venerdì 20 febbraio 2026

Il grande sciopero generale di 250milioni di lavoratori in India: info dirette e lavoro per l'unità internazionalista dei lavoratori

 da ORE12/Controinformazione rossoperaia del 16.02.26

Un gigantesco sciopero di milioni di lavoratori - secondo alcuni calcoli ha riguardato una platea di 250 milioni di lavoratori delle fabbriche, del pubblico impiego, delle campagne, di ogni tipo di realtà con tantissime donne, giovani, contadini - ha visto una partecipazione veramente molto estesa.

Le immagini e le dichiarazioni, sia pure in lingua indù, che si vedono nei video che abbiamo pubblicato, danno l'idea di quanto vasto sia stato partecipato questo sciopero, e non è l'ultimo, e quanto sia estesa la lotta dei lavoratori contro le politiche del governo Modi che sono al servizio dei padroni indiani e delle multinazionali, delle classi ricche e proprietarie che stanno duramente colpendo le condizioni di vita di operai e lavoratori assieme a quello che già succede e succedeva nei confronti delle masse povere, delle masse indigene nelle diverse aree dell'India.

Su questo sciopero la stampa del nostro Paese non ha dato quasi informazione e questo sia perché l'India non è direttamente nei canali di informazione della stampa borghese in Italia che parla dell'India solo quando i nostri ministri, la premier Meloni come i precedenti premier e i rappresentanti dei padroni e delle loro istituzioni vanno in India, ma per tutto il resto del tempo non viene data un'informazione di quello che realmente accade in India.

Il tema fondamentale dello sciopero in India è stata la lotta contro i codici del lavoro, le leggi antioperaie che sono abbastanza simili a quelli che avvengono negli altri Paesi imperialisti, compreso nei nostri Paesi, con leggi che tagliano i diritti dei lavoratori, favoriscono i padroni e attaccano le lotte dei lavoratori e le loro organizzazioni sindacali.

Oggi facciamo riferimento in particolare ad alcuni dei documenti e volantini e materiali che sono circolati in questo sciopero, in particolare segnaliamo il dépliant che ci è pervenuto diffuso dalla Federazione dei sindacati indipendenti, una organizzazione sindacale in cui si raccolgono le espressioni più combattive, più classiste, del movimento sindacale di classe in India.

La FSI dice che ha svolto una grande attività sia prima che durante lo sciopero, in particolare in alcuni distretti del Godavari orientale e occidentale tra cui le città portuali di Kakinada e Anakapalli si è fatto di tutto perché ci fosse una partecipazione allo sciopero ma, come dicono gli stessi compagni della FSI, per far sì che lo sciopero diventasse formazione politica dei lavoratori alla politica rivoluzionaria della classe operaia.

In questo volantino si dice: “respingiamo le politiche di imposizione e sfruttamento del governo centrale e locale. Rendiamo lo sciopero generale un grande successo”. Le politiche autoritarie, sfruttatici, antioperaie e antipopolari del governo Modi e dei governi centrali e locali che ad esso fanno riferimento stanno peggiorando notevolmente le condizioni dei lavoratori, in particolare queste politiche prevedono l'applicazione dei cosiddetti quattro codici del lavoro contenenti disposizioni che tagliano ulteriormente i diritti dei lavoratori, codici che passano senza il consenso degli stessi sindacati nella maggior parte dei casi e senza tener conto delle loro obiezioni e ricorsi.

Questa modifica della legislazione del lavoro in realtà era già cominciata nel 1977 dal governo Janata col disegno di legge sulle relazioni industriali ed è continuata con gli altri governi e via via è diventata la base delle disposizioni antioperaie e antilavoratori.

Perfino i sindacati più vicini al governo hanno dichiarato che i quattro codici sono riforme importate da altri paesi che favoriscono lo sfruttamento.



Il governo Modi nasconde la natura antioperaia e antipopolare di questi codici e cerca di mettere in luce solo alcune cose che esso considera positive, in particolare la questione del salario minimo, dell'assicurazione e altre forme di previdenza sociale dei lavoratori a cottimo e così via. Ma in realtà proprio queste parti, denunciano i compagni e i lavoratori in sciopero, non vengono assolutamente attuate e quindi le cose non buone contenute nei quattro codici vengono attuate mentre quelle che dovrebbero essere parzialmente positive vengono apertamente violate e quindi, anzi soprattutto, non hanno nessun peso nell'azione del governo volta a tagliare i diritti e a reprimere le lotte.

I compagni denunciano come queste politiche siano contro i lavoratori ma anche contro gli impiegati, i contadini, i braccianti agricoli, i lavoratori rurali, urbani e colpiscono l'insieme del mondo del lavoro e questo è anche testimoniato dalla dimensione, dallo sviluppo in tutti i settori che ha avuto lo sciopero.

Queste politiche sono al servizio della perpetuazione di un sistema feudale, per esempio nelle campagne che espongono i contadini allo sfruttamento dei creditori e degli investitori stranieri, subordinano l'agricoltura alle grandi aziende, quelle multinazionali e la sottomettono allo sfruttamento. Perfino misure minime che possono portare sollievo ai poveri delle campagne in realtà vengono disattese o non realizzate.

In tutta la sua azione il governo è volto a favorire gli investimenti esteri in settori chiave come la difesa, l'industria nucleare, disinvestendo e privatizzando le imprese del settore pubblico, le ferrovie, porti, banche, assicurazioni altre, servendo quindi gli interessi solo dei grandi padroni e delle multinazionali. Di conseguenza con queste politiche diverse attività industriali chiudono e milioni di lavoratori sono licenziati, così come l'istruzione, la sanità viene privatizzata e resta difficile per le grandi masse fare fronte alle tasse imposte e ai prezzi alti che li colpiscono.

Un altro elemento della politica generale del governo Modi è l’attacco dell'autonomia delle diverse etnie e nazionalità del Paese rafforzando il centralismo e la dittatura governativa sull'intero Paese.

A fianco a questo, dicono sempre i compagni, vengono alimentate politiche che aumentano i conflitti tra le diverse comunità e all'insegna del nazionalismo, la frenesia bellica e lo sciovinismo.

In tutto questo pesa la collocazione sempre più esplicita del governo indiano al fianco dell'imperialismo, dentro il sistema imperialista e negli schieramenti che si vanno determinando a fianco dell'imperialismo americano con cui condivide la politica volta a combattere l'altro grande gigante imperialista che è la Cina.

