mercoledì 18 febbraio 2026

Verso le manifestazioni del 28 marzo in tutti i paesi - contro l'Operazione Kagar / sostegno alla guerra popolare! sostegno al PCI (maoista) - Primo appello pubblico dell'ICSPWI

Tutti in lotta 28 marzo 2026!

La campagna mondiale contro l'Operazione Kagaar ha denunciato che gli imperialisti e il governo di Modi hanno fissato l'obiettivo di cancellare il movimento rivoluzionario indiano e il PCI (Maoista), che sono la vera alternativa politica per i proletari e le masse popolari dell'India.

Modi afferma che eliminerà la guerra popolare, il movimento rivoluzionario e il PCI(Moista) entro il 2026. Il Comitato Internazionale per il Sostegno alla Guerra Popolare in India (ICSPWI) ha chiamato tutti i partiti e le forze rivoluzionarie, amici e compagni della rivoluzione indiana, ad affrontare la sfida lanciata dal governo Modi con una campagna della durata di un anno da marzo 2025 a marzo 2026. Una mobilitazione nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle piazze.

Il PCI(Maoista) e le masse in India stanno resistendo e respingendo l'Operazione Kagaar, basata sulla difesa degli interessi materiali e delle condizioni di vita e di lavoro di proletari, contadini e masse di India. In qualsiasi settore dell'economia, il regime di Modi sta scaricando sulle masse la crisi portata dall'imperialismo, dai suoi scagnozzi e dalle politiche al servizio dei grandi capitalisti indiani, come Adani, Ambani e altri. Tuttavia, non c'è alcuna possibilità per il sistema capitalistico di uscire dalla sua profonda crisi; piuttosto, produce una nuova ondata di lotte e rivolte di massa. Il regime indiano sostiene la campagna genocida in Palestina perché con l'operazione Kagaar commette massacri, deportazioni forzate, omicidi di abitanti e leader delle masse tribali, attivisti sociali e leader rivoluzionari, oltre a perseguitare i giornalisti e gli attivisti per i diritti umani che vi si oppongono.

Sostenere la guerra popolare in India e il Partito Comunista dell'India (Maoista) è uno dei compiti fondamentali dei movimenti comunisti rivoluzionari, antifascisti e anti-imperialisti del mondo. Il Partito Comunista dell'India Maoista guida una guerra popolare per realizzare la Nuova Rivoluzione Democratica, liberare il paese e le masse lavoratrici dallo sfruttamento e dall'oppressione e, unito ai proletari e alle masse popolari del mondo, marciare verso la rivoluzione proletaria e socialista nel mondo. Per questo motivo, è dovere di tutti noi fermare l'imperialismo, il regime di Modi e la loro mano genocida, come parte della lotta globale contro l'imperialismo, che porta a guerre, fascismo, povertà e oppressione dei popoli.

Tutti in lotta 28 marzo 2026!

 
FERMARE L'OPERAZIONE KAGAAR! LIBERARE TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI IN INDIA/ FERMARE IL GENOCIDIO ADIVASI!

SOSTENERE LA GUERRA POPOLARE IN INDIA - SOSTENERE IL PCI (MAOISTA) FINO ALLA VITTORIA!

Viva l'internazionalismo proletario!

ICSPWI

Informazioni pubbliche csgindia@gmail.com

giovedì 12 febbraio 2026

L'India al suo “passaggio storico” tra accordi economici e guerra contro il popolo

                  

Il mondo sta esplodendo e l'Unione europea organizza un seminario per rifletterci sopra. È in questa maniera ironica che apre un editoriale del Sole 24 Ore di domenica scorsa.

Sì, il mondo è in pieno caos, e sono in corso incontri internazionali, a tutti i livelli, tra i paesi imperialisti, tra altri paesi dipendenti dall'imperialismo, che si susseguono l'un l'altro, perfino con la firma di “storici” accordi economici, politici, militari, sempre nella speranza di trovare una via d'uscita alla crisi.

Caos prodotto anche dalle mosse dell'imperialismo, in particolare l'imperialismo degli Stati Uniti a guida del nazista Trump, di "distrazione di massa", con gli attacchi al Venezuela, all’Iran, a Cuba, la Nigeria…, anche a uso interno, vista la situazione catastrofica che va dai crolli delle infrastrutture alle uccisioni di chi dimostra solidarietà con i migranti perseguitati dagli squadroni della morte dell’Ice.

All'interno di tutto questo caos, c’è l'India, che non è così gettonata a livello mediatico in generale, ma soprattutto nel nostro paese, e che invece è al centro di un passaggio storico, come è stato definito, per gli accordi che ha firmato da un lato con l'Unione Europea, dall'altro con gli Stati Uniti, passaggio storico perché l’India si è impegnata ad aprire l’immenso mercato interno!! Accordi a raffica firmati

anche singolarmente con Italia, Francia, Regno Unito, Canada, Germania…Con grande soddisfazione soprattutto degli imperialisti di tutto il  mondo; ma l’India, che è il maggior importatore di armi al mondo, è al centro anche per la partecipazione a diverse organizzazioni internazionali di tipo militare come il Quad con dentro gli USA in funzione anticinese, e poi lo SCO, i Brics ecc.

