mercoledì 29 luglio 2026

Settimana internazionale dei martiri della rivoluzione indiana e la nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta il 26 settembre

           

In occasione della Martyrs' Week 28 luglio -3 agosto - primo appello per una nuova Giornata Internazionale di Azione il 26 settembre 2026

L'ICSPWI (Comitato Internazionale a sostegno della guerra popolare in India) fa appello alle organizzazioni e partiti marxisti-leninisti-maoisti, ai rivoluzionari, agli antimperialisti, ai progressisti e democratici sinceri, a ricordare i martiri della rivoluzione indiana in occasione della tradizionale Martyrs' Week, 28 luglio al 3 agosto, indetta dal Partito Comunista dell''India maoista

Il sangue versato dai martiri nella loro lotta per la Rivoluzione di Nuova Democrazia e la Rivoluzione Socialista in India deve essere onorato!

Onoriamo nello stesso tempo tutte le masse, parte di esse appartenenti alle popolazioni indigene - adivasi- che sono state uccise e massacrate durante la criminale e genocida Operazione Kagaar da parte del regime fascista 'hindutva' di Modi, al servizio dell'imperialismo

I martiri della rivoluzione indiana sono i migliori figli del popolo che hanno sacrificato le loro vite non solo per la liberazione dell'India ma del mondo intero, dallo sfruttamento capitalista/imperialista, contribuendo alla rivoluzione proletaria mondiale.

La rivoluzione indiana, la guerra popolare, il PCI (Maoista) si trovano oggi in una situazione molto difficile. Il regime di Modi afferma che oggi l’India è un paese "libero dai naxaliti, ma le classi dominanti, altri governi e regimi in India in passato hanno detto la stessa cosa, e la storia ha dimostrato che si tratta di un'illusione.

La guerra popolare e il PCI (maoista) sono immortali! Nuove generazioni di figli del popolo sono in lotta e prendono in mano la bandiera della rivoluzione.

È vero che ora più che mai in questi tempi difficili serve la solidarietà e il sostegno internazionale e internazionalista del movimento comunista, del movimento proletario e rivoluzionario, del movimento antimperialista, del proletariato e delle masse popolari in lotta e in armi nel mondo

L'ICSPWI, con il suo forte e permanente sostegno del CPI (Maoista) in tutte le forme, esiste per questo ed è impegnato a mobilitare tutti per questo sostegno.

Le iniziative di protesta della Campagna di Emergenza Internazionale contro l'Operazione Kagaar fino alle forti manifestazioni del 28 marzo in tutto il mondo hanno dimostrato che questo è possibile, ma bisogna continuare questa campagna prolungata e fare molto di più. È necessario unificare il movimento internazionale di solidarietà e sostegno contro ogni forma di opportunismo e settarismo.

È necessario unire le iniziative sul fronte democratico e a sostegno del movimento democratico popolare di opposizione al regime di Modi con il sostegno al PCI (Maoista) e alla sua lotta contro revisionisti, traditori e capitolazionisti, oggi e in particolare nel 22° anniversario della fondazione del Partito a settembre per difendere il Partito e la via della guerra di popolo di lunga durata in India e nel mondo.

È necessario portare questa battaglia internazionalista all'interno del movimento comunista internazionale, all'interno del grande movimento antimperialista nel mondo, in primis il movimento di solidarietà con la Palestina, il movimento contro la guerra imperialista, il movimento contro la repressione per la liberazione dei prigionieri politici.

Per questo, nel quadro di questa nuova fase della campagna prolungata già in corso, facciamo appello a una nuova giornata internazionale di solidarietà e lotta per il 26 settembre 2026.

Nelle prossime settimane con la collaborazione di tutte le forze solidali costruiamo la piattaforma della giornata e il piano delle iniziative, da Roma a Parigi, dalla Svizzera alla Germania, dalla Turchia al Brasile, dalla Colombia agli Usa, dal BanglaDesh alla Cina, e ovunque è possibile nel mondo !

