giovedì 1 ottobre 2026

La Giornata Internazionale di Solidarietà e Lotta lanciata dal Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (ICSPWI) del 26 settembre, si è sviluppata in Italia in 9 città da Nord a Sud toccando vari settori in lotta.

 La giornata fa parte di una campagna internazionale prolungata lanciata nel marzo 2025 che sta toccando molti paesi in tutti i continenti, in particolare in questa congiuntura in cui mentre il regime fascista hindutva di Modi dichiara che la guerra di popolo diretta dal Partito Comunista dell'India (Maoista) è stata sconfitta militarmente tramite la genocida operazione militare Kagaar, in tutta la federazione indiana sono esplose decine e decine di proteste contro l'operazione Kagaar stessa e i brutali massacri delle popolazioni adivasi, contro gli omicidi illegali di compagni e guerriglieri assassinati in falsi scontri, contro le detenzioni di compagni maoisti ma anche attivisti democratici e progressisti che protestano contro tutto cio'.

Inoltre in India si sviluppano movimenti di protesta di massa contro il regime hindutva di Modi, uno su tutti l'enorme movimento studentesco autodefinitosi degli "scarafaggi", che è riuscito a far dimettere il ministro dell'istruzione.

Dopo questa vittoria assistiamo ad altre lotte nel campo dell'istruzione di collettivi studenteschi rivoluzionari come il Revolutionary Students' Front (RSF) o  il Baghat Singh Student Morcha che legano le lotte studentesche (come la repressione poliziesca nei campus universitari, l'ingerenza di gruppi estremisti indù legati direttamente al primo ministro, la corruzione in generale) alle battaglie rivoluzionarie, non ultima quella contro la pena di morte per i cosiddetti "Janagha 10" ovvero 10 compagni del PCI (Maoista).

Il mese scorso il regime di Modi ha quindi dichiarato che adesso la "guerra" si sposta dalle foreste alle città e l'obiettivo sono quelli che lui ha definito i "dimagi naxals" ovvero gli intellettuali naxaliti (maoisti).

Questa etichetta comprende tutti gli attivisti, non solo rivoluzionari, ma anche democratici e progressisti che osano denunciare e sfidare l'attuale regime hindutva di Modi che procede spedito verso l'hindustificazione della società indiana schiacciando tutti i movimenti di liberazione nazionale presenti, tutte le altre confessioni religiose e chiunque dissenta.

Sul piano esterno il regime hindutva in primo luogo salda la sua alleanza ideologico/strategica con l'altro regime genocida per eccellenza ovvero quello sionista, continua ad essere baluardo al servizio dell'imperialismo yankee per contenere l'espansione cinese in sud Asia, dall'altro collude con l'altro campo imperialista rappresentato da Russia e con lo stesso socialimperialismo cinese tramite l'alleanza economica dei BRICS per portare avanti il proprio piano di "sviluppo" interno verso un capitalismo non più dipendente (burocratico-compradore) ma compiuto (imperialista).

Tutto cio' e altro è stato portato nelle piazze e sui luoghi di lavoro in Italia dove la campagna si è sviluppata, inoltre in tutte queste iniziative è stato diffuso l'ultimo documento del PCI (Maoista) – Comitato del Nord "Celebrate the 22rd anniversary of the party’s formation everywhere with revolutionary zeal and enthusiasm!". Segue report.

mercoledì 30 settembre 2026

Sulla giornata internazionale di solidarietà e lotta con le masse indiane del 26 settembre

