mercoledì 5 agosto 2026

Sui legami India/Israele, parte della giornata internazionale d'azione che si sta organizzando in Italia per il 26 settembre


 da Le monde diplomatique

Nonostante la sua vicinanza con Teheran, il Pakistan è riuscito ad approfittare della guerra con l’Iran per dotarsi di un certo credito diplomatico, spendendosi per la cessazione  delle ostilità.

L'India ha fatto una scelta diversa: quella del sostegno ‘incondizionato al suo alleato israeliano al quale ha fornito le armi per Gaza con cui manifesta convergenze ideologiche

Dalla nostra inviata speciale CAMILLE AUVRAY *

Qualche giorno prima dell’aggressione dell’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, nel febbraio 2026, il primo ministro indiano Narendra Modi raggiunge Tel Aviv per una visita ufficiale che si conclude con un rafforzamento delle relazioni bilaterali per il tramite di «un partenariato strategico speciale per la pace, l’innovazione e la prosperità», tornato a Nuova Delhi, Modi non condanna gli attacchi americani e israeliani, si accontenta di manifestare la sua «viva preoccupazione».

Ha mostrato minor moderazione all’indomani dei 7 ottobre 2023. All’epoca, Modi è uno dei primi capi di stato a condannare l’attacco di Hamas, immediatamente definito «terroristico», e a intensificare gli interventi di supporto a Tel Aviv, come l’invio di migliaia di operai edili per compensare la caduta di mano d’opera legata alla cancellazione dei permessi di lavoro concessi ai gazawi il 10 ottobre.

La galassia suprematista vicina al partito di Modi — il Bharatiya janata party (Bjp) — prende allora  rapidamente il sopravvento, organizzando numerosi raduni a sostegno di Israele al grido di «Viva l’India, viva Israele e inondando la rete, da cui proverrebbe un’ampia maggioranza dei messaggi pubblicati su X con l’hasthag #]sraelUnderAttack («Israele sotto attacco») e #IstandWithIsrael («Sto con Israele»} (1).

Nel maggio 2024, l’India vota per l’ammissione dello Stato di Palestina nell’Organizzazione delle Nazioni unite {(Onu) ma, da molti anni, si astiene spesso sulle risoluzioni che chiamano in causa Israele.

L’India, ex colonia britannica, è uno dei primi paesi a opporsi alla dichiarazione Balfour del 1917, che sosteneva la creazione di una «dimora nazionale per il popolo ebraico in Palestina, allora sotto la dominazione ottomana. «La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi, o la Francia ai francesi (2)», scrive nel 1938 Mohandas Karamchand Gandhi, padre della lotta per l’indipendenza indiana. Nel 1947, Nuova Delhi vota contro la spartizione della Palestina all’Assemblea generale delle Nazioni unite. L’India è anche il primo paese non arabo a riconoscere l’Organizzazione per la liberazione della Palestina {Olp) come rappresentante dei palestinesi e ad accogliere Yasser Arafat con gli onori di un capo di Stato. Nel 1950 riconosce Israele, ma offre unicamente un ufficio per l’immigrazione a Bombay, a più di mille chilometri dal quartiere delle ambasciate di Nuova Delhi (posizione che Israele otterrà solo nel 1992).

Un nemico comune, il «terrorismo»

Tuttavia, dietro le quinte, Nuova Delhi corteggia Tel Aviv e le sue competenze militari. Nel 1962, al tempo del conflitto con la Cina nella regione himalaiana, il primo ministro indiano Javaharlal Nehru chiede un sostegno militare al suo omologo israeliano David Ben Gurion. Suggerisce che le navi cariche di armi non battano bandiera israeliana, ipotesi negatagli. Negli anni 1960, Nuova Delhi, pur negandolo in via ufficiale, riceve alcuni pezzi grossi dell’esercito israeliano insieme a rappresentanti del Mossad per giovarsi delle loro competenze militari. Nel1984, un commando dell’esercito indiano, formato da una forza speciale del Mossad, attacca {gruppi armati sikh nel Punjab.

Agli inizi degli anni 1990, l’obsolescenza dei materiali sovietici di cui è dotato l’esercito indiano, l’assenza di una propria industria militare e la liberalizzazione dell’economia spingono Nuova Delhi ad avvicinarsi ulteriormente a Tel Aviv. Nel 1998, tre test nucleari indiani causano l’embargo tecnologico contro il paese, ma Israele continua a rifornire il suo partner e quando, un anno dopo, l’esercito indiano è a corto di munizioni nel conflitto contro il Pakistan, è di nuovo Tel Aviv a correre in suo soccorso. Negli anni successivi, le competenze israeliane vengono utilizzate contro i movimenti autonomisti del Kashmir e la guerriglia rivoluzionaria naxalita. In seguito, continuano ad alimentare poco a poco le politiche contro-insurrezionali del paese.

Oggi, Nuova Delhi è il maggior acquirente di armi israeliane, per circa due miliardi di dollari l’anno, ossia più del 40% delle commesse israeliane. Israele è al terzo posto dei paesi fornitori dell’India, dopo la Russia e la Francia. Attualmente, l’India vende agli israeliani le sue attrezzature militari — come è stato rivelato da un video dove si legge «Made in India», sopra i resti di un missile lanciato sui rifugiati gazawi da un aereo israeliano (3).