Le parole d'ordini quindi che vengono portate all'interno di questo sciopero sono l’abrogazione dei 4 codici del lavoro che privano i lavoratori dei loro diritti e la richiesta dei diritti democratici che devono essere garantiti per lavoratori e popolo. Le leggi e i regolamenti tirannici come l'ESMA devono essere abrogati, deve essere introdotto un salario minimo di 26.000 rupie al mese e una pensione di 9.000 rupie. Abolire gli appalti e l'esternalizzazione, attuare la parità di retribuzione a parità di lavoro, la giornata lavorativa di 8 ore da applicare ovunque perché, pur essendo formalmente prevista, gli orari di lavoro aumentano sempre più. Lo sfruttamento dei lavoratori occasionali e precari deve essere fermato e a tutti i lavoratori, anche quelli non sindacalizzati, devono essere garantiti salari e sicurezza sociale.

La terra deve essere data ai contadini poveri, il sistema del latifondo deve essere abolito e si devono garantire prezzi remunerativi ai contadini nello scontro/trattativa con le multinazionali. Si devono prendere misure per sradicare la disoccupazione, combattere il caro vita e il caro tasse, ridurre il peso della scuola e della sanità privata.

Più in generale lo sfruttamento delle imprese del settore pubblico e delle risorse naturali del Paese sempre più nelle mani delle grandi multinazionali straniere e nazionali deve essere fermato.

Un punto importante di questo volantino, che è testimoniato anche dal tipo di manifestazioni che si vedono nei video, dimostra che i lavoratori sono ampiamente politicizzati e i loro scioperi sono all'insegna in larga maggioranza delle bandiere rosse e della falce martello.

Qui arriviamo a come questo sciopero serve per fermare politiche fasciste, autoritarie, nazionaliste e settarie che reprimono le lotte dei lavoratori, dei contadini, dei poveri, delle campagne così come i movimenti rivoluzionali e democratici nazionali del popolo.

È proprio uno sciopero che contiene chiara quindi la rivendicazione di una piena opposizione rispetto alle politiche di repressione nei confronti dei movimenti rivoluzionari, il più importante dei quali in India è rappresentata dalla guerra di popolo guidata da un Partito comunista maoista che copre intere zone del Paese, il cosiddetto “ Corridoio Rosso” di 50 milioni di abitanti così alcune regioni particolari come i Chattisgarh e il Bastar etc.

Proprio contro i movimenti rivoluzionari che hanno base nelle masse povere e contadine - ma che come si vede anche dal volantino e dallo sciopero - è un movimento che influenza e penetra l'intero movimento dei lavoratori e delle masse popolari che al di là delle divergenze che possono avere col Partito comunista maoista in India, al di là dei diversi orientamenti rispetto alla guerra di popolo da esso condotta sono risolutamente contrari alle operazioni repressive nei confronti di questi movimenti e di questo Partito, in particolare tutto l'impianto di popolare di repressione che va sotto i termini è di operazione Kagaar che comprende massacri, bombardamenti delle zone in cui è presente la lotta rivoluzionaria delle masse povere e il Partito comunista dell'India che comprende diciamo l'occupazione della militarizzazione di queste zone, che comprende arresti di massa, detenzioni nelle carceri e, soprattutto, assassinii di massa sia nella forma di massacri sia nella forma di falsi scontri che in realtà sono esecuzioni delle forze della guerra popolare, in particolare dei militanti, dei quadri organizzati nell'Esercito Popolare di Liberazione guidato dai maoisti. E’ nel quadro di questa operazione che sono stati condotti dei massacri che hanno portato alla morte del segretario generale del partito comunista dell'India, Basavaraj, e un gran numero di quadri dirigenti e intermedi di questo partito con lo scopo di soffocare la ribellione delle masse e permettere in queste zone il pieno controllo/dominio delle grandi multinazionali, peraltro conosciute in Europa come l'ArcelorMittal, Jindal, Tata e come il grande capitalista finanziario Adani, ecc... che riempiono di tanto in tanto anche le cronache della stampa imperialista compresa quelle del nostro paese, basti pensare che ArcelorMittal è stato fino a poco tempo fa proprietario dell'ILVA e tuttora ha stabilimenti nel nostro paese così come Jindal, e così come vi è stato il recente passaggio dell'Iveco, come parte del gruppo Fiat-Stellantis, alla Tata, e si va lungo questa strada.

Sono questi monopoli, queste multinazionali presenti anche dei paesi imperialisti europei che sono anche il nemico diretto delle masse povere nelle zone indigene, al servizio dell'appropriazione delle risorse energetiche presenti in queste zone che viene condotta l'operazione Kagaar, l'operazione dei massacri.

Lo stesso avviene in altre zone contro i movimenti, i gruppi etnici nazionali che sono osteggiati dal governo reazionario fascista di tipo particolare come quello di Modi come nel Kashmir e in altre regioni dell'India.

Il volantino pubblicato dalla Federazione dei sindacati indipendenti afferma: “resistiamo alle politiche filo americane, filo imperialiste, filo capitaliste, filo padronali dei governi, convertiamo le politiche antioperaie antipopolari, rafforziamo l'unità di lotta dei lavoratori poveri delle campagne e di tutto il popolo”.

Questo sciopero costituisce un colpo molto duro per il regime di Modi che proprio nel quadro della sua politica reazionaria fascista, filo imperialista e guerrafondaia ha bisogno del consenso nel suo paese e della pace sociale, una pace sociale che invece viene rotta da scioperi grandi come quello che è avvenuto il 12 febbraio.

E’ importante che la classe operaia, i proletari del nostro paese, conoscano bene ciò che avviene in questo paese dove è praticamente concentrato uno dei grandi contingenti dei lavoratori nel sistema mondiale e chi vuole che i lavoratori siano oggi il soggetto principale della lotta contro l'imperialismo, il capitalismo, i suoi governi in ogni angolo del mondo in nome dell'unità dei lavoratori e dell'internazionalismo proletario non può che essere contento della grandezza di questo sciopero, informarsi e verificare tra l'altro che molte rivendicazioni che vengono condotte dagli operatori e lavoratori indiani sono le stesse che conduciamo nel nostro paese.

