
Il 28 marzo si sono tenute grandi, estese mobilitazioni contro
l’operazione Kagaar, contro Modi e a sostegno della guerra popolare in India e
del Partito comunista dell’India (maoista); si sono tenute in tutto il mondo,
dall’Europa, all’America Latina, agli Usa, Asia, ecc. Il movimento proletariato
internazionale ha risposto all'appello lanciato dalla Campagna d’emergenza e ha
raccolto organizzazioni, progressisti, democratici, antimperialisti, studenti,
per esigere la fine dell'Operazione Kagaar e del genocidio, cacciata del popolo
Adivasi dalle sue terre e delle uccisioni di dirigenti e attivisti maoisti
della guerra popolare.
Cortei, presidi, assedi ai consolati indiani, mobilitazioni nelle
università, assemblee nelle piazze e tanti altri eventi ci sono stati ovunque
nel mondo. Diamo solo un quadro ancora non completo dei paesi e delle città in
cui si sono tenute queste mobilitazioni, mentre ci stanno arrivando altre
notizie da altri paesi. In Bangladesh ci sono stati cortei, eventi, assemblee
di piazza, nelle Filippine vari eventi, Messico, Turchia, Finlandia, Olanda
dove c’è stato un corteo, poi in Irlanda, Norvegia nelle città di Oslo e
Bergen, negli Usa, nel cuore dell’imperialismo di Trump, si sono tenute
mobilitazioni in particolare a New York, Chicago, San Francisco un grande
corteo, in Brasile in Rio de Janeiro, San Paolo e Minas Gerais, con iniziative
importanti nelle università, in Germania, mobilitazioni in varie città, ancora
in Spagna, Inghilterra in Londra e a Manchester con cortei; questa
mobilitazione è arrivata anche in Bosnia, Nuova Zelanda in varie città, e
perfino in Cina.
In Svizzera, a Zurigo, c’è stata la manifestazione più importante
perché di riferimento internazionale – di essa parleremo dopo.
In tutte le mobilitazioni la presenza dei giovani è stata
massiccia. In tante iniziative sono stati bruciati i ritratti di Modi. Gli
slogan, gli interventi dall’Europa, all’America, all’Asia, ecc. si sono uniti
con un grande filo rosso. Report con foto si possono trovare nel blog Maoistroad.
Modi, con il suo ministro degli Interni, aveva detto che per fine
marzo avrebbe portato a termine il genocidio, la cacciata della popolazione
adivasi e cancellato la guerra popolare e il Partito comunista dell'India
(maoista) che la dirige.
La grande straordinaria giornata di lotta del 28 dimostra invece
che il Partito comunista dell'India (maoista) e la guerra popolare sono più che
mai nei cuori dei proletari e dei popoli del mondo. Essa viene come estensione
in tanti e diversi paesi solo dopo la grande mobilitazione per Gaza.
L'appello del Comitato internazionale di sostegno alla guerra di
popolo in India (ICSPWI) per la mobilitazione internazionale del 28 marzo è
stato raccolto e rilanciato dal Forum Against Corporatization And
Militarization (FACAM) – India e ha dato vita a un appello congiunto
sottoscritto da molte organizzazioni, realtà, varie forze.
Il FACAM ha detto: caloroso saluto internazionale proletario e
rivoluzionario a tutte le organizzazioni che nel Movimento Internazionale hanno
assunto la loro responsabilità storica contro l'assalto imperialista al popolo
oppresso dell'India e intrapreso questa Campagna internazionale contro
l'Operazione Kagaar. Invitiamo tutte le organizzazioni rivoluzionarie,
progressiste e democratiche e i collettivi della diaspora a rispondere
all'Appello Internazionale all'Azione contro l'Operazione Kagaar del 28 marzo
2026.
A Zurigo, vi è stata la manifestazione internazionale di
riferimento e di presenza in particolare a livello
europeo, Vi erano rappresentanti di partiti, organizzazioni, realtà solidali,
dall’Italia, alla Svizzera, dall’Austria, alla Francia, alla Germania, alla
Turchia, ecc. Essa è stata anche la continuazione della mobilitazione
internazionale di fine gennaio che ha visto a Bruxelles presidi al parlamento
europeo e assedio all’ambasciata indiana.
A Zurigo migliaia di persone hanno fatto un lungo e combattivo
corteo che ha attraversato la città e occupato essenzialmente il suo centro.
È stato un corteo che ha dovuto per realizzarsi far fronte e
sfidare il divieto di manifestazione della polizia, con la motivazione/scusa di
una manifestazione contemporanea dei palestinesi e opponendosi ad ogni
soluzione unitaria, vietando anche l’esposizione di striscioni, cartelli.
