lunedì 30 marzo 2020

India e coronavirus: il governo fascista-indù di Modi chiude il Paese per la pandemia e mette in difficoltà e in pericolo milioni di poveri per i quali prepara un piano… qualche euro e qualche chilo di riso!

"Specialmente quando guardo ai miei fratelli e sorelle poveri, penso che certamente staranno pensando ma che primo ministro è uno che ci mette in tali difficoltà?", ha detto Modi, "chiedo in particolare il loro perdono".

Questo riferisce un comunicato Ansa di ieri: “E' l'appello che il premier lancia nel suo intervento radiofonico mensile ed è la risposta alle critiche sulla mancanza di pianificazione che ha portato alla rapida introduzione delle misure restrittive fra le più rigide, sottolinea la Bbc nel dare la notizia. Fra le conseguenze si lamenta la perdita di lavoro e le difficoltà per molto dei 1,3 miliardi di indiani. Decine di migliaia di lavoratori rimasti senza impiego sono stati costretti ad attraversare a piedi il paese per rientrare nei villaggi di origine.”

L’emergenza coronavirus che tocca tutto il mondo, compreso l’india, il secondo paese più popoloso al mondo con i suoi circa 1 miliardo e 350 milioni di persone, sta mettendo in luce davanti all’opinione pubblica mondiale aspetti considerati secondari in tempi “normali”.
Quanto un governo reazionario, come quello di Modi possa fare ancora più danni in una situazione come questa lo si vede dalla reazione che la chiusura sta avendo su centinaia di milioni di persone, soprattutto povere, che devono tornare ai loro villaggi, ammassandosi fino all’inverosimile in stazioni di treni e di pullman.

Non è facilmente immaginabile quanto sia povera la maggior parte della popolazione indiana, che come una matrioska ha dentro di sé tante etnie diverse, settori, gruppi che se possibile stanno ancora peggio e per i quali il problema principale non sarà certo la mascherina! Tra l’altro i dati veri dei contagi, dei morti ecc. naturalmente sarà molto difficile averli, visto che quasi tutta l’informazione di ogni ordine e tipo è nelle mani di chi sta al potere.
Il piano di Modi sarebbe rivolto alle fasce più povere, dice il Sole 24 Ore, quotidiano della Confindustria italiana, in un articoletto del 27 marzo: “… un piano da 20,6 miliardi di euro (1.700 miliardi di rupie) contro gli effetti economici dell’epidemia di coronavirus.” Si capisce subito che 20 miliardi di euro in un paese di queste dimensioni non sono proprio niente!
Ma quel che aiuta a comprendere cosa vuol dire essere poveri è anche il resto del piano che mette in luce altri dati.
- “Circa 2 mila rupie (25 euro) arriveranno ai contadini che ne guadagnano 6mila l’anno.”
- “Vedove e anziani ne riceveranno mille (12 euro)”
- “Gli iscritti al programma nazionale che garantisce un numero minimo di giornate di lavoro avranno un aumento di stipendio da 182 rupie (2,2 euro) a 202 (2,5) al giorno, con un aumento del reddito di 25 euro.”
“Aiuti alimentari arriveranno agli 800 milioni di indiani iscritti al piano di sostegno varato nel 2016: riceveranno nei prossimi tre mesi 10 chili di riso a testa (il doppio rispetto alla norma) e un chilo di legumi; per altri 83 milioni di famiglie è prevista la fornitura gratuita di bombole di gas, per tre mesi. Sgravi contributivi sono previsti per le imprese con non più di 100 addetti. I lavoratori potranno ritirare fino a tre mesi di paga dai fondi pensione…”
La ridicola e infinitamente ipocrita richiesta di perdono di Modi vale, quindi, quanto il suo “piano”...

domenica 22 marzo 2020

In India il PCI(maoista) scatena un’offensiva di propaganda contro le politiche del governo fascista di Modi