Ma, dopo l’arrivo al potere di Modi, il principale motore di questa alleanza è ideologico. Scaturisce dalla vicinanza della corrente politica rappresentata dal primo Ministro indiano, l’hindutva, con il sionismo. Una promuove un’India riservata agli indù, l’altra un Israele riservato agli ebrei. Entrambe, per raggiungere i propri scopi, fanno largo uso della pulizia etnica, della colonizzazione interna e dell’islamofobia di Stato. È senza dubbio questa la ragione per cui la moglie del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha indossato abiti d’arancione per accogliere Modi all’aeroporto, in occasione della visita dello scorso febbraio: il colore del Rashtriya swayamsevak sangh (Rss), l’organizzazione centenaria suprematista indù che l’ha formato politicamente, {due Stati si compiacciono frequentando un campo lessicale comune; glorificano il prestigio delle loro «antiche civiltà», «reciprocamente legate da più di duemila anni»: di «grandi democrazie» assediate dallo stesso nemico, il «terrorismo» (4).

L'interesse dei nazionalisti indù per il Sionismo non ha pari se non quello che provano per il nazismo, assurto a fonte di ispirazione per risolvere il «problema musulmano» (5). In un mondo dopo Gaza (Guanda, 2025), l’intellettuale indo-britannico Pankaj Mishra racconta della sua famiglia nazionalista e di un manifesto dell’ex capo di stato maggiore israeliano Moshe Dayan (1915-1981), appeso per lungo tempo al muro della sua camera. Per questa scuola di pensiero, il modello sionista eccelle nella capacità di elevare i musulmani a nemici al tempo stesso interni ed esterni. «Che li si chiami palestinesi, afghani o pakistani, la radice del problema, per gli indù e gli ebrei, è l'islam{6)», scrive ad esempio Rohit K. Vyasmaan, leader della corrente statunitense dell’organizzazione fascista Bajrang Dal è fondatore del movimento Hindu-Jewish unity.

Su numerose emittenti private reazionarie del paese, i presentatori ripetono fino alla noia il loro sostegno a Israele, «Siamo vittime degli stessi radicali jihadisti terroristi di cui è vittima Israele, Israele combatte questa guerra per tutti noi, taglia corto per esempio Amab Goswami dal canale Republic media network.

Arresti di sostenitori pro-Palestina

In un paese in cui le pratiche di boicottaggio sono state il perno della lotta per l’indipendenza, gli appelli al rifiuto del commercio con Israele sono stati rari. La fabbrica indiana Maryan apparel privated limited che per otto anni ha prodotto uniformi per la polizia israeliana, ha rifiutato nuovi ordini dall’ottobre 2023 in reazione ai bombardamenti di Israele su Gaza. Nel febbraio 2024 il sindacato dei portuali legato al Partito comunista indiano la Water transport workers federation, minaccia di non caricare le navi che trasportano armi destinate alla guerra contro Gaza. Il 21 ottobre 2024, il Partito comunista organizza una manifestazione davanti alla fabbrica Elbit a Hyderabad imponendo l’immediata interruzione della produzione di armi per Israele.

Per quel che riguarda i raduni in solidarietà con la Palestina, centinaia di manifestanti sono stati posti in custodia cautelare per violazione dell’ordine pubblico o attentato all’unità nazionale e alla sua integrità. 78° Giorno dell'Israele, tenutasi al St, Regis Hotel di Parei

Nelle moschee, sono state proibite le preghiere per Gaza. Le bandiere palestinesi sono state regolarmente confiscate e i gruppi suprematisti hanno denunciato che le brandivano alla polizia, che ha immediatamente dato corso alle richieste per evidenziare un reato che è brandire la bandiera di un paese straniero su suolo indiano» — che è una misura che in India non esiste (7).

Mentre nelle manifestazioni di sostegno a Israele vengono sventolate bandiere israeliane.

{1) Marc Owen Jones, «Analysis: Why imuch anti-Palestinian disinformation cor

from India?», Al-Jazira, 16 ottobre 2023.

(2) Mahatma Gandhi, «The Jews in Palestina Harijan, Nuova Delhi, 26 novembre 1938.

(3) «India exports rockets explosives to I:amid Gaza war, documents reveahb», 26 gi

2024, wwyw.aljaz&era.coOn

(4) Tutte le citazioni sono tratte dal discorso di Modi alla Knesset il 25 febbraio 2026.

(5) Si legga Guillaume Delacroix, «Nel c:della macchina suprematista indù», Le M

diplomatique -il manifesto, luglio 2025.

(6) Citato in Azad Essa, Hostile HomelaThe New Alliance Between India and l

Pluto Books, Londra, 2023.

{7} Il diritto indiano penalizza solo il reato di issare una bandiera più in atto di quella

nazionale.

(Traduzione di Alice Campetti)

mercoledì 29 luglio 2026

Settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre

           

In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026

L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista

Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!

Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo

I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.

La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.

La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.

È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo

L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.

Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.

È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.

È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.

Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.

Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !

ICSPWI

28/7/26

csgpindia@gmail.com

giovedì 23 luglio 2026

CASR condanna la repressione del regime di Modi contro la protesta studentesca e popolare

 

COMUNICATO STAMPA

Data: 22 luglio 2026

*CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR) CONDANNA FERMAMENTE LA BRUTALE REPRESSIONE STATALE SCATENATA CONTRO I GIOVANI IN PROTESTA A DELHI*

FERMARE LA BRUTALE REPRESSIONE DELLE PROTESTE DEMOCRATICHE!

FERMARE LA MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA CIVILE E LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO!

La Campagna contro la Repressione dello Stato (CASR) condanna fermamente la brutale e indiscriminata repressione scatenata dallo Stato indiano contro migliaia di giovani e manifestanti democratici che marciavano verso il Parlamento di Delhi.

La risposta dello stato non è stata quella di mantenere l'ordine pubblico, ma di schiacciare violentemente il dissenso democratico. La polizia di Delhi, insieme alle forze paramilitari, ha lanciato un assalto coordinato contro i manifestanti con ripetute cariche con i lunghi bastoni, l'uso di gas lacrimogeni e il fuoco di pistole a pallini. Numerosi manifestanti hanno riportato gravi ferite durante la repressione. Sono emerse anche immagini inquietanti che mostrano persone in borghese che aggredivano manifestanti, incluse donne, insieme a poliziotti in uniforme, sollevando serie preoccupazioni sull'uso di individui non identificati nella violenza statale contro i cittadini.