Il 26 settembre, è stata la giornata internazionale di solidarietà e lotta con le masse indiane in armi e in lotta in questo Paese. È stata una giornata dedicata innanzitutto ai prigionieri politici nelle carceri indiani. L'India è il Paese con il maggior numero di prigionieri politici nel mondo. Se ne contano oltre diecimila e sono arrestati per mille ragioni perché dipendono da mille lotte contro il regime di Modi, che è un regime fascista, alleato e a servizio dell'imperialismo mondiale. E quando si dice imperialismo mondiale vuol dire che il regime di Modi è a servizio innanzitutto dei Paesi imperialisti della sua stessa natura, quelli più reazionari e fascisti, in particolare Trump e l'imperialismo americano e il regime sionista genocida israeliano di Netanyahu, ma anche dei regimi reazionari nei Paesi imperialisti, Modi è anche grande amico e alleato del governo moderno fascismo della Meloni. Ma Modi e il suo regime sono al servizio e legati ad altri Paesi imperialisti: la Russia imperialista con la quale mantiene rapporti militari e economici legati in gran parte ai problemi delle fonti di energie e non solo. Lo stesso rapporto con la Cina imperialista è di collusione e contrasto, perché chiaramente l'India si considera il grande rivale in tutta l'area e della Cina, ma nello stesso tempo vuole fare come la Cina, che vuol dire seguire le vie di sviluppo capitalistico imperialistico della Cina; ma nello stesso tempo, essendo in un'area complessa di contraddizioni interimperialiste, si mantiene le mani libere per quanto riguarda le alleanze imperialiste in funzione e nella prospettiva della guerra.

Detto questo, i prigionieri politici in India sono innanzitutto coloro che sviluppano la guerra di popolo, vale a dire il gigantesco movimento che ha raccolto decine di migliaia di combattenti e milioni di masse in lotta, tanto da parlare di “Corridoio Rosso”, cioè una serie di Stati e Regioni in cui la guerra di

popolo, guidata dai maoisti, è stata considerata ed è tuttora il principale nemico del regime di Modi. La “principale minaccia interna” è stata chiamata non solo dal regime di Modi, ma dall'imperialismo americano e da tutti coloro che sono con l'India collegati.

domenica 27 settembre 2026

Le manifestazioni in diverse città in occasione della giornata internazionale di solidarietà e lotta del 26 settembre - Palermo

 

 a Palermo forte e combattiva manifestazione popolare nella giornata internazionale di solidarietà e lotta del 26 settembre

 