ICSPWI

28/7/26

csgpindia@gmail.com

giovedì 23 luglio 2026

CASR condanna la repressione del regime di Modi contro la protesta studentesca e popolare

 

COMUNICATO STAMPA

Data: 22 luglio 2026

*CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR) CONDANNA FERMAMENTE LA BRUTALE REPRESSIONE STATALE SCATENATA CONTRO I GIOVANI IN PROTESTA A DELHI*

FERMARE LA BRUTALE REPRESSIONE DELLE PROTESTE DEMOCRATICHE!

FERMARE LA MILITARIZZAZIONE DELLA POLIZIA CIVILE E LA CRIMINALIZZAZIONE DEL DISSENSO!

La Campagna contro la Repressione dello Stato (CASR) condanna fermamente la brutale e indiscriminata repressione scatenata dallo Stato indiano contro migliaia di giovani e manifestanti democratici che marciavano verso il Parlamento di Delhi.

La risposta dello stato non è stata quella di mantenere l'ordine pubblico, ma di schiacciare violentemente il dissenso democratico. La polizia di Delhi, insieme alle forze paramilitari, ha lanciato un assalto coordinato contro i manifestanti con ripetute cariche con i lunghi bastoni, l'uso di gas lacrimogeni e il fuoco di pistole a pallini. Numerosi manifestanti hanno riportato gravi ferite durante la repressione. Sono emerse anche immagini inquietanti che mostrano persone in borghese che aggredivano manifestanti, incluse donne, insieme a poliziotti in uniforme, sollevando serie preoccupazioni sull'uso di individui non identificati nella violenza statale contro i cittadini.

*L'uso delle pistole a pallini a Delhi segna un'escalation pericolosa*


Uno degli aspetti più allarmanti della repressione è stato l'uso segnalato di pistole a pallini contro i manifestanti.

Per più di un decennio, le pistole a pallini sono diventate sinonimo della brutale repressione vista in Kashmir, dove migliaia di civili—inclusi bambini e giovani—hanno subito cecità permanente e ferite che hanno cambiato la loro vita. Il loro dispiegamento contro i civili è stato criticato da numerose organizzazioni per i diritti umani per aver causato danni indiscriminati e irreversibili.

L'uso di pistole a pallini contro i manifestanti nella capitale nazionale rappresenta un'espansione profondamente preoccupante di questo modello repressivo dal Kashmir a Delhi. La normalizzazione di tali armi contro i cittadini che esercitano i loro diritti democratici segnala una pericolosa erosione delle libertà costituzionali e solleva serie preoccupazioni riguardo all'approccio sempre più militarizzato dello stato alle proteste pubbliche.

*Il ruolo della cellula speciale della polizia di Delhi solleva gravi preoccupazioni*

La CASR è profondamente turbata da rapporti e prove visive che mostrano la partecipazione dell'ispettore della cellula speciale della polizia di Delhi, Nishant Dahiya, all'aggressione ai manifestanti.

Questo sviluppo non può essere visto isolatamente. Nel marzo di quest'anno, dieci attivisti—inclusi attivisti studenteschi e attivisti per i diritti dei lavoratori—sono stati rapiti illegalmente, detenuti e brutalmente torturati da funzionari della Cellula Speciale della Polizia di Delhi presso il suo ufficio di New Friends Colony. Quelle detenzioni illegali e le accuse di tortura in custodia sono avvenute sotto la supervisione dell'ispettore Nishant Dahiya. I procedimenti relativi a questi incidenti sono attualmente in corso presso l'Alta Corte di Delhi.

La partecipazione dello stesso ufficiale alla repressione di una protesta democratica di massa dimostra un modello inquietante in cui unità specializzate di polizia antiterrorismo vengono impiegate sempre più contro movimenti democratici piuttosto che contro vere minacce alla sicurezza.

È altrettanto inquietante che un tale ufficiale sia stato insignito di un Premio al Valore. Premiare funzionari contro i quali gravi accuse di tortura in custodia e violazioni dei diritti umani sono ancora sotto controllo giudiziario invia un pericoloso messaggio di impunità.

*Un modello di violenza statale contro i movimenti democratici*

La brutale repressione vista a Delhi non è un evento isolato, ma fa parte di un lungo e inquietante schema di violenza statale contro le lotte democratiche.