Ma il corteo unitario si è tenuto! La delegazione italiana che è
arrivata per prima nella piazza di partenza, di concentramento, ha occupato
tutta una parte della piazza e esposto vari striscioni, vari cartelli non
accettando affatto il divieto della polizia. Quindi altro che niente striscioni
o cartelli, decine e decine di striscioni, cartelli contro l’operazione Kagaar
e a sostegno della guerra popolare e del Partito comunista dell’India
(maoista), in ricordo dei martiri, al fianco delle combattenti maoiste e donne
adivasi che mostrano la strada per la liberazione delle donne, si sono alzati e
portati lungo tutto il corteo.
Un corteo unico, perché come vi è un legame nero sempre più
stretto tra l’India di Modi e Israele di Netanyahu, tra il genocidio dei
palestinesi e il genocidio degli adivasi; così, e ancora più forte, c’è il
legame rosso tra i proletari e il popolo indiano che portano avanti la guerra
popolare e le masse palestinesi che resistono.
Il corteo della solidarietà con il popolo indiano, quindi, non
solo si è tenuto ma è andato anche oltre. Arrivato alla piazza finale della
manifestazione unitaria, con i giovani che si sono spostati tutti alla testa
del nostro corteo, non si è fermato. Ha proseguito almeno per un’altra mezzora,
attraversando altre strade, concludendosi con interventi, slogan, in un clima
di forza, di combattività e soprattutto di impegno a proseguire nel prossimo
futuro la campagna, con nuove iniziative.
La situazione in India è molto difficile e drammatica, le masse
adivasi vengono massacrate, la caccia all’uomo dei quadri del Partito, dei suoi
membri viene portata avanti in maniera spietata, i maoisti vengono posti di
fronte alla condizione o arrendersi o morire. Ma il Partito resiste, resiste,
nulla e nessuno potrà cancellare la grandiosa epopea del naxalismo. La guerra
popolare in India è l’unica speranza dei senza speranza non solo in India ma in
tutto il mondo; è la speranza per fermare la guerra imperialista, lo
sfruttamento e oppressione dei popoli. Si tratta della guerra popolare nel
paese più grande mondo; per questo il sostegno alla guerra popolare e al
Partito comunista dell’India (Maoista) è un dovere internazionalista di tutti i
proletari, dei rivoluzionari, dei comunisti nel mondo.
L'abbiamo detto altre volte in altri interventi di
Controinformazione: guardate che se la guerra popolare in India vince è una
vittoria per tutti i popoli, è una vittoria per i palestinesi, è una vittoria
per i popoli arabi, oggi il popolo dell'Iran e per i proletari, i popoli e le
masse popolari dei paesi imperialisti. Se invece momentaneamente dovesse
perdere, è una perdita che peggiora la situazione delle lotte, delle lotte di
liberazione di tutti i popoli.
Dal gennaio 2024, lo Stato indiano sotto il regime fascista
Hindutva di Modi conduce questa operazione chiamata “Kagaar”, si tratta di
un'operazione militare il cui obiettivo dichiarato è la completa distruzione
del movimento rivoluzionario in India entro marzo 2026. Intere regioni vengono
occupate dai militari, i villaggi sono bombardati e incendiati, i civili
cacciati o massacrati, i prigionieri, tanti prigionieri, anche donne, bambini,
torturati, stuprati e giustiziati o uccisi in cosiddetti "scontri simulati".
Vengono impiegati fino a 70.000 unità tra forze paramilitari, forze aeree,
droni e veicoli blindati con l'obiettivo di cacciare le popolazioni adivasi ed
eliminare il partito comunista dell'India Maoista. Qual è lo scopo? Lo scopo è
liberare le terre degli adivasi in modo che possano essere insediate delle
multinazionali, in particolare delle compagnie minerarie.
Ma ciò che vediamo oggi è che il maoismo è più vivo che mai,
nonostante la repressione, i tradimenti, nonostante le pesanti perdite, il
movimento rivoluzionario in India rimane saldo sul suo cammino. In diversi
documenti pubblici, il PCI (maoista) ha chiarito che non ci saranno né
l’abbandono della lotta armata né la resa allo Stato. Il partito analizza
apertamente i propri limiti, errori, trae insegnamento dalle proprie perdite e
si riorganizza sulla base delle mutate condizioni.
La guerra popolare di lunga durata resta l'unica via per porre
fine all'oppressione nazionale, al sistema delle caste, al patriarcato, alla
penetrazione imperialista.