Tornando ancora sui dettagli di questo sciopero e sui contenuti dei cosiddetti codici del lavoro definiti dal segretario generale del FSI “una riforma truffa del governo”, in questo volantino si dice in particolare che questi codici del lavoro servirebbero a migliorare le condizioni dei lavoratori quando in realtà è esplicito che il loro scopo è la restrizione soprattutto dei diritti dei lavoratori e del diritto di sciopero, e ancora una volta si insiste che i codici del lavoro, al di là di quello che dice il governo, non migliorano in nessuna maniera i salari dei lavoratori, il sistema pensionistico e di conseguenza in realtà un’ampia percentuale dei lavoratori è privo di diritti elementari.

Anche in India si va affermando come forma di lavoro non solo il lavoro a tempo determinato e nello stesso tempo la precarietà e lo sfruttamento dei lavoratori ai limiti dello schiavismo.

Ma la nostra aspirazione e la parte dei lavoratori avanzati aspira in qualche maniera a combattere questo governo unendo sia tutte le forze che adesso si oppongono sia una grande alleanza tra gli operai, i lavoratori, le grandi masse contadine e le masse povere delle zone indigene, questa è la sostanza della politica e dell'azione del Partito comunista dell’India (maoista) che noi apertamente sosteniamo sia nella strategia della guerra di popolo che conduce sia nella tattica volta ad aumentare il peso e l'influenza nel movimento dei lavoratori, nelle grandi fabbriche come nei territori caratterizzati da un certo sviluppo industriale.

Dicono i compagni in un documento uscito lo scorso anno: “Il governo Modi fornisce ogni tipo di agevolazione agli imperialisti e ai capitalisti burocratici compradori e i grandi proprietari terrieri e non presta alcuna attenzione ai servizi minimi per i lavoratori, contadini e le masse in generale, il governo si è impossessato di diritti dei lavoratori che avevano ottenuto attraverso la lotta e per cui con il discorso del salario minimo in realtà si sono voluti abbassare i salari dei lavoratori che avevano strappato salari migliori proprio con la lotta, viene liquidato il welfare per i lavoratori… Modi ha rivelato la sua natura di classe antioperaia e, scrivono sempre i compagni del Partito Comunista dell'India (maoista), nel ridurre le 44 leggi sul lavoro in 4 codici contro i lavoratori e nell'interesse dei padroni, ha diviso i lavoratori e sta reprimendo senza pietà diverse lotta intraprese per i salari per l'attuazione dei diritti conquistati in precedenza, per la sicurezza del posto di lavoro, ha imposto il divieto totale delle leggi sul lavoro delle attività dei sindacati al fine di saccheggiare gli operai, la forza lavoro a basso costo nelle cosiddette Zone Economiche Speciali per spremere superprofitti, per fare in modo che non ci sia nessun ostacolo all'affermarsi del Capitale industriale e finanziario.”

Diversi leader dei sindacati sono stati incriminati con accuse illegali e la legge UAPA che è una legge per la repressione viene applicata molto spesso verso i lavoratori che lottano e i leader dei sindacati che ne organizzano la lotta in alcuni casi condannati all’ergastolo, altri sono stati licenziati ed espulsi, la gente comune soffre sempre di più anche per l'aumento dei prezzi di prima necessità, per la disoccupazione e questo non ha fatto che estendere la povertà, migliaia di lavoratori hanno perso il posto di lavoro o sono passati da situazioni di stabilità a situazioni di precarietà, diversi lavoratori si stanno suicidando perché non sono in grado di vivere con il loro salario e migliaia sono costretti a scappare all'estero a causa della mancanza di lavoro. Quindi sono proprio la classe operaia e il movimento dei lavoratori coloro che vengono principalmente sempre più colpiti dall'azione dei padroni e delle multinazionali indiane attraverso il governo Modi che ne rappresenta gli interessi organici.

Nel documento i compagni indiani sostengono la necessità del boicottaggio elettorale per la necessità dell'organizzazione delle masse per costruire e sviluppare la lotta rivoluzionaria, la resistenza popolare e la guerra di popolo in tutto il Paese.

C'è uno stretto legame tra la linea generale del Partito comunista dell'India maoista e le rivendicazioni che sono state portate avanti in questo sciopero generale.

Anche in questo sciopero generale la direzione principale è dei partiti revisionisti e riformisti che vogliono incanalare le lotte dei lavoratori anche in questo Paese in soluzioni politiche compatibili con il sistema capitalista/imperialista a capitalismo burocratico dell'India, quindi è necessario assolutamente costruire e difendere il Partito comunista dell'India e il suo insediamento politico e militare in diverse zone del Paese oggi sotto attacco, difendere l'Esercito Popolare di Liberazione e realizzare un ampio Fronte Unito che comprende le classi oppresse e le comunità oppresse in particolare ci riferiamo alle donne, ai Dalit, ai tribali, alle popolazioni più arretrate, le minoranze religiose le nazionalità oppresse come in Kashmir soprattutto sulla base dell’alleanza operaia e contadina sotto la direzione del proletariato con l’obbiettivo di rovesciare questo governo e distruggere il sistema capitalista/imperialista che è effettivamente il fattore dominante in questo Paese.

Lo sciopero generale è quindi un segnale importante dell’acutizzarsi delle contraddizioni di classe e della lotta di classe in questo Paese e della necessità e dell’urgenza di stabilire un legame e un ponte tra i proletari e le masse sfruttate del nostro Paese, i movimenti antifascisti, antimperialisti e anticapitalisti nel nostro Paese con il movimento della classe operaia e il movimento rivoluzionario, in particolare quello a guida dei maoisti nella forma della guerra di popolo, perché questo legame è necessario per combattere i legami che uniscono sempre più il governo Meloni al governo Modi e che uniscono i padroni italiani ai padroni indiani su cui abbiamo a disposizione molti materiali su cui ritorneremo in una prossima occasione.

Viva lo sciopero generale dei lavoratori indiani!

Viva la lotta di classe in India, viva la lotta rivoluzionaria in India!

Viva l’unità tra i proletari e le masse italiane con i proletari e le masse popolari in India!

Avanti sulla via della rivoluzione, della guerra di popolo, della lotta comune in nome dell’internazionalismo proletario.

APPELLO ALLA SOLIDARIETÀ PROLETARIA INTERNAZIONALE CONTRO L'OPERAZIONE KAGAAR

 RACCOGLIAMO L'APPELLO INTERNAZIONALE ALL'AZIONE

CONTRO L'OPERAZIONE KAGAAR IL 28 MARZO

VIVA LA SOLIDARIETÀ PROLETARIA INTERNAZIONALE!