Dalle proteste anti-CAA/NRC a Delhi, dove i manifestanti persero la vita e centinaia furono soggetti ad arresti e repressioni, alle ripetute repressioni contro le comunità adivasi che resistevano allo sfollamento e difendevano Jal, Jungle e Jameen, lo stato indiano ha ripetutamente risposto con forza eccessiva alla rivendicazione pacifica democratica.

In tutte le regioni adivasi, le comunità che proteggono le loro terre ancestrali hanno subito spari dalla polizia, arresti arbitrari, distruzione di siti di protesta e criminalizzazione sotto leggi draconiane. Invece di affrontare le legittime richieste democratiche, i governi si sono sempre più affidati a una polizia coercitiva, alla militarizzazione e a leggi straordinarie per mettere a tacere il dissenso.

Gli eventi a Delhi dimostrano ancora una volta questo continuo schema di intolleranza verso la protesta democratica.

*Difendere i diritti democratici è una responsabilità collettiva*

La CASR ritiene che la difesa dei diritti democratici non possa dipendere dall'affiliazione politica o dall'accordo ideologico. Ogni attacco ai manifestanti pacifici indebolisce la democrazia costituzionale stessa.

Invitiamo sindacati, organizzazioni studentesche, movimenti contadini, organizzazioni femminili, gruppi per le libertà civili, avvocati, giornalisti, scrittori, artisti e tutti i cittadini democratici a unirsi contro il crescente attacco autoritario al diritto del popolo di organizzarsi, protestare e dissentire.

Il silenzio di fronte a tale repressione non farà che incoraggiare ulteriori attacchi ai diritti democratici.

Le nostre richieste

1. Condurre un'inchiesta giudiziaria indipendente sulla violenza della polizia e sull'uso presunto di pistole a pallini contro i manifestanti.

2. Identificare e perseguire tutto il personale di polizia e le persone in borghese coinvolte in aggressioni contro manifestanti pacifici.

3. Indagare sul ruolo degli agenti della Cellula Speciale della Polizia di Delhi, incluso l'Ispettore Nishant Dahiya, nella repressione violenta delle proteste.

4. Porre fine al dispiegamento di unità specializzate di polizia antiterrorismo contro i movimenti democratici.

5. Difendere i diritti costituzionali alla libertà di parola, riunione pacifica e associazione.

La Campagna contro la Repressione di Stato è solidale con tutti coloro che sono feriti, aggrediti e sottoposti a violenza statale, mentre esercitano il loro diritto democratico di protestare. Riaffermiamo il nostro impegno a resistere a ogni tentativo di criminalizzare i movimenti democratici e invitiamo tutte le persone impegnate nella giustizia, nella libertà e nei valori costituzionali a restare unite contro questo crescente autoritarismo.

CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE DI STATO (CASR)

Team organizzatore:

(AIRSO, AISF, APCR, ASA, BASF, BSM, Bhim Army, bsCEM, CEM, COLLECTIVE, CRPP, CSM, CTF, DISSC, DSU, DTF, Forum Against Repression Telangana, Fraternity Movement, IAPL, Innocence Network, Karnataka Janashakti, LAA, Mazdoor Adhikar Sangathan, Mazdoor Patrika, NAPM, Nazariya Magazine, Nishant Natya Manch, Nowruz, NTUI, People's Watch, Rihai Manch, Samajwadi Janparishad, Samajwadi Lok Manch, Bahujan Samajwadi Manch, United Peace Alliance, WSS, Y4S)

martedì 14 luglio 2026

Opuscolo/dossier India/Italia - Modi/Meloni verso l'iniziativa nazionale di settembre - info csgpindia@gmail.com


 

Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India

Continuare la mobilitazione contro l’Operazione Kagaar e a sostegno alla guerra popolare in India

Dopo le iniziative contro l’operazione Kagar e di solidarietà e sostegno alla guerra popolare in India portati avanti nei mesi scorsi (ricordiamo le importantissime iniziative di Bruxelles del 27 gennaio, e del 28 marzo a Zurigo di quest’anno che hanno avuto risonanza internazionale), secondo gli impegni nazionali e internazionali assunti nelle riunioni che si sono tenute in Italia, il comitato di sostegno alla guerra popolare in India si prepara ad altre iniziative che saranno realizzate durante la prossima estate.