CPICon un un netto cambio nella loro strategia di comunicazione, i maoisti del Chhattisgarh hanno deciso di intervenire sulle più scottanti e controverse misure a livello nazionale come il Citizenship Amendment Act (CAA), il National Register of Citizens (NRC) o il National Population Register (NPR) e su come vengono trattate le minoranze in generale, come parte di nuova offensiva nella lotta contro lo Stato.
In precedenza, l’approccio era volto ad attrarre la popolazione locale del Bastar ai problemi che investivano le vite dei tribali: lo "Jal, Jungle, Zameen" (acqua, foresta, terra). Le denunce erano principalmente centrate sulle presunte atrocità da parte della polizia locale, contro i progetti di sviluppo "non graditi", contro le società minerarie e la costruzione di strade.
In una recente dichiarazione ufficiale, questi estremisti di sinistra si scagliano contro il programma Hindutva della destra indiana ed esprimono il loro sostegno alle minoranze. Ciò avviene nel contesto del perdurante prolungato della destra contro intellettuali di sinistra additati come "Urban Naxals" (naxaliti urbani, ndt).
In una dichiarazione diffusa il 7 marzo, il PCI (maoista) lancia un violento attacco contro il Bharatiya Janata Party e il suo ispiratore ideologico, il Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS), accusati di imporre all’India l'ideologia "Hindhva brahminica" per opprimere e soffocare la voce di Dalits, Adivasis , minoranze, contadini, donne e gruppi progressisti. Sono attaccate anche le politiche del governo centrale di Narendra Modi.

“Con il CAA e il NRC, il governo ha incluso nella lista lista nera 19 milioni di indiani e si appresta a dichiararli non cittadini. Un gran numero di poveri in Assam è stato deportato nei centri di detenzione perché non è riuscito a fornire i documenti che dimostrino la loro cittadinanza. Con l'introduzione di
una tripla proposta di legge sul talaq (la forma di divorzio in uso tra i musulmani in India), il governo Modi pretende di essere dalla parte delle donne musulmane, ma è falso”, afferma Sainath nella dichiarazione il segretario del Comitato Divisionale Darbha, Dandakaranya, del CPI (maoista)ha affermato.

Perché i maoisti si occupano di questioni nazionali?
Probabilmente è il tentativo da parte del gruppo estremista di ampliare la propria base sociale -oltre le terre tribali- ed entrare nelle aree urbane, ottenere la simpatia e tacito sostegno di coloro che sono o critici dell'attuale governo o che hanno in qualche modo patito le politiche del governo centrale di Modi.
Come affermava Mao Zedong, padre fondatore della Repubblica popolare cinese, se la lotta armata e il movimento nelle aree rurali è la prima priorità, va data importanza anche alla lotta urbana. "L'obiettivo finale della rivoluzione è la presa delle città, delle basi principali del nemico, e questo obiettivo non può essere raggiunto senza un adeguato lavoro nelle città", scriveva Mao.
Il documento dei maoisti “Strategia e la tattica nella rivoluzione indiana” afferma: “Oltre che alla classe operaia e le masse di poveri nelle città, dobbiamo anche prestare particolare attenzione alle donne che lavorano, agli studenti, ai giovani, agli insegnanti e agli intellettuali della classe media di altre professioni ... e anche alle attività del movimento nelle città”
Dietro garanzia di restare anonimo un ufficiale impegnato nelle operazioni anti-Naxalit in Chhattisgarh ha dichiarato a Firstpost: “Dato che i maoisti mirano ad espandere la loro base ideologica oltre il Bastar e gli altri territori forestali, e anche a reclutare quadri, in diminuzione da oltre un decennio, utilizzano specificamente queste problematiche nazionali, oggetto di polemiche, come strumento di propaganda. Questo è anche un modo per ottenere un sostegno indiretto alla loro causa (Naxalismo) tra i moderati indiani e mettersi in contatti con i gruppi loro interlocutori.”
Nel corso degli anni, c'è stato un netto declino tra i ranghi maoisti, dato che il reclutamento per i loro "Dalams" (piccole unità armate della guerriglia) nelle aree tribali è diventato sempre più difficile a causa del piano d'azione su due fronti del governo -crescente l'offensiva delle forze di sicurezza e progetti di sviluppo dei territori colpiti dal Naxalismo. Anche i tribali stanno comprendendo la vacuità dell'ideologia maoista e della violenza contro alcuni di loro in quanto "informatori della polizia". Perciò da qualche tempo il numero di Naxaliti che si sono arresi allo Stato e aumentato rispetto a quanti sono stati reclutati.