Forum Against Corporatization And Militarization (FACAM)

La strenua resistenza del popolo indiano contro la genocida Operazione Kagaar nell'India centrale e orientale risuona in tutto il mondo come un appello alla giustizia per le vittime di massacri di massa, sturpi, esecuzioni stragiudiziali e assassinii politici, torture e detenzioni illegali. Scosso dalla massa di cadaveri di attivisti politici e indigeni in Bastar e altre regioni, il movimento proletariato internazionale ha risposto all'appello ha raccolto singoli e organizzazioni progressisti, democratici e amanti della giustizia per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del genocidio del popolo Adivasi e dei suoi attivisti politici. Il 27 gennaio si sono svolte proteste e presidi a Bruxelles presso l'Ambasciata indiana e il Parlamento europeo, oltre a una grande manifestazione di protesta organizzata dal Comitato Congiunto Stop Repressione in India (JCSR) e varie altre organizzazioni presso il Consolato Generale dell'India a Birmingham, Regno Unito, lo stesso giorno. Il 28 si è tenuta anche una protesta a Vienna.

Queste proteste sono state indette all’indomani della chiusura dei negoziati sull'Accordo di libero scambio UE-India e di fronte alla Sottocommissione per i diritti umani del Parlamento europeo, nonché in occasione della celebrazione del 77° Giorno della Repubblica, il 26 gennaio 2026, per riflettere sulla natura della "Repubblica" dello Stato indiano.

In precedenza, proteste e iniziative si erano svolte anche in Turchia, Cile, Brasile, Perù, Filippine,

Bangladesh, Italia, Germania, Spagna, Polonia, Stati Uniti e Grecia, per chiedere la fine della campagna di sterminio condotta in India nell'ambito dell'Operazione Kagaar, in nome dello sviluppo.

Il FACAM esprime il suo caloroso saluto internazionale proletario e rivoluzionario a tutte le organizzazioni che nel Movimento Internazionale hanno assunto la loro responsabilità storica contro l'assalto imperialista al popolo oppresso dell'India e intrapreso questa campagna.

Inviamo inoltre un saluto rivoluzionario di solidarietà alle organizzazioni della diaspora di varie nazionalità oppresse, come quelli della diaspora kashmiri e palestinese, che si sono uniti alla protesta in solidarietà con i loro fratelli oppressi.

Apprezziamo gli sforzi di e di altre organizzazioni nel Regno Unito e a Bruxelles, che hanno denunciato le potenze imperialiste europee che mirano a saccheggiare le ricche risorse minerarie del popolo indiano e la nostra forza lavoro a basso costo, mentre tengono riunioni sul rispetto dei diritti umani. Chiamando i loro governi a sospendere l'Accordo di Libero Scambio UE-India alla luce delle palesi violazioni dei diritti umani e delle enormi deportazioni causati dall'aziendalizzazione, dalla militarizzazione e dalla guerra genocida nell'India centrale, questi compagni hanno chiesto apertamente agli imperialisti europei di non intensificare e raccogliere il bottino della guerra scatenata contro il popolo indiano, in particolare contro popolo indigeno Adivasi, nell'ambito dell'Operazione Kagaar.

Sottolineiamo inoltre che l'Accordo di Libero Scambio UE-India non è altro che uno strumento imperialista per rafforzare la morsa imperialista sull'India e sul suo popolo, per il saccheggio sfrenato delle risorse indiane, lo sfruttamento del lavoro del popolo indiano e il prosciugamento del suo mercato, inondandolo di beni realizzati con le nostre risorse e il nostro duro lavoro a prezzi alle stelle. È uno dei tanti motivi per cui lo Stato indiano e i lacchè delle multinazionali straniere hanno tinto il suolo di Bastar e Saronda del rosso sangue del popolo Adivasi e dei ribelli maoisti.

In oltre due anni di Operazione Kagaar, quasi 700 ribelli maoisti e Adivasi hanno perso la vita nella guerra di rapina delle multinazionali, scatenata dall’alleanza Stato-aziende, occupando e distruggendo migliaia di acri di terre, fiumi e foreste per riempire il pozzo senza fondo dell'avidità aziendale. Decine di Protocolli d'Intesa sono stati firmati tra lo Stato indiano e aziende come Jindal, Adani, Ambani, Vedanta e Mittal, molto prima che iniziassero i quotidiani omicidi a sangue freddo. Sono stati firmati mentre i campi militari strangolavano le foreste di Dandaranya in Bastar e Saranda in Jharkhand, come avvoltoi che aspettano la morte di un animale, per saccheggiare le risorse dopo che i cadaveri hanno iniziato ad accumularsi su un terreno ricco di minerali.

Dopo l'uccisione di centinaia di maoisti, di importanti leader e l'arresto di attivisti del movimento democratico armato e disarmato, Bastar ha visto investimenti per oltre 500 miliardi nell'estrazione di minerale di ferro e nei lotti minerari messi all’asta.

Centinaia di migliaia di ettari di foreste sono stati abbattuti per attività mineraria nelle colline di Hasdeo, Niyamgiri, Bailadila, Amdai, Saranda, Rowghat, Sujagarh, oltre ai tagli che hanno trasformato regioni forestali ricche di minerali in una vasta rete di campi paramilitari che fungono da sistema di sicurezza per proteggere gli interessi delle multinazionali straniere dai danni prodotti alla resistenza popolare armata e disarmata.

Considerando l'intensificarsi delle contraddizioni tra l'imperialismo e i popoli oppressi del mondo, riconosciamo che una forte solidarietà antimperialista tra tutti i popoli oppressi che lottano contro l'aggressione imperialista, per la liberazione nazionale, l'autodeterminazione, la democrazia e la sovranità, è la chiamata alla lotta del momento e una necessità per il Movimento Proletario Internazionale.

Salutiamo la crescente ondata di solidarietà dei compagni del Movimento Proletario Internazionale, che si trovino nelle Filippine, in Perù, in Turchia, in Brasile, in Cile, negli Stati Uniti, nel Regno Unito, a Bruxelles, in Germania o altrove. Li apprezziamo per aver individuato il filo conduttore nella lotta dei popoli di India, Filippine e Palestina contro il nemico comune, ovvero l'imperialismo e i suoi regimi fantoccio.

Invitiamo questi compagni e amici a intensificare la propaganda internazionale e le azioni dirette per chiedere la fine dell'Operazione Kagaar e del saccheggio imperialista delle risorse del popolo indiano.

