“Voglio assicurare al popolo indiano che entro il 31 marzo 2026 l'India sarà libera dal naxalismo. Coloro che sognano di creare un Corridoio Rosso da Tirupati a Pashupati [dal sud al nord! ndr] saranno completamente sconfitti e le nostre forze di sicurezza ristabiliranno il pieno controllo.”
Questo è stato ripetuto da Amit Shah, il ministro degli interni dell’India “Intervenendo alla celebrazione del 57° anniversario della Central Industrial Security Force a Cuttack”. (https://www.thehindu.com/news/national/amit-shah-reiterates-commitment-to-eliminate-maoism-by-march-31/article70710822.ece)
Ma il 31 marzo si avvicina e non sembra che il proposito del duo fascista indù Modi-Shah possa andare in porto, ed è per questo che hanno deciso di accentrare tutte le operazioni di repressione finora messe in atto dal governo, mettendolo nero su bianco in un documento chiamato Prahaar, che è un lungo acronimo dei vari aspetti di questa politica.
Ne hanno parlato naturalmente i mezzi di informazione indiani ma anche linkiesta.it vi ha dedicato un lungo e dettagliato articolo da cui traiamo alcuni pezzi.
Si tratta, dice l’articolo, di “una dottrina completa di contrasto al terrorismo, con l’obiettivo di coordinare le diverse strutture statali e adattare gli strumenti di sicurezza alle nuove forme di minaccia.” La “minaccia” di cui si parla ma che non viene esplicitamente citata è quella ricordata invece da un attento articolo del febbraio scorso di un quotidiano giapponese online: “Secondo l'ex Primo Ministro Manmohan Singh, si tratta della "più grande sfida alla sicurezza interna" che l'India abbia "mai dovuto affrontare" (https://www.japantimes.co.jp/)
“Prahaar – continua Formiche - rappresenta il tentativo di trasformare l’approccio indiano da una gestione episodica delle crisi a un sistema permanente di prevenzione: non più uno strumento che risponde agli attacchi, ma uno che cerca di impedirli. In un contesto globale in cui il terrorismo assume forme sempre più ibride e transnazionali, questo tipo di integrazione tra intelligence, tecnologia, cooperazione internazionale e resilienza istituzionale diventa una componente centrale della sicurezza nazionale.”
La sottolineatura della “resilienza istituzionale” meriterebbe un articolo a sé! Ma qui mettiamo in evidenza il fatto che il governo fascista coglie l’occasione per riorganizzare tutta la sua strategia contro la ribellione delle masse popolari, soprattutto di quelle adivasi delle foreste, ma anche delle crescenti proteste delle città, dai lavoratori agli studenti universitari che Modi chiama “Urban maoists” mettendo insieme “un maggiore coordinamento tra il National Investigation Agency (NIA), l’Intelligence Bureau, le agenzie di sicurezza statali e le forze armate, creando meccanismi più strutturati di condivisione delle informazioni.”
Si tratta di organismi tutti già fortemente impegnati da anni nella sanguinosa repressione che ha portato a tante uccisioni e assassini a sangue freddo travestiti da scontri armati da parte dell’esercito e della polizia, ad arresti sempre più frequenti in tutti gli ambiti, dalle foreste alle città, alla creazione di campi di concentramento per gli sfollati con la forza dai villaggi, a torture di uomini e donne nel tentativo disperato di spezzare la forza ideologica che guida la ribellione, ma a quanto pare tutto questo non è bastato tanto che adesso vengono riunite in un unico centro per accrescerne il potenziale.
Da qui il documento di 9 pagine che riserva grande attenzione “alle nuove tecnologie. Il documento identifica come prioritarie le minacce emergenti legate alla radicalizzazione online, all’uso di piattaforme criptate, ai droni impiegati per il trasporto di armi o esplosivi e ai flussi finanziari che transitano attraverso criptovalute o sistemi informali. Viene inoltre rafforzato il monitoraggio dei flussi di finanziamento del terrorismo e la cooperazione internazionale nel campo dell’intelligence finanziaria.”
E quando si parla di nuove tecnologie legate alla repressione non si può che parlare dell’entità nazisionista di Israele. Sono decenni oramai che l’India e Israele hanno rapporti militari e Modi e Netanyahu si sono incontrati ancora a febbraio scorso per rafforzare questi legami. Tutte le armi che Israele fornisce (aerei, droni, bombe… mezzi di sorveglianza) che l’India paga a suon di dollari (9 miliardi gli ultimi acquisti), vengono usate dal fascista Modi contro il proprio popolo: questo “interscambio” rende Modi complice del genocidio palestinese, mentre per i nazisionisti israeliani non è affatto un problema essere complici dei massacri del popolo indiano.
Questa nuova iniziativa del fascismo hindutva di Modi che approfondisce e renderà ancora più brutale il massacro in atto del popolo indiano, rafforza la necessità della solidarietà e della mobilitazione a sostegno delle popolazioni adivasi dell’India e della guerra popolare in corso diretta dal Partito Comunista dell’India (Maoista) incubo della classe dominante indiana.
È per questo che la Campagna Internazionale di Emergenza contro l’Operazione Kagaar fa appello e chiama tutti i compagni e le organizzazioni solidali a partecipare al mese di azione contro l'Operazione Kagaar nel marzo 2026.
Il 28 marzo 2026 si terrà a Zurigo una manifestazione internazionale in solidarietà con il movimento rivoluzionario in India.
Oggi più che mai è importante prendere una posizione chiara. L'Operazione Kagaar deve essere fermata. I massacri della popolazione Adivasi devono essere fermati. Tutti i prigionieri politici in India devono essere rilasciati immediatamente. Il sostegno imperialista al regime indiano deve cessare.
La lotta dei rivoluzionari indiani è la nostra lotta. La loro fermezza è un appello a tutti noi a rafforzare la solidarietà internazionale e promuovere la lotta comune contro l'imperialismo, il fascismo e l'oppressione.
STOP OPERAZIONE KAGAAR!
LIBERTÀ PER TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI
VIVA LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE
SOLIDARIETÀ CON LA GUERRA POPOLARE IN INDIA

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