Comunicato 
A Palermo in una delle principali e affollate vie del centro storico, frequentata in particolare da migranti e adiacente ad una delle sedi dell’Università di Palermo è stata fatta l’iniziativa del Comitato di sostegno alla guerra popolare in India all’interno della giornata di solidarietà e di azione internazionale del 26 settembre.
Innanzi tutto protagonista è stata l’informazione, o per meglio dire la controinformazione sull’India e su ciò che succede in quel paese, che è di fatto inesistente in molteplici paesi compreso l’Italia imperialista. Molte persone che si sono fermate a guardare i cartelli/mostra, ad ascoltare gli interventi di denuncia costante al megafono o a parlare davanti al banchetto dei materiali, hanno confermato proprio questo aspetto e in diversi hanno ringraziato per aver fatto conoscere la condizione di oppressione/repressione subita dal popolo indiano, da parte del regime fascista di Modi, vedi la recente e criminale operazione Kagaar, così la riposta rivoluzionaria a tutto questo con la guerra di popolo guidata dal Partito comunista maoista dell’India, la questione dei prigionieri e prigioniere politici con l’appello a schierarsi in solidarietà per la loro libertà, la denuncia del governo fascista Meloni complice che stringe accordi economici/militari con regimi genocidari come quello di Modi, uno dei più forti alleati dello Stato nazisionista e genocida di Israele/Netanyahu, 
il migliore sostegno internazionalista al popolo indiano così come al popolo palestinese è lottare in questo paese a tutto campo contro il governo Meloni per cacciarlo. 
Dell’India ne parlano i media dei padroni e della borghesia al potere ma dal punto di vista dei loro interessi capitalisti e imperialisti e non dal punto di vista degli interessi del popolo indiano che si ribella e lotta contro una condizione di sfruttamento e oppressione pesantissima e per costruire con la lotta rivoluzionaria e la guerra popolare una società diversa non più basata sullo sfruttamento di classe. 
Il movimento in Italia in generale sottovaluta o non si interessa dell’India e di quanto accade in quel paese e questo non è un bene, è stato detto anche durante l’iniziativa, perché  solo guardando ai legami politici/economici che ci sono tra il governo Meloni e il governo indiano Modi con la sua alleanza stretta con il nazisionismo di Israele contro la Palestina e la resistenza del popolo palestinese, dovrebbe essere quasi naturale il sostegno internazionalista alla lotta, alla guerra di popolo rivoluzionaria del popolo indiano.
I compagni presenti sono stati tutti attivi nella distribuzione di centinaia di volantini dati ai passanti, tra i quali tanti immigrati (anche diversi turisti hanno voluto sapere e si sono fermati incuriositi dai pannelli).
Visto che il presidio si è tenuto anche davanti alla facoltà universitaria di giurisprudenza, ciò ha dato l’occasione di parlare anche con gruppi di studenti di diritti assolutamente negati in India per gli studenti pesantemente repressi (vedi il movimento degli Scarafaggi che ha però inferto un colpo al governo Modi costringendo alle dimissioni il ministro dell’Istruzione, la corruzione dilaga in quel ministero e non solo), diritti basilari negati ai lavoratori, contadini, alle tribù adivasi, alle donne che subiscono una violenza indicibile ma che in tantissime hanno trasformato questa violenza in leva per ribellarsi e unirsi alla guerra popolare, ma anche di diritto internazionale che in paesi come l’India o la Palestina di fatto non esistono. Apprezzato il legame portato anche con pannelli e locandine “dall’India alla Palestina”, e con i volantini diffusi. 
Sono stati diffusi due volantini in particolare, quello generale sulla situazione in India – guerra popolare e repressione del governo fascista hindutva -  e quello sulla lotta degli studenti che hanno messo in pericolo il governo Modi e costretto alle dimissioni il ministro dell’Istruzione.
Tra i materiali più importanti diffuso l’ultimo documento del PCI (maoista), mentre sul banchetto anche libri e dossier presi anche da alcuni partecipanti all’iniziativa e da alcuni passanti.


















 

a Taranto la giornata internazionale di solidarietà e lotta per l'India

la giornata si è fusa per due giorni con le iniziative contro la base navale nato e la guerra, e alla manifestazione regionale per la palestina a bari per chiudere il consolato israeliano/ 

striscioni, locandine e pannelli nella zona abitata da indiani e migranti di diversi paesi,...e non è finita prosegue con una assemblea il 29 
















La giornata internazionale di solidarietà e lotta per l'India del 26 settembre a Ravenna e al suo porto in lotta

a bologna affissione delle locandine in alcuni punti della città - non ci sono immagini