Sotto il regime hindutva di Modi, che ha molte similitudini con il
sionismo israeliano, perché anche qui le altre espressioni religiose sono
perseguitate, l'oppressione nazionale si intensifica e quindi ogni protesta
viene affrontata con la forza militare. Allo stesso tempo, l'India funge da
pilastro strategico dell'imperialismo americano nell'Asia meridionale e stretto
alleato di Israele.
Per questo che la lotta del popolo indiano ha importanza
internazionale. La Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei
fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o
vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e
rivoluzione proletaria, lotta dei popoli a livello mondiale.
La solidarietà con la guerra popolare in India significa quindi
anche solidarietà con tutti i popoli oppressi e i prigionieri politici in tutto
il mondo e lotta contro l'imperialismo, contro le guerre imperialiste, contro i
regimi che sono sottomessi all'imperialismo e che fanno gli interessi
dell'imperialismo e delle multinazionali.
In particolare, in questo periodo in cui l'imperialismo,
principalmente quello americano, agisce aggressivamente cercando di imporre con
le guerre la sua agenda reazionaria e controrivoluzionaria, nel contesto dell'aggressione imperialista in
Iran e Libano, dopo il genocidio che continua a Gaza con altri mezzi ma con
tanti, tanti morti ancora, e l'aggressione in Cisgiordania, e in cui le
contraddizioni si intensificano anche i proletari e le masse popolari nei paesi
imperialisti iniziano a soffrire le conseguenze economiche della guerra, la
guerra popolare in India si erge come una guida per la creazione di un mondo
nuovo.
L'India di
Modi oggi è ancora più aggressiva nel mondo anche nel cercare relazioni, legami
con i paesi imperialisti. Quando c'è stata la manifestazione, il presidio a
Bruxelles, nello stesso giorno in India l'Unione Europea e l'India hanno
rafforzato la loro collaborazione con un nuovo accordo strategico, si chiama
Accordo di Libero Scambio, che punta a intensificare i rapporti economici,
commerciali e politici tra le due parti, ma non è altro che uno strumento imperialista per rafforzare la morsa
imperialista sull'India e sul suo popolo, per il saccheggio sfrenato delle
risorse indiane, lo sfruttamento del lavoro del popolo indiano e il
prosciugamento del suo mercato, inondandolo di beni realizzati con le risorse
del popolo indiano
Modi ha rafforzato i suoi legami anche con Israele, e con Trump. È
andato in Israele e ha fatto un discorso alla Knesset – dicendo, ricordando il
7 ottobre: “sentiamo il vostro dolore, condividiamo la vostra sofferenza”.
Aggiungendo poi: «Di fronte all'islam estremo creeremo un'alleanza di ferro”,
per lanciare oltre l'India la minaccia e la guerra interna contro l'Islam
perché l'unica ideologia deve essere quella hindutva fascista.
Certamente, ora le condizioni sono terribili, certamente la
repressione è pesante ma non è la prima volta che un movimento rivoluzionario
nel mondo si trova ad affrontare tale situazione, altre volte si sono subito
gravi perdite, subite gravi defezioni, si è stati costretti ad abbandonare aree
in cui ci si era stabiliti da lungo tempo; tutte queste cose non sono nuove. Ma
ancora una volta, questo non diventa affatto un motivo per la resa. Il PCI
(maoista), nonostante le gravi perdite di tanti suoi dirigenti ha detto che non
ci sarà alcuna resa, alcuna fine della guerra popolare.
Quindi
noi dobbiamo sostenere la guerra popolare in India, dobbiamo sostenere il
partito comunista dell'India maoista che la guida. Perché il futuro non
riguarda solo l'India, il paese con la popolazione più numerosa del mondo, ma
influenza sia nell'azione dell'imperialismo ma soprattutto nell'azione e nella
via che indica a tutti i proletari e alle masse popolari del mondo.
Noi
insieme al popolo indiano vogliamo una nuova società senza ricchi né poveri,
una nuova società dicono in India senza l'oppressione delle donne, una nuova
società senza caste. Il presente e il futuro sono nostri anche in questa fase
in cui sembra quasi difficile, quasi senza speranza, ma il futuro è nostro, la
ribellione è giusta e necessaria e non può essere sconfitta, così come non può
essere sconfitta una guerra di popolo, non può essere sconfitto un partito
comunista che da tanti anni conduce la guerra di popolo.
Ma
occorre la solidarietà, occorre il sostegno!
In
questo senso il 28 è stata una grande, importantissima giornata internazionale,
che non si fermerà. Il 28 proprio per quello che ha espresso, per l'estensione
in tanti paesi della mobilitazione, deve continuare. Questa campagna
d'emergenza continuerà.
Avanti con la solidarietà internazionalista!
Stop Operazione Kagaar!
Viva la guerra popolare in India!
Viva il Partito comunista dell’India (maoista)