Durante l’incontro
che ha portato all’accordo firmato dalla Meloni e da Modi il 20 maggio scorso
chiamato Partenariato Strategico Speciale, il più alto grado di cooperazione e
relazioni diplomatiche, i due capi di governo hanno tenuto a ripetere che l’interscambio
tra i due Paesi aumenterà dagli attuali 14 miliardi a 20 miliardi. A questo
notevole incremento non può che contribuire in buona parte l’interscambio
nell’ambito del settore della “difesa” e cioè di tutto quello che riguarda le
armi. Da un lato questo viene detto esplicitamente nella dichiarazione
congiunta finale dell’incontro che comprende i punti 17, 18 e 19 e che
riportiamo:
Difesa
17. Entrambi i Primi Ministri hanno espresso
soddisfazione per l'approfondimento della cooperazione nella difesa, anche
attraverso scambi ministeriali, legami tra i servizi, visite in porto, e hanno accolto
l'adozione di una Dichiarazione Congiunta di Intenti e di una Roadmap per
l'Industria della Difesa che promuoverà collaborazioni per la cooperazione
tecnologica, la co-produzione e il co-sviluppo progetti tra cui elicotteri, piattaforme navali, armamento
della marina e per la guerra elettronica.
Hanno inoltre riconosciuto
l'importanza di proteggere le infrastrutture critiche e le relative catene di
approvvigionamento attraverso il rafforzamento della resilienza industriale.
18. Le due parti hanno concordato di esaminare la
fattibilità di istituire un dialogo strutturato annuale di alto livello
militare, che integra il lavoro del Comitato Congiunto per la Difesa e del Gruppo
di Cooperazione Militare, e promuovere esercitazioni congiunte e corsi
interforze.
19. Entrambi i leader hanno concordato di avviare un
Dialogo sulla Sicurezza Marittima, con l'obiettivo di aumentare la cooperazione
in materia di sicurezza marittima, coordinamento e scambio di informazioni e
buone pratiche nel dominio marittimo.
Come si vede si tratta di un accordo di collaborazione
militare a tutto campo. Se da un lato questi accordi vanno trasformati in
documenti più specifici per essere applicati, dall’altro spesso ci sono parti
che rimangono segrete e per cui non si può davvero comprendere fino a che punto
arriva la “collaborazione” e a quantificare quanto sarà l’impegno reale in
termini di finanziamento.
Questi accordi sulla difesa, riporta un quotidiano online “sono
stati sottoscritti dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal ministro degli Esteri indiano Subrahmanyam Jaishankar nell’ambito
del vertice bilaterale che ha sancito l’elevazione delle relazioni tra i due
paesi al rango di Partenariato strategico speciale … Gli accordi si inseriscono
a loro volta nel più ampio quadro del Piano d’azione strategica congiunta
2025-2029, adottato dai due leader a margine del G20 di Rio de Janeiro di
novembre 2024, e si collocano in un percorso di relazioni bilaterali in
progressiva intensificazione negli ultimi anni, con la presenza di Modi al G7
in Italia nel giugno 2024 e la visita di Meloni in occasione del G20 in India
del 2023.”
Esistevano già, quindi, un Piano d’azione strategica
congiunta 2025-2029, un Comitato Congiunto per la Difesa e un Gruppo di
Cooperazione Militare, ai quali si aggiunge questo ultimo accordo. Tutto questo
mostra quanto grande sia l’interesse dell’imperialismo italiano per i rapporti
con il colosso indiano.
“Sul piano industriale – continua l’articolo - le relazioni
tra i due Paesi sono già da tempo in via di consolidamento. Leonardo e Adani Defence & Aerospace,
società del conglomerato indiano Adani Group, hanno siglato un memorandum
d’intesa per sviluppare in India un ecosistema industriale integrato nel
settore elicotteristico per rispondere alla domanda delle Forze armate indiane
attraverso piattaforme come l’AW169M e l’AW109 TrekkerM, prevedendo una
progressiva localizzazione produttiva e delle attività di manutenzione,
supporto logistico e addestramento. Nel settore della guerra elettronica, anche
ELT Group è presente nel subcontinente, in linea con la crescente attenzione di
Nuova Delhi verso questo tipo di capacità.
“Sul fronte navale, Fincantieri
ha più di un dossier aperto in India. La controllata Wass Submarine Systems
ha ottenuto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 commesse di rilievo dalla
Marina indiana nel settore dei sistemi subacquei. Ha inoltre stretto accordi di
cooperazione strategica con Cochin shipyard limited (Csl), il principale
costruttore navale pubblico indiano, finalizzati allo sviluppo congiunto di
programmi cantieristici, alla cooperazione tecnologica e al rafforzamento delle
capacità industriali nel settore navale.
“Nella componentistica
critica, il gruppo bolognese Poggipolini ha recentemente acquisito una
quota di maggioranza dell’indiana Aero Fasteners, con l’obiettivo di
rafforzarne il posizionamento nel mercato dei sistemi di fissaggio ad alta
affidabilità destinati ai comparti strategici. Sul versante della supply chain aerospaziale
e della difesa, Ala Group, attivo nel campo della logistica avanzata, ha
sottoscritto un memorandum d’intesa con Tvs Supply Chain Solutions per
collaborare nel mercato indiano dell’aerospazio e della difesa, stimato in
circa 28 miliardi di dollari, con particolare attenzione ai programmi di offset
e localizzazione industriale collegati alle future commesse della difesa
indiana.”
Elicotteri, navi militari guerra
elettronica e cioè Leonardo S.p.A., Fincantieri ed ELT Group da parte italiana,
in prima linea tra le circa 1000 imprese presenti in India. Multinazionali sotto
il controllo dello Stato italiano, direttamente o indirettamente, che soprattutto
in questi anni di guerre stanno accumulando enormi quantità di profitti.
Anche le multinazionali di Ambani
e Adani, i due amici stretti di Modi, gli uomini più ricchi dell’India con un
patrimonio di circa 100 miliardi a testa, sviluppano entrambi sistemi d’arma e
fanno profitti enormi.
Il governo indiano del fascista
indù Modi ha la necessità di rafforzare ancora di più tutto il suo apparato
militare e di allargare le sue alleanze in vista degli scontri con i paesi confinanti
(Pakistan Cina…), ma anche di una partecipazione ad un possibile conflitto mondiale.
Anche il governo italiano, guidato
dalla fascista Meloni, procede speditamente verso il riarmo completo,
impegnando tutte le capacità produttive che assorbono sempre finanziamenti all’interno
di quella che diventa ogni giorno di più un’economia di guerra.










