giovedì 26 marzo 2026

Verso la manifestazione del 28 marzo a Zurigo... L’ INDIA sempre più strategica per l’imperialismo italiano… con la produzione militare in primo piano

E’ il programma “Make in India” del governo guidato dal fascista hindutva di Modi con cui “punta a sviluppare una supply chain tecnologica domestica nei settori aeronautico e della difesa, riducendo progressivamente la dipendenza dalle importazioni estere” che attrae sempre più gli imperialisti italiani, come dimostra l’articolo che riportiamo sotto, e soprattutto nel settore militare di altra tecnologia.

Mentre punta a “indigenizzare” la produzione, Modi continua a svendere il Paese alle multinazionali di tutto il mondo. In questo articolo si spiegano bene i motivi che spingono tante aziende italiane, sostenute dal governo tramite la SACE ad "impiantarsi" in India. 

Sempre grande disponibilità di forza lavoro a basso costo un “mercato con il tasso di crescita più elevato nel nostro settore e può contare su un bacino di competenze straordinario, con una popolazione molto giovane e un numero elevato di ingegneri. Tutti questi elementi la rendono una piattaforma altamente strategica … per servire altre aree, in particolare l’Asia-Pacifico”…  dice al padrone della Poggipolini e spiega anche le forme in cui agisce in questi paesi l’imperialismo.

Questa politica del “Make in India” alla quale si affiancano gli imperialisti italiani, e non solo, significa distruzione dell’ambiente e repressione per chi si oppone, dalle popolazioni tribali delle foreste che vengono distrutte per fare posto agli stabilimenti industriali (compreso la vendita dei fiumi!!!), ai gruppi e alle masse delle città, dagli studenti universitari agli intellettuali... che denunciano le azioni del governo, dal riarmo continuo (l’India è il primo importatore di armi del mondo) alle pratiche genocidarie!

Anche per tutto questo l'imperialismo italiano è complice della repressione dell'opposizione.

L’opposizione più minacciosa dichiarata apertamente dal governo fascista hindutva è la guerra popolare in corso diretta dal Partito Comunista dell’India (Maoista) che si sviluppa in diversi stati del Paese! È per questo che Modi e il suo ministro dell’interno Shah hanno detto che metteranno fine entro il 31 marzo prossimo alla guerra popolare che resiste e persiste!

A questa resistenza, alle masse indiane, alla guerra popolare bisogna che arrivi la solidarietà concreta di tutto il movimento progressista e rivoluzionario: e il 28 marzo a Zurigo è prevista una manifestazione internazionale e internazionalista!

**

Il make in India è un’opportunità per le imprese italiane. Poggipolini spiega perché

Di Riccardo Leoni

L’India punta a rafforzare la propria industria e a indigenizzare la produzione, ma ha bisogno di partner internazionali capaci di fornire a Nuova Delhi il know-how e le capacità per farlo. In questo contesto Poggipolini, azienda bolognese specializzata nella componentistica aeronautica critica, ha acquisito la maggioranza Aero Fasteners, società indiana che vanta collaborazioni con i principali stakeholder del subcontinente. Al centro dell’operazione, un modello win-win in grado di sostenere lo sviluppo locale e di diversificare gli investimenti. L’intervista di Airpress a Michele Poggipolini

24/03/2026

La scorsa settimana Poggipolini, azienda italiana leader nella progettazione e nella produzione di sistemi e componenti critici per il settore aeronautico, ha acquisito la maggioranza di Aero Fasteners, realtà indiana specializzata nella componentistica aerospaziale mission-critical. L’operazione segna l’ingresso strutturato dell’azienda bolognese nell’ecosistema industriale indiano e si inserisce nella più ampia strategia di localizzazione produttiva di Nuova Delhi, nota come “Make in India”. Si tratta di una partnership sui generis per il settore, ma che potrebbe rappresentare un nuovo modello di sviluppo industriale per le realtà del nostro Paese. Airpress ne ha parlato con l’amministratore delegato della società, Michele Poggipolini

Partiamo dal contesto. Perché oggi l’India rappresenta un mercato così strategico per il settore dell’Aerospazio italiano (e non solo)?

L’India è un mercato che analizziamo da circa due anni e l’interesse è aumentato nettamente con il programma governativo “Make in India”. Si tratta di una politica industriale che punta a sviluppare una supply chain tecnologica domestica nei settori aeronautico e della difesa, riducendo progressivamente la dipendenza dalle importazioni estere. Questo significa, concretamente, che i grandi player occidentali già presenti nel Paese (con stabilimenti propri o joint venture) dovranno aumentare il contenuto locale delle loro produzioni. Per un’azienda come la nostra, che opera nella componentistica critica, questo scenario crea una domanda molto forte di fornitori qualificati in grado di portare tecnologia, processi e know-how. L’India, inoltre, è il mercato con il tasso di crescita più elevato nel nostro settore e può contare su un bacino di competenze straordinario, con una popolazione molto giovane e un numero elevato di ingegneri. Tutti questi elementi la rendono una piattaforma altamente strategica.

Come siete arrivati a individuare proprio Aero Fasteners e cosa vi ha convinto a procedere con l’acquisizione?