*L'uso delle pistole a pallini a Delhi segna un'escalation pericolosa*


Uno degli aspetti più allarmanti della repressione è stato l'uso segnalato di pistole a pallini contro i manifestanti.

Per più di un decennio, le pistole a pallini sono diventate sinonimo della brutale repressione vista in Kashmir, dove migliaia di civili—inclusi bambini e giovani—hanno subito cecità permanente e ferite che hanno cambiato la loro vita. Il loro dispiegamento contro i civili è stato criticato da numerose organizzazioni per i diritti umani per aver causato danni indiscriminati e irreversibili.

L'uso di pistole a pallini contro i manifestanti nella capitale nazionale rappresenta un'espansione profondamente preoccupante di questo modello repressivo dal Kashmir a Delhi. La normalizzazione di tali armi contro i cittadini che esercitano i loro diritti democratici segnala una pericolosa erosione delle libertà costituzionali e solleva serie preoccupazioni riguardo all'approccio sempre più militarizzato dello stato alle proteste pubbliche.

*Il ruolo della cellula speciale della polizia di Delhi solleva gravi preoccupazioni*

La CASR è profondamente turbata da rapporti e prove visive che mostrano la partecipazione dell'ispettore della cellula speciale della polizia di Delhi, Nishant Dahiya, all'aggressione ai manifestanti.

Questo sviluppo non può essere visto isolatamente. Nel marzo di quest'anno, dieci attivisti—inclusi attivisti studenteschi e attivisti per i diritti dei lavoratori—sono stati rapiti illegalmente, detenuti e brutalmente torturati da funzionari della Cellula Speciale della Polizia di Delhi presso il suo ufficio di New Friends Colony. Quelle detenzioni illegali e le accuse di tortura in custodia sono avvenute sotto la supervisione dell'ispettore Nishant Dahiya. I procedimenti relativi a questi incidenti sono attualmente in corso presso l'Alta Corte di Delhi.

La partecipazione dello stesso ufficiale alla repressione di una protesta democratica di massa dimostra un modello inquietante in cui unità specializzate di polizia antiterrorismo vengono impiegate sempre più contro movimenti democratici piuttosto che contro vere minacce alla sicurezza.

È altrettanto inquietante che un tale ufficiale sia stato insignito di un Premio al Valore. Premiare funzionari contro i quali gravi accuse di tortura in custodia e violazioni dei diritti umani sono ancora sotto controllo giudiziario invia un pericoloso messaggio di impunità.

*Un modello di violenza statale contro i movimenti democratici*

La brutale repressione vista a Delhi non è un evento isolato, ma fa parte di un lungo e inquietante schema di violenza statale contro le lotte democratiche.

Dalle proteste anti-CAA/NRC a Delhi, dove i manifestanti persero la vita e centinaia furono soggetti ad arresti e repressioni, alle ripetute repressioni contro le comunità adivasi che resistevano allo sfollamento e difendevano Jal, Jungle e Jameen, lo stato indiano ha ripetutamente risposto con forza eccessiva alla rivendicazione pacifica democratica.

In tutte le regioni adivasi, le comunità che proteggono le loro terre ancestrali hanno subito spari dalla polizia, arresti arbitrari, distruzione di siti di protesta e criminalizzazione sotto leggi draconiane. Invece di affrontare le legittime richieste democratiche, i governi si sono sempre più affidati a una polizia coercitiva, alla militarizzazione e a leggi straordinarie per mettere a tacere il dissenso.

Gli eventi a Delhi dimostrano ancora una volta questo continuo schema di intolleranza verso la protesta democratica.

*Difendere i diritti democratici è una responsabilità collettiva*

La CASR ritiene che la difesa dei diritti democratici non possa dipendere dall'affiliazione politica o dall'accordo ideologico. Ogni attacco ai manifestanti pacifici indebolisce la democrazia costituzionale stessa.

Invitiamo sindacati, organizzazioni studentesche, movimenti contadini, organizzazioni femminili, gruppi per le libertà civili, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti e tutti i cittadini democratici a unirsi contro il crescente attacco autoritario al diritto del popolo di organizzarsi, protestare e dissentire.

Il silenzio di fronte a tale repressione non farà che incoraggiare ulteriori attacchi ai diritti democratici.

Le nostre richieste

1. Condurre un'inchiesta giudiziaria indipendente sulla violenza della polizia e sull'uso presunto di pistole a pallini contro i manifestanti.

2. Identificare e perseguire tutto il personale di polizia e le persone in borghese coinvolte in aggressioni contro manifestanti pacifici.

3. Indagare sul ruolo degli agenti della Cellula Speciale della Polizia di Delhi, incluso l'Ispettore Nishant Dahiya, nella repressione violenta delle proteste.

4. Porre fine al dispiegamento di unità specializzate di polizia antiterrorismo contro i movimenti democratici.

5. Difendere i diritti costituzionali alla libertà di parola, riunione pacifica e associazione.

La Campagna contro la Repressione di Stato è solidale con tutti coloro che sono feriti, aggrediti e sottoposti a violenza statale, mentre esercitano il loro diritto democratico di protestare. Riaffermiamo il nostro impegno a resistere a ogni tentativo di criminalizzare i movimenti democratici e invitiamo tutte le persone impegnate nella giustizia, nella libertà e nei valori costituzionali a restare unite contro questo crescente autoritarismo.

CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR)

Team organizzatore:

(AIRSO, AISF, APCR, ASA, BASF, BSM, Bhim Army, bsCEM, CEM, COLLECTIVE, CRPP, CSM, CTF, DISSC, DSU, DTF, Forum Against Repression Telangana, Fraternity Movement, IAPL, Innocence Network, Karnataka Janashakti, LAA, Mazdoor Adhikar Sangathan, Mazdoor Patrika, NAPM, Nazariya Magazine, Nishant Natya Manch, Nowruz, NTUI, People's Watch, Rihai Manch, Samajwadi Janparishad, Samajwadi Lok Manch, Bahujan Samajwadi Manch, United Peace Alliance, WSS, Y4S)

martedì 14 luglio 2026

Opuscolo/dossier India/Italia - Modi/Meloni verso l'iniziativa nazionale di settembre - info csgpindia@gmail.com


 

Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India

Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India

Dopo le iniziative contro l’operazione Kagar e di solidarietà e sostegno alla guerra popolare in India portati avanti nei mesi scorsi (ricordiamo le importantissime iniziative di Bruxelles del 27 gennaio, e del 28 marzo a Zurigo di quest’anno che hanno avuto risonanza internazionale), secondo gli impegni nazionali e internazionali assunti nelle riunioni che si sono tenute in Italia, il comitato di sostegno alla guerra popolare in India si prepara ad altre iniziative che saranno realizzate durante la prossima estate.

A proposito della grande partecipazione internazionale alle iniziative, ribadiamo quello che il Comitato ha scritto nel suo comunicato pubblicato dopo la manifestazione di Zurigo: “Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (CSGPI) apprezza tutte le forze che sono scese in piazza e le considera nel loro insieme una grande base per continuare questa battaglia e una grande fonte d’incoraggiamento per le forze rivoluzionarie, democratiche e per il Partito Comunista dell’India (Maoista) che stanno combattendo coraggiosamente in India in queste ore difficili per salvaguardare il Partito, l’Esercito Popolare e il percorso e la pratica della guerra popolare”.

Oggi la pressante necessità della continuazione delle mobilitazioni è dovuta anche al fatto che il governo fascista hindutva di Narendra Modi, in particolare con l’attiva partecipazione del suo ministro degli Interni Amit Shah, continua a portare avanti la repressione in tutto il paese, una vera guerra contro

il popolo, sempre ben lontano dai riflettori internazionali che ignorano di proposito ciò che succede nel subcontinente indiano.

Come raccontano i compagni indiani attraverso i loro comunicati, per raggiungere i propri obbiettivi “le forze armate stanno scatenando il regno del terrore sugli Adivasi, dallo stupro e uccisioni al bombardamento aereo e all’incendio di interi villaggi … I dirigenti e i quadri del PCI (Maoista), che sono al fianco delle popolazioni nella lotta per i loro diritti, vengono sistematicamente assassinati. Abbiamo visto come una massiccia estensione delle foreste nell’India centrale sia stata consegnata alle multinazionali subito dopo l’uccisione del segretario generale compagno Basavaraj. In questo clima, le organizzazioni politiche di massa rivoluzionarie resistono come una fortezza contro l’agenda fascista.” (RSF)

Infatti questi attacchi sono quotidiani: bombardamenti, uso di droni, dispiegamento di migliaia di poliziotti, soldati, squadroni della morte speciali come il CoBra, con assassini extragiudiziali che prendono soprattutto di mira non solo coloro che guidano le lotte ma anche chi solidarizza con queste lotte e denuncia l’attività repressiva del governo fascista hindutva, e che per questo diventa oggetto di particolare attenzione: dagli studenti, ai professori universitari, a poeti, scrittori e intellettuali sottoposti in questi giorni a perquisizione in quasi tutto il Paese e in generale tutti accusati di essere “maoisti” o “maoisti urbani”, intellettuali accusati e arrestati e fatti morire in carcere perché “pensano”, come ha detto il procuratore dello Stato indiano dinanzi alla Corte Suprema in relazione al dottor G.N. Saibaba, che presentava una disabilità del 94%. "Il cervello è più pericoloso del corpo"! ha infatti detto.

Questi attacchi incessanti sono rivolti contro gli operai, le lavoratrici e i lavoratori e le masse indiane in generale, attacchi ai loro diritti fondamentali: diritto al salario, al lavoro e alla sicurezza sul lavoro, alla casa, diritto alla terra e ad una vita dignitosa, diritto delle donne a non essere violentate, attacchi alla libertà di espressione, libertà di manifestazione, libertà religiosa, attraverso espulsioni forzate dalle foreste per fare posto alle multinazionali industriali e minerarie interne ed esterne al Paese che sono nelle mani principalmente dei capitalisti amici di Modi, e cioè i miliardari Adani, Ambani, Agarwal, Tata, Jindal… sempre al servizio, quindi, delle classi dirigenti indiane e dell’imperialismo, non solo quello degli USA, ma anche quello russo, cinese e tutti gli altri.

Il governo indiano è molto apprezzato da questi paesi imperialisti perché mette a lor disposizione una quantità immensa di forza lavoro a basso costo, resa ancora più precaria con la riforma dei codici del lavoro, sia dentro il Paese, che fuori dal Paese con l’emigrazione. Tutto ciò alimenta la miseria (ricordiamo che il governo è costretto a dare 5 chili di riso al mese a circa 800 milioni di poveri!) e la disoccupazione di milioni di giovani, ed è contro chi si oppone a questa miseria crescente che il governo scatena le sue atrocità, mentre spende miliardi per la corsa al riarmo.

Una situazione che i compagni che combattono contro il governo e che guidano la guerra popolare in corso, i compagni del Partito Comunista dell’India (Maoista) e di altre organizzazioni di lotta, descrivono come difficilissima, che vede anche in atto una lotta accanita contro chi vorrebbe liquidare non solo il Partito ma tutta l’esperienza della guerra popolare, insomma una situazione che si è aggravata con l’Operazione Kagaar: una operazione feroce, una lotta senza quartiere, perché il governo vuole mettere fine alla guerra popolare in corso.