Con questa lettera, inviamo anche un caloroso saluto a tutte le organizzazioni della diaspora in Europa che si sono impegnate instancabilmente per portare il genocidio nel Bastar e nel resto dell'India centrale all'attenzione dei vari organi delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea e degli organismi internazionali per i diritti umani. Il FACAM ha collaborato con molte di queste organizzazioni e riconosce il loro impegno nel contribuire alla Campagna Internazionale contro l'Operazione Kagaar. Apprezziamo in particolare gli sforzi delle organizzazioni comuniste e progressiste filippine e del movimento dei popoli indigeni nel loro costante impegno contro l'Operazione Kagaar.

Apprezziamo le dichiarazioni rilasciate da vari gruppi progressisti-democratici come la Lega Internazionale delle Lotte dei Popoli e le sue varie sezioni e organizzazioni affiliate. Riteniamo inoltre che l'appello di "Allarme immediato e Azione Urgente" lanciato dal Comitato delle Nazioni Unite per l'Eliminazione della Discriminazione Razziale (UN CERD) il 17 gennaio 2026, in merito alle palesi violazioni dei diritti umani a Bastar e alle evacuazioni del popolo Adivasi nell'India centro-orientale, sia il risultato del costante impegno di varie organizzazioni impegnate in questa Campagna Internazionale.

Confidiamo inoltre molto nell'Appello Internazionale all'Azione contro l'Operazione Kagaor il 28 marzo 2026, lanciato dai vari comitati e organizzazioni solidali con la causa del popolo indiano. Apprezziamo la decisione del Comitato Operazione Kagaar di New York di rispondere e dare risonanza all'Appello Internazionale all'Azione.

Invitiamo tutte le organizzazioni rivoluzionarie, progressiste e democratiche e i collettivi della diaspora a rispondere all'Appello Internazionale all'Azione contro l'Operazione Kagaar del 28 marzo 2026.

VIVA LA SOLIDARIETÀ PROLETARIA INTERNAZIONALE!

VIVA LA SOLIDARIETÀ ANTIMPERIALISTA TRA I POPOLI OPPRESSI!

VIVA LA CAMPAGNA INTERNAZIONALE CONTRA L’OPERAZIONE KAGAAR!

VIVA LA TRENUA RESISTENZA DEL POPOLO INDIANO!

ABBASSO L’OPERAZIONE KAGAAR E IL PIANO SURAJKUND!

ABBASSO FASCISMO BRAMINICO HINDUTVA!

Forum Against Corporatization And Militarization (FACAM) India

per l'Italia: CSGPIndia@gmail.com

mercoledì 18 febbraio 2026

Verso le manifestazioni del 28 marzo in tutti i paesi - contro l'Operazione Kagar / sostegno alla guerra popolare! sostegno al PCI (maoista) - Primo appello pubblico dell'ICSPWI

Tutti in lotta 28 marzo 2026!

La campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar ha denunciato che gli imperialisti e il governo di Modi hanno fissato l'obiettivo di cancellare il movimento rivoluzionario indiano e il PCI (Maoista), che sono la vera alternativa politica per i proletari e le masse popolari dell'India.

Modi afferma che eliminerà la guerra popolare, il movimento rivoluzionario e il PCI(Moista) entro il 2026. Il Comitato Internazionale per il Sostegno alla Guerra Popolare in India (ICSPWI) ha chiamato tutti i partiti e le forze rivoluzionarie, amici e compagni della rivoluzione indiana, ad affrontare la sfida lanciata dal governo Modi con una campagna della durata di un anno da marzo 2025 a marzo 2026. Una mobilitazione nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze.

Il PCI(Maoista) e le masse in India stanno resistendo e respingendo l'Operazione Kagaar, basata sulla difesa degli interessi materiali e delle condizioni di vita e di lavoro di proletari, contadini e masse di India. In qualsiasi settore dell'economia, il regime di Modi sta scaricando sulle masse la crisi portata dall'imperialismo, dai suoi scagnozzi e dalle politiche al servizio dei grandi capitalisti indiani, come Adani, Ambani e altri. Tuttavia, non c'è alcuna possibilità per il sistema capitalistico di uscire dalla sua profonda crisi; piuttosto, produce una nuova ondata di lotte e rivolte di massa. Il regime indiano sostiene la campagna genocida in Palestina perché con l'operazione Kagaar commette massacri, deportazioni forzate, omicidi di abitanti e leader delle masse tribali, attivisti sociali e leader rivoluzionari, oltre a perseguitare i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani che vi si oppongono.

Sostenere la guerra popolare in India e il Partito Comunista dell'India (Maoista) è uno dei compiti fondamentali dei movimenti comunisti rivoluzionari, antifascisti e anti-imperialisti del mondo. Il Partito Comunista dell'India Maoista guida una guerra popolare per realizzare la Nuova Rivoluzione Democratica, liberare il paese e le masse lavoratrici dallo sfruttamento e dall'oppressione e, unito ai proletari e alle masse popolari del mondo, marciare verso la rivoluzione proletaria e socialista nel mondo. Per questo motivo, è dovere di tutti noi fermare l'imperialismo, il regime di Modi e la loro mano genocida, come parte della lotta globale contro l'imperialismo, che porta a guerre, fascismo, povertà e oppressione dei popoli.

Tutti in lotta 28 marzo 2026!

 
FERMARE L'OPERAZIONE KAGAAR! LIBERARE TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA/ FERMARE IL GENOCIDIO ADIVASI!

SOSTENERE LA GUERRA POPOLARE IN INDIA - SOSTENERE IL PCI (MAOISTA) FINO ALLA VITTORIA!

Viva l'internazionalismo proletario!

ICSPWI

Informazioni pubbliche csgindia@gmail.com

giovedì 12 febbraio 2026

L'India al suo “passaggio storico” tra accordi economici e guerra contro il popolo

                  

Il mondo sta esplodendo e l'Unione europea organizza un seminario per rifletterci sopra. È in questa maniera ironica che apre un editoriale del Sole 24 Ore di domenica scorsa.

Sì, il mondo è in pieno caos, e sono in corso incontri internazionali, a tutti i livelli, tra i paesi imperialisti, tra altri paesi dipendenti dall'imperialismo, che si susseguono l'un l'altro, perfino con la firma di “storici” accordi economici, politici, militari, sempre nella speranza di trovare una via d'uscita alla crisi.