 
 Corrispondenza da Ravenna 

La voce della campagna internazionalista a sostegno della guerra di popolo in India si è fatta sentire all'assemblea di oggi a Ravenna del sindacato Usb, un'assemblea, a cui seguirà la mobilitazione del 30 ottobre che dai porti si estenda a tutti i lavoratori contro lo scaricamento dell'economia di guerra. una voce accompagnata dall'affissione della locandina, dal volantinaggio all'interno di una sala stracolma di persone e dall'intervento diretto.
Dell'India ne parlano i giornali dei padroni e i governi imperialisti ma di questa realtà non se ne occupano i movimenti, quello antimperialista, contro la guerra, della solidarietà alla Palestina, 
"e questo è un problema per noi", è stato l'esordio dell'intervento. "Voglio accendere un riflettore sull'India, sulla situazione delle masse rivoluzionarie e sul fascismo hindutva del regime di Modi.
IMEC è una tratta commerciale che collega sì Israele, l'Italia e l'Europa; ma il compagno nell'introduzione ha dimenticato di dire da dove parte: parte dall'India, stato importante per gli interessi geostrategici dell'imperialismo e che ci riguarda, riguarda l'Italia di Meloni, gli accordi commerciali del partenariato strategico e riguarda Ravenna che da marzo è entrata a fare parte di questo corridoio. 
Porti commerciali e, per quello che riguarda Ravenna, porto militare, (come dimostra la vicenda del ricorso delle dogane alla richiesta di conoscere quante armi vengono caricate/scaricate/in transito, in violazione della l. 185/90 e dell'art.11 della Costituzione) significano profitti e rafforzamento della politica estera dei governi, e nel caso di Modi significa genocidio delle popolazioni adivasi, attacchi violenti contro le minoranze, massacri, repressione contro il suo popolo, contro la guerra di popolo guidata dal Partito comunista dell'India (maoista) che è stato colpito duramente e la repressione sta continuando con arresti nelle università perchè Modi è ossessionato dall'ideologia maoista (dimagi nexal) che il Partito comunista dell'India (maoista) ha tenuto alta, in continuità con la grande rivolta di Naxalbari.
Il nostro governo è complice, Ravenna è complice, collaborazione economica e ideologia fascista comune ai governi".
Ho invitato l'assemblea a schierarsi con la guerra di popolo in India, a prendere posizione a sostegno della giornata internazionalista di solidarietà e lotta
nel video che segue tra gli interventi - quello per il compagno facente riferimento al comitato internazionale di sostegno della guerra popolare in india 

La giornata internazionale di solidarietà e lotta a Milano alla manifestazione di massa con intervento

 




Alla manifestazione, intervento alle masse partecipanti informando della giornata internazionalista a sostegno dei prigionieri politici in India, della repressione e dei legami Modi, Meloni e Netanyahu;  dentro la più generale tendenza alla guerra e il fascismo; proponendo un fronte unito contro la repressione... In alcuni passaggi i giovani presenti hanno applaudito. Al corteo sono stati distribuiti centinaia di volantini e la Dichiarazione del PCI maoista per il 22 anniversario della fondazione.

Assemblea informativa India verso la giornata internazionale di solidarietà e lotta del 26 settembre a Milano.

E’ stato fatto un breve quadro storico dalla rivolta di Naxalbari ad oggi del movimento rivoluzionario indiano e delle diverse campagne repressive scatenate con l’obiettivo di distruggere il PC dell’India e le masse adivasi in lotta per la difesa delle foreste in cui vivono dove si trovano enormi giacimenti di minerali che il governo ha svenduto alle multinazionali. In particolare, il regime Hindutva di Modi- esempio l’operazione Prahar- ha scatenato  campagne repressive   contro i rivoluzionari e le masse in lotta che hanno determinato l’attuale  stato di grave difficoltà che le masse e il partito comunista dell’India stanno attraversando. Modi ha dichiarato che l’insorgenza maoista è stata sul piano militare sostanzialmente battuta, ma questo non significa che è scomparsa. Modi  sottolinea che ora il paese, cioè il suo regime, fronteggia una nuova battaglia contro quello che viene chiamato “Dimagi naxal”, il movimento ideologico che fa riferimento al maoismo. Significa che settori significativi saranno oggetto di repressione.

Non poteva mancare il riferimento al fatto che il regime indiano è uno dei più importanti sostenitori di Netanyahu e della sua offensiva genocida in Palestina: dalla Palestina all’India: fascismo hindutva e sionismo hanno le mani sporche di sangue con il genocidio e la repressione sempre più feroce – una parola d’ordine che spiega bene il legame tra i due regimi.

Ma anche l’implementazione degli incontri  e dei rapporti commerciali tra la Meloni e Modi che ha visto lo sviluppo dell’IMEC; l’accordo di collaborazione militare. Attualmente 1.000 aziende sono reciprocamente presenti nei due paesi. E  l’India rappresenta un enorme bacino di lavoratori per l’imperialismo italiano nei settori STEM è previsto l’arrivo di 9.000 infermieri quando in Italia sono 1,3 milioni i disoccupati e circa 12 milioni gli “inattivi”.