Le Operazioni anti-Naxalite dello Stato sono “un falso in malafede”.
La macchina di propaganda del PCI (maoista) non si limita ad attaccare il BJP e le politiche del RSS o del governo centrale, le offensive anti-Naxal del governo sono definite un "falso in malafede".
La serie di offensive lanciate recentemente dalle forze di sicurezza col nome “Operazione Prahar” per combattere il Naxalismo nelle roccaforti maoiste del Bastar ha aggiunto una nuova dimensione allo scontro tra lo Stato e i Naxaliti in Chhattisgarh. La Operazione Prahar è un'operazione anti-Naxal di una forza congiunta che comprende il battaglione CoBRA del CRPF, la Task Force speciale (STF) della polizia di Chhattisgarh e le guardie della riserva distrettuale (DRG).
Smentendo le dichiarazioni dello Stato sui successi della operazione nel mese di febbraio, i maoisti le definiscono "fake" e parte del "tentativo dello stato di reprimere il movimento rivoluzionario Naxalita".
“Le forze di sicurezza hanno reso false dichiarazioni circa successo della Operazione Prahar contro di noi. Con questa operazione, il governo intende costruire una rete di strade in Bastar, per dare libero accesso alle grandi compagnie e appaltatori per saccheggiare minerali ferrosi e altri minerali e distruggere la cultura tribale. Per realizzare questo obiettivo il governo ha usato forze di sicurezza per uccidere tribali innocenti in falsi scontri definendoli "maoisti", Afferma i comitato sub-zonale meridionale del Dandakaranya del PCI (maoista) in un'altra dichiarazione cui Firstpost ha avuto accesso.
I maoisti si sono sempre opposti alla costruzione di strade, che consentono alle forze di sicurezza di accedere ai loro covi situati nelle profondo della foreste.
Nella sua dichiarazione il PCI (maoista) ha affermato che la sua ala militare -l’Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione (PLGA)- ha ucciso otto effettivi delle forze di sicurezza durante le operazioni in Bastar, contro una solo vittima da parte loro.
“Contrariamente a quanto dichiarano, abbiamo recuperato i corpi di tre maoisti uccisi durante l'operazione. Abbiamo perso solo due uomini, non otto. È parte della strategia di propaganda maoista. Attaccano la credibilità delle forze di sicurezza per motivare i loro quadri demoralizzati. In particolare, non ammettono le gravi perdite subite dalle formazioni del loro PLGA, dato che questi quadri sono la loro forza principale” ha replicato a Firstpost P. Sundarraj, ispettore generale (Divisione Bastar), della polizia del Chhattisgarh.

Cosa dà forza alla propaganda maoista?
L'incapacità da parte del governo di raggiungere un vasto settore di tribali con programmi mirati a gruppi specifici, sospetto falsi scontri e atrocità da parte delle forze di sicurezza e incidenti come lo scontro di Sarkeguda hanno aiutato i maoisti a rafforzare la loro base e ottenere il sostegno della popolazione del posto.
Va ricordato il rapporto della commissione di inchiesta sullo scontro di Sarkeguda del 2012, in cui 17 persone tra cui sei minori sono state uccise dalle forze di sicurezza del Chhattisgarh. Nessuno di loro era maoista.
Molti esperti ritengono che ci sia un mancanza di fiducia verso le istituzioni in una vasta parte della popolazione tribale. Nonostante lo sviluppo del Bastar, ci sono diverse lamentele degli abitanti dei villaggi, specialmente nelle aree più remote, che non hanno accesso all’acqua potabile, a strutture sanitarie e all’istruzione elementare, cosa di cui approfittano Naxals.
“C'è una discrasia tra lo sviluppo in corso e i problemi della riqualificazione nella cintura tribale del Bastar. Ai sensi del Forest Rights Act, un gran numero di tribali non è in grado di un atto di proprietà (Patta). Ancor oggi i tribali che vivono nei villaggi interni non riescono ad accedere alle strutture mediche e all'acqua potabile” ha osservato il segretario di stato Sanjay Parate.
Infine, rivolgendosi loro come a compagni d'armi, la dichiarazione dei maoisti fa appello ai "tribali sfruttati e oppressi" a tendere la mano ai Naxaliti sotto la "bandiera rossa", affermando che il PLGA è determinato a colpire duramente attaccando le "forze fasciste" (leggi governo e forze di sicurezza) cavalcando questioni nazionali.