La scadenza che si era data il governo Modi e la sua banda di assassini, quella del 31 marzo, però, non sono riusciti a rispettarla, per la resistenza messa in campo dalla guerra popolare, e la mobilitazione di tante organizzazioni di lotta interne al Paese; questa data, anzi, è diventata una sfida e le mobilitazioni in tutto il mondo l’hanno trasformata in un messaggio di liberazione e rivoluzione.

Infatti, per il proletariato la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale e la Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria, lotta dei popoli a livello mondiale.

Ma in questi mesi il governo genocida indiano, che si vanta di entrare a far parte delle tre principali economie mondali nei prossimi anni, non si è limitato a scatenare ancora di più la repressione contro il proprio popolo, ricorrendo sempre più al carcere e il numero di prigionieri politici che subiscono torture, si è pure impegnato tantissimo per rafforzare il proprio apparato militare ad ogni livello e rafforzare il consenso internazionale intorno alla sua Operazione Kagaar.

In questo quadro di pressante ricerca di alleanze “nel mondo incerto di oggi”, come ha più volte ripetuto Modi nel suo intervento alla Knesset, al parlamento israeliano il 25 febbraio scorso, una “incertezza” dovuta alla tendenza alla guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo, sono cominciate le “visite” a diversi Paesi, a cominciare, appunto, dalla nazisionista Israele, accusata dall’Onu ancora una volta per genocidio dei bambini di Gaza, spendendo parole di miele per stringere accordi militari e commerciali ancora più forti e confermando lo stretto legame ideologico tra il sionismo e il fascismo hindutva.

Modi è poi passato dall’Italia della fascista Meloni nel mese di maggio, e in entrambi i casi, elevando i rapporti bilaterali attraverso il Partenariato Strategico Speciale, ha stretto accordi ancora più forti dal punto di vista politico, dal punto di vista commerciale con il corridoio Imec e militare per il rafforzamento dell’apparato della guerra.

È per tutto questo che come è stato detto nell’intervento in piazza alla fine della manifestazione di Zurigo, i compiti del Comitato Internazionale di Sostegno, dei sostenitori della guerra popolare in India e del Partito Comunista dell’India (Maoista), sono quelli di continuare la denuncia e la mobilitazione a tutto campo all’interno della “Campagna Internazionale di Emergenza” contro l’Operazione Kagaar.

Nei mesi di luglio, agosto e settembre quindi, sono previste altre iniziative in Italia, come un presidio all’ambasciata indiana e una assemblea a Roma contro la repressione e per la liberazione dei prigionieri politici, una campagna di informazione e organizzazione dei lavoratori indiani e una mobilitazione antimperialista contro il progetto Imec, con particolare riguardo ai rapporti tra l’India e l’Italia della fascista Meloni, e i rapporti tra India e Israele, entrambi complici anche del genocidio in Palestina.

Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India Giugno 2026

sabato 13 giugno 2026

La repressione del regime fascista hindutva di Modi contro gli intellettuali non si ferma

 


La NIA (National Intelligence Agency) all'opera per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad

Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno.

MUMBAI: Settimane dopo aver chiesto la revoca della cauzione concessa a Varavara Rao e Sudha Bharadwaj, la National Investigation Agency (NIA) si è rivolta mercoledì a un tribunale speciale per chiedere la revoca della cauzione concessa agli attivisti Vernon Gonsalves e Arun Ferreira nel caso Elgar Parishad-Bhima Koregaon, con l’accusa di aver abbiano violato le condizioni del loro rilascio partecipando a un incontro al Mumbai Press Club all'inizio di quest'anno.

NIA si avvia per annullare la cauzione di Gonsalves e Ferreira nel caso Elgar Parishad (HT PHOTO)

Il giudice speciale Chakor S Baviskar ha ordinato a Gonsalves (68 anni) e Ferreira (53 anni) di presentare le loro risposte alle richieste, che sono state pubblicate per ulteriori considerazioni il 19 giugno. I due sono stati arrestati nell'agosto 2018 e sono rimasti in carcere per quasi cinque anni prima che la Corte Suprema concedesse loro la cauzione regolare nel luglio 2023. La corte suprema ha ordinato il loro rilascio soggettio a condizioni e ha osservato che l'accusa sarebbe stata libera di chiedere la cancellazione della cauzione in caso di violazione.

Le richieste della NIA derivano da un evento del Mumbai Press Club tenutosi il 19 gennaio, a cui hanno partecipato diversi imputati, tra cui Gonsalves, Ferreira, Rao e Bharadwaj, tutti in libertà su cauzione in quel momento. La NIA ha sostenuto che il programma fosse stato convocato per diffondere l'ideologia del PCI (Maoista) messo al bando e per discutere il futuro corso del movimento "Naxalita Urbano". La NIA ha sostenuto che la loro partecipazione all'evento, in cui hanno interagito tra loro, ha costituito una violazione delle condizioni legate alla loro cauzione.

L'agenzia si era rivolta allo stesso tribunale il 15 maggio chiedendo l'annullamento della cauzione concessa al poeta-attivista telugu Rao (85 anni) e all'avvocato-attivista Bharadwaj (65 anni) per lo stesso episodio. Rao è attualmente in libertà su cauzione per motivi medici concessa dalla Corte Suprema, mentre Bharadwaj ha ottenuto la cauzione per inadempienza dalla Corte Suprema di Bombay nel dicembre 2021.

Durante l'udienza su tali richieste, Rao e Bharadwaj hanno chiesto la pubblicazione del materiale su cui l'agenzia si basava per sostenere la sua accusa di aver violato le condizioni della cauzione. Anche Gonsalves e Ferreira dovrebbero richiedere copie dei documenti e di altri materiali su cui la NIA si basa a sostegno della sua richiesta di annullamento della cauzione quando la questione sarà affrontata il 19 giugno, secondo la difesa.