Caos prodotto anche dalle mosse dell'imperialismo, in particolare l'imperialismo degli Stati Uniti a guida del nazista Trump, di "distrazione di massa", con gli attacchi al Venezuela, all’Iran, a Cuba, la Nigeria…, anche a uso interno, vista la situazione catastrofica che va dai crolli delle infrastrutture alle uccisioni di chi dimostra solidarietà con i migranti perseguitati dagli squadroni della morte dell’Ice.

All'interno di tutto questo caos, c’è l'India, che non è così gettonata a livello mediatico in generale, ma soprattutto nel nostro paese, e che invece è al centro di un passaggio storico, come è stato definito, per gli accordi che ha firmato da un lato con l'Unione Europea, dall'altro con gli Stati Uniti, passaggio storico perché l’India si è impegnata ad aprire l’immenso mercato interno!! Accordi a raffica firmati

anche singolarmente con Italia, Francia, Regno Unito, Canada, Germania…Con grande soddisfazione soprattutto degli imperialisti di tutto il  mondo; ma l’India, che è il maggior importatore di armi al mondo, è al centro anche per la partecipazione a diverse organizzazioni internazionali di tipo militare come il Quad con dentro gli USA in funzione anticinese, e poi lo SCO, i Brics ecc.

Ma questo “passaggio storico” non risolve affatto la crisi in corso, anzi la accelera, per diversi motivi. È vero che questi accordi aprono il Paese come non era mai accaduto prima al capitale, mettono a disposizione dell'imperialismo mondiale una possibilità di uscire dalla crisi, grazie ad un immenso mercato di un miliardo e mezzo di persone di cui secondo gli economisti, almeno 300 milioni hanno un'alta capacità di spesa, la media borghesia che si sta sviluppando, ma l'India, come sappiamo, è anche un paese con una vasta popolazione ancora legata alla terra, quindi agricoltori, contadini, e popolazioni tribali di circa 800 milioni di persone, che subiscono una povertà estesissima, tant'è che il governo è costretto a fornire mensilmente il cosiddetto sacchetto di riso di 5 chili a persona a circa 800 milioni di persone, nella speranza che non muoiano di fame: povertà estrema da un lato, quindi, e dall'altro una ricchezza impressionante di alcuni gruppi e individui come Jindal, Mittal, Tata, Ambani (“patrimonio” di oltre 100 miliardi di dollari!) e Adani, tutti amici del nazista Narendra Modi, che sono i principali esponenti di questa nuova ricchezza dell'India di oggi.

lunedì 2 febbraio 2026

Ancora un resoconto su Bruxelles: Stop operazione Kagaar! - foto e video

La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivata il 27 gennaio al Parlamento europeo, alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partiti di diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.

Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.

Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.

Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.

Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.

Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.

La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate. 

Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.

I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.

L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.

Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur. 

Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.

Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.

Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista, la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.

E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.

La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.

E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.

Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.

Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.

Al Parlamento europeo




All'Ambasciata dell'India




sabato 31 gennaio 2026

Rapporto sull'azione internazionale contro l'Operazione Kagaar a Bruxelles 27 gennaio

Rapporto sull'azione internazionale contro l'Operazione Kagaar a Bruxelles 27 gennaio

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Il 27 gennaio la manifestazione al Parlamento Europeo ha assunto la forma di un sit-in per sollecitare la Commissione Europea, sia nella sezione Diritti Umani che in quella degli Affari Esteri, a prendere posizione e intervenire per fermare il regime fascista Hindutva di Modi in India. Modi, attraverso un'operazione repressiva chiamata "Operazione Kagaar", sta conducendo una repressione incessante in diverse regioni e stati, che si estende su un'area di 50 milioni di abitanti. Massacri, arresti di massa, attentati con bombe e deportazioni sono dilaganti, in particolare contro le popolazioni forestiche indigene, gli Adivasi e altri gruppi indigeni. La repressione è in nome della lotta contro il "terrorismo maoista", che il regime ritiene responsabile dell'organizzazione della lotta di liberazione di questi popoli. Questa lotta di liberazione assume la forma di una guerra popolare in queste regioni, con l'aspirazione di diffonderla in tutta l'India.

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Questo ha dato al governo Modi il pretesto per perseguire questa politica, che persino i palestinesi non esitano a dichiarare simile a quella in corso a Gaza e quindi parte di un vero e proprio genocidio contro queste popolazioni (vedi la dichiarazione emessa dalla Gioventù Democratica Palestinese).

Il regime Modi sta perseguitando i guerriglieri maoisti e le popolazioni adivasi in questo modo perché serve gli interessi delle grandi multinazionali indiane, che si stanno affermando con la forza della polizia, dei gruppi paramilitari e dell'esercito stesso per occupare terre, disboscare foreste, distruggere la fauna selvatica, costruire insediamenti industriali di ogni tipo, spesso inquinando gravemente a modo loro,  per favorire la crescita dell'India—ma un'India capitalista, un'India dei ricchi, un'India legata a grandi multinazionali americane, europee e russe. Ecco perché in India il "progresso" coincide con povertà, sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di milioni di poveri, considerando che l'India è ora il paese più popoloso al mondo, con più di 1.400.000 abitanti, la maggior parte dei quali vive in estrema povertà.

Ma non è solo in queste aree che il regime indiano compie le sue azioni; le sta anche perpettando nelle regioni abitate da minoranze nazionali kashmire — un esempio tra altre minoranze religiose — perché questo regime è un regime fascista di un tipo particolare: il fascismo hindutva, cioè ideologicamente fondamentalista, simile al regime Netanyahu e al sionismo. In India, l'induismo Hindutva è affermato come modalità di governo, come cultura e come discriminazione di massa contro interi segmenti della popolazione.

Naturalmente, questa repressione colpisce anche studenti, intellettuali, artisti, giornalisti, avvocati, giuristi e democratici. Poiché denunciano ciò che il governo Modi sta facendo e si schierano con la popolazione, vengono accusati di essere vicini ai guerriglieri maoisti. Anche il movimento femminile, il movimento studentesco, i sindacati e le lotte dei lavoratori sono presi di mira. In questa occasione, vi informiamo che il 12 febbraio ci sarà un massiccio sciopero dei lavoratori in India che coinvolgerà 250 milioni di lavoratori, il più grande sciopero possibile al mondo oggi, non solo all'interno di un singolo paese ma in tutto il continente. Questo sciopero sarà condotto con le stesse richieste di salari, posti di lavoro e diritti—soprattutto diritti—contro il super-sfruttamento che avvengono in molte altre parti del mondo e per cui i lavoratori, compresa l'Italia, stanno lottando.