(Fonte: https://www.firstpost.com/india/maoists-adopt-new-propaganda-strategy-amp-up-rhetoric-on-caa-nrc-npr-to-drive-new-offensive-against-state -8164071.html)

venerdì 14 febbraio 2020

Chi arma gli stupri è l'ideologia del governo fascista indù Narendra Modi

da Repubblica 06 febbraio 2020
India, stuprata una bimba di 5 anni nel compound dell'ambasciata Usa
L'aggressione è avvenuta nell'area dei dipendenti indiani della rappresentanza diplomatica a Nuova Delhi. Arrestato il sospetto, un ragazzo di 25 anni vicino di casa della vittima


Nel 2018 almeno 34mila stupri, uno ogni 15 minuti, sono stati denunciati alle autorità indiane, ma per gli esperti si tratta solo della punta dell'iceberg in quanto prevale spesso la legge del silenzio.
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SOLO LA GUERRA POPOLARE IN CORSO IN INDIA, DIRETTA DAI MAOISTI, DOVE LE DONNE SONO LA MAGGIORANZA E DETERMINATE COMBATTENTI, PUO' METTERE FINE A QUESTO ORRORE SENZA FINE.

I maoisti attaccano i padroni del turismo sessuale nel Kerala


Foto: danni all'hotel del turismo sessuale del Kerala causato dall'esercito di guerriglia di liberazione popolare di Kannan Krishnan https://incendiarynews.com

La mattina del 15 gennaio, membri del People's Liberation Guerilla Army (PLGA-Esercito guerrigliero popolare di liberazione) hanno attaccato un complesso alberghiero noto per il turismo sessuale ad Attamala, situato nel distretto di Wayanad, nello stato indiano del Kerala. I membri del PLGA hanno fracassato le finestre e dato fuoco ai mobili nel resort di nuova costruzione.
L'attacco è stato lanciato in risposta allo sfruttamento sessuale delle donne Adivasi (tribali indigene) da parte della direzione del resort nel 2019. Le donne Adivasi sono state piazzate in vari punti della strada vicino al resort e dovevano offrire riso e cibo in cambio di essere "oggetti del turismo sessuale" secondo i proprietari del resort.
Grandi manifesti sono stati lasciati nel luogo dell'attacco firmato dal comitato di area Nadugani del Partito Comunista dell'India (maoista) di condanna dello sfruttamento sessuale delle donne Adivasi. Un poster recitava: "Tutti i proprietari di resort che rappresentano una minaccia all'esistenza pacifica delle donne di Adivasi saranno cacciati via con la forza". Negli ultimi anni ci sono state diverse altre azioni contro gli hotel del turismo sessuale da parte del PLGA a Wayanad. Nel 2014 il resort di Agraham a Thirunelli è stato attaccato e nel 2015 un hotel di proprietà del governo è stato attaccato nella stessa area. Nel 2019 anche il resort Upavan di Vythiri è stato attaccato.

La campagna di solidarietà con la guerra popolare in India è ripartita

con la giornata internazionale del 30 gennaio, ora bisogna far crescere il movimento e le iniziative
Non solo lo “sviluppo” determinato in India da oltre vent’anni di politiche neoliberiste applicate da tutti i governi e tutti i partiti a vantaggio delle classi dominanti indiane, dei loro padroni imperialisti e le loro multinazionali non ha prodotto significativi miglioramenti negli standard di vita della gran massa del popolo dell’India, non ha portato neppure alcun progresso nei rapporti sociali e culturali, sulla condizione di emarginazione e oppressione delle masse di contadini e braccianti senza terra nelle campagne e degli intoccabili, delle minoranze religiose e nazionali, delle donne, nelle città e in tutto il paese, Anzi, al contrario la loro situazione è in realtà perfino peggiorata.
I meccanismi di espropriazione delle terre e del surplus agricolo anche dei contadini medi si sono fatti più sofisticati e spietati, Il sistema di delle caste si è rafforzato. L’occupazione militare di Kashmir, Manipur e altre regioni contro i movimenti di liberazione nazionale è continuata e si è ancora inasprita. I pogrom contro le minoranze religiose e culturali, in particolare i musulmani, si sono ripetuti. Gli orribili episodi di stupri e assassinii di donne sono diventati fatto quotidiano. L’intolleranza, disprezzo e criminalizzazione di intellettuali democratici giovani critici e ogni voce di dissenso si sono fatti sistema.
In questi le classi dominanti indiane spalleggiate dall’imperialismo hanno lanciato la Operazione Green Hunt, e altre operazioni diversamente denominate  che sono state un’autentica guerra contro il
loro stesso popolo, miranti a cancellare ogni resistenza, ma soprattutto a decapitare e annientare il movimento rivoluzionario maoista che ha guadagnato forza e terreno, estendendosi in nuove aree.
Una sporca guerra, condotta con impiego di mezzi enormi in termini di truppe, armamenti e
tecnologie. Si applica la già nota strategia di “guerra a bassa intensità”, ma di altissima intensità sono i crimini efferati quotidianamente perpetrati.