Il caso Elgar Parishad deriva da una denuncia fatta dopo che è scoppiata una violenza vicino al memoriale di guerra di Bhima Koregaon nel distretto di Pune il 1° gennaio 2018, durante la commemorazione del bicentenario della Battaglia di Bhima Koregaon. Gli investigatori hanno affermato che i discorsi tenuti al conclave dell'Elgar Parishad tenutosi a Shaniwar Wada a Pune il 31 dicembre 2017 hanno contribuito alla violenza e che l'evento avesse legami con il PCI (Maoista) messo al bando. Gli imputati hanno negato le accuse.

Nello stesso procedimento di mercoledì, il tribunale speciale ha anche ordinato l'emissione di mandati di comparizione contro due presunti accusati fuggitivi, Prakash alias Ritupan Goswami e Ganapathy alias Mupalla Laxman Rao, dopo che la NIA ha presentato ricorso per l’avvio di un "processo coercitivo".

 

Il prigioniero politico Varavara Rao presenta un ricorso presso la Corte Suprema di Bombay per trasferirsi a Hyderabad

 


Distretto della Città di Mumbai, 12 giugno 2026:
Venerdì, l'Alta Corte di Mumbay ha richiesto la risposta dell'Agenzia Nazionale d'Indagine (NIA) a una petizione del poeta telugu Varavara Rao, imputato nel caso Bhima Koregaon, che chiedeva il permesso di trasferirsi definitivamente da Mumbai a Hyderabad.

Un collegio di divisione composto dai giudici AS Gadkari e Kamal Khata ha ordinato all'agenzia investigativa di presentare la sua risposta entro due settimane, quando esaminerà la questione.

Rao si era rivolto all'Alta Corte dopo che un tribunale speciale della NIA a Mumbai il 16 marzo aveva respinto la sua richiesta di trasferimento a Hyderabad.

Nel suo ricorso, Rao ha detto che vivere a Mumbai è diventato difficile a causa della sua età, delle complicazioni di salute e dell'aumento delle spese di vita.

Rao ha detto al tribunale che lui e sua moglie hanno bisogno del sostegno dei familiari di Hyderabad, dove possiede una casa e ha parenti.

Rao ha inoltre aggiunto che le sue spese mensili a Mumbai superano i 77.000 rupie mentre la pensione è di circa 50.000 rupie.

Rao è stato arrestato nell'agosto 2018 nella sua residenza di Hyderabad ed è in libertà su cauzione medica concessa dalla Corte Suprema nell'agosto 2022.

Le condizioni della cauzione impongono al tribunale di primo grado il permesso di viaggiare fuori dalla propria giurisdizione.

A settembre, la Corte Suprema ha rifiutato di modificare questa condizione di cauzione.

Il 15 maggio, la NIA ha chiesto l'annullamento della cauzione concessa a Rao e all'attivista Sudha Bharadwaj, accusando di aver violato le condizioni del loro rilascio partecipando a un raduno al Mumbai Press Club all'inizio di quest'anno. L'agenzia aveva sostenuto che le condizioni di cauzione per i due impedivano loro di contattare o comunicare con altre persone accusate nello stesso caso.

La NIA sosteneva che la riunione di Rao e i suoi coimputati fosse stata convocata con l'intento di diffondere l'ideologia del Partito Comunista dell'India (Maoista) e di deliberare sulla futura linea d'azione per diffondere il movimento 'Naxalita Urbano'.

Il caso

Il caso Bhima Koregaon riguarda la violenza scoppiata nei pressi di Pune il 1° gennaio 2018, un giorno dopo l'organizzazione di un conclave chiamato Elgar Parishad per commemorare il 200º anniversario della battaglia di Bhima Koregaon.

La NIA ha sostenuto che l'Elgar Parishad facesse parte di una più ampia cospirazione maoista per alimentare la violenza delle caste, destabilizzare il governo dell'Unione e assassinare il Primo Ministro Narendra Modi.

Rao è tra i 16 attivisti, accademici e avvocati accusati ai sensi dell'Unlawful Activities (Prevention) Act per il loro presunto ruolo nell'istigazione della violenza.

Dei 16 imputati, 14 sono stati rilasciati su cauzione. Il sacerdote gesuita Stan Swamy, anch'egli accusato nel caso, è morto in prigione nel 2021.

Un altro imputato nel caso, Surendra Gadling, ha ottenuto la libertà su cauzione dalla Corte Suprema di Bombay il 4 maggio. Tuttavia, rimane in carcere poiché la sua richiesta di cauzione in un caso di incendio doloso del 2016 è pendente davanti alla Corte Suprema.

Il processo su questo caso deve ancora iniziare.

Quando la Corte Suprema lo scorso anno ha concesso la cauzione a due persone accusate nel caso, ha osservato che le prove principali citate dall'Agenzia Nazionale d'Indagine – un lotto di lettere – erano di "debole valore o qualità probatoria". Inoltre, una società di criminalistica digitale, Arsenal Consulting, ha concluso che sui laptop e sui dispositivi dell'imputato sono state piazzate prove false.

Fonte: https://scroll.in/latest/1093532/bhima-koregaon-case-hc-seeks-nia-response-on-varavara-raos-plea-to-move-to-hyderabad

Fonte: https://indianexpress.com/article/legal-news/elgaar-parishad-case-bombay-high-court-seeks-nias-reply-to-varavara-raos-plea-to-permanently-reside-in-hyderabad-10736528/

Fonte: https://www.deccanchronicle.com/nation/varavara-rao-seeks-hc-nod-to-shift-to-hyderabad-citing-health-financial-strain-1963106

 

Il Fronte Studentesco Rivoluzionario (RSF) condanna gli sfratti forzati nel Bengala Occidentale

 

“Il potere nasce dalla canna del fucile” — Compagno Mao Tsetung

Da quando ha preso il potere nel Bengala Occidentale, il governo brahminico fascista Hindutva RSS-BJP ha fatto un passo dopo l'altro contro il popolo in tutto lo stato.

Abbiamo visto che le case delle popolazioni sono state demolite in diversi luoghi, definendole 'illegali'. Le case sono state demolite senza compenso con bulldozer in nome dell'allargamento delle strade. Gli sfratti forzati dei venditori ambulanti sono iniziati ovunque su strade e stazioni. Parallelamente a ciò, è in corso anche la demolizione delle baraccopoli con l'aiuto delle autorità ferroviarie. Tutto questo avviene sotto il fuoco di poliziotti armati e dei CAPF. Gli sfratti forzati dei venditori ambulanti sono stati effettuati nei locali della stazione di Dum Dum intorno a mezzanotte di questa sera. Sebbene la popolazione abbia resistito pacificamente, i negozi sono stati demoliti in modo antidemocratico usando bulldozer alla presenza di centinaia di forze di polizia e militari. Il governo ha già effettuato sfratti forzati in quasi tutte le stazioni, inclusi Howrah, Sonarpur, Sealdah, Uttarpara, Memari, Burdwan.

Da un lato, il quadro occupazionale in tutto il paese è pessimo. La disoccupazione è la più alta degli ultimi decenni. I colloqui per le assunzioni sono altamente irregolari. Nonostante un gran numero di posti vacanti (oltre 1 milione) rimasti in vari settori, il reclutamento è minimo. In effetti, molte posizioni vacanti sono state abolite invece che metterle a disposizione per le assunzioni. Nel frattempo, tutti gli esami in corso vengono anche rinviati a causa di varie scuse, tra cui fuga di domande, frodi. Questa è la vera immagine dei settori dei servizi in tutto il paese. D'altra parte, l'agricoltura è diventata non redditizia per i contadini comuni. In realtà, una gran parte dei contadini del nostro paese non possiede terre proprie. Cioè, lavorano come mezzadri o lavoratori agricoli sulle terre altrui. Anche in quel caso, il reddito del raccolto finisce per pagare prestiti, fertilizzanti, semi, noleggio macchinari, ecc. Alla fine della stagione, non rimane più nulla. Il terribile quadro del sistema agricolo può essere compreso dalle statistiche sui suicidi dei contadini (circa 28 contadini e lavoratori agricoli si suicidano ogni giorno). Le condizioni dei settori del lavoro erano già malsane. Abbiamo visto che durante la pandemia da COVID-19 ci sono stati licenziamenti massicci in varie organizzazioni e fabbriche. Attualmente, grazie ai quattro codici del lavoro del governo centrale, i proprietari hanno il diritto di licenziare i lavoratori a piacimento, ridurre i salari, aumentare l'orario di lavoro e non applicare la protezione dei lavoratori in caso di responsabilità civile.

In questa situazione, molte persone sono state costrette a prendere prestiti da varie istituzioni private a tassi di interesse elevati per provvedere al cibo da soli. Anche qui non hanno le possibilità delle banche governative. L'unica fonte di reddito per molte famiglie è il loro negozio, il risciò, il carrello o il furgone. L'attuale governo fascista è impegnato a demolire i loro luoghi di lavoro e le loro case senza garantire un adeguato sostentamento e riabilitazione a queste persone. Abbiamo visto che i venditori ambulanti sono stati sfrattati durante il precedente governo Trinamool. In quel momento, l'allora leader dell'opposizione, Shuvendu Adhikari del BJP, ha mandato un messaggio per sostenere i venditori ambulanti. Ma oggi, avendo assunto la carica di Primo Ministro, sta sfrattando venditori ambulanti e baraccopoli su scala più ampia e distruttiva.

Questi piccoli commercianti o venditori sono una parte importante della nostra economia interna. Chiaramente, il governo fascista a doppio motore è intrinsecamente contrario ai piccoli commercianti come intermediari della grande borghesia sia interna che estera. Dopo che i venditori ambulanti sono stati sfrattati etichettandoli come 'illegali', altri attacchi vengono diretti contro di loro. Sono già stati emessi avvisi ai loro negozi in vari luoghi e sono state fatte minacce verbali.

Abbiamo visto che, da quando è arrivato al potere al governo centrale, il governo BJP ha ripetutamente messo in pericolo i piccoli commercianti con decisioni come la GST e la demonetizzazione. In effetti, i grandi borghesi Adani, Ambanis, Tata, Birlaras vogliono monopolizzare i mercati a livello di base del paese. Vengono aperti centri commerciali e grandi catene di negozi. Il 'modello di sviluppo' del governo BJP contro venditori ambulanti e piccoli commercianti è nell'interesse di questi capitalisti. Si sono impegnati proprio a questo scopo con l'aiuto della cricca del partito-polizia-goondabahini.

Noi, a nome del Fronte Studentesco Rivoluzionario (RSF), invitiamo tutte le organizzazioni e individui democratici, antifascisti e progressisti dello Stato a unirsi contro il piano di sfratto anti-popolare del governo fascista. Un movimento di massa collettivo e militante antifascista completo è l'appello del momento nell'interesse di tutte le persone oppresse ed emarginate della società, inclusi lavoratori, contadini, venditori ambulanti, piccoli commercianti, studenti, donne, Dalit, minoranze, tribali.

Noi chiediamo che:

1) Il governo deve risarcire tutti i venditori ambulanti e piccoli commercianti coinvolti.

2) Il governo deve fornire lavoro e alloggio a ogni vittima.