Sono stati messi sul banchetto materiali informativi e ci si è chiesti come concretamente si possa intervenire per la difesa delle condizioni dei prigionieri e per la loro liberazione.

La giornata internazionale di solidarietà e lotta a Bergamo

La campagna India a Bergamo si è articolata in più fasi, in particolare con più momenti di propaganda con affissione dei manifesti della giornata internazionale; abbiamo iniziato a Bergamo città, poi nelle zone di Montello e in alcuni paesi vicini a forte presenza di lavoratori indiani.









 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo portato l'iniziativa dentro il movimento Palestina che aveva organizzato un presidio contro il  Ddl antisemitismo la repressione in centro a Bergamo, con una mostra per rappresentare la lotta e la solidarietà per la liberazione dei prigionieri politici dall’India alla Palestina, la campagna per fermare la pena di morte dei 10 di jhanagha, la repressione contro gli studenti e giovani del movimento di lotta degli 'scarafaggi', il sostegno al PCI maoista colpito ma che agisce per riorganizzare e riprendere la guerra popolare, la denuncia dei legami India Israele Italia politico economici militari culturali, con evidenza al corridoio Imec, la necessità della pratica  dell’internazionalismo proletario. La mostra ha colpito l'attenzione e l'interesse di compagni e studenti partecipanti al presidio.





sabato 26 settembre 2026

martedì 22 settembre 2026

10 condanne a morte per gli imputati dell'attacco di Jhiram Ghati accusati di essere maoisti

 Il fascismo indù di Narendra Modi continua la sua azione contro chiunque si opponga ai massacri degli adivasi e alla reazione 

Il tribunale speciale NIA nel distretto di Bastar, Chhattisgarh, che mercoledì ha inflitto la pena di morte a tutti e 10 i condannati nel caso dell'attacco maoista della Valle di Jhiram del 2013, rappresenta una grave violazione dei diritti umani e l'evoluzione e l'accrescersi del neofascismo all'interno della struttura giudiziaria.

Un tribunale speciale dell'Agenzia Nazionale d'Indagine (NIA) nella città di Jagdalpur, nel distretto di Bastar, mercoledì ha condannato 10 maoisti e li ha condannato alla pena di morte con l'accusa di cospirazione criminale e omicidio per il loro presunto coinvolgimento nell'attacco di Jhiram Ghati.

Nell'attacco del 2013, quadri armati del Partito Comunista dell'India (Maoista), al bando, avevano accerchiato ed eseguito un attacco contro un convoglio del Congresso, uccidendo almeno 27 persone e rischiando quasi di annientare la leadership del partito a livello statale. Fino a 38 persone erano rimaste ferite.

Il giudice della NIA Ajay Singh Rajput ha condannato gli imputati ai sensi di diverse sezioni del Codice Penale Indiano (IPC) e dell'Unlawful Activities Prevention Act. La pena di morte è stata inflitta per cospirazione criminale (120 B) e omicidio (sezione 302) del codice penale.

I 10 condannati sono Pramila Modiyam, Chaitu Lekam alias Munna, Sumita alias Punem Modiyam, Mukka Mandvi, Kosa Kavasi alias Kosaram, Aayata Markam, Madkami Deva, Joga Madkami, Banjami Sanna alias Chamru e Mahadev Nag. Un undicesimo imputato è morto durante il processo mentre altri 28, indicati nell'atto d'accusa come imputati, sono stati indicati come ricercati.