mercoledì 22 gennaio 2020

Assalto agli studenti della principale Università indiana

Le proteste aumentano in tutta l'India
Domenica 5 gennaio, i delinquenti fascisti hanno attaccato studenti, professori e personale universitario dell'Università Jawaharlal Nehru (JNU) di Nuova Delhi, in India, una delle principali università indiane e conosciuta come un campus progressista.
Dozzine di uomini mascherati, gridando slogan fascisti, armati di mattoni, pietre e barre di ferro, hanno fatto irruzione nel campus, aggredendo brutalmente gli studenti e il personale universitario, costringendoli a correre "per salvarsi la vita", come ha detto uno studente. La teppaglia li ha inseguiti nei dormitori, costringendo gli studenti a barricarsi nelle loro stanze, mentre i fascisti vandalizzavano i dormitori, specialmente individuando studenti progressisti o musulmani da picchiare in base ai poster e ai libri nelle loro stanze.

"Hanno lanciato pietre contro di noi, pietre grandi la metà dei mattoni", ha detto un professore che è
stato colpito alla testa e sanguinava copiosamente, al New York Times. "Ho visto la faccia del terrore."
Dopo un'ora di furia, con gli aggressori che vagavano apertamente nel campus minacciando le persone mentre la polizia stava lì vicino e non faceva nulla, almeno 42 studenti e altri erano stati feriti, la maggior parte ricoverati in ospedale e molti altri terrorizzati. I video hanno mostrato che la polizia stava lì mentre gli studenti venivano picchiati, dopo aver spento le luci della strada e lasciato vagare il gruppo senza interferire.
Nonostante le rivelazioni da parte della stampa di chi fosse dietro questi attacchi del gruppo fascista, al momento della stesura di questo documento non sono stati fatti arresti - e le uniche persone accusate sono le vittime, tra cui Aishe Ghosh, presidente del sindacato studentesco, che è stata colpita ad un occhio con una sbarra di ferro e portata in ospedale.
Ciò che è diventato chiaro è che questi criminali fanno parte o sono strettamente associati al gruppo studentesco fascista indù Akhil Bharatiya Vidyarthi Parishad, associato al partito al potere del Primo Ministro Narendra Modi e alla sua organizzazione madre, Rashtriya Swayamsevak Sangh (RSS). Un leader RSS ha difeso l'assalto: "Gli studenti della JNU sono comunisti e gli si doveva impartire una lezione".
L'attacco alla JNU fa parte di una più ampia campagna da parte dei fascisti per rimodellare il mondo accademico al servizio del loro piano fascista, dopo l'elezione di Modi nel 2014. Si sono mossi internamente per sottrarre i diritti degli studenti e dell'università e per nominare amministratori pro-RSS, mentre hanno incoraggiato la formazione di organizzazioni di criminali fascisti in stile nazista nei campus. La JNU, ​in quanto una delle principali università progressiste, è stata presa di mira.
"Per il governo Modi, la JNU è stata un simbolo del territorio che non sono stati in grado di catturare", ha detto uno studente dell'RSS al New York Times. "Lo stanno considerando come simbolo di tutto ciò che è male in questo paese, ed è per questo che hanno bisogno di distruggerlo."
