mercoledì 16 gennaio 2019

“Dove l’India brucia i vivi”, reportage dell’Espresso sulla distruzione di uomini e ambiente messa in atto dal governo fascista indù di Modi per “industrializzare” il Paese al servizio delle multinazionali e dell'imperialismo


Reportage
Dove l’India brucia i vivi
A Jharia tutto è fuoco e cenere. Un inferno di carbone che fornisce energia all’industria. Il sottosuolo qui è ricchissimo: sono le persone che non valgono nulla

C’erano palme una volta, qui. E campi, e risaie. La sera, la gente sedeva a chiacchierare davanti alla porta di casa, gli uomini sotto un albero al centro del villaggio. C’erano animali, e fiori, ed erbe medicinali. Ci sono ancora, da qualche parte. Ci sono ancora ai margini di questa terra desolata e grigia, dove non c’è più cielo e dove la terra è diventata nemica. Adesso, arrivare qui è come arrivare su un altro pianeta. Un pianeta fatto di scheletri carbonizzati di alberi, di mozziconi di case avvolte da una nube tossica che le stringe come un sudario, di rovine che spuntano dalla terra, inghiottite dalle voragini aperte dalle esplosioni sotterranee. Non è mai notte a Jharia, perché la notte splende del chiarore sinistro della terra che brucia e del rosso arancio delle fiamme che segnano le linee di percorrenza dei nuovi fuochi che trasformano la terra in magma. E se la notte è arancio e rossa e nera, il giorno è grigio ferro e avvolto da una coltre costante di gas e nebbia tossica. Non è mai notte, a Jharia. E non è mai davvero giorno da tanto, troppo tempo. Da quando la terra ha cominciato a bruciare, ed è stato tento tempo fa.

Jharia, nello stato indiano del Jharkhand, si trova nel cosiddetto corridoio del carbone, al centro del triangolo industriale che si è sviluppato in una delle zone più ricche di minerali dell’India, un triangolo che tocca il West Bengal, l’Orissa, il Bihar e lo stesso Jharkhand. È la zona in cui si trova la maggior parte della ricchezza mineraria dell’India: oro, rame, uranio, ferro e, per l’appunto, carbone. Carbone che si estrae, fin dai primi anni del secolo scorso, prevalentemente nella zona compresa tra Dhanbad e Jharia. Le estrazioni sono cominciate all’inizio del novecento, seguendo il metodo “tradizionale”: miniere sotterranee in cui i minatori si calavano per estrarre il carbone.


Il primo fuoco è divampato nel 1916, e da allora la terra ha continuato a bruciare: si dice che i fuochi sotterranei di Jharia siano tra i più antichi del pianeta. Siccome si trattava di fuochi sotterranei difficili da estinguere, in principio non è stato preso alcuni tipo di provvedimento. Le aree coinvolte sono state abbandonate, sono state aperte altre miniere poco lontano e i fuochi sono stati lasciati a se stessi nella speranza che prima o poi si estinguessero da soli. Non è stato così. E il crescente fabbisogno di energia dell’India, la spinta all’industrializzazione cominciata a metà degli anni settanta, ha reso di importanza fondamentale le miniere di Jharia che producono carbone di qualità altissima necessario ad alimentare le acciaierie che sorgevano nella zona, costruite prima dalla Tata e poi dalla Archelor-Mittal negli ultimi anni. Così, nel 1973, la Bharat Coaking Coal Ltd cominciava o meglio, ricominciava a estrarre carbone, questa volta su larga scala, dalle miniere di Jharia. L’impatto ambientale e sociale si è rivelato devastante. La Bccl ha infatti deciso di adottare metodi di estrazione più rapidi ed efficienti rispetto a quelli adoperati in passato: le cosiddette miniere a cielo aperto. “L’idea”, racconta Ashok Agrawal, che è il presidente della Jharia Coalfield Bachao Samiti, un’organizzazione che lotta da tempo perché la situazione disperata di Jharia venga in qualche modo sanata e risolta “era di estrarre carbone velocemente e a costi contenuti… La Bccl non aveva calcolato però che nella stessa zona in cui sono state aperte le miniere a cielo aperto, esistevano le vecchie miniere sotterranee. Il sottosuolo era pieno di gallerie e cunicoli scavati in precedenza per permettere ai minatori di estrarre il carbone dal sottosuolo. E le gallerie sono piene, sempre, di pezzetti di carbone che prendono fuoco facilmente. Nelle gallerie si sviluppa del gas- così, quando hanno abbattuto le pareti e le volte delle gallerie per scavare a cielo aperto, l’impatto dell’aria è stato devastante. Il carbone rimasto nei cunicoli ha preso fuoco per via dell’ossigeno e di gas combustibili, e ha continuato a bruciare sempre più in profondità e in aree sempre più estese”.