Contesto dell'azione

Va anche considerato il contesto in cui l'azione maoista fu eseguita contro il leader del Congresso, nel 2013. Per un periodo considerevole Mahendra Karma, che fu determinante nella fondazione della milizia anti-maoista dichiarata illegale Salwa Judum, sponsorizzò attacchi raccapriccianti contro tribali

inermi, infrangendo ogni aspirazione a un modo di vivere migliore. Se si concorda o meno con la propria linea politica è un'altra questione, ma l'offensiva rappresentò un attacco alla flagrante ingiustizia, mise a freno e vendicò l'oppressione brutale scatenata. Un giornale rivoluzionario punjabi, 'Surkh Rekha', anche se appartenente ad altre tendenze politiche, ne ha confermato l'importanza.

Incarcerazione

Il tribunale speciale della NIA nel distretto di Bastar del Chhattisgarh, che mercoledì ha condannato alla pena di morte tutti e 10 i detenuti nel caso dell'attacco maoista della Valle di Jhiram del 2013, in cui sono state uccise 27 persone, inclusi alti leader del Congresso, rappresenta un grave abuso della giustizia. Le dieci persone condannate a morte hanno costantemente testimoniato la loro innocenza, e le loro famiglie hanno sempre dichiarato di essere state falsamente implicate nel caso della Valle di Jhiram. Sono abitanti adivasi provenienti da contesti poveri e svantaggiati che hanno già languito per circa tredici anni in detenzione. La sentenza rappresenta l'evoluzione e l'accrescersi del neofascismo all'interno della struttura giudiziaria.

Significativamente, nemmeno l'accusa sostiene che queste dieci persone abbiano orchestrato l'attacco alla valle di Jhiram. Il capo d'accusa stesso attribuisce la pianificazione e la direzione dell'attacco ai leader maoisti di alto livello, nessuno dei quali è mai stato processato nel presente procedimento. Le persone che rischiano ora l'esecuzione non sono quelle che l'accusa stessa ritiene responsabili dell'orchestrazione dell'attacco. I residenti di tali aree sono regolarmente intrappolati in un fuoco incrociato tra attori armati su più fronti. Tredici anni di detenzione prima della condanna rappresentano una straordinaria profanazione della libertà, con conseguenze non solo per i prigionieri ma anche per le loro famiglie e comunità.

Credibilità della pena di morte

La pena di morte è contraria ai principi costituzionali dello stato di diritto e non è la risposta a questo o a nessun altro crimine. L'imposizione della pena capitale in questo caso è una testimonianza dell'accesso diseguale alla giustizia, della colpevolezza individuale e dell'impatto sproporzionato delle punizioni più severe inflitte alle fasce più povere e marginalizzate della società. Da notare che l'India rimane tra un piccolo gruppo di paesi nel mondo che ha ancora la pena di morte nei suoi testi di legge e la pratica – nel 2025, 113 paesi nel mondo hanno abolito la pena capitale. È una forma di punizione spietata e barbara che accentua il crimine. Viola il diritto alla vita e alla dignità, e decenni di ricerche dimostrano che accentua la criminalità. La relazione tra povertà e esposizione alle punizioni più severe non può essere ignorata. Nessuna discussione seria sulla pena capitale in India può escludere l'interrelazione tra povertà e pena capitale. La punizione più severa ricade su chi sta ai margini, con i presunti architetti spesso lasciati liberi e mai processati:

Nessun processo è stato istruito per esaminare i casi in cui i prigionieri sono incastrati per errore

Queste condanne a morte devono essere viste anche sullo sfondo delle attuali circostanze prevalenti nel Bastar. Il Governo dello Stato ha ripetutamente promesso pace, dialogo, resa e riabilitazione come parte del suo approccio alla risoluzione del conflitto che dura da decenni. Per decenni, le prigioni del Bastar hanno ospitato un gran numero di uomini e donne adivasi arrestati con presunte accuse di essere maoisti. Famiglie e gruppi per le libertà civili hanno ripetutamente protestato contro false accuse e l'incarcerazione prolungata per ottenere infine l'assoluzione dopo anni trascorsi in prigione. Questa contraddizione è diventata più acuta in un momento in cui lo Stato sostiene che il conflitto armato è sull'orlo del collasso. Sebbene la resa e la riabilitazione siano prontamente offerte a chi lascia il movimento maoista, non esiste un processo compatibile per esaminare i casi degli adivasi che hanno trascorso anni in carcere con l’accusa presunta di essere maoisti, inclusi coloro che sostengono di non essere mai stati associati al movimento maoista. La giustizia è antagonista e usa la vendetta. Per garantire una vera transizione verso la pace è imperativo che lo Stato affronti l'eredità degli arresti ingiusti, delle detenzioni preventive prolungate e dei procedimenti ingiusti, e costruisca un meccanismo credibile e trasparente per esaminare i casi di coloro che continuano a languire in carcere.