A proposito della grande partecipazione internazionale alle iniziative, ribadiamo quello che il Comitato ha scritto nel suo comunicato pubblicato dopo la manifestazione di Zurigo: “Il Comitato Internazionale di Sostegno alla Guerra Popolare in India (CSGPI) apprezza tutte le forze che sono scese in piazza e le considera nel loro insieme una grande base per continuare questa battaglia e una grande fonte d’incoraggiamento per le forze rivoluzionarie, democratiche e per il Partito Comunista dell’India (Maoista) che stanno combattendo coraggiosamente in India in queste ore difficili per salvaguardare il Partito, l’Esercito Popolare e il percorso e la pratica della guerra popolare”.

Oggi la pressante necessità della continuazione delle mobilitazioni è dovuta anche al fatto che il governo fascista hindutva di Narendra Modi, in particolare con l’attiva partecipazione del suo ministro degli Interni Amit Shah, continua a portare avanti la repressione in tutto il paese, una vera guerra contro

il popolo, sempre ben lontano dai riflettori internazionali che ignorano di proposito ciò che succede nel subcontinente indiano.

Come raccontano i compagni indiani attraverso i loro comunicati, per raggiungere i propri obbiettivi “le forze armate stanno scatenando il regno del terrore sugli Adivasi, dallo stupro e uccisioni al bombardamento aereo e all’incendio di interi villaggi … I dirigenti e i quadri del PCI (Maoista), che sono al fianco delle popolazioni nella lotta per i loro diritti, vengono sistematicamente assassinati. Abbiamo visto come una massiccia estensione delle foreste nell’India centrale sia stata consegnata alle multinazionali subito dopo l’uccisione del segretario generale compagno Basavaraj. In questo clima, le organizzazioni politiche di massa rivoluzionarie resistono come una fortezza contro l’agenda fascista.” (RSF)

Infatti questi attacchi sono quotidiani: bombardamenti, uso di droni, dispiegamento di migliaia di poliziotti, soldati, squadroni della morte speciali come il CoBra, con assassini extragiudiziali che prendono soprattutto di mira non solo coloro che guidano le lotte ma anche chi solidarizza con queste lotte e denuncia l’attività repressiva del governo fascista hindutva, e che per questo diventa oggetto di particolare attenzione: dagli studenti, ai professori universitari, a poeti, scrittori e intellettuali sottoposti in questi giorni a perquisizione in quasi tutto il Paese e in generale tutti accusati di essere “maoisti” o “maoisti urbani”, intellettuali accusati e arrestati e fatti morire in carcere perché “pensano”, come ha detto il procuratore dello Stato indiano dinanzi alla Corte Suprema in relazione al dottor G.N. Saibaba, che presentava una disabilità del 94%. "Il cervello è più pericoloso del corpo"! ha infatti detto.

Questi attacchi incessanti sono rivolti contro gli operai, le lavoratrici e i lavoratori e le masse indiane in generale, attacchi ai loro diritti fondamentali: diritto al salario, al lavoro e alla sicurezza sul lavoro, alla casa, diritto alla terra e ad una vita dignitosa, diritto delle donne a non essere violentate, attacchi alla libertà di espressione, libertà di manifestazione, libertà religiosa, attraverso espulsioni forzate dalle foreste per fare posto alle multinazionali industriali e minerarie interne ed esterne al Paese che sono nelle mani principalmente dei capitalisti amici di Modi, e cioè i miliardari Adani, Ambani, Agarwal, Tata, Jindal… sempre al servizio, quindi, delle classi dirigenti indiane e dell’imperialismo, non solo quello degli USA, ma anche quello russo, cinese e tutti gli altri.