3) Il governo illegale e incostituzionale fascista dei bulldozer deve essere immediatamente fermato.

lunedì 8 giugno 2026

Italia-India e i nuovi accordi del Partenariato Strategico Speciale – 4: una gigantesca classe operaia a disposizione dell’imperialismo italiano

  

Uno dei punti importanti, molto importanti, del Partenariato Strategico Speciale firmato dal duo fascista Modi-Meloni il 20 maggio scorso, è quello che riguarda i lavoratori, la forza lavoro, e ne parla in un capitolo intitolato però Migrazione e mobilità, titolo che però rende chiaro il concetto di come deve essere per l’imperialismo odierno la forza lavoro.

Ecco il capitolo con i suoi tre punti:

Migrazione e mobilità

23. I due leader hanno concordato di migliorare la mobilità di studenti, ricercatori e lavoratori qualificati, in particolare nei settori STEM, e per ampliare la cooperazione nello sviluppo delle competenze, in linea con le esigenze del mercato del lavoro, inclusa una specifica Dichiarazione Congiunta di Intenti sulla facilitazione della mobilità degli infermieri dall'India all'Italia. In questo contesto, hanno accolto con favore la situazione in corso discussioni tra le agenzie competenti sull'Accordo di Sicurezza Sociale (SSA).

24. Hanno accolto con favore il lancio di "ICI - Italia chiama India: un ponte di talenti università-

impresa" mirato a valorizzare il talento degli studenti indiani iscritti alle università italiane offrendo percorsi concreti per la guida, l'abbinamento e l'integrazione qualificata nelle imprese italiane.

25. Hanno inoltre discusso la possibilità di rafforzare la cooperazione per combattere contro

migrazione irregolare, sfruttamento del lavoro e tratta di esseri umani per garantire una migrazione sicura e legale. [il grassetto è nostro]

Anche in questo capitolo, come si vede, c’è una parte, la n. 25, fatta di frasi di circostanza che rimangono sempre lettera morta come “combattere contro lo sfruttamento del lavoro”!!! e che servono a coprire il vero intento dell’accordo che è proprio il contrario ed è quello chiarito nei due punti precedenti.

Tutto l’interesse per la “mobilità” dei lavoratori di un paese imperialista come quello italiano sta nel fatto ormai noto e ripetuto ad ogni piè sospinto da padroni lamentosi che in particolare nei paesi imperialisti “mancano i lavoratori”, carenza attribuita soprattutto al calo delle nascite, a quello che chiamano il problema demografico.

È chiaro che ancora una volta la borghesia racconta la storia a modo proprio e cade in contraddizione costantemente: non ha senso, infatti, parlare di carenza di lavoratori quando in questo paese ci sono ufficialmente 1,3 milioni di disoccupati ufficiali e circa 12 milioni di “inattivi”!

Ma per soddisfare gli interessi specifici della borghesia industriale e non industriale italiana servono lavoratori non solo perché non si “trovano” a sufficienza nel nostro paese, ma che si accontentano di salari che non hanno la “storia” di quelli italiani e cioè non hanno ottenuto negli anni con una lotta accanita miglioramenti sia salariali che di condizioni di lavoro.

È qui che entra in ballo l’India, un Paese che oltre ad avere una classe operaia immensa, di cui, secondo le statistiche ufficiali, circa 70 milioni nel settore manifatturiero, è il paese che “produce” più diplomati e laureati al mondo, dopo la Cina, nelle materie scientifiche quelle definite Stem, proprio quelle che da anni mancano ai paesi imperialisti che si “impoveriscono” di lavoratori di ogni tipo.

L’India “esporta” forza lavoro in quantità industriale, per fare una battuta: “solo” circa 9 milioni lavorano nei paesi del golfo persico! E proprio in questi paesi si palesa tutta la falsità delle frasi di circostanza, perché la condizione dei lavoratori è da schiavi e basta!

E poi in giro i lavoratori indiani emigrano in tutto il mondo, dagli Stati Uniti all’Italia. I cosiddetti fatti di cronaca di questi giorni raccontano di come questi lavoratori, spesso impiegati nei campi e negli allevamenti vivono in condizioni di schiavitù e talvolta vengono uccisi barbaramente dai padroni.

Si tratta, quindi, di un enorme bacino di lavoratori, dagli ingegneri ai manovali, a disposizione degli imperialisti, cui attingere a piene mani, ma da quanto è scritto proprio nell’accordo firmato dal duo fascista Meloni-Modi anche di altre professionalità come gli infermieri. Nell’accordo si parla addirittura di 9 mila infermieri che devono trasferirsi dall’India all’Italia! E qui non c’è niente di “bilaterale” sono i lavoratori indiani che si trasferiscono!

Ciò è da un lato la certificazione che la formazione professionale in Italia è di fatto bloccata con i famigerati numeri chiusi per l’accesso a determinate professioni, limitazioni dovute innanzi tutto alla progressiva privatizzazione della scuola pubblica, mentre dall’altro lato c’è l’aspetto del salario. È chiaro che un infermiere indiano, soprattutto se viene a lavorare nel settore privato non percepirà lo stesso salario e a causa di questa concorrenza tra lavoratori i salari si abbassano costantemente e progressivamente in moltissimi settori. Questo è uno modi attraverso cui la classe operaia nei paesi imperialisti si impoverisce, mentre la classe operaia dell’India è costretta ad emigrare.

Per la classe borghese, per i padroni, per il capitalismo-imperialismo, ieri come oggi, la classe operaia è considera  una unica classe, da sfruttare per il profitto. Ancora di più deve risaltare, oggi come ieri, che l’interesse della classe operaia è quella di unirsi a livello mondiale per mettere fine al sistema di sfruttamento rafforzato di volta in volta da questi “Partenariati” più o meno strategici.