Harsh Thakor

venerdì 11 settembre 2026

"L'ossessione maoista" di Modi - La campagna di solidarietà internazionalista


Gli eventi che ci pervengono dalla realtà indiana confermano il gravissimo stato della situazione per quanto riguarda i compagni, i quadri del Partito Comunista dell’India (Maoista); alcune dichiarazioni importanti che ha fatto il primo ministro Modi dimostrano come la questione dei naxaliti e del maoismo resti al centro della sua attenzione, Modi ha dichiarato che l'insorgenza maoista è stata sul piano militare sostanzialmente battuta, ma questo non significa che è scomparsa.

Modi sottolinea che ora il paese, cioè il suo regime, fronteggia una nuova battaglia contro quello che viene chiamato "Dimagi Naxal”, il movimento ideologico che fa riferimento al maoismo: “se la violenza è stata sconfitta, ora si tratta di sconfiggere il pensiero che l'ha gestita e guidata”. E questo è funzionale all'azione che il regime sta facendo e che sembra concentrata contro gli intellettuali naxaliti. Modi dice che questi compagni, queste aree sono state identificate e isolate e quindi è del tutto evidente che ora la repressione è verso queste aree che si concentrerà.

Queste dichiarazioni corrispondono alle notizie denunciate da varie associazioni, e pubblicate in parte sui nostri blog, su come sta procedendo la repressione nei confronti in queste aree che sono impegnate nella lotta contro il regime di Modi.

Che “l'ossessione maoista” sia tuttora il punto centrale dell'azione di Modi è testimoniato da altre due questioni. Il ministro degli Interni dichiara che ora che abbiamo battuto i naxaliti il nostro obiettivo è usare gli stessi sistemi per sconfiggere il narcotraffico; quindi si conferma come ogni avanzamento della repressione contro il movimento naxalita si traduce in una ulteriore azione del governo che vuole usare la stessa metodologia di massacri nei confronti di qualsiasi realtà che corrisponda a criticità del regime.

Ma non solo, il primo ministro Modi nella giornata del 5 ha minacciato il Pakistan dicendo che se il

Pakistan indulgerà in iniziative armate che possano far corrispondere a un'entrata nel territorio, date le tensioni nazionali e internazionali esistenti tra Pakistan e India, l'India risponderà, e anche qui affermando: “come abbiamo fatto con i maoisti…”, “la maniera con cui abbiamo affrontato il terrorismo dimostra che facciamo sul serio”.

Qualsiasi argomento viene utilizzato da un lato per rivendicare questa vittoria contro il maoismo, dall'altro come ossessione che evidentemente rimane per il regime indiano che sa bene che dalla rinascita del movimento naxalita dipende il suo futuro strategico.

Altre notizie acquisiscono un certo interesse. Per esempio in Nepal, il governo nepalese, per bocca di Prachanda, ha annunciato una richiesta ufficiale fatta al governo indiano per rilasciare alcuni quadri che sono nelle prigioni di Patna e si tratta di 20 maoisti ribelli.

Come si vede in India è ben lontana da essere sparita la minaccia naxalita nonostante le dichiarazioni trionfaliste e la vittoria militare conseguita da regime di Modi; noi per primi non la consideriamo una vittoria strategica ma una vittoria tattica in questa fase particolare.