Il governo indiano è molto apprezzato da questi paesi imperialisti perché mette a lor disposizione una quantità immensa di forza lavoro a basso costo, resa ancora più precaria con la riforma dei codici del lavoro, sia dentro il Paese, che fuori dal Paese con l’emigrazione. Tutto ciò alimenta la miseria (ricordiamo che il governo è costretto a dare 5 chili di riso al mese a circa 800 milioni di poveri!) e la disoccupazione di milioni di giovani, ed è contro chi si oppone a questa miseria crescente che il governo scatena le sue atrocità, mentre spende miliardi per la corsa al riarmo.

Una situazione che i compagni che combattono contro il governo e che guidano la guerra popolare in corso, i compagni del Partito Comunista dell’India (Maoista) e di altre organizzazioni di lotta, descrivono come difficilissima, che vede anche in atto una lotta accanita contro chi vorrebbe liquidare non solo il Partito ma tutta l’esperienza della guerra popolare, insomma una situazione che si è aggravata con l’Operazione Kagaar: una operazione feroce, una lotta senza quartiere, perché il governo vuole mettere fine alla guerra popolare in corso.

La scadenza che si era data il governo Modi e la sua banda di assassini, quella del 31 marzo, però, non sono riusciti a rispettarla, per la resistenza messa in campo dalla guerra popolare, e la mobilitazione di tante organizzazioni di lotta interne al Paese; questa data, anzi, è diventata una sfida e le mobilitazioni in tutto il mondo l’hanno trasformata in un messaggio di liberazione e rivoluzione.

Infatti, per il proletariato la lotta del popolo indiano ha importanza internazionale e la Rivoluzione di Nuova Democrazia in India rappresenta uno dei fronti più importanti della lotta antimperialista mondiale. La sua sconfitta o vittoria avrà un impatto diretto sui rapporti di forza tra imperialismo e rivoluzione proletaria, lotta dei popoli a livello mondiale.

Ma in questi mesi il governo genocida indiano, che si vanta di entrare a far parte delle tre principali economie mondali nei prossimi anni, non si è limitato a scatenare ancora di più la repressione contro il proprio popolo, ricorrendo sempre più al carcere e il numero di prigionieri politici che subiscono torture, si è pure impegnato tantissimo per rafforzare il proprio apparato militare ad ogni livello e rafforzare il consenso internazionale intorno alla sua Operazione Kagaar.

In questo quadro di pressante ricerca di alleanze “nel mondo incerto di oggi”, come ha più volte ripetuto Modi nel suo intervento alla Knesset, al parlamento israeliano il 25 febbraio scorso, una “incertezza” dovuta alla tendenza alla guerra mondiale per una nuova spartizione del mondo, sono cominciate le “visite” a diversi Paesi, a cominciare, appunto, dalla nazisionista Israele, accusata dall’Onu ancora una volta per genocidio dei bambini di Gaza, spendendo parole di miele per stringere accordi militari e commerciali ancora più forti e confermando lo stretto legame ideologico tra il sionismo e il fascismo hindutva.

Modi è poi passato dall’Italia della fascista Meloni nel mese di maggio, e in entrambi i casi, elevando i rapporti bilaterali attraverso il Partenariato Strategico Speciale, ha stretto accordi ancora più forti dal punto di vista politico, dal punto di vista commerciale con il corridoio Imec e militare per il rafforzamento dell’apparato della guerra.

È per tutto questo che come è stato detto nell’intervento in piazza alla fine della manifestazione di Zurigo, i compiti del Comitato Internazionale di Sostegno, dei sostenitori della guerra popolare in India e del Partito Comunista dell’India (Maoista), sono quelli di continuare la denuncia e la mobilitazione a tutto campo all’interno della “Campagna Internazionale di Emergenza” contro l’Operazione Kagaar.

Nei mesi di luglio, agosto e settembre quindi, sono previste altre iniziative in Italia, come un presidio all’ambasciata indiana e una assemblea a Roma contro la repressione e per la liberazione dei prigionieri politici, una campagna di informazione e organizzazione dei lavoratori indiani e una mobilitazione antimperialista contro il progetto Imec, con particolare riguardo ai rapporti tra l’India e l’Italia della fascista Meloni, e i rapporti tra India e Israele, entrambi complici anche del genocidio in Palestina.

Comitato Internazionale di sostegno alla guerra popolare in India Giugno 2026