Ma questo “passaggio storico” non risolve affatto la crisi in corso, anzi la accelera, per diversi motivi. È vero che questi accordi aprono il Paese come non era mai accaduto prima al capitale, mettono a disposizione dell'imperialismo mondiale una possibilità di uscire dalla crisi, grazie ad un immenso mercato di un miliardo e mezzo di persone di cui secondo gli economisti, almeno 300 milioni hanno un'alta capacità di spesa, la media borghesia che si sta sviluppando, ma l'India, come sappiamo, è anche un paese con una vasta popolazione ancora legata alla terra, quindi agricoltori, contadini, e popolazioni tribali di circa 800 milioni di persone, che subiscono una povertà estesissima, tant'è che il governo è costretto a fornire mensilmente il cosiddetto sacchetto di riso di 5 chili a persona a circa 800 milioni di persone, nella speranza che non muoiano di fame: povertà estrema da un lato, quindi, e dall'altro una ricchezza impressionante di alcuni gruppi e individui come Jindal, Mittal, Tata, Ambani (“patrimonio” di oltre 100 miliardi di dollari!) e Adani, tutti amici del nazista Narendra Modi, che sono i principali esponenti di questa nuova ricchezza dell'India di oggi.

lunedì 2 febbraio 2026

Ancora un resoconto su Bruxelles: Stop operazione Kagaar! - foto e video

La Campagna d’emergenza internazionale contro l’Operazione Kagaar è arrivata il 27 gennaio al Parlamento europeo, alla Commissione europea di Bruxelles, attraverso un combattivo e rappresentativo sit-in, realizzato da una delegazione internazionale di organismi, partiti di diversi paesi, e sostenuta dall’appoggio di molti altri, sia con sit-in contemporanei a Birmingham e in Italia, sia con dichiarazioni e ampia circolazione in internet e tra le masse dell’appello della Campagna.

Al presidio davanti al Parlamento europeo hanno partecipato organizzazioni provenienti da Italia, Olanda, Turchia, Tunisia, Galizia, Belgio e giovani della comunità indiana di Bruxelles.

Sin dal mattino all’ingresso del Parlamento sono stati distribuiti quattro materiali: l’appello generale, un memorandum preparato dai compagni indiani, una lettera ai singoli parlamentari, alla presidenza della Commissione esteri UE, della Commissione sezione ‘Diritti umani’, insieme alla lettera dell’alto commissariato alle Nazioni Unite per i diritti dell’uomo, con la quale si richiama un’urgente azione in rapporto alla situazione dei popoli indigeni, adivasi nel distretto di Bastar distretto del Chhattisgarh.

Questi testi distribuiti sono pubblicati in altri post.

Nella piazza, davanti alla porta d’ingresso del Parlamento europeo è cominciata la manifestazione con striscioni, cartelli, slogan e interventi, mentre venivano distribuiti volantini di informazione e di appello alla solidarietà ai cittadini e alle persone nelle macchine, mezzi di trasporto, bus, fino a provocare un blocco della circolazione per decine di minuti, con intervento della polizia per interromperlo.

Due deputati italiani sono venuti al presidio per incontrare la delegazione. Con costoro rappresentanti della Campagna hanno avuto un incontro di oltre mezzora durante il quale hanno chiesto urgente presa di posizione del Parlamento europeo e un intervento delle Commissione del Parlamento, sezione ‘diritti umani’ e sezione ‘esteri’ per fermare in India il regime di Modi che con l’operazione Kagaar attua una repressione senza limiti, con massacri, arresti di massa nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, adivasi, in nome della lotta al “terrorismo maoista”, ma in realtà al servizio degli interessi dell’imperialismo e delle grandi multinazionali indiane che vogliono espropriare e cacciare gli adivasi dalla loro terra per appropriarsi dei giacimenti di ferro, carbone, bauxite, uranio, e realizzare miniere, acciaierie al servizio del loro profitto.

La delegazione ha inoltre illustrato la più generale repressione che si dirige verso giornalisti, associazioni di studenti, democratici, riviste, con una massiccia ondata di arresti, detenzioni che comprendono torture, e uccisioni mirate. 

Il regime Modi, in nome della identità hindutva, colpisce masse di altre religioni e di altre nazionalità oppresse, in particolare del Kashmir che vive sotto occupazione militare.

I parlamentari hanno raccolto questa denuncia e il Dossier preparato dalla campagna e hanno assicurato l’inoltro di esso ad altri parlamentari di diverse tendenze e ai membri della Commissione sezione ‘Diritti umani’.

L’importanza dell’iniziativa è andata anche ben oltre questo tema, perché proprio nella stessa giornata del presidio si realizzava un grande incontro in India tra la presidente della Commissione europea, Ursula Von der line e Modi, per realizzare un gigantesco accordo commerciale, diplomatico e militare tra gli Stati imperialisti europei e il regime indiano, interno alla contesa mondiale interimperialista che si sviluppa, si approfondisce e si accelera anche per effetto dell’imperialismo Usa di Trump.

Questo accordo viene scaricato sui proletari e le masse indiane, così come sui proletari e le masse europee; proprio nei giorni precedenti il presidio la stessa piazza era stata teatro della forte protesta degli agricoltori contro l’accordo Mercosur. 

Nel Dossier consegnato erano contenuti documenti di denuncia provenienti da tutte le organizzazioni in lotta contro la repressione e l’operazione Kagaar in India, così come il documento di solidarietà delle organizzazioni palestinesi che si uniscono alla denuncia del genocidio degli adivasi, lanciano la parla d’ordine: “Da Gaza a Bastar”, “la solidarietà è la nostra arma”, e riaffermando l’impegno alla liberazione di tutti i popoli oppressi che lottano per la giustizia e la dignità.

Nel finale la delegazione è entrata decisamente nel piazzale del Parlamento, gridando slogan, con le forze dell’ordine che tentavano, inutilmente, di impedirlo.

Terminato con successo il presidio al Parlamento, in un clima di cameraderia e solidarietà internazionalista, la delegazione ha raggiunto l’ambasciata indiana.

E qui era in corso una forte protesta della comunità del Kashmir contro il regime di Modi e i massacri, le persecuzioni che prevedono la pena di morte per esponenti rinomati della comunità.

La delegazione ha subito salutato questa protesta, con entusiasmo da parte dei manifestanti kashmir, ha rigettato l’intenzione della polizia di impedire l’unità delle due manifestazioni, che in realtà si sono fortemente unite con interventi, parole d’ordini comuni, alzando il tiro contro il governo fascista e terrorista di Modi.

E’ apparso un ulteriore striscione a sostegno della guerra popolare e in onore e gloria del compagno Basavaraj.