Questo violento attacco di terrore ha scatenato un'ulteriore ondata di proteste da parte di studenti e altri in tutta l'India; alcune sono scoppiate quella stessa notte e si sono diffuse la settimana successiva in tutto il paese. Queste proteste studentesche sono uno sviluppo molto positivo, esprimendo solidarietà con gli studenti della JNU che si sono rifiutati di arretrare, chiedendo il licenziamento di varie autorità responsabili, considerando ciò, come ha commentato uno studente, "un attacco senza precedenti alla nostra esistenza". Una delle migliori attrici cinematografiche indiane, insieme ad altre celebrità, si sono unite alle veglie di solidarietà contro l'attacco, mentre i fascisti chiedono il boicottaggio dei loro film e della loro arte. Molti altri si sono uniti agli studenti che hanno occupato e protestato per più giorni e notti presso uno dei monumenti più famosi dell'India, il Portale dell’India a Mumbai.
Antefatto sull'assalto fascista indù sin dalla rielezione di Modi
Il programma di Modi e del RSS è quello di trasformare l'India da uno stato secolare, con diritti almeno formali per tutte le minoranze religiose e nazionali del paese, in uno stato fascista, cioè un "Hindu rashtra", nazionalismo indù. L'India ha il secondo maggior numero di musulmani al mondo, circa 200 milioni, e questo programma è un attacco diretto ai musulmani e ad altre minoranze.
Dopo la rielezione di Modi, il loro assalto fascista alle fondamenta secolari dello stato indiano ha recentemente fatto passi da gigante - con il ritiro dell'autonomia dal Kashmir, unico stato a maggioranza musulmana dell'India, e milioni dichiarati apolidi nello stato dell'Assam, al confine con il Bangladesh e con un gran numero di migranti bengalesi. Sono stati costretti a sottoporsi a un nuovo punitivo test di cittadinanza che li ha costretti a produrre documenti comprovanti che loro o i loro antenati vivevano in India prima del 1971 o, altrimenti sarebbero stati dichiarati migranti stranieri.
A metà dicembre il "disegno di legge sulla modifica della cittadinanza" è stato approvato in parlamento. Il disegno di legge discrimina apertamente i musulmani, facendo della religione un criterio per determinare quali immigrati possono essere ammessi alla cittadinanza indiana, escludendo specificamente i musulmani. Ciò si accompagna a un proposto registro nazionale dei cittadini (NRC), che sarà un registro ufficiale di tutti i cittadini legali dell'India in cui gli individui dovrebbero fornire una serie prescritta di documenti per l'inclusione. Queste sono misure potenzialmente genocide contro i musulmani in India, dato il sottostante programma ideologico dei fascisti indù di Modi.
Queste misure draconiane e anti-musulmane hanno scatenato massicce proteste, che hanno attraversato le linee religiose in tutta l'India e che sono continuate per tutto il mese scorso, con gli studenti che hanno avuto un ruolo chiave e molto dinamico. Gli attacchi selvaggi e la repressione della polizia hanno alimentato una maggiore indignazione e resistenza, trasformando l'attuale impennata in una delle più potenti proteste guidate dagli studenti da quando il paese ha ottenuto l'indipendenza nel 1947.

martedì 14 gennaio 2020

Avanti nella guerra popolare di lunga durata per sconfiggere la tattica di guerra controrivoluzionarie PCI (Maoista)

PARTITO COMUNISTA D’INDIA (MAOISTA)
Comitato Centrale

Comunicato
12 dicembre 2019

PCI(MAOISTA) – Saluto rosso al membro del Comitato Centrale, segretario del DKSZC e amato dirigente del popolo compagno Ramanna (Srinivas Ravula)
Combattere fino all’ultimo respiro per realizzare il sogno dei nostri immortali martiri!