Una delegazione di diversi paesi europei ha tenuto una manifestazione multinazionale al Parlamento Europeo il 27 gennaio. Oltre agli italiani, rappresentanti turchi e curdi di gruppi politici organizzati erano particolarmente presenti, attualmente impegnati a combattere al fianco dei curdi del Rojava nelle regioni siriane contro la politica di bombardamenti, massacri, espulsioni e l'eliminazione dei loro gruppi organizzati e delle istituzioni di base istituite nel Kurdistan settentrionale e in Siria. Ci sono stati gruppi europei che da tempo si sono impegnati nella solidarietà con i prigionieri politici,  dato che l'India è attualmente la prigione più grande del mondo, con 10.000 prigionieri politici appartenenti a tutti i gruppi che si oppongono al regime Modi. C'erano giovani rivoluzionari maoisti provenienti dai Paesi Bassi e da altri gruppi. C'erano rappresentanti delle comunità indiane in Belgio, parte delle comunità indiane che esistono in ogni paese del mondo.

Questa manifestazione fu gemellata con un'altra manifestazione in Inghilterra, che vide una partecipazione ancora più significativa di gruppi di solidarietà provenienti dalla Gran Bretagna, dall'Irlanda e dalla grande associazione dei lavoratori indiani con sede in Inghilterra.

Stati di solidarietà per questa iniziativa provenivano da tutto il mondo—dall'Asia, dal Nord Africa, dalla Tunisia, dall'America Latina, dagli Stati Uniti e, naturalmente, dall'India stessa.

Durante la manifestazione furono distribuite lettere ai parlamentari e un dossier fu consegnato alla Sezione Diritti Umani della Commissione Europea. Abbiamo poi incontrato diversi parlamentari italiani, in particolare quelli del gruppo Movimento Cinque Stelle, che hanno ascoltato le ragioni della nostra presenza e si sono impegnati a portare la questione al Parlamento Europeo per esortare la Commissione Europea — sotto la sezione Diritti Umani — ad affrontare attivamente questa questione. Abbiamo tenuto questa dimostrazione in un giorno speciale per l'India e l'Europa, il giorno in cui sono stati firmati enormi accordi commerciali tra la Comunità Europea e il governo indiano. Questi accordi commerciali mirano a costruire mercati e a continuare la produzione profittativa durante una crisi globale nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, derivante dalla politica tariffaria "America first" adottata dalla presidenza Trump. L'Europa cerca nuovi mercati e nuove opportunità economiche con accordi in altre parti del mondo, tra cui l'India è la più grande, ma che include anche gli accordi di Metcosur. I padroni traggono beneficio da questi accordi, in particolare le grandi multinazionali e l'industria bellica, ma certamente non il proletariato, i contadini e le masse dei paesi europei e del nostro stesso paese.

Ecco perché la nostra iniziativa mirava anche a denunciare con forza che queste relazioni economiche servono allo sfruttamento dell'imperialismo e della guerra, nella lotta globale per la guerra commerciale e nella marcia verso la guerra imperialista da parte delle grandi potenze e dei governi e stati imperialisti ad essi collegati.

Questa delegazione ha quindi svolto un ruolo importante, di rilevanza internazionale, e ha continuato con una protesta presso l'ambasciata indiana, simbolicamente presso l'ambasciata di Bruxelles—ma iniziative simili sono in corso e saranno attuate nei prossimi mesi in tutte le ambasciate indiane in quanti più paesi possibile, e certamente anche nell'ambasciata indiana in Italia,  dato il ruolo particolare del governo filo-Trump e i suoi legami con il regime fascista, sfruttatore e affamato di Modi di Modi. All'ambasciata indiana, le realtà del proletariato, dei contadini e del popolo adivasi che combattevano il regime fascista dell'Hindutva incontrarono il popolo kashmiro oppresso, sfruttato e perseguitato. Anche loro avevano una delegazione di protesta davanti all'ambasciata indiana, e queste due delegazioni si unirono in nome della solidarietà internazionale con il nemico comune dell'imperialismo e i regimi oppressivi dei loro popoli, che uccidono i loro popoli pur affermando di rappresentarli.

Fu quindi anche un momento importante di solidarietà internazionalista, di unità tra i popoli, per contribuire all'unità del proletariato e delle masse indiane con le masse e i popoli del Kashmir e delle altre realtà nazionali che costituiscono questo gigantesco paese; e, allo stesso tempo, di unità al di là delle diverse fedi religiose esistenti in un paese grande come l'India.

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Un giorno di intensa mobilitazione, nell'interesse dell'internazionalismo proletario, dell'interesse del proletariato internazionale e del movimento internazionale che combatte l'imperialismo e si schiera in solidarietà con i popoli oppressi.

 

venerdì 30 gennaio 2026

La delegazione internazionalista al parlamento di Bruxelles per l’India

Il presidio era nella forma di un sit-in per sollecitare la Commissione europea nella sezione diritti umani e sezioni esteri a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con una operazione repressiva chiamata “operazione Kagaar” in diverse regioni e Stati, in un’area di 50 milioni di abitanti, conduce una repressione senza limiti con massacri, arresti di massa, bombardamenti, deportazioni, in particolare nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, gli adivasi e le altre realtà indigene, in nome della lotta al "terrorismo maoista", responsabile per il regime di aver organizzato la lotta di liberazione di queste popolazioni, lotta di liberazione nella forma di guerra di popolo in queste regioni con l'aspirazione di realizzarla nell'intera India.

Questo ha dato il pretesto al governo Modi per procedere in questa politica che perfino le realtà palestinesi non esitano a dichiarare essere simile a quella in atto a Gaza e quindi inserita in un vero genocidio verso queste popolazioni.

Il regime Modi sta perseguendo in questa maniera i guerriglieri maoisti e le popolazioni adivasi perché esso è al servizio delle grandi multinazionali indiane che si insediano con la forza delle polizie, gruppi paramilitari e dello stesso esercito per appropriarsi del territorio, abbattere foreste, distruggere la fauna,

per realizzare insediamenti industriali di ogni genere tipo, spesso gravemente inquinanti di proprio, a servizio della crescita dell'India ma dell'India capitalista, dell'India dei ricchi, dell'India legata alle grandi multinazionali americane, europee, russe. Per questo in India il "progresso" coincide con la povertà, lo sfruttamento e il peggioramento della condizione di milioni di masse povere, tenendo conto che l'India è ora il paese più popoloso del mondo con più di 1.400.000 abitanti di cui la gran parte vive in condizioni di estrema povertà.

