giorni l’ambasciatore indiano a Tel Aviv, JP Singh. «È un’occasione storica» ha aggiunto «fondata sulla visita di Modi del 2017, che ha consolidato per la prima volta le relazioni bilaterali. Le due nazioni hanno ora avviato una nuova fase di legami strategici più profondi che va ben oltre il memorandum d’intesa firmato lo scorso anno».
Se Modi punta a procurarsi armi e tecnologia avanzata per una possibile nuova escalation con il Pakistan, invece Israele lavora per creare una propria alleanza da opporre a un presunto schieramento di paesi musulmani pronti a prendere il posto della declinante «Mezzaluna sciita» iraniana per alzare un «Muro sunnita» intorno a Israele. L’ha detto ieri Netanyahu durante un incontro dei vertici dell’agenzia di intelligence interna Shin Bet, ribadendo quanto aveva annunciato domenica scorsa nella riunione del governo. L’India, nella visione del premier israeliano, rappresenta una colonna di questa alleanza emergente che «comprende molti paesi». L’obiettivo di Netanyahu è «riunire le nazioni che condividono una visione comune della realtà, delle sfide e degli obiettivi». Israele, afferma, «lavora per formare un nuovo asse che includa India, paesi arabi, africani e mediterranei, come Cipro e Grecia, in contrapposizione agli assi sciita e sunnita».
da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 16.02.26
Un gigantesco sciopero di milioni di lavoratori - secondo alcuni calcoli ha riguardato una platea di 250 milioni di lavoratori delle fabbriche, del pubblico impiego, delle campagne, di ogni tipo di realtà con tantissime donne, giovani, contadini - ha visto una partecipazione veramente molto estesa.
Le immagini e le dichiarazioni, sia pure in lingua indù, che si vedono nei video che abbiamo pubblicato, danno l'idea di quanto vasto sia stato partecipato questo sciopero, e non è l'ultimo, e quanto sia estesa la lotta dei lavoratori contro le politiche del governo Modi che sono al servizio dei padroni indiani e delle multinazionali, delle classi ricche e proprietarie che stanno duramente colpendo le condizioni di vita di operai e lavoratori assieme a quello che già succede e succedeva nei confronti delle masse povere, delle masse indigene nelle diverse aree dell'India.
Su questo sciopero la stampa del nostro Paese non ha dato quasi informazione e questo sia perché l'India non è direttamente nei canali di informazione della stampa borghese in Italia che parla dell'India solo quando i nostri ministri, la premier Meloni come i precedenti premier e i rappresentanti dei padroni e delle loro istituzioni vanno in India, ma per tutto il resto del tempo non viene data un'informazione di quello che realmente accade in India.
Forum Against Corporatization And Militarization (FACAM)
La strenua resistenza del popolo indiano contro la genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni, il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27 gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.
Queste proteste sono state indette all’indomani della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura della "Repubblica" dello Stato indiano.
In precedenza, proteste e iniziative si erano svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,
Bangladesh, Italia, Germania, Spagna, Polonia, Stati Uniti e Grecia, per chiedere la fine della campagna di sterminio condotta in India nell'ambito dell'Operazione Kagaar, in nome dello sviluppo.
La campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar ha
denunciato che gli imperialisti e il governo di Modi hanno fissato l'obiettivo
di cancellare il movimento rivoluzionario indiano e il PCI (Maoista), che sono
la vera alternativa politica per i proletari e le masse popolari dell'India.
Modi afferma che eliminerà la guerra popolare, il movimento
rivoluzionario e il PCI(Moista) entro il 2026. Il Comitato Internazionale per
il Sostegno alla Guerra Popolare in India (ICSPWI) ha chiamato tutti i partiti
e le forze rivoluzionarie, amici e compagni della rivoluzione indiana, ad
affrontare la sfida lanciata dal governo Modi con una campagna della durata di
un anno da marzo 2025 a marzo 2026. Una mobilitazione nelle strade, nei
luoghi di lavoro, nelle piazze.
Il mondo sta esplodendo e l'Unione europea organizza un seminario per rifletterci sopra. È in questa maniera ironica che apre un editoriale del Sole 24 Ore di domenica scorsa.
Sì, il mondo è in pieno caos, e sono in corso incontri internazionali, a tutti i livelli, tra i paesi imperialisti, tra altri paesi dipendenti dall'imperialismo, che si susseguono l'un l'altro, perfino con la firma di “storici” accordi economici, politici, militari, sempre nella speranza di trovare una via d'uscita alla crisi.
Caos prodotto anche dalle mosse dell'imperialismo, in particolare l'imperialismo degli Stati Uniti a guida del nazista Trump, di "distrazione di massa", con gli attacchi al Venezuela, all’Iran, a Cuba, la Nigeria…, anche a uso interno, vista la situazione catastrofica che va dai crolli delle infrastrutture alle uccisioni di chi dimostra solidarietà con i migranti perseguitati dagli squadroni della morte dell’Ice.
All'interno di tutto questo caos, c’è l'India, che non è così gettonata a livello mediatico in generale, ma soprattutto nel nostro paese, e che invece è al centro di un passaggio storico, come è stato definito, per gli accordi che ha firmato da un lato con l'Unione Europea, dall'altro con gli Stati Uniti, passaggio storico perché l’India si è impegnata ad aprire l’immenso mercato interno!! Accordi a raffica firmati
anche singolarmente con Italia, Francia, Regno Unito, Canada, Germania…Con grande soddisfazione soprattutto degli imperialisti di tutto ilmondo; ma l’India, che è il maggior importatore di armi al mondo, è al centro anche per la partecipazione a diverse organizzazioni internazionali di tipo militare come il Quad con dentro gli USA in funzione anticinese, e poi lo SCO, i Brics ecc.
Ma questo “passaggio storico” non risolve affatto la crisi in corso, anzi la accelera, per diversi motivi. È vero che questi accordi aprono il Paese come non era mai accaduto prima al capitale, mettono a disposizione dell'imperialismo mondiale una possibilità di uscire dalla crisi, grazie ad un immenso mercato di un miliardo e mezzo di persone di cui secondo gli economisti, almeno 300 milioni hanno un'alta capacità di spesa, la media borghesia che si sta sviluppando, ma l'India, come sappiamo, è anche un paese con una vasta popolazione ancora legata alla terra, quindi agricoltori, contadini, e popolazioni tribali di circa 800 milioni di persone, che subiscono una povertà estesissima, tant'è che il governo è costretto a fornire mensilmente il cosiddetto sacchetto di riso di 5 chili a persona a circa 800 milioni di persone, nella speranza che non muoiano di fame: povertà estrema da un lato, quindi, e dall'altro una ricchezza impressionante di alcuni gruppi e individui come Jindal, Mittal, Tata, Ambani (“patrimonio” di oltre 100 miliardi di dollari!) e Adani, tutti amici del nazista Narendra Modi, che sono i principali esponenti di questa nuova ricchezza dell'India di oggi.
La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivatail 27 gennaio al Parlamento europeo,alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partitidi diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.
Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.
Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.
Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.
Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.
Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.
La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate.
Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.
I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.
L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.
Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur.
Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.
Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.
Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista,la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.
E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.
La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.
E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.
Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.
Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.