Il 7 dicembre alle 22 il compagno Ravula Srinivas (Ramanna, Narender), 55 anni, è morto, vittima di una grave malattia. Dall'ottobre 2011 aveva assunto la responsabilità di segretario del comitato zonale speciale Dandakaranya (DKSZC). Nel marzo 2013 era stato anche cooptato come centrale Membro del Comitato. La sua militanza rivoluzionaria lunga 36 anni è stata legata a tutte le svolte e tornanti del movimento rivoluzionario di Dandakaranya. Si era uno guadagnato il rispetto e la fiducia delle masse e dei quadri, di cui era il loro amato dirigente e combattente. In memoria della dedizione e dell’altissimo contributo reso da Ravula Srinivas al movimento rivoluzionario dell'India, in particolare a quello del Dandakaranya, il Comitato Centrale, umilmente, china la testa e gli rende il suo omaggio rivoluzionario e si impegna ad avanzare per realizzare i suoi sogni. Si unisce al lutto della sua famiglia, degli amici, dei compagni d'armi e delle masse oppresse. Il nostro Comitato Centrale fa appello alle schiere degli oppressi del Paese a che la Rivoluzione di Nuova Democrazia abbia successo e realizzi i sogni degli immortali martiri.
Il compagno Ramanna nacque nel luglio 1965, sesto figlii della madre Varamma e del padre Ramalingam, nel villaggio di Bekkal del panchayat Byranpalli, Cheriyalmandal del distretto allora non separato di Warangal dello stato del Telangana. I genitori lo chiamarono Srinivas. L'area di Jangama a Telangana era nota per la grande eredità rivoluzionaria delle storiche lotte armate degli eroici contadini, guidati dall'allora unito PCI, prima contro i Razakar della dominazione Nizam e poi contro l'esercito mercenario Nehru-Patel. In questa terra centinaia di combattenti hanno dato la vita combattendo con immenso coraggio e valore. Il nonno e il padre di Srinivas avevano partecipato attivamente a queste storiche lotte. Nato in questo leggendario villaggio, Srinivas frequentà il vicino liceo di Dhulmitta, dove incontrò la politica studentesca rivoluzionaria. L'eredità rivoluzionaria della sua terra e della sua famiglia gli furono di grande aiuto. Nel 1981-82 entrò nella Radical Students Union (RSU). Da membro attivo del suo collettivo, partecipò a diverse lotte studentesche. Prese parte alla campagna del 1982-83 "Studenti e giovani! Andiamo nei villaggi". In questo processo crebbe il suo spirito rivoluzionario. Nell'aprile 1983, subito dopo l'adesione al partito, cosciente delle necessità del movimento, fu mandato dal Comitato del distretto di Warangal come rivoluzionario di professione in Dandakaranya.
Nel giugno 1983, col suo nuovo nome, Ramanna si unì all’unità guerrigliera Dandakaranya-Bhadrachalam iniziò così la sua vita di guerrigliero. Nel dicembre di quell'anno fu trasferito alla squadra di Konta. Nel 1985 divenne vice comandante e nel 1987 divenne comandante della stessa squadra. Nel 1992 fu promosso segretario della squadra di Konta AC (SAC). Diresse così personalmente le diverse lotte delle masse contro lo sfruttamento della foresta e e delle risorse di quell’area, la tortura e l'oppressione, organizzando le masse adivasi dell’area di Konta, Sukma, Gorllapalli, Dornapaland Kishtaram. Attraverso il fronte, guidò i movimenti per la terra. Il compagno Ramanna era un valoroso combattente che guidò con coraggio la sua squadra nei combattimenti contro la polizia mercenaria del nemico e nell'eliminazione di feroci latifondisti come Kalmu Deval, Burda Wadde. Nel 1993 sposò una sua compagna d'armi ed hanno avuto un figlio.

giovedì 9 gennaio 2020

Il più grande sciopero al mondo blocca l’India: 250 milioni di lavoratori contro Modi

