sabato 20 giugno 2020

Parte dall'Italia il 19 giugno l'appello per una mobilitazione internazionale per la liberazione di Saibaba - Varavarao e tutti i prigionieri politici in India

Per la libertà di Saibaba, di Varavara Rao e di tutti i prigionieri politici in India
Appello alla mobilitazione internazionale

La ferocia che l’attuale governo indiano di Narendra Modi mette in atto quotidianamente contro il proprio popolo mostra il vero volto di un sistema assolutamente reazionario e ingiusto il cui unico obbiettivo è salvaguardare le classi dominanti al potere, i propri privilegi politici e di casta… una ferocia che chiama fortemente alla solidarietà e all’azione.

Per provare a zittire tutte le voci che denunciano le atrocità commesse nel Paese, il governo ha arrestato e continua ad arrestare una quantità impressionante di militanti, professori, studenti, artisti, membri di organizzazioni democratiche, tutti colpevoli di stare dalla parte del popolo a fronte della guerra al popolo scatenata dallo Stato indiano; un popolo costretto a difendersi non solo dalle varie leggi contro il “terrorismo”, ma anche contro quelle palesemente razziste e discriminatorie come le ultime sulla “cittadinanza” apertamente contro milioni di musulmani; un popolo fatto di donne, di femministe unitesi per ribellarsi contro la galoppante escalation di stupri, spesso commessi da forze armate e di polizia e squadre fasciste paramilitari spalleggiate dallo Stato.
Nelle prigioni i detenuti subiscono ogni tipo di abuso, torture, negazione della libertà su cauzione,
condizioni di vita disumane, trasferimenti arbitrari, aggressioni brutali e punizioni in isolamento totale, e sempre più spesso le detenute sono violentate.
Tra questi detenuti ci sono intellettuali come il professore di inglese all’Università di Delhi, GN Saibaba, invalido al 90% e in sedia a rotelle, rinchiuso oramai da alcuni anni nella prigione di Nagpur in una “anda cell” (in isolamento) afflitto da molte patologie e le cui condizioni di salute peggiorano costantemente.
Nelle nere carceri del regime c’è anche il noto poeta Varavara Rao, un artista militante di ottanta anni, praticamente da sempre perseguitato dai governi e adesso dal governo Modi, e tantissimi altri, tutti colpevoli, agli occhi del regime reazionario, fascista indù di Modi, di voler difendere e dare voce agli oppressi del paese, e sono ben oltre 10.000 i prigionieri politici che nella folle difesa del sistema sociale indiano, il governo tiene in galera; prigionieri incriminati con accuse costruite ad arte, attraverso tribunali di regime che non riescono mai a presentare vere prove di colpevolezza; molti di loro scontano pesanti condanne, in forza delle leggi draconiane adottate dai governi centrali e statali, che marchiano i dirigenti popolari i protagonisti di lotte come “elementi anti-nazionale o terroristi”.
È chiaro che le sentenze vengono decise per terrorizzare tutte le voci di ribellione e democratiche di dissenso contro il governo delle caste superiori Brahmaniche Hindutva del BJP, il partito di Modi.

Nonostante le feroci condizioni di detenzione, che non sono state minimamente allentate nemmeno in questo periodo di pandemia da coronavirus, e, anzi, durante il quale, se possibile, peggiora ancora di più la loro salute, trasformando le carceri in trappole mortali, i prigionieri resistono e lottano con spirito rivoluzionario e trasformano le oscure galere in cui sono rinchiusi in un fronte di lotta contro l’ascesa del fascismo in India e il regime indiano.

Un regime reazionario che, anche al servizio dell’imperialismo, non perde occasione di sbandierare la propria politica come necessaria allo “sviluppo”.
Ma non solo lo “sviluppo” determinato in India da oltre vent’anni di politiche neoliberiste applicate da tutti i governi e tutti i partiti a vantaggio delle classi dominanti indiane, dei loro padroni imperialisti e le loro multinazionali, non ha prodotto significativi miglioramenti negli standard di vita della gran massa del popolo dell’India, ma non ha neppure portato alcun progresso nei rapporti sociali e culturali, sulla condizione di emarginazione e oppressione delle masse di contadini e braccianti senza terra nelle campagne e degli intoccabili, delle minoranze religiose e nazionali, delle donne, nelle città e in tutto il paese, anzi, al contrario la loro situazione è in realtà perfino peggiorata.