Per tutto questo la campagna in corso per l’India, con la mobilitazione nazionale del 26 settembre, non è solo di solidarietà ma va ai gangli fondamentali del rapporto tra l'India e il popolo da un lato e dall'altra tra India e il sistema mondiale, con tutto ciò che ha a che fare con le dinamiche degli schieramenti della guerra imperialista e le questioni legate alle emergenze di questa guerra imperialista, rappresentate dalla Palestina, dall'aggressione all'Iran, e le conseguenze che la guerra all'Iran produce su scala internazionale, compreso l'India.

La campagna va inserita nel contesto di una battaglia permanente che non è limitata a questa giornata del 26, e che riguarda i legami tra l'India e la Palestina, riguarda l'asse internazionale legato alle vie di traffico commerciale internazionale che vedono al centro l'India, Israele e Italia. E per quanto riguarda l'Italia, la notizia principale riguarda i legami tra la Leonardo e il regime indiano.

In questo contesto la natura della nostra iniziativa cerca di unire tre aspetti di propaganda, di agitazione e di azione.

Sul piano dell'azione l'elemento principale, come si vede anche da altre iniziative che nel mondo parlano di questo, è la questione dei prigionieri politici e della repressione, sia verso l'area intellettuale e di orientamento rivoluzionario, a cui viene addebitato il legame con il maoismo, sia per la più generale questione della repressione di massa del regime. Negli ultimi mesi questa repressione ha toccato il più attuale e significativo dei movimenti urbani in India, il cosiddetto “movimento degli scarafaggi” che ha visto una mobilitazione studentesca e giovanile senza precedenti che ha in un certo senso scosso l'India e mostrato anche al mondo la natura delle contraddizioni che questo paese attraversa. Il movimento degli scarafaggi ha anche molto a che fare con le differenti comunità indiane esistenti nel mondo, proprio perché si tratta di una gioventù anche legata a quella parte di popolo che è dovuta andar via dall'India.

Il 13 settembre si commemora un martire della rivoluzione indiana, Jatin Das, di lunghissima storia, il primo martire riconosciuto universalmente della rivoluzione indiana dell'epoca della dominazione coloniale britannica. Morì dopo 63 giorni di sciopero della fame nella prigione di Lahore, il 13 settembre del 1929. Nell'appello che questo insieme di associazioni raccolte sotto la sigla “Giustizia per i prigionieri del Kerala”, si dice che essa è legata alla lotta per i diritti e la dignità dei prigionieri politici in India.

La denuncia, mobilitazione per i prigionieri politici, come la risposta alle molteplici e svariate operazioni repressive del regime, lega materialmente la giornata internazionale del 26 settembre alla mobilitazione in corso in India.

Anche la questione dei prigionieri politici in India conferma che, come sempre, il governo Modi non ha nessuna intenzione di “perdonare” i prigionieri politici o coloro che sono nelle prigioni a causa della guerra di popolo e della lotta armata in India.

Il governo ha usato politicamente l'arma del ricatto per ottenere diserzioni e disarmo. In una dichiarazione che è stata fatta nel corso di un importante processo verso alcuni prigionieri, molti dei quali si sono arresi, il giudice ha detto molto chiaramente che non c'è nessun automatismo tra essersi arresi e pensare che i processi non debbano essere svolti regolarmente per i reati, i crimini, gli attentati; quindi fa intendere che la linea che ha la giustizia del regime di Modi è quella comunque di trasformare ogni processo in una effettiva condanna a lunghi anni di carcere dei prigionieri.

La questione dei prigionieri politici, della repressione unisce la condizione dei prigionieri indiani alla più generale situazione dei prigionieri politici in Palestina e alle dinamiche della repressione verso i prigionieri politici che toccano tutti i paesi, compreso il nostro, sia nei confronti di appartenenti al movimento della Palestina, sia più in generale dell'area considerata rivoluzionaria rispetto ai regimi e agli stati imperialisti.