Notizie da altre fonti:
- allo sciopero si uniscono studenti, operai di varie industrie e i contadini che continuano a suicidarsi per i debiti.
il governo centrale ha emesso martedì un comunicato che recita: “Qualsiasi dipendente in sciopero in qualsiasi forma dovrebbe affrontare le conseguenze che, oltre alla detrazione dei salari, possono anche includere adeguate azioni disciplinari”.
- Afp: i manifestanti si scontrano e danno fuoco ai mezzi della polizia che spara in aria per disperdere la folla.
I manifestanti bloccano i treni e la polizia carica con i lunghi bastoni e spara gas lacrimogeni... e dice di avere arrestato 150 scioperanti che protestano anche contro la nuova legge che discrimina i musulmani
Il più grande sciopero al mondo blocca l’India: 250 milioni di lavoratori contro Modi
L’agitazione nazionale è organizzata da 10 sigle sindacali. Il settore produttivo protesta contro le privatizzazioni di aziende pubbliche e politiche che non sostengono l’occupazione. Nel 2020 l’India crescerà “solo del 5%”. Tra le richieste: salario minimo, riforma pensionistica, riforma del lavoro.
New Delhi (AsiaNews/Agenzie) – È iniziato questa mattina in India il più grande sciopero al mondo: per la giornata odierna 10 sigle sindacali hanno decretato un’agitazione nazionale “Bharat Bandh”. A essere coinvolti sono circa 250 milioni di lavoratori che protestano contro
le attuali politiche economiche e sociali del governo di Narendra Modi, troppo improntate sulle privatizzazioni e poco attente all’occupazione e alla crescita.
In particolare, a scioperare è il settore dei trasporti, quello bancario e l’industria del carbone. A rischio vi sono circa 220 miliardi di transazioni bancarie, comprese le operazioni su conti correnti e in denaro contante. Secondo i sindacati, almeno 500mila dipendenti delle banche incroceranno le braccia, insieme ad altri 600mila impiegati nell’estrazione di carbone.
Le unioni di lavoratori lamentano l’indifferenza da parte del governo centrale, che avrebbe ignorato la loro “Carta in 12 punti”. Tra le richieste del terziario e del settore produttivo vi è il salario minimo mensile a 21mila rupie (262 euro); la creazione di posti di lavoro; il ritiro di politiche contrattuali della forza lavoro; intavolare discussioni a vario livello sulla riforma del lavoro; non privatizzare le industrie del settore pubblico; un sistema pensionistico universale.
L’India è in uno dei momenti più critici per il rallentamento dello sviluppo economico, con stagnazione del settore dell’impiego e diffusa disoccupazione in tutti gli strati della popolazione, arrivata al 7,7% nel mese di dicembre. Secondo le ultime previsioni diffuse ieri, nell’anno fiscale in corso la crescita dovrebbe arrivare al 5%, il livello più basso da 11 anni.
Per il Centre of Indian Trade Unions, una delle sigle scioperanti, “il governo ha fallito nel contrastare la crisi economica. Al tempo stesso, è impegnato a privatizzare e vendere proprietà del settore pubblico, risorse naturali e altri beni nazionali. Tutto questo va a svantaggio dell’interesse nazionale e dello sviluppo del Paese”. C.H. Venkatachalam, segretario generale dell’All India Bank Employees’ Association, aggiunge: “Le politiche del governo di Modi hanno portato a una severa contrazione economica, e creato debito alle banche. Il governo deve adottare azioni necessarie per incoraggiare la domanda dei consumatori offrendo incentivi ai lavoratori”.

martedì 17 dicembre 2019

lo straordinario omaggio nelle zone liberate per la morte del dirigente maoista Ramanna India - PCI (Maoist) Hommage to comrade Ramanna! da Maoistroad


కామ్రేడ్ చె











Keywords : Ramanna, Ravula Srinivas, Maoist, Dandakaranyam, Final ritues, కామ్రేడ్ రామన్న, అంత్యక్రియలు
La stampa indiana informa di un Comunicato del portavoce del Comitato Speciale della zona del Dandakaranya del PCI(Maoista) compagno Vikalp, che annuncia la morte per malattia del Compagno Ramanna di 59 anni, importante dirigente del Partito e membro del Comitato Centrale che dirigeva le attività dei maoisti nel Bastar.
Il compagno Ramanna si unì ai maoisti nel 1982 e da allora ha partecipato a numerose  e importanti azioni della guerra popolare contro i reazionari e i suoi mercenari, come membro del distaccamento dell'Esercito Guerrigliero Popolare di Liberazione in diversi stati del cosiddetto 'corridoio rosso'
La stampa borghese considera la sua morte come un duro colpo alla direzione del PCI (maoista)

sabato 7 dicembre 2019

Nuovo orribile stupro e uccisione di una donna in India - Grandi proteste!


tratto da https://femminismorivoluzionario.blogspot.com/


India: 4 uomini stuprano, uccidono e bruciano il corpo di una ragazza di 27 anni