Analizzando il mercato indiano, abbiamo visto che il numero di aziende realmente qualificate per operare nel nostro segmento è molto limitato. Circa un anno e mezzo fa abbiamo conosciuto Aero Fasteners e, dopo averla visitata, abbiamo trovato un’azienda molto ben strutturata, con competenze già solide sia sul mercato domestico sia sull’export. Un elemento per noi decisivo è stato il fatto che l’azienda in questione lavorasse già materiali e processi molto vicini ai nostri, come leghe speciali – inconel e titanio – stampate a caldo. Questo rendeva l’integrazione industriale particolarmente naturale. Inoltre, si tratta di un player già qualificato con clienti di primo livello, incluso Rolls-Royce, e attivo con il gruppo Hal (Hindustan Aeronautics Limited), che rappresenta un punto di riferimento per l’aeronautica indiana. Parliamo quindi di un’azienda con basi solide, non di un operatore emergente.

L’India sta puntando convintamente sull’indigenizzazione della propria industria. Qual è il contributo che Poggipolini porterà all’azienda e, più in generale, al sistema industriale locale?

Il contributo principale è legato alla tecnologia, ai processi e al know-how. L’azienda (Aero Fasteners, ndr) aveva già una buona capacità produttiva, ma si è resa conto di avere bisogno di un partner per aumentare e rispondere a una domanda in forte crescita. Il nostro obiettivo è rendere l’azienda scalabile, rafforzarne le competenze e accompagnarla in un percorso di crescita che la porti a diventare un riferimento assoluto in India per i fissaggi critici. La famiglia fondatrice rimarrà coinvolta nella gestione e questo faciliterà molto il processo, perché c’è una condivisione chiara della visione industriale.

Come si inserisce questa operazione nel rapporto con i vostri clienti globali, molti dei quali sono già presenti in India?

Questo è uno degli aspetti più rilevanti. In India sono già presenti tutti i nostri principali clienti, dai grandi Oem aeronautici ai player della difesa. Queste aziende, proprio in virtù delle politiche locali, devono aumentare la quota di acquisti realizzati nel Paese. La nostra presenza ci consente di supportarli direttamente, offrendo prodotti con contenuto tecnologico indiano e contribuendo così alle loro strategie industriali. Allo stesso tempo, ci permette di sviluppare nuove linee di prodotto da esportare verso Europa e Stati Uniti, ampliando la nostra offerta.

Come si articolerà la produzione tra Italia e India?

La logica è quella di una forte complementarità. In India svilupperemo sia prodotti standard sia componenti più avanzati. In particolare, per i mercati internazionali e per gli Stati Uniti, punteremo su una categoria specifica, come i rivetti più semplici e standardizzati. In Italia, invece, continueremo a concentrarci sui prodotti a più alto contenuto tecnologico, come i rivetti critici in leghe speciali e i fissaggi in titanio. Parallelamente, in India lavoreremo anche su prodotti complessi che già realizziamo oggi, come i bulloni critici per applicazioni motoristiche ed elicotteristiche. Questa distribuzione ci consentirà di ottimizzare la competitività e, allo stesso tempo, di rafforzare l’intera offerta del gruppo. Il mercato dei fissaggi aerospaziali è caratterizzato da lead time estremamente lunghi, che possono arrivare anche a cento settimane. Questo è dovuto al numero limitato di player qualificati e alla complessità dei processi produttivi. Noi, infatti, stiamo investendo in modo significativo per aumentare la capacità produttiva: a Bologna con nuove linee, ma anche in India su produzioni che non avremmo altrimenti realizzato in Italia. Questo ci permette di dare una risposta più efficace ai clienti, riducendo i tempi e aumentando la flessibilità complessiva del sistema.

Dal punto di vista istituzionale e regolatorio, come avete trovato l’interlocuzione con l’India, anche alla luce della spinta governativa verso l’indigenizzazione?

Abbiamo trovato una grandissima apertura, sia da parte degli attori pubblici sia privati. Il tipo di operazione che abbiamo realizzato (investire, acquisire una quota di maggioranza e contribuire allo sviluppo tecnologico locale) è esattamente quello che il Paese sta cercando. C’è una forte consapevolezza del fatto che, per sviluppare una vera industria aeronautica e della difesa, non basta avere capacità produttiva generica ma servono competenze specifiche, materiali avanzati e processi complessi. E questo richiede partnership con player internazionali di questo tipo. Anche l’export è un elemento centrale dell’iniziativa. Non vediamo l’India solo come un mercato locale, ma come una piattaforma per servire altre aree, in particolare l’Asia-Pacifico. La posizione geografica è estremamente favorevole e ci consentirà di raggiungere mercati che stanno crescendo rapidamente e che hanno bisogno di componenti come quelli che produciamo. In questo senso, l’India rappresenta per noi un vero e proprio avamposto strategico.

Possiamo quindi parlare di un modello win-win?

Sì, perché consente di ottimizzare la produzione su più livelli. Da un lato produciamo in India ciò che il mercato locale richiede e ciò che è più competitivo realizzare lì; dall’altro manteniamo in Italia le lavorazioni più avanzate e ad alto valore aggiunto. Inoltre, in India potremo sviluppare prodotti che in Europa non avremmo mai realizzato, o che sarebbe stato molto più complesso realizzare. Questo equilibrio rafforza complessivamente il gruppo. 

In conclusione, come riassumerebbe il significato di questa operazione nel vostro percorso di crescita?

È un passaggio fondamentale. Ci consente di presidiare le tre principali aree geografiche del settore – Europa, Stati Uniti e India – con quest’ultima che rappresenta il mercato più dinamico. Allo stesso tempo, ci permette di accedere a un bacino di competenze molto ampio e di accelerare il nostro percorso di crescita. È un investimento strategico, che guarda al lungo periodo.

***

Tratto da https://formiche.net/2026/03/il-make-in-india-e-unopportunita-per-le-imprese-italiane-poggipolini-spiega-perche/

Nessun commento:

Posta un commento