Un colpo pesante per il regime di Modi, l’unità di queste due proteste che riflettono quello che avviene in India per costruire l’unità di tutti gli oppressi contro il regime fascista di Modi.

Una giornata importante che certamente avremmo voluto con maggiori presenze per dare ancora più forza alla Campagna d’emergenza, che comunque ha segnato una tappa di questa campagna internazionale che vedrà ulteriori iniziative in altre città, ambasciate, sedi istituzionali e che prepara il terreno alla clamorosa sfida di una delegazione in India non appena le condizioni saranno maturate.

Al Parlamento europeo




All'Ambasciata dell'India




sabato 31 gennaio 2026

Rapporto sull'azione internazionale contro l'Operazione Kagaar a Bruxelles 27 gennaio

Rapporto sull'azione internazionale contro l'Operazione Kagaar a Bruxelles 27 gennaio

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Il 27 gennaio la manifestazione al Parlamento Europeo ha assunto la forma di un sit-in per sollecitare la Commissione Europea, sia nella sezione Diritti Umani che in quella degli Affari Esteri, a prendere posizione e intervenire per fermare il regime fascista Hindutva di Modi in India. Modi, attraverso un'operazione repressiva chiamata "Operazione Kagaar", sta conducendo una repressione incessante in diverse regioni e stati, che si estende su un'area di 50 milioni di abitanti. Massacri, arresti di massa, attentati con bombe e deportazioni sono dilaganti, in particolare contro le popolazioni forestiche indigene, gli Adivasi e altri gruppi indigeni. La repressione è in nome della lotta contro il "terrorismo maoista", che il regime ritiene responsabile dell'organizzazione della lotta di liberazione di questi popoli. Questa lotta di liberazione assume la forma di una guerra popolare in queste regioni, con l'aspirazione di diffonderla in tutta l'India.

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Questo ha dato al governo Modi il pretesto per perseguire questa politica, che persino i palestinesi non esitano a dichiarare simile a quella in corso a Gaza e quindi parte di un vero e proprio genocidio contro queste popolazioni (vedi la dichiarazione emessa dalla Gioventù Democratica Palestinese).

Il regime Modi sta perseguitando i guerriglieri maoisti e le popolazioni adivasi in questo modo perché serve gli interessi delle grandi multinazionali indiane, che si stanno affermando con la forza della polizia, dei gruppi paramilitari e dell'esercito stesso per occupare terre, disboscare foreste, distruggere la fauna selvatica, costruire insediamenti industriali di ogni tipo, spesso inquinando gravemente a modo loro,  per favorire la crescita dell'India—ma un'India capitalista, un'India dei ricchi, un'India legata a grandi multinazionali americane, europee e russe. Ecco perché in India il "progresso" coincide con povertà, sfruttamento e il peggioramento delle condizioni di milioni di poveri, considerando che l'India è ora il paese più popoloso al mondo, con più di 1.400.000 abitanti, la maggior parte dei quali vive in estrema povertà.

Ma non è solo in queste aree che il regime indiano compie le sue azioni; le sta anche perpettando nelle regioni abitate da minoranze nazionali kashmire — un esempio tra altre minoranze religiose — perché questo regime è un regime fascista di un tipo particolare: il fascismo hindutva, cioè ideologicamente fondamentalista, simile al regime Netanyahu e al sionismo. In India, l'induismo Hindutva è affermato come modalità di governo, come cultura e come discriminazione di massa contro interi segmenti della popolazione.

Naturalmente, questa repressione colpisce anche studenti, intellettuali, artisti, giornalisti, avvocati, giuristi e democratici. Poiché denunciano ciò che il governo Modi sta facendo e si schierano con la popolazione, vengono accusati di essere vicini ai guerriglieri maoisti. Anche il movimento femminile, il movimento studentesco, i sindacati e le lotte dei lavoratori sono presi di mira. In questa occasione, vi informiamo che il 12 febbraio ci sarà un massiccio sciopero dei lavoratori in India che coinvolgerà 250 milioni di lavoratori, il più grande sciopero possibile al mondo oggi, non solo all'interno di un singolo paese ma in tutto il continente. Questo sciopero sarà condotto con le stesse richieste di salari, posti di lavoro e diritti—soprattutto diritti—contro il super-sfruttamento che avvengono in molte altre parti del mondo e per cui i lavoratori, compresa l'Italia, stanno lottando.

Una delegazione di diversi paesi europei ha tenuto una manifestazione multinazionale al Parlamento Europeo il 27 gennaio. Oltre agli italiani, rappresentanti turchi e curdi di gruppi politici organizzati erano particolarmente presenti, attualmente impegnati a combattere al fianco dei curdi del Rojava nelle regioni siriane contro la politica di bombardamenti, massacri, espulsioni e l'eliminazione dei loro gruppi organizzati e delle istituzioni di base istituite nel Kurdistan settentrionale e in Siria. Ci sono stati gruppi europei che da tempo si sono impegnati nella solidarietà con i prigionieri politici,  dato che l'India è attualmente la prigione più grande del mondo, con 10.000 prigionieri politici appartenenti a tutti i gruppi che si oppongono al regime Modi. C'erano giovani rivoluzionari maoisti provenienti dai Paesi Bassi e da altri gruppi. C'erano rappresentanti delle comunità indiane in Belgio, parte delle comunità indiane che esistono in ogni paese del mondo.

Questa manifestazione fu gemellata con un'altra manifestazione in Inghilterra, che vide una partecipazione ancora più significativa di gruppi di solidarietà provenienti dalla Gran Bretagna, dall'Irlanda e dalla grande associazione dei lavoratori indiani con sede in Inghilterra.

Stati di solidarietà per questa iniziativa provenivano da tutto il mondo—dall'Asia, dal Nord Africa, dalla Tunisia, dall'America Latina, dagli Stati Uniti e, naturalmente, dall'India stessa.