Al momento, nel cosiddetto corridoio del carbone tra Jharia e Dhanbad ci sono 110 miniere legali e, secondo stime non ufficiali, altrettante miniere illegali. È uno dei posti più inquinati del pianeta, si dice. Le miniere di carbone coprono un’area di 450 chilometri quadrati, e la terra brucia in circa settanta zone. Brucia a una temperatura di 700 gradi, come un vulcano. Delle circa settecentomila persone che vivono nella zona delle miniere, soltanto un quinto lavora per la Bccl: gli altri, sopravvivono con mezzi di fortuna. Raccolgono i pezzi di carbone che cadono dai camion ufficiali, trasportano enormi sacchi scuri su biciclette che sembrano minuscole sotto il peso caricato. Rivendono per poche rupie il carbone al mercato nero, alla criminalità organizzata e alla mafia locale che lo rivenderà a sua volta per un profitto ben maggiore. La storia di Jharia è al tempo stesso unica e simile a molte altre che si trovano al centro e ai margini del triangolo industriale. Una storia che fa parte di una storia più ampia, la storia dello scontro in atto orami da moltissimi anni tra due delle molte anime dell’India: la legittima aspirazione alla modernizzazione al progresso, e la civiltà tribale e dei villaggi sopravvissuta ai secoli e alla Storia. Secondo la legge indiana, le popolazioni tribali hanno diritto a conservare la propria terra, i propri usi e costumi, le loro tradizioni. Per legge, i rappresentanti delle tribù e dei villaggi devono essere consultati ogni volta che nelle vicinanze delle loro terre si costruisce qualcosa. Qualunque cosa, anche i fili dell’energia elettrica, anche una strada o una casa cantoniera: figuriamoci una miniera. Ma la tecnica è sempre la stessa: si espropriano i tribali della loro terra con mandato governativo, gli si attribuisce una ricompensa in denaro, si promette un posto di lavoro e un certo numero di moderne comodità. Le donne, ovviamene, che non hanno legalmente alcun diritto sulle proprietà terriere, non vengono neanche consultate. E sono quelle che più risentono della distruzione dell’ambiente causata dalle compagnie minerarie e della disgregazione del tessuto sociale; proprio perché ricoprono un ruolo tanto importante all’interno dell’economia tradizionale.

“La trasformazione dell’economia agraria in economia mineraria degrada lo stato sociale, economico e culturale delle donne. E favorisce l’instaurarsi di mali sociali fino a quel momento sconosciuti come la violenza domestica, l’alcolismo, i debiti, gli abusi fisici sessuali, la prostituzione e l’abbandono”, sostiene Urmi Basu, un’attivista sociale che ha fondato l’Ong New Light a Calcutta e che in Jharkhand svolge parte della sua attività. Per sopravvivere, la popolazione di Jharia non ha più ormai da anni altro mezzo che le miniere: le miniere illegali, quelle in cui si lavora senza attrezzatura professionale e senza precauzione alcuna. I minatori entrano con fiamme libere, candele o lanterne, provocando esplosioni e ulteriori fuochi. “A causa dei gas tossici”, dice uno dei medici del locale ospedale, “c’è un numero altissimo e sempre in crescita di casi di tubercolosi, asbestosi e altre malattie respiratorie, così come di allergie e altre malattie della pelle”.
Negli anni passati il governo e la Bccl avevano creato la Jharia Rehabilitation and Development Authority, che aveva elaborato un piano di evacuazione e riallocazione dei settecentomila abitanti della zona di Jharia. Qualcosa, però, non ha funzionato. Dopo otto anni sono state riallocate soltanto diecimila persone: gli altri rifiutano di andarsene, perché a quanto pare le famiglie evacuate sono state semplicemente spostate altrove, nel mezzo del nulla dove non possono trovare lavoro né provvedere a se stesse.