I meccanismi di espropriazione delle terre e del surplus agricolo anche dei contadini medi si sono fatti più sofisticati e spietati, Il sistema delle caste si è rafforzato. L’occupazione militare di Kashmir, Manipur e altre regioni contro i movimenti di liberazione nazionale è continuata e si è ancora inasprita. I pogrom contro le minoranze religiose e culturali, in particolare i musulmani, si sono ripetuti. Gli orribili episodi di stupri e assassinii di donne sono diventati fatto quotidiano. L’intolleranza, disprezzo e criminalizzazione di intellettuali democratici giovani critici e ogni voce di dissenso si sono fatti sistema.

In questi anni le classi dominanti indiane spalleggiate dall’imperialismo hanno lanciato l’Operazione Green Hunt, e altre operazioni diversamente denominate, che sono state un’autentica guerra contro il loro stesso popolo, miranti a cancellare ogni resistenza, ma soprattutto a decapitare e annientare il movimento rivoluzionario maoista che ha guadagnato forza e terreno, estendendosi in nuove aree.
Una sporca guerra, condotta con impiego di mezzi enormi in termini di truppe, armamenti e tecnologie. Si applica la già nota strategia di “guerra a bassa intensità”, ma di altissima intensità sono i crimini efferati quotidianamente perpetrati.

In questi anni, centinaia di combattenti e dirigenti, sindacali, politici e rivoluzionari sono stati massacrati nei famigerati “falsi scontri”, decine di migliaia gli adivasi, contadini, operai, donne, studenti, giovani musulmani, intellettuali, attivisti dei diritti umani e delle nazionalità oppresse che sono stati arrestati e restano incarcerati senza processo, tutti invariabilmente marchiati come “maoisti” o “terroristi”. Queste Operazioni repressive hanno trasformato l’intero subcontinente della “più grande democrazia del mondo” in una “prigione dei movimenti popolari”.

Ulteriori migliaia di paramilitari, agenti di polizie e milizie private hanno mano libera nei loro attacchi al popolo. Significa mobilitazione reazionaria delle organizzazioni di massa “zafferano” e normalizzazione e “zafferanizzazione” dell’educazione e della cultura. 

Ogni giorno di più l’intero subcontinente, non solo i territori in cui agiscono e combattono i rivoluzionari maoisti, diventa terreno di azione delle forze statali e della loro violenza impunita. In ultima istanza il bersaglio non sono più solo i “maoisti”, i “terroristi” e le masse tribali da questi “strumentalizzate”, ma ogni opposizione organizzata, ogni singola voce che si opponga allo “sviluppo” dell’India come nuova potenza internazionale. Il regime di Modi proietta anche a livello internazionale, con pressioni ai governi occidentali perché fermino e colpiscano la solidarietà che a livello mondiale è cresciuta contro Green Hunt e la repressione di stato e a sostegno della guerra popolare, mobilitandosi in azioni in decine di paesi in tutto il mondo.

Per tutte queste ragioni lanciamo una Giornata Internazionale di Solidarietà che chiamiamo a organizzare con azioni presso ambasciate, consolati e altre istituzioni governative indiane, con presidi, proteste e conferenze stampa che chiedano a gran voce la fine della “guerra al popolo”, per opporre una nuova fase  della solidarietà internazionale, smascherare e ribattere le menzogne e l’arroganza del regime braminico fascista indù di modi e i suoi padrini imperialisti.

Anche su questo sono a disposizione di tutti quanti raccoglieranno l’appello molti materiali di informazione, agitazione e propaganda utili nella preparazione e svolgimento delle iniziative.
Richiedeteli a csgpindia@gmail.com

Libertà per i prigionieri politici nel mondo

 





venerdì 19 giugno 2020

LIBERAZIONE IMMEDIATA PER SAIBABA E GLI ATTIVISTI PER I DIRITTI UMANI ARRESTATI DAL GOVERNO MODI - LETTERA AL MINISTRO DEGLI ESTERI SPAGNOLO


Lettera al Ministro degli Esteri dello Stato spagnolo per chiedere l'immediata liberazione di GN Saibaba e dei difensori dei diritti umani Varavara Rao

Quindici attivisti sociali e sindacalisti della città di La Coruña (Galiza), come Xosé Portela, Carmela Iglesias, Manolo Monge e Adolfo Naya, inviano una lettera al Ministro degli Affari Esteri dello Stato spagnolo Arancha González Laya, per chiedere che il Ministero degli Affari Esteri prenda tutte le misure appropriate per l'immediata liberazione del professor GN Saibaba, nonché di altri difensori dei diritti umani che subiscono repressione in India, come Surendra Gadling, Sudha Bharadwaj, Varavara Rao, Vernon Gonsalves, Arun Ferreira, Shoma Sen, Sudhir Dhawale, Rona Wilson e Mahesh Raut.

LIBERTA' IMMEDIATA E INCONDIZIONATA PER SAIBABA, LETTERA DELLA FAMIGLIA



Lettera della famiglia di G.N. Saibaba:

Le condizioni di salute di G.N. Saibaba nella prigione centrale di Nagpur sono in condizioni abissalmente gravi. La sua richiesta di libertà condizionale è stata respinta dall'Alta Corte citando che la famiglia di suo fratello vive in una zona di contenimento COVID, ma questa informazione non è vera.
La casa di suo fratello non si trova in nessuna zona di allarme rosso. Il caldo estivo di Nagpur ha portato le sue condizioni immunitarie e di salute a un minimo da sempre e non c'è rimedio. Di recente, il carcere ha respinto la richiesta del Dr. Saibaba di persone che potessero aiutarlo, poiché non può fare nulla da solo a causa della sua disabilità al 90% e non funzionale di entrambe le mani. Non può nemmeno andare in bagno, prendersi cura delle sue necessità quotidiane, passare dal letto alla sedia a rotelle, ecc. senza aiuto.
Quando l'Alta Corte ha respinto le sue precedenti domande di cauzione, è stato affermato che gli erano stati assegnati due aiutanti dedicati a prendersi cura dei suoi bisogni in quanto portatore di handicap fisici, ma questi aiutanti erano solo altri condannati che aiutavano per la loro buona volontà. Le autorità della prigione non hanno assegnato altro personale per aiutarlo. Le due persone che lo stavano aiutando non vogliono continuare a farlo, a causa delle loro proprie condizioni. È stato lasciato solo, a marcire nel suo letto dove non può nemmeno muoversi, senza alcun aiuto. Il Dr. Saibaba ha fatto domanda alle autorità, richiedendo un nuovo aiutante, e la sua richiesta è stata apertamente respinta.
Attualmente ha avuto diversi svenimenti e non è in grado di piegare le dita e mantenere una presa. Ha avuto dolori al petto tre volte, ma non lo portano in ospedale da marzo. Le autorità sembrano aver dichiarato che non tenteranno di salvarlo e lo lasciano morire. In questa condizione, noi, la famiglia di G.N. Saibaba chiede alle autorità giudiziarie di essere giuste e corrette e di proteggere la sua vita e i suoi diritti fondamentali concedendogli la cauzione così da potergli dare assistenza medica e ripristinare un po' di dignità della vita.
Facciamo appello a tutti gli attivisti per i diritti umani, alle varie organizzazioni, a quelle per le persone con disabilità e alla società civile a far sentire alta sinceramente la propria voce per il rilascio del Dr. G N Saibaba.
25 maggio

mercoledì 17 giugno 2020

LA MOGLIE DI VARAVARA RAO SCRIVE E CHIEDE LA SUA LIBERTA' IMMEDIATA


GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE

P Hemalatha: "Rilasciare subito Varavara Rao!"

Tramite la polizia locale di Chikkadapalli abbiamo scoperto venerdì alle 20.30 che le condizioni di salute di Varavara Rao erano precarie e che è stato trasferito all'ospedale JJ di Mumbai dalla prigione di Taloja. Ci dissero che avevano ricevuto una breve informazione dalla polizia di Pune e non erano a conoscenza di ulteriori dettagli.
Poi, dopo tre-quattro ore di estenuanti ansie e domande, siamo venuti a sapere che Varavara Rao è svenuto giovedì sera in prigione, è stato trasferito in ospedale e entro venerdì sera tutti i parametri vitali erano tornati normali. Un bollettino sanitario dell'ospedale JJ e una comunicazione ufficiale per i media erano di dominio pubblico. Poi, è apparsa un'altra notizia che era stato ricoverato in ospedale nel carcere di Taloja per tre giorni e poi trasferito all'ospedale JJ. In queste varie notizie, non sappiamo quale contiene quanta verità e dà l'esatta condizione di salute. Nel frattempo, la dichiarazione dei funzionari di polizia dello Stato del Telangana secondo cui avrebbero organizzato la visita della famiglia a Mumbai, è molto più preoccupante.

Da parte mia, in questo momento non sono in grado di viaggiare a Mumbai dato che ho 72 anni, non sono in buona salute e sono in condizioni di forte stress per ciò che è successo nelle ultime 12-14 ore in particolare e 18 mesi in generale. Comunque, è in corso un tentativo legale per ottenere il permesso per la famiglia di incontrarlo a Mumbai. Se il tribunale concede il permesso, i nostri familiari andrebbero a Mumbai a fargli visita in ospedale. È sufficiente che il governo conceda le autorizzazioni necessarie nel contesto di Covid-19 e noi ci prepareremo per il viaggio.

In questo contesto, chiedo al governo centrale e ai governi statali di Maharashtra e Telangana quanto segue:
1. Consentire ai familiari di conoscere lo stato reale delle condizioni di salute di Varavara Rao, è necessario organizzare immediatamente una videoconferenza con la sua presenza.
2. Dato che Varavara Rao ha già subito 18 mesi di incarcerazione con accuse inventate e senza alcun processo, dovrebbe essere rilasciato immediatamente su cauzione.
3. Se la notizia della perdita di sensi è vera, è necessario avviare una visita medica completa per scoprirne i motivi.
4. Aveva problemi di salute preesistenti come ragadi, ingrossamento della prostata, malattia coronarica, edema, ipertensione, acidità, emicrania da senusite, e perciò deve essere sottoposto immediatamente a una visita medica approfondita da parte di un team di medici esperti su quale di questi motivi o qualsiasi altra nuova ragione ha portato alla presente emergenza.
5. Il Ministero degli interni dell'Unione dovrebbe intervenire presso la NIA (Polizia antiterrorismo) che ha agito in modo particolarmente vendicativo contro Varavara Rao e i suoi co-accusati. Il Vice Ministro degli Interni G Kishan Reddy, che è lui stesso una persona di provenienza e che parla Telugu, dovrebbe assumersi questa responsabilità.
6. Poiché il poeta rivoluzionario di fama mondiale Varavara Rao ha preso parte al movimento Telangana sin dal 1969 come degno figlio del Telangana, è responsabilità del governo del Telangana prendersi cura della sua salute, benessere e sicurezza.

P Hemalatha, 72 anni (moglie di Varavara Rao)
30 maggio 2020

martedì 16 giugno 2020

LIBERTA' PER SAIBABA VARAVARA RAO E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA


GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
Un gruppo di intellettuali di diversi paesi ha presentato una petizione al governo dell'India per rilasciare il Dr. G N Saibaba e Varavara Rao

Oltre 130 noti intellettuali di tutto il mondo hanno fatto appello al Presidente dell'India e al Presidente della Giustizia dell'India per la liberazione del professor G.N. Saibaba e l'attivista Varavara Rao che si trovano nelle carceri del Maharashtra in mezzo all’esplosione del COVID-19.
Tra i firmatari vi sono alcuni intellettuali famosi come Noam Chomsky, Judith Butler, Partha Chatterjee, Homi K. Bhabha, Bruno Latour, Gerald Horne e Ngũgĩ wa Thiong’o. In una dichiarazione, hanno detto, "Il professor Saibaba dell'Università di Delhi è disabile al 90% con la sindrome post-polio. Nonostante la sua disabilità, rimane instancabile attivista per la giustizia sociale e un impegnato difensore dei diritti umani. È stato implicato in un processo costruito ad arte in cui si sosteneva che stava ‘facendo la guerra contro lo stato’. È in prigione da tre anni”.
La dichiarazione afferma inoltre che il poeta Varavara Rao, ottantenne, è un noto intellettuale e fervido attivista per i diritti civili. “Negli ultimi 60 anni ha dimostrato un fermo impegno nel lavorare per gli oppressi. Negli ultimi 18 mesi è stato in prigione, in attesa di processo. Molti studiosi internazionali e acclamate organizzazioni come PEN International hanno chiesto il suo rilascio", si legge nella nota.
Nel marzo 2017, un tribunale di Gadchiroli ha condannato Saibaba e altre quattro persone, tra cui un giornalista e uno studente della JNU, per legami con i maoisti e per attività che consistono nello scatenare una guerra contro il paese ai sensi del rigoroso Unlawful Activities Prevention Act (Legge contro le attività illecite - UAPA). A seguito della condanna, Saibaba è stato portato nella prigione di Nagpur.
Nel frattempo, Varavara Rao è stato arrestato per il collegamento Elgar Parishad-Maoisti che è stato trasferito al National Investigation Agency dal Centro. Il caso si riferisce a presunti discorsi incendiari fatti alla riunione di Elgar Parishad tenutosi a Pune il 31 dicembre 2017, che, secondo la polizia, ha scatenato la violenza il giorno successivo vicino al memoriale di guerra di Koregaon-Bhima. La polizia di Pune ha anche affermato che la riunione era sostenuta dai maoisti.
Ecco la dichiarazione completa:
Noi sottoscritti, facciamo appello per la liberazione di noti intellettuali e attivisti per la giustizia sociale, Prof. G.N. Saibaba e Varavara Rao, che sono imprigionati per processi costruiti ad arte e vulnerabili all'infezione da COVID-19 nelle prigioni sovraffollate del Maharashtra.
Il professore indiano G.N. Saibaba sta attualmente languendo in prigione in India senza accesso a cure mediche adeguate o alla sua sedia a rotelle. Il professor Saibaba è disabile al 90% con la sindrome post-polio e tuttavia le autorità della prigione si sono sempre rifiutate di fornirgli assistenza durante gli spostamenti, anche per le funzioni corporee fondamentali come andare in bagno. Soffre di una serie di disturbi potenzialmente letali (tra cui pancreatite acuta, complicanze cardiache, ipertensione, calcoli alla cistifellea, svenimenti e altro) e ha perso gran parte del funzionamento di entrambe le mani da quando è stato imprigionato. La continua negligenza delle autorità della prigione è in realtà una condanna a morte durante la pandemia di COVID-19. Chiediamo al governo indiano di rilasciare immediatamente il professor G.N. Saibaba dalla prigione su cauzione per motivi sanitari in modo che possa ricevere cure mediche adeguate ed essere protetto dall'epidemia di Coronavirus.
Il professor Saibaba è stato sequestrato e arrestato il 9 maggio 2014 mentre lasciava il campus dell'Università di Delhi. La polizia ha affermato di aver trovato documenti e corrispondenza che presumibilmente dimostrano i suoi legami con il PCI (maoista), un partito politico vietato in India. Tuttavia, nei procedimenti giudiziari contro Saibaba, gli accusatori non sono stati in grado di produrre prove chiare di questa accusa o dell'accusa di "condurre una guerra contro lo stato". Commentando la condanna, Amnesty International ha dichiarato che "ritiene che le accuse contro G. N. Saibaba siano fabbricate ad arte e che il suo processo non abbia soddisfatto gli standard internazionali di equo processo". Indipendentemente dalla credibilità o meno del processo e della condanna, il professor Saibaba ha diritto a cure mediche adeguate e cauzione per motivi sanitari. Ora che il Coronavirus si sta diffondendo come un incendio nel sistema carcerario indiano, questa condanna a vita potrebbe benissimo diventare una condanna a morte.
Il professor Saibaba è confinato su una sedia a rotelle poiché soffre di sindrome post-polio, che inibisce l'uso delle gambe. Nonostante la sua disabilità, rimane un instancabile attivista per la giustizia sociale e un impegnato difensore dei diritti umani. Un recente rapporto di Scholars at Risk ha osservato che Saibaba ‘ha collaborato con attivisti e movimenti per indagare e lottare contro le multinazionali e aziende nazionali, che estraggono risorse dalla regione a spese dell'ambiente e dello sfollamento delle comunità indigene". Molti, incluso la scrittrice di fama internazionale Arundhati Roy, hanno ipotizzato che il professor Saibaba sia stato arrestato a causa del suo attivismo e della sua coraggiosa difesa dei diritti umani degli oppressi.
Inoltre, le autorità della prigione non gli hanno permesso di inviare o ricevere lettere nella sua lingua madre, il Telugu. Anche quando sua madre si è recata a trovarlo, insistettero che lui le parlasse solo in inglese, nonostante il fatto che lei non parlasse inglese. Ora la madre è sul letto di morte, in lotta contro il cancro terminale, mentre suo figlio languisce in prigione, un prigioniero politico cui viene negata l'assistenza medica e la possibilità di comunicare con molti dei suoi cari.
I tribunali hanno negato la recente domanda di libertà condizionale di Saibaba durante questa pandemia. Sostenevano che suo fratello (con il quale sarebbe rimasto se rilasciato) viveva in una zona di contenimento COVID-19; ma, questo non è vero. Inoltre, sembra probabile che sia maggiormente a rischio di contrarre il COVID-19 in prigione.
Ora il professor Saibaba si trova in prigione, perde frequentemente conoscenza ed è incapace persino di andare in bagno senza assistenza, cosa che gli viene regolarmente negata. Siamo profondamente turbati dalla crudeltà con cui il governo indiano e il sistema giudiziario stanno trattando Saibaba. Poiché i suoi carcerieri hanno ripetutamente dimostrato la loro incapacità o riluttanza a fornirgli adeguate cure mediche, e poiché il Coronavirus si sta diffondendo attraverso il sistema carcerario indiano, abbiamo sottoscritto la richiesta di rilascio immediato del Professor G.N. Saibaba dalla prigione.
Il poeta ottantenne Varavara Rao è un eminente intellettuale e fervido attivista per i diritti civili. Negli ultimi 60 anni ha dimostrato un fermo impegno nel lavorare per gli oppressi. Nel corso dei decenni, lo stato indiano ha cercato di mettere a tacere la sua voce coinvolgendolo in molti processi costruiti ad arte. Negli ultimi 45 anni, sono stati montati contro di lui 25 “casi”. Ha trascorso circa 8 anni in prigione in attesa del processo, ma è stato assolto in tutti i casi precedenti. Nel novembre 2018, Varavara Rao è stato nuovamente arrestato, questa volta come parte della repressione a livello nazionale degli intellettuali ben noti al pubblico da parte del governo Modi in relazione al famigerato caso Bhima Koregaon. Attualmente è imprigionato nel carcere di Taloja, Navi Mumbai nel Maharashtra, in attesa di processo. Molti studiosi internazionali e acclamate organizzazioni come PEN International hanno chiesto la sua liberazione.
Anche dopo 18 mesi di custodia giudiziaria, non sono state presentate accuse contro di lui. È importante notare che il Maharashtra è stato identificato come l'epicentro dell'epidemia di Coronavirus in India. Inoltre, il governo ha ammesso in un caso di “Contenzioso di interesse pubblico” (PIL) presso l'Alta corte di Mumbai che un detenuto è morto di recente per COVID-19 nella prigione di Taloja. Nel contesto della pandemia da COVID-19, Varavara Rao, che soffre di molteplici disturbi di salute, si trova in una condizione sanitaria molto vulnerabile.
Di recente, il 28 maggio 2020, Varavara Rao è svenuto in prigione ed è stato ricoverato all'ospedale JJ di Mumbai, quando le sue condizioni sono diventate critiche. Il governo ha risposto sconsideratamente ed è stato rimandato in prigione il 1° giugno 2020 dopo un trattamento preliminare per stabilizzare le sue condizioni. Il governo non ha nemmeno permesso ai membri della sua famiglia di fargli visita in ospedale o di parlargli al telefono. Data questa situazione inquietante, la moglie di Varavara Rao ha presentato una petizione presso il tribunale della National Investigation Agency (NIA) per rilasciarlo su cauzione. Ma il tribunale ha rifiutato di rilasciarlo. Tuttavia, l'articolo 21 della Costituzione indiana garantisce il diritto alla vita a tutti i cittadini, compresi i prigionieri.
Considerando il deterioramento delle condizioni di salute di G.N. Saibaba e Varavara Rao e lo scoppio del COVID-19 nelle carceri, crediamo fermamente che esista un potenziale pericolo per la loro vita. Facciamo appello affinché vengano rilasciati immediatamente su cauzione per ristabilire il loro diritto alla vita.

lunedì 15 giugno 2020

LIBERTA' PER VARAVARA RAO E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA


GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE
Il 28 agosto 2018, viene arrestato Varavara Rao, noto intellettuale e poeta, insieme a Vernon Gonzalves, Arun Ferriera, Gautam Navalakha e Sudha Bhardwaj (dopo che dal 6 giugno erano già iniziati arresti di intellettuali in tutto il paese da parte della polizia di Pune); sono stati prelevati dalle loro abitazioni, imputando anche a loro, la stessa accusa di cospirazione contro il primo ministro. La polizia ha fatto irruzione anche nelle case dei Prof. Anand Teltumbde (a Goa), K.Satyanarayana, dei giornalisti Kranthi e Kurmanath (Hydeabad) e di padre Stan Swamy (Ranchi). 
I veri responsabili delle violenze del 1° gennaio 2018 a Bhima Koregaon (Shambhaji Bhide, che Narendra Modi chiama Guruji e Milind Egbote), non sono mai stati toccati dalla polizia di Pune e il governo del Maharashtra e oggi circolano liberi.
Lo stesso giugno, attraverso media compiacenti, la polizia ha iniziato a far circolare l’ipotesi di complotto, affermando di aver recuperato dai portatili di Rona Wilson e altre lettere compromettenti e che ne provavano la partecipazione a un complotto con i maoisti per assassinare il primo ministro, Narendra Modi e fare guerra allo stato indiano.
L’accusa contro questi intellettuali per un presunto complotto per uccidere Narendra Modi è una delle più grandi frodi propinate al popolo dell'India. Stanno cercando di mettere a tacere le voci vive del dissenso, con gli agguati mortali contro persone come Dabholkar, Pansare, Kalburgi, Gauri Lankesh, il tentato assassinio di Omar Khalid, la condanna di attivisti come GN Sai Baba e gli altri, Murugan, Chandrasekhar, Azad Ravan e infine con l'attuale ondata di arresti e incriminazioni per UAPA e leggi anti-sedizione.
Tutti questi intellettuali, dal dott. Vinayak Sen e Sony Sori a Saibaba e Varavara Rao, Sudha Bharadwaj e gli altri sono attivisti per i diritti democratici e intellettuali rivoluzionari che hanno dedicato la vita a difendere i diritti degli oppressi - dalit, Adivasi, minoranze, donne, lavoratori, contadini - e il loro diritto di organizzarsi e mobilitarsi per i propri diritti. È questo attivismo che l'attuale regime fascista di Modi e Shah vuole fermare.
E infatti, dopo avere ottenuto gli arresti domiciliari, il poeta e intellettuale maoista, di 78 anni, Varavara Rao è stato arrestato di nuovo a novembre dagli organismi repressivi, ad Hyderabad, per portarlo a Pune con l’accusa di legami con i maoisti.
L’arresto è avvenuto tra grande tensione attorno al suo appartamento di Gandhinagar, dove si sono riuniti tanti simpatizzanti, attivisti dei diritti umani e membri delle organizzazioni per le libertà civili, che hanno gridato slogan contro un “arresto illegale”. “Condanniamo energicamente la brutale repressione contro gli attivisti per i diritti umani e democratici”.
“L’arresto di Varavara Rao è totalmente incostituzionale e illegale”, ha affermato l’attivista per i diritti civili e avvocato V Raghunath. I membri della famiglia Rao, compreso sua moglie Hemalatha, si sono precipitati quando la polizia di Pune lo ha obbligato a salire su un veicolo.
È evidente l’accanimento delle autorità reazionarie contro coloro che senza alcuna prova vengono descritti come Naxaliti Urbani legandoli ad un supposto complotto contro il premier Modi.

LIBERTA' PER SAIBABA E TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA

GIORNATA INTERNAZIONALE DI MOBILITAZIONE


Il 7 marzo 2017, il Professor G N Saibaba della Delhi University è stato condannato all’ergastolo con altri 5 imputati, ma è da 6 anni oramai che il Professor Saibaba marcisce nelle galere dell’India. Tutto questo vale tanto più in tempi di coronavirus, in cui le condizioni di salute dei prigionieri sono destinate a peggiorare.
Ripercorriamo brevemente la storia della sua incarcerazione e condanna.
Nel 2013 la polizia del Maharashtra perquisì illegalmente per due volte l’abitazione del dottor Saibaba con la falsa motivazione di “ricettazione di oggetti rubati”, sequestrò supporti informatici senza registrarli e sigillarli come impone la procedura legale.
Nell’aprile 2014 lo stesso professore, disabile al 90% e costretto su sedia a rotelle, fu sequestrato e incarcerato, accusato secondo la legge di “prevenzione delle attività illegali” (UAPA) insieme ad altri 5, il giornalista e attivista Prashant Rahi, lo studente Hem Mishra e gli adivasi Pandu Narote, Mahesh Tirki e Vijay Tirki.
Per due anni è stato detenuto in attesa di giudizio nella prigione centrale di Nagpur, dove gli sono state sistematicamente negate le più elementari strutture necessarie a una persona nelle sue condizioni, le terapie e l’assistenza medica necessaria, causando un drammatico peggioramento della sua salute, come riconosciuto dalla la Corte Suprema indiana che nell’aprile 2016 gli ha concesso la libertà su cauzione.
Da allora fino alla vigilia della sentenza Saibaba è stato prima ricoverato in terapia intensiva, sottoposto a cure per problemi cardiaci, calcoli alla cistifellea, pancreatite e ipertensione arteriosa, a fisioterapia per le varie complicazioni ortopediche provocate dalle inumane condizioni di prigionia, dimesso per prepararsi a un intervento urgente di rimozione della cistifellea.

sabato 16 maggio 2020

Il fascismo indù di Modi al tempo del coronavirus: diritti negati e islamofobia, fame, disoccupazione, morti e malattie in un’intervista alla scrittrice Arundhati Roy


La riposta in atto a tutto questo è la guerra popolare in corso guidata dal Partito Comunista dell’India (Maoista)

dal Manifesto 
Arundhati Roy, voce dal silenzio
Intervista. L'autrice indiana di «Il dio delle piccole cose», attivista politica dei diritti umani, racconta il suo paese durante la quarantena

Arundhati Roy

EDIZIONE DEL16.05.2020
 Rapido bilancio di un lockdown che in India, date le dimensioni, è stato anche il più grande del mondo. L’impressionante esodo non è mai finito e chissà quando si concluderà, anche oltre la prevista data di riapertura, il 17 maggio. Il viaggio della dis/peranza, il ritorno a casa di centinaia di milioni rimasti senza alcun futuro nelle città dopo l’improvviso annuncio del confinamento il 24 marzo scorso, è semplicemente continuato, a piedi, in bicicletta, aggrappati ai camion, infinito serial di emergenze, finalmente visibili su tutti i canali TV anche per i ceti provvisti di casa in cui confinarsi. Alle prime scene di moltitudini in fuga, è seguita la chiusura dei confini tra alcuni stati, e le soluzioni di fortuna gestite da varie autorità: ricoveri, tendopoli, marciapiedi, distribuzione del rancio con la faccia del Primo Ministro Modi stampata sopra, o direttamente col mestolo dai pentoloni, tutti in fila e distanziati. Lockdown quindi più potenzialmente infettivo che altro, come sarebbe stato ovvio prevedere.
Incredibile ma vero, i primi treni ‘organizzati’ intra-stati, si sono resi disponibili solo il primo di maggio, festa del lavoro che in India l’anno scorso registrò cortei letteralmente oceanici, e che quest’anno ha coinciso con la fine di tutto, lavoro compreso, e compreso anche quello nei campi nonostante sia questo il tempo dei raccolti. Lo scenario immediatamente successivo sarà di fame, penuria alimentare su tutti i fronti, classi abbienti comprese. E tra tutti, l’episodio più sconvolgente si è verificato settimana scorsa lungo una certa linea ferroviaria che collega il Maharashtra con il Madhya Pradesh: 16 camminanti falciati via nel sonno da un treno merci. Si erano accasciati esausti sulle rotaie dopo ore di marcia sotto il sole, contavano di riprendere prima dell’alba e invece non hanno neppure sentito la sirena del treno che cercava di frenare, in rete le foto di quel che resta, ciabattine di plastica, sparsi chapati, stracci. In compenso le cifre del contagio restano basse, 67.700 in tutto, con neanche 2.500 decessi (meno di quelli registrati in US nella sola giornata del 6 maggio).