Ma non è solo in queste zone che il regime indiano sta perpetrando la sua azione, lo sta perpetrando anche nelle regioni abitate dalle minoranze nazionali Kashmir - un esempio tra le altre minoranze religiose - perché questo regime è un regime fascista di tipo particolare, è fascismo hindutva, cioè ideologicamente integralista, del genere del regime di Netanyhau e del sionismo. In India l'induismo hindutva viene affermato come modalità di governo, come cultura e come discriminazione di massa di interi settori dei popoli.

Naturalmente questa repressione colpisce anche studenti, intellettuali, artisti, giornalisti, avvocati, giuristi, democratici. Per il fatto che denunciano ciò che il governo Modi sta facendo e si schierano con le popolazioni vengono accusati di essere vicini ai guerriglieri maoisti. Così come vengono colpiti il movimento delle donne, il movimento degli studenti, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le lotte dei lavoratori. Su questo informiamo che il 12 febbraio ci sarà un gigantesco sciopero dei lavoratori in India che toccherà 250 milioni di lavoratori, il più grande sciopero possibile nel mondo d'oggi non solo all'interno di un paese ma all'interno di un continente, sciopero che è fatto con le stesse rivendicazioni di salario, lavoro, diritti, soprattutto diritti, contro il supersfruttamento che si fanno in tante altre parti del mondo e per cui i lavoratori, compreso in Italia, lottano.

La delegazione di diversi paesi europei ha realizzato il 27/1 il presidio multinazionale al Parlamento europeo. Oltre le realtà italiane erano particolarmente presenti i turchi delle realtà politiche organizzate che in questo momento stanno combattendo a fianco dei curdi del Rojava nelle zone della Siria contro la politica di bombardamenti, massacri, espulsione, cancellazione delle loro realtà organizzate, delle loro istituzioni dal basso costituite in Nord kurdistan e in Siria.
Vi erano realtà europee impegnate da tempo nella solidarietà ai prigionieri politici, dato che l’India è la più grande galera che ci sia attualmente al mondo con 10 mila prigionieri politici appartenenti a tutte le realtà che si oppongono a regime di Modi.
Vi erano i giovani rivoluzionari maoisti dall'Olanda ed altre realtà.
Vi erano rappresentanti delle comunità indiane in Belgio, parte delle comunità indiane che esistono in tutti i paesi del mondo.

Questo presidio era gemellato con un altro presidio che avveniva in Inghilterra e che vedeva una partecipazione ancora più significativa di realtà solidali della Gran Bretagna, dell'Irlanda e della grande associazione dei lavoratori indiani che si trova in Inghilterra.

Da tutte le parti del mondo, dall'Asia, come dal nord Africa, dalla Tunisia, come dall'America Latina, come dagli Stati Uniti, dalla stessa India naturalmente sono venute attestazioni di solidarietà a questa iniziativa. 

Durante la manifestazione sono state distribuite lettere ai parlamentari ed è stato consegnato un dossier per la Commissione europea sezione dei diritti umani. C'è stato, quindi, stati un incontro con alcuni parlamentari italiani, segnatamente del gruppo del Movimento Cinque Stelle, che hanno ascoltato le ragioni della nostra presenza e si sono impegnati a portarla all'interno del Parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea - sotto sezione diritti umani - ad occuparsi attivamente di questo.

Questo presidio lo abbiamo fatto in un giorno particolare per l'India e per l'Europa, quello in cui si sono firmati accordi commerciali di grandissime dimensioni tra la comunità europea e il governo indiano; accordi commerciali delle grandi multinazionali europee e delle multinazionali indiane che hanno lo scopo di costruire mercati e di continuare nella produzione per il profitto in una fase di crisi mondiale delle relazioni tra Stati Uniti e l'Europa, originate dalla politica del “prima di tutto l'America”, dei dazi utilizzata dalla presidenza Trump. L'Europa cerca nuovi mercati e nuove realtà economiche con accordi in altre zone del mondo di cui l'India è la principale ma comprende anche gli accordi del Metcosur.
Da questi accordi i padroni traggono vantaggi, in particolare le grandi multinazionali e l'industria bellica traggono vantaggi, non certo i proletari, i contadini, le masse dei paesi europei e del nostro Paese.
Per questo la nostra iniziativa era anche volta a denunciare con forza che questi rapporti economici sono a servizio dello sfruttamento dell'imperialismo e della guerra, nella contesa mondiale di guerra commerciale e della marcia verso la guerra imperialista delle grandi potenze e dei governi e degli Stati imperialisti ad essi legati.

Questa delegazione quindi ha svolto una funzione importante, di rilievo internazionale, ed è proseguita con un presidio all'ambasciata indiana, simbolicamente all'ambasciata di Bruxelles - ma analoghe iniziative si stanno realizzando e si realizzeranno nei prossimi mesi presso tutte le ambasciate indiane nel maggior numero dei paesi del mondo, e certamente anche all'ambasciata indiana in Italia dato il ruolo particolare del nostro governo pro-Trump e i legami con il regime fascista, sfruttatore e affamatore dei popoli di Modi.

All'ambasciata indiana si sono incontrate le realtà dei proletari, dei contadini, le popolazioni adivasi che combattono il regime fascista hindutva con le popolazioni del Kashmir oppresse, sfruttate, perseguitate; anch’esse avevano una delegazione di protesta davanti all'ambasciata indiana e queste due delegazioni si sono unite nel nome della solidarietà internazionale del comune nemico dell'imperialismo e dei regimi oppressori dei loro popoli, che uccidono i loro popoli mentre si dichiarano rappresentanti di esso.
Quindi è stato anche un momento importante di solidarietà internazionalista, di unità di popoli, per contribuire all'unità dei proletari e delle masse indiane con le masse e le popolazioni del Kashmir e delle altre realtà nazionali che costituiscono questo gigantesco paese; e, nello stesso tempo, di unità al di là delle diverse fedi religiose che esistono in un Paese così grande come l'India. 

Una giornata di ricca mobilitazione, nell'interesse dell'internazionalismo proletario, nell'interesse dei proletari italiani e del movimento che in Italia combatte l'imperialismo ed è solidale con i popoli oppressi.