Durante la manifestazione furono distribuite lettere ai parlamentari e un dossier fu consegnato alla Sezione Diritti Umani della Commissione Europea. Abbiamo poi incontrato diversi parlamentari italiani, in particolare quelli del gruppo Movimento Cinque Stelle, che hanno ascoltato le ragioni della nostra presenza e si sono impegnati a portare la questione al Parlamento Europeo per esortare la Commissione Europea — sotto la sezione Diritti Umani — ad affrontare attivamente questa questione. Abbiamo tenuto questa dimostrazione in un giorno speciale per l'India e l'Europa, il giorno in cui sono stati firmati enormi accordi commerciali tra la Comunità Europea e il governo indiano. Questi accordi commerciali mirano a costruire mercati e a continuare la produzione profittativa durante una crisi globale nei rapporti tra Stati Uniti ed Europa, derivante dalla politica tariffaria "America first" adottata dalla presidenza Trump. L'Europa cerca nuovi mercati e nuove opportunità economiche con accordi in altre parti del mondo, tra cui l'India è la più grande, ma che include anche gli accordi di Metcosur. I padroni traggono beneficio da questi accordi, in particolare le grandi multinazionali e l'industria bellica, ma certamente non il proletariato, i contadini e le masse dei paesi europei e del nostro stesso paese.

Ecco perché la nostra iniziativa mirava anche a denunciare con forza che queste relazioni economiche servono allo sfruttamento dell'imperialismo e della guerra, nella lotta globale per la guerra commerciale e nella marcia verso la guerra imperialista da parte delle grandi potenze e dei governi e stati imperialisti ad essi collegati.

Questa delegazione ha quindi svolto un ruolo importante, di rilevanza internazionale, e ha continuato con una protesta presso l'ambasciata indiana, simbolicamente presso l'ambasciata di Bruxelles—ma iniziative simili sono in corso e saranno attuate nei prossimi mesi in tutte le ambasciate indiane in quanti più paesi possibile, e certamente anche nell'ambasciata indiana in Italia,  dato il ruolo particolare del governo filo-Trump e i suoi legami con il regime fascista, sfruttatore e affamato di Modi di Modi. All'ambasciata indiana, le realtà del proletariato, dei contadini e del popolo adivasi che combattevano il regime fascista dell'Hindutva incontrarono il popolo kashmiro oppresso, sfruttato e perseguitato. Anche loro avevano una delegazione di protesta davanti all'ambasciata indiana, e queste due delegazioni si unirono in nome della solidarietà internazionale con il nemico comune dell'imperialismo e i regimi oppressivi dei loro popoli, che uccidono i loro popoli pur affermando di rappresentarli.

Fu quindi anche un momento importante di solidarietà internazionalista, di unità tra i popoli, per contribuire all'unità del proletariato e delle masse indiane con le masse e i popoli del Kashmir e delle altre realtà nazionali che costituiscono questo gigantesco paese; e, allo stesso tempo, di unità al di là delle diverse fedi religiose esistenti in un paese grande come l'India.

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Un giorno di intensa mobilitazione, nell'interesse dell'internazionalismo proletario, dell'interesse del proletariato internazionale e del movimento internazionale che combatte l'imperialismo e si schiera in solidarietà con i popoli oppressi.

 

venerdì 30 gennaio 2026

La delegazione internazionalista al parlamento di Bruxelles per l’India

Il presidio era nella forma di un sit-in per sollecitare la Commissione europea nella sezione diritti umani e sezioni esteri a prendere posizione e intervenire per fermare in India il regime fascista hindutva di Modi che con una operazione repressiva chiamata “operazione Kagaar” in diverse regioni e Stati, in un’area di 50 milioni di abitanti, conduce una repressione senza limiti con massacri, arresti di massa, bombardamenti, deportazioni, in particolare nei confronti delle popolazioni indigene delle foreste, gli adivasi e le altre realtà indigene, in nome della lotta al "terrorismo maoista", responsabile per il regime di aver organizzato la lotta di liberazione di queste popolazioni, lotta di liberazione nella forma di guerra di popolo in queste regioni con l'aspirazione di realizzarla nell'intera India.

Questo ha dato il pretesto al governo Modi per procedere in questa politica che perfino le realtà palestinesi non esitano a dichiarare essere simile a quella in atto a Gaza e quindi inserita in un vero genocidio verso queste popolazioni.

Il regime Modi sta perseguendo in questa maniera i guerriglieri maoisti e le popolazioni adivasi perché esso è al servizio delle grandi multinazionali indiane che si insediano con la forza delle polizie, gruppi paramilitari e dello stesso esercito per appropriarsi del territorio, abbattere foreste, distruggere la fauna,

per realizzare insediamenti industriali di ogni genere tipo, spesso gravemente inquinanti di proprio, a servizio della crescita dell'India ma dell'India capitalista, dell'India dei ricchi, dell'India legata alle grandi multinazionali americane, europee, russe. Per questo in India il "progresso" coincide con la povertà, lo sfruttamento e il peggioramento della condizione di milioni di masse povere, tenendo conto che l'India è ora il paese più popoloso del mondo con più di 1.400.000 abitanti di cui la gran parte vive in condizioni di estrema povertà.

Ma non è solo in queste zone che il regime indiano sta perpetrando la sua azione, lo sta perpetrando anche nelle regioni abitate dalle minoranze nazionali Kashmir - un esempio tra le altre minoranze religiose - perché questo regime è un regime fascista di tipo particolare, è fascismo hindutva, cioè ideologicamente integralista, del genere del regime di Netanyhau e del sionismo. In India l'induismo hindutva viene affermato come modalità di governo, come cultura e come discriminazione di massa di interi settori dei popoli.

Naturalmente questa repressione colpisce anche studenti, intellettuali, artisti, giornalisti, avvocati, giuristi, democratici. Per il fatto che denunciano ciò che il governo Modi sta facendo e si schierano con le popolazioni vengono accusati di essere vicini ai guerriglieri maoisti. Così come vengono colpiti il movimento delle donne, il movimento degli studenti, le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le lotte dei lavoratori. Su questo informiamo che il 12 febbraio ci sarà un gigantesco sciopero dei lavoratori in India che toccherà 250 milioni di lavoratori, il più grande sciopero possibile nel mondo d'oggi non solo all'interno di un paese ma all'interno di un continente, sciopero che è fatto con le stesse rivendicazioni di salario, lavoro, diritti, soprattutto diritti, contro il supersfruttamento che si fanno in tante altre parti del mondo e per cui i lavoratori, compreso in Italia, lottano.

La delegazione di diversi paesi europei ha realizzato il 27/1 il presidio multinazionale al Parlamento europeo. Oltre le realtà italiane erano particolarmente presenti i turchi delle realtà politiche organizzate che in questo momento stanno combattendo a fianco dei curdi del Rojava nelle zone della Siria contro la politica di bombardamenti, massacri, espulsione, cancellazione delle loro realtà organizzate, delle loro istituzioni dal basso costituite in Nord kurdistan e in Siria.
Vi erano realtà europee impegnate da tempo nella solidarietà ai prigionieri politici, dato che l’India è la più grande galera che ci sia attualmente al mondo con 10 mila prigionieri politici appartenenti a tutte le realtà che si oppongono a regime di Modi.
Vi erano i giovani rivoluzionari maoisti dall'Olanda ed altre realtà.
Vi erano rappresentanti delle comunità indiane in Belgio, parte delle comunità indiane che esistono in tutti i paesi del mondo.

Questo presidio era gemellato con un altro presidio che avveniva in Inghilterra e che vedeva una partecipazione ancora più significativa di realtà solidali della Gran Bretagna, dell'Irlanda e della grande associazione dei lavoratori indiani che si trova in Inghilterra.

Da tutte le parti del mondo, dall'Asia, come dal nord Africa, dalla Tunisia, come dall'America Latina, come dagli Stati Uniti, dalla stessa India naturalmente sono venute attestazioni di solidarietà a questa iniziativa. 

Durante la manifestazione sono state distribuite lettere ai parlamentari ed è stato consegnato un dossier per la Commissione europea sezione dei diritti umani. C'è stato, quindi, stati un incontro con alcuni parlamentari italiani, segnatamente del gruppo del Movimento Cinque Stelle, che hanno ascoltato le ragioni della nostra presenza e si sono impegnati a portarla all'interno del Parlamento europeo per sollecitare la Commissione europea - sotto sezione diritti umani - ad occuparsi attivamente di questo.

Questo presidio lo abbiamo fatto in un giorno particolare per l'India e per l'Europa, quello in cui si sono firmati accordi commerciali di grandissime dimensioni tra la comunità europea e il governo indiano; accordi commerciali delle grandi multinazionali europee e delle multinazionali indiane che hanno lo scopo di costruire mercati e di continuare nella produzione per il profitto in una fase di crisi mondiale delle relazioni tra Stati Uniti e l'Europa, originate dalla politica del “prima di tutto l'America”, dei dazi utilizzata dalla presidenza Trump. L'Europa cerca nuovi mercati e nuove realtà economiche con accordi in altre zone del mondo di cui l'India è la principale ma comprende anche gli accordi del Metcosur.
Da questi accordi i padroni traggono vantaggi, in particolare le grandi multinazionali e l'industria bellica traggono vantaggi, non certo i proletari, i contadini, le masse dei paesi europei e del nostro Paese.
Per questo la nostra iniziativa era anche volta a denunciare con forza che questi rapporti economici sono a servizio dello sfruttamento dell'imperialismo e della guerra, nella contesa mondiale di guerra commerciale e della marcia verso la guerra imperialista delle grandi potenze e dei governi e degli Stati imperialisti ad essi legati.

Questa delegazione quindi ha svolto una funzione importante, di rilievo internazionale, ed è proseguita con un presidio all'ambasciata indiana, simbolicamente all'ambasciata di Bruxelles - ma analoghe iniziative si stanno realizzando e si realizzeranno nei prossimi mesi presso tutte le ambasciate indiane nel maggior numero dei paesi del mondo, e certamente anche all'ambasciata indiana in Italia dato il ruolo particolare del nostro governo pro-Trump e i legami con il regime fascista, sfruttatore e affamatore dei popoli di Modi.

All'ambasciata indiana si sono incontrate le realtà dei proletari, dei contadini, le popolazioni adivasi che combattono il regime fascista hindutva con le popolazioni del Kashmir oppresse, sfruttate, perseguitate; anch’esse avevano una delegazione di protesta davanti all'ambasciata indiana e queste due delegazioni si sono unite nel nome della solidarietà internazionale del comune nemico dell'imperialismo e dei regimi oppressori dei loro popoli, che uccidono i loro popoli mentre si dichiarano rappresentanti di esso.
Quindi è stato anche un momento importante di solidarietà internazionalista, di unità di popoli, per contribuire all'unità dei proletari e delle masse indiane con le masse e le popolazioni del Kashmir e delle altre realtà nazionali che costituiscono questo gigantesco paese; e, nello stesso tempo, di unità al di là delle diverse fedi religiose che esistono in un Paese così grande come l'India. 

Una giornata di ricca mobilitazione, nell'interesse dell'internazionalismo proletario, nell'interesse dei proletari italiani e del movimento che in Italia combatte l'imperialismo ed è solidale con i popoli oppressi.


domenica 25 gennaio 2026

Dal Bangladesh a Bruxelles – Messaggio di sostegno del Movimento Giovanile Studentesco Rivoluzionario

Dal Bangladesh a Bruxelles – Messaggio di sostegno del Movimento Giovanile Studentesco Rivoluzionario

24 gennaio

Traduzione non ufficiale, qui l'originale in Bengali:

Appello a proteste di sit-in in in tutta Europa sotto l'iniziativa della "Campagna Internazionale d'Emergenza contro l'Operazione Kagaar".

Da gennaio 2024, sotto il nome dell'operazione militare "Operazione Kagaar", il governo fascista Hindutva Modi sta perpettendo massacri di maoisti e adivasi in vari stati dell'India, sottoponendoli a indicibile repressione e persecuzione. Secondo la narrazione ufficiale, questa operazione mira a eliminare i maoisti entro il 31 marzo 2026. In realtà, l'obiettivo principale di questa operazione è sfrattare con la forza gli Adivasi e consegnare la loro acqua, terra e foreste alle multinazionali imperialiste, tutelando così i loro interessi. Con questo obiettivo, il governo fascista di Modi sta uccidendo centinaia di maoisti e adivasi.

sabato 24 gennaio 2026

Da Rojava all'India - 27 gennaio Bruxelles - delegazione dall'Italia

Da Rojava all'India - 27 gennaio Bruxelles - delegazione dall'Italia

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Dal Rojava all'India, la lotta popolare vincerà!

Le azioni di solidarietà con le rivoluzioni di Rojava e India continuano. In risposta all'"Operazione Kagaar" lanciata dalle classi dirigenti indiane contro il PCI (Maoista) e agli attacchi del fascismo turco contro la Rivoluzione del Rojava condotti tramite le bande HTS, sono in corso azioni di solidarietà in molte parti del mondo.

I militanti nelle città svizzere di Zurigo e Basilea hanno annunciato di aver appeso striscioni con la scritta "Dal Rojava all'India, la lotta popolare vincerà!" in segno di solidarietà con il Rojava e l'India.

Link: https://www.tkpml.com/rojavadan-hindistana-halklarin-mucadelesi-kazanacak/?swcfpc=1

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venerdì 23 gennaio 2026

VERSO IL 27 GENNAIO A BRUXELLES... L'APPELLO SI DIFFONDE IN DIVERSE LINGUE...

 Call for a European mobilization against Operation Kagaar and to denounce the EU's support for the Indian regime!

On January 26 and 27, the European Parliament's Foreign Affairs Committee - Human Rights Subcommittee will meet in Brussels. We call on all sincere democrats, progressives, human rights groups, and those advocating for freedom of expression and religion, as well as revolutionaries of all political tendencies, to participate in a sit-in protest in front of the European Parliament and the Indian Embassy in Belgium.

In fact, since January 2024, the Indian regime of Narendra Modi has launched a full-fledged military operation called "Operation Kagaar" in central India, in the states of Chattisgarh, Talengana, Odisha, Andhra Pradesh, and Jharkhand, the so-called "tribal belt" where the Adivasi populations live.

With the deployment of 60,000 paramilitary forces, air forces, drones, and armored vehicles, officially mobilized against the Communist Party of India (Maoist) with the goal of eliminating it "by March 31, 2026," Adivasi populations are being attacked to forcibly evict them from their lands for mining companies to establish.

mercoledì 21 gennaio 2026

VERSO IL 27 GENNAIO A BRUXELLES... SIT-IN DI PROTESTA CONTRO IL GOVERNO FASCISTA HINDUTVA CHE ATTACCA IL PROPRIO POPOLO

 


dal gennaio 2024, il regime indiano di Narendra Modi ha lanciato un'operazione militare a pieno titolo chiamata "Operazione Kagaar" nell'India centrale, negli stati di Chattisgarh, Talengana, Odisha, Andhra Pradesh e Jharkhand, la cosiddetta "fascia tribale" dove vivono le popolazioni adivasi. Con il dispiegamento di 60.000 forze paramilitari, aerei, droni e veicoli blindati, ufficialmente mobilitati contro il Partito Comunista d'India (Maoista) con l'obiettivo di eliminarlo "entro il 31 marzo 2026", le popolazioni adivasi sono attaccate per sfrattarle con la forza dalle loro terre affinché le compagnie minerarie vi si  possano insediare. I gruppi per i diritti umani in India denunciano uccisioni indiscriminate (inclusi neonati e donne incinte) e stupri.

martedì 20 gennaio 2026

Verso Bruxelles il 27 gennaio... protesta gemella a Birmingham Inghilterra

https://www.instagram.com/p/DTitOvgCMvV/

Protesta 'Stop Operation Kagaar' Consolato Indiano, 2 Darnley Rd, Birmingham B16 8TE 🕰️ 27 gennaio, 16:00

 🪧 Protesta📍
 'Stop Operation Kagaar'  Consolato indiano, 2 Darnley Rd, Birmingham B16 8TE
🕰️ 27 gennaio, 16:00

Saranno due proteste lo stesso giorno a Bruxelles, in concomitanza sia con un vertice India-UE sia con la Sottocommissione Affari Esteri del Parlamento Europeo - Diritti Umani. Queste proteste sono state indette dalla Campagna Internazionale di Emergenza contro l'Operazione Kagaar. Noi, il Comitato Congiunto per Fermare la Repressione in India (JCSRI), invitiamo anche i progressisti britannici a unirsi e a rendere questa una giornata internazionale d'azione.

Verso l'iniziativa di Bruxelles del 27 gennaio... Il Casr condanna la soppressione dello Stato di diritto da parte del governo fascista brahmanico hindutva di Modi

CASR condanna l'uccisione extragiudiziale della leader del PCI (maoista) Madvi Hidma; Lo stato di diritto non può essere sospeso nel Bastar

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Il 18 novembre 2025, Madvi Hidma, il più giovane membro del Comitato Centrale del PCI (Maoista) e adivasi del Bastar, è stato assassinato in un falso scontro insieme a sua moglie Rajakka e ad altri cinque membri del partito. Hidma e gli altri sono stati rapiti illegalmente quando erano disarmati, da un rifugio dove alloggiavano dal 28 del mese scorso. Furono poi torturati e uccisi in uno scontro finto. Questa è una violazione palese dello stato di diritto, delle garanzie costituzionali e delle precedenti direttive della Corte Suprema.

Dall'inizio dell'Operazione Kagaar il 1° gennaio 2024, lo stato fascista brahmanico hindutva indiano ha intensificato la sua ondata di omicidi nel Bastar e in altre aree adivasi. Nel suo tentativo di schiacciare i movimenti di massa armati e disarmati che stanno combattendo contro il saccheggio delle risorse naturali e lo sfollamento delle aziende nell'India centrale, ha ucciso oltre 500 persone, tra cui maoisti armati e civili disarmati. Si è fatto beffe dello stato di diritto e dei diritti civili e democratici.

In tutti questi scontri e esecuzioni extragiudiziali, lo stato indiano ha ripetutamente violato l'Articolo 21 della Costituzione indiana, che garantisce il diritto alla vita con dignità a ogni cittadino. Nel giudizio di Om Prakash & S. contro lo Stato del Jharkhand (2012), la Corte Suprema ha affermato che "gli scontri finti non sono altro che terrorismo sponsorizzato dallo Stato." E nel Prakash Kadam contro Ramprasad Vishwanath Gupta (2011), si affermava: "gli scontri finti non sono altro che omicidi brutali e freddi da parte di persone che dovrebbero far rispettare la legge." Nel caso PUCL contro lo Stato del Maharashtra (2014), la Corte Suprema ha stabilito che ogni morte negli scontri deve essere trattata come un caso di omicidio colposo e indagata tramite una denuncia indipendente, un'inchiesta della magistratura, una piena conservazione forense delle prove e un'immediata notificazione da parte della NHRC. La Corte ha chiarito che la polizia non può agire come giudice, giuria e boia, e che il diritto alla vita ai sensi dell'Articolo 21 si applica anche agli insorti e agli imputati.

Lo stato indiano ha inoltre ripetutamente violato le linee guida della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti Umani (UNHRD), di cui è firmatario. L'Operazione Kagaar viola chiaramente questi standard, che richiedono che la forza letale sia usata solo come ultima risorsa, che tutte le morti negli scontri siano indagate indipendentemente e che anche agli insorti armati sia garantito il giusto processo. Invece, Kagaar ha normalizzato le uccisioni extragiudiziali, sostituito l'arresto con l'esecuzione e sottoposto le comunità adivasi a una militarizzazione indiscriminata e a punizioni collettive. Abbandonando i principi ONU di necessità, proporzionalità, distinzione e responsabilità, l'operazione mina lo stato di diritto e sospende di fatto i diritti fondamentali nel Bastar.

Condanniamo questo falso scontro tra Madvi Hidma e la spietata repressione dei movimenti popolari condotta da Adivasi e non Adivasi contro il saccheggio delle multinazionali.

Noi chiediamo:

  1. Deve essere formato un comitato indipendente composto da giudici in pensione e difensori dei diritti umani per indagare su queste uccisioni extragiudiziali.
  2. L'autopsia corretta deve essere effettuata con una videografia completa e i corpi dei cadaveri devono essere consegnati alle loro famiglie, a differenza del caso dell'ex segretario generale del Partito Maoista Nambala Keshava Rao.
  3. Le accuse devono essere registrate dal personale di sicurezza responsabile dell'uccisione durante gli scontri, secondo le linee guida della Corte Suprema.
  4. L'Operazione Kagaar e il Progetto Surajkund devono essere immediatamente fermati.

CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO

(AIRSO, AISA, AISF, APCR, ASA, BASF, BSM, Bhim Army, bsCEM, CEM, COLLETTIVI, CRPP, CSM, CTF, DISSC, DSU, DTF, Forum Against Repression Telangana, Fraternità, IAPL, Innocence Network, Karnataka Janashakti, LAA, Mazdoor Adhikar Sangathan, Mazdoor Patrika, NAPM, Nazariya Magazine, Nishant Natya Manch, Nowruz, NTUI, People's Watch, Rihai Manch, Samajwadi Janparis)

21 nov 2025

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venerdì 9 gennaio 2026

STOP OPERATION KAGAAR! STOP THE GENOCIDE OF ADIVASIS - FERMARE L'OPERAZIONE KAGAAR! FERMARE IL GENOCIDIO DEL POPOLO ADIVASI

                                         

sit-in di protesta davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles alle 10:00;

sit-in davanti all'Ambasciata indiana a Bruxelles alle 14:00.

giovedì 8 gennaio 2026

Appello a una mobilitazione europea contro l'Operazione Kagaar e a denunciare il sostegno dell'UE al regime indiano!

Appello a una mobilitazione europea contro l'Operazione Kagaar e a denunciare il sostegno dell'UE al regime indiano!

 


Il 26 e 27 gennaio, la Sottocommissione Affari Esteri - Sottocommissione per i Diritti Umani del Parlamento Europeo si riunirà a Bruxelles. Chiediamo a tutti i democratici sinceri, progressisti, gruppi per i diritti umani e coloro che sostengono la libertà di espressione e religione, così come i rivoluzionari di tutte le tendenze politiche, a partecipare a un sit-in di protesta davanti al Parlamento Europeo e all'Ambasciata indiana in Belgium.

In infatti, dal gennaio 2024, il regime indiano di Narendra Modi ha lanciato un'operazione militare a pieno titolo chiamata "Operazione Kagaar" nell'India centrale, negli stati di Chattisgarh, Talengana, Odisha, Andhra Pradesh e Jharkhand, la cosiddetta "fascia tribale" dove vivono le popolazioni adivasi. Con il dispiegamento di 60.000 forze paramilitari, aerei, droni e veicoli blindati, ufficialmente mobilitati contro il Partito Comunista d'India (Maoista) con l'obiettivo di eliminarlo "entro il 31 marzo 2026", le popolazioni adivasi sono attaccate per sfrattarle con la forza dalle loro terre affinché le compagnie minerarie vi si  possano insediare. I gruppi per i diritti umani in India denunciano uccisioni indiscriminate (inclusi neonati e donne incinte) e stupri. L'Operazione Kagaar segue un'operazione militare simile chiamata "Operazione Samadhan-Prahar" (2017-2023) nelle stesse aree e utilizzando gli stessi metodi. Ciò significa che questa operazione militare contro le popolazioni adivasi va avanti da sette anni, con massacri indiscriminati in cui interi villaggi vengono presi di mira e rasi al suolo. Il regime brahminico Hindutva di Narendra Mondi dirige tali massacri sventolando il mostro del "terrorismo maoista" usando la draconiana UAPA (Unlawful Activities Prevention Act) del 1967, ovvero la legge antiterrorismo, per colpire tutte le voci dissenzienti e gli oppositori politici. Solo per citarne alcuni casi:

- Da più di tre anni, il giornalista Rupesh Kumar Singh è stato arrestato per i suoi articoli contro le campagne militari o l'Operazione Samadhan-Prahar contro il popolo adivasi nello stato di Jarkhand. - il prigioniero politico Sanjoy Deepak Rao, membro del Comitato Centrale del CPI (Maoista), è stato imprigionato per due anni senza processo e gli vengono negati i diritti fondamentali dei prigionieri,  come il diritto di lasciare la cella tra le 6:00 e le 18:00, mentre gli sono garantite solo due ore al giorno.

- Sanjoy Deepak Rao ha iniziato uno sciopero della fame il 28 ottobre.

- A maggio, il giornalista Rejaz Sydeek, 26 anni, membro della Democratic Student Association, è stato arrestato per i suoi articoli che criticavano l'operazione militare indiana contro il Pakistan e accusato di vari capi d'accusa, incluso il terrorismo.

- Tra l'11 e il 21 luglio, nove persone, per lo più studenti, sono state arrestate senza mandato e portate in un luogo non conosciuto dove sono state torturate e minacciate di stupro. Questi arresti erano destinati a ottenere informazioni su Vallika Varshri, direttrice di Nazariya (una rivista di sinistra), ricercata dalla polizia.

-Recentemente, circa 50 persone che protestavano presso l’Indian Gate a Nuova Delhi contro le politiche antiambientali del governo e l'Operazione Kaagar, sono state arrestate con l'accusa di legami con i maoisti.

-Infine, il 97 percento delle persone arrestate in India ai sensi della draconiana Unlawful Activities Prevention Act (UAPA) rimane in prigione senza processo, a volte per anni.
I gruppi per i diritti umani riportano che i militanti del Partito Comunista d'India (Maoista), una volta arrestati, vengono spesso interrogati e torturati in luoghi segreti e poi uccisi a sangue freddo in foreste isolate in scontri simulati. Questo è successo recentemente con i militanti di Hidma e Ganesh, rispettivamente lo scorso novembre e dicembre. Recentemente è stato pubblicato un rapporto sull'uso sistematico della tortura contro prigionieri comuni e politici nelle prigioni dello stato del Bihar.

Il regime Modi cerca di imporre un'identità unica, "Hindutva", in un paese di oltre 1,5 miliardi di persone, dove 23 delle 179 lingue ufficiali sono ufficialmente registrate (escludendo oltre 1.650 dialetti), varie religioni (incluso l'induismo,  Buddhismo, Sikhismo, Jainismo, Islam, Cristianesimo, Zoroastrismo) e varie nazionalità. L'Hindutva è un'ideologia suprematista che sostiene l'istituzione di un regime politico in tutta l'Unione Indiana in cui dovrebbe esserci una sola religione, l'induismo, e una sola lingua, l'hindi. In un paese tanto diverso quanto l'India in termini di diversità etnica, religiosa e linguistica, il governo Hindutva di Modi, guidato dal BJP, sponsorizza gruppi ancora più estremisti come il Rashtriya Swayamsevak Sangh (di cui Modi stesso faceva parte) e il Vishwa Hindu Parishad, che compiono attacchi indiscriminato contro tutte le minoranze, in particolare negli ultimi 11 anni da quando Narendra Modi è salito al potere:

- i pogrom contro le minoranze religiose si sono moltiplicati. La comunità musulmana è stata colpita da due episodi importanti: a Muzzaffarnagar nel 2013, poco prima delle elezioni, il BJP locale ha orchestrato un massacro in cui 42 musulmani hanno perso la vita, e nel 2020, appena un anno dopo la rielezione del governo Modi II, 36 musulmani sono stati uccisi in un altro episodio simile a Delhi. Anche le comunità cristiane non sono state risparmiate: hanno subito intimidazioni continue e atti di violenza, come la profanazione di una chiesa in una località vicino a Ranchi, nello stato del Jharkhand.

- Altre nazionalità oltre agli indù sono state duramente represse, in particolare i kashmiri, che ora vivono sotto occupazione militare. Nel 2019, l'ex stato federale di Jammu e Kashmir è stato declassato a "territorio dell'unione", che significa essere amministrato direttamente dal governo centrale. Nel giugno 2018, un rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani ha evidenziato gravi violazioni dei diritti umani, confermate in un rapporto successivo del 2019. Negli ultimi 20 anni sono stati registrati oltre 47.000 decessi. Ma anche le nazionalità del nord-est, come in Assam e Manipur, e i tamil nel sud.

Oltre agli attacchi violenti contro queste minoranze, l'ideologia Hindutva, espressione della casta brahmina superiore, attacca i Dalit (i cosiddetti senza casta), che sono 65 milioni in India. La religione indù tiene i Dalit separati dal resto della società e quindi soffre di forme di segregazione. L'India di Modi, avvicinandosi a una teocrazia piuttosto che a uno stato moderno, sta attuando politiche statali discriminatorie contro i Dalit, che, come i gruppi sociali sopra menzionati, sono vittime di discriminazione, violenza e omicidio. Per tutte queste ragioni, sono convocate per martedì 27 gennaio le seguenti azioni:

 un sit-in di protesta davanti al Parlamento Europeo a Bruxelles alle 10:00;

-un sit-in davanti all'Ambasciata indiana a Bruxelles alle 14:00.

Fermare l'Operazione Kagaar!

Fuori le Forze armate dalle aree Adivasi!

Campagna d'emergenza internazionale contro l'Operazione Kagaar