Da anni i tribali e le Ong protestano contro il governo e contro la Bccl, ma nulla è cambiato. A complicare il tutto, si sono unite alle proteste di tribali e Ong anche i guerriglieri naxaliti, che usano sempre più di frequente il Jharkhand come base logistica, come sede di campi di addestramento dei guerriglieri o di reclutamento di giovani tribali; la povertà, la rabbia e l’insoddisfazione, unite alla pressoché totale latitanza delle istituzioni nella zona, hanno fornito ai Naxaliti una solida piattaforma su cui operare più o meno indisturbati sfruttando e acuendo abilmente le diseguaglianze sociali ed economiche. Dal 2006 la guerriglia maoista è cresciuta in modo esponenziale nella zona, e colpisce di preferenza obiettivi legati all’industria e alle miniere. E la situazione è destinata a peggiorare. Nonostante lo stesso premier Narendra Modi abbia più volte citato la situazione di Jharia nei suoi discorsi, il fabbisogno di energia di una economia in pieno sviluppo come quella indiana non consente pause né passi indietro: l’India è il terzo paese al mondo per consumo di energia e importa la maggior parte del suo fabbisogno energetico. Ha un bisogno disperati di incrementare la produzione domestica, e di attrarre investimenti esteri nel triangolo industriale il resto è secondario. L’India dei villaggi e dei tribali è destinata a perdersi per sempre nelle nebbie della storia, respinta ai margini di un mondo che non riesce a capire né ad accettare. E per Jharia, secondo Agarwal, non c’è più speranza: “Il fuoco continua ad avanzare ed espandersi”, conclude, “Non sappiamo di quanto e per quanti chilometri, ma si diffonde sempre più. Se la Bharat Coking Coal Ltd va avanti con il suo progetto di raddoppiare la produzione entro il 2020, apriranno nuove miniere e sempre più gente dovrà abbandonare le proprie case. Questo posto un giorno morirà, è destinato a morie. È solo questione di tempo, e di Jharia rimarrà traccia soltanto nei libri di storia”.
L’Espresso 13 gennaio 2019

giovedì 10 gennaio 2019

Bharat Bandh: 200 milioni in sciopero in India...

...alla faccia di chi dice che la classe non c'è e nasconde il suo carattere intenazionalista
 Storica mobilitazione contro le politiche di Modi.
I due giorni di sciopero generale nazionale in tutto il paese (Bharat Bandh) chiamato dalle 10 principali sigle sindacali avrebbero coinvolto 200 milioni di lavoratori. Al centro delle proteste le disoccupazione dilagante, l’aumento dei prezzi e, più in generale, le politiche neo-liberali portate avanti dagli ultimi governi con privatizzazione dei servizi pubblici, subappalti, concessioni minerarie a prezzi ridicoli alle multinazionali e compressione del potere d’acquisto.
 I sindacati attaccano anche la riforma del lavoro che smantella nei fatti il Trade Union Act del 1926, il riconoscimento dei sindacati diventa a discrezione del governo rendendo quindi impossibile una vera contrattazione salariale. Tutti i settori sono stati coinvolti con una particolare presenza di minatori, insegnanti, personale sanitario, autisti ma anche bancari e impiegati. In piazza, anche se per ora in maniera piuttosto timida, anche le associazioni degli agricoltori che, in 50.000, avevano già invaso le strade di Delhi un anno fa denunciano la depressione economica delle campagne e il peso del debito che sta portando a un’ondata di suicidi senza precedenti tra i contadini. Incidenti nell’ovest del Bengala con sassi tirati sugli autobus del governo per costringerli a fermarsi. Situazione tesissima nel Kerala dove il blocco dei commerci è stato totale e i manifestanti hanno bloccato in migliaia il passaggio dei treni.
 A Goa fermi autobus e taxi, mentre nella regione meridionale di Tamil Nadu come in altre città banche e assicurazioni sono rimaste chiuse. A Mumbay i 32'000 dipendenti dell’azienda di trasporto locale sono in sciopero illimitato da martedi per chiedere maggiori salari, a Bangalore alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nei depositi degli autobus danneggiandoli e impedendo quindi la circolazione. Nella regione centrale di Madhya Pradesh, 20 distretti hanno visto un blocco totale di attività e trasporti. È una mobilitazione storica che arriva a pochi mesi dalle elezioni generali e che pone una pesante ipoteca sull’operato del presidente Modi che negli ultimi anni ha tentato una “modernizzazione” del paese tutto incentrata sugli interessi dei grandi capitali, comprimendo i salari e rifiutando il confronto coi sindacati.

giovedì 3 gennaio 2019

RESOCONTO SUL MEETING INDIA DELL'8 DICEMBRE 2018 A MILANO

Report ICSPWI Milano 8 dicembre 2018

Si è tenuto con successo il meeting internazionalista del Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India.
Vi hanno partecipato compagni di vari paesi europei, altri hanno inviato messaggi, in particolare dall’Irland, Inghilterra, dalla Tunisia, dalla Grecia; un saluto è stato inviato dai Maoisti tedeschi e CRI Francia - appoggio al meeting è venuto da Afghanistan. Nepal, Srilanka.

Il Meeting si è aperto con il canto dell’Internazionale e durante esso è stato espresso un saluto per l’anniversario della morte del compagno Pierre, tra i fondatori del Comitato di sostegno.
Il Meeting si è svolto in tre parti per permettere a tutti i compagni e partecipanti di approfondire i vari aspetti dell’attuale situazione in India e analizzare tutte le possibilità e i campi dell’azione e del sostegno internazionale.
Al Meeting hanno partecipato i rappresentanti delle organizzazioni politiche e di massa che fanno parte del Comitato di sostegno in Italia e rappresentanti italiani del movimento rivoluzionario interessati ai prigionieri politici in India e alla lotta contro l’operazione Green Hunt.
Dopo l’introduzione, svolta da una compagna italiana ben nota che ha informato sull’organizzazione del meeting, una prima relazione è stata svolta da un compagno italiano del Comitato – il cui testo sarà pubblicato in allegato. Il compagno ha inoltre raccolto l’insieme delle notizie sulla repressione in corso in India e sulle operazioni più eclatanti di essa. Su questo erano presenti e sono a disposizione la raccolta dei materiali in italiano, spagnolo e inglese, provenienti dall’India e dai diversi organismi che attualmente lottano contro il regime fascista indù e l’operazione Green Hunt.

Sull’operazione Green Hunt, il compagno galiziano… ha presentato il libro da lui realizzato sulla natura politica, ideologica globale dell’imperialismo e della sua azione contro le guerre di popolo e il movimento rivoluzionario, nel cui quadro l’operazione Green Hunt è espressione.
Il libro è uno strumento molto utile, apprezzato e adottato dal Comitato che ne sostiene la presentazione e la realizzazione di edizione nelle diverse lingue che stanno già avvenendo, in particolare risaltiamo quella recentemente avvenuta in Austria.

Subito dopo sono intervenuti i giovani compagni Maoisti francesi, presenti con una forte delegazione e “caldi” dell’impegno di prima linea nella rivolta in Francia di questi giorni.
Questi compagni hanno letto un intervento accolto con applausi e calore dal meeting – il testo sarà allegato.

E’ successivamente intervenuto un compagno del MLKP che ha portato il suo saluto militante al Meeting e parlato della situazione in Turchia e nel nord Kurdistan denunciando il parallelo esistente tra l’operazione repressive del regime turco e dell’imperialismo e l’operazione Green Hunt. Sottolineando l’importanza della solidarietà internazionalista tra India e Turchia che deve essere intensificata. Il Meeting ha salutato questo appello, esprimendo tutto il proprio impegno.

La seconda parte del meeting è stata dedicata all’esame della linea, della strategia e della tattica e degli attuali sviluppi dell’azione del PCI(M), dell’Esercito di liberazione popolare; un esame dettagliato utilizzando documenti e pubblicazioni segnalati dal PCI maoista e adottati dal Comitato per far avanzare il sostegno alla guerra popolare, al Partito che la dirige, al marxismo-leninismo-maoismo che li guida.
Centrale in questa fase del Meeting è stata la lettura del Comunicato del PCI(M) che annuncia il cambio del segretario del Partito. Tutto il meeting ha salutato con riconoscenza il compagno Ganapathy che ha guidato il Partito nel lungo processo di unificazione di tutti i maoisti e di tutti i naxaliti e che ha condotto il Partito all’attuale stadio della guerra popolare. Il Meeting si è stretto intorno al nuovo segretario esprimendo il pieno appoggio e la certezza che condurrà la guerra popolare verso una fase di avanzamenti nella lotta contro il regime indiano e l’imperialismo, per la vittoria della rivoluzione di Nuova democrazia e la marcia verso il Socialismo.

Per dare valore alla battaglia del Partito Comunista dell'India (Maoista), il Meeting ha ricordato a questo punto la compagna Anuradha Ghandy e una compagna del Mfpr Italia ha presentato l’edizione italiana dei suoi scritti, in particolare quelli dedicati all’analisi critica delle diverse tendenza del femminismo occidentale. Un contributo importante che viene dal Partito e dalle donne maoiste dell’India e segna il ruolo straordinario che le donne hanno e avranno nelle guerre popolari nel mondo e nella lotta per il socialismo e il comunismo come forza poderosa della rivoluzione.

Nel corso del Meeting venivano letti intanto i messaggi di saluto al meeting contenenti anche proposte e interventi critici autocritici che aiutassero il Comitato ad avanzare e a svolgere il suo importante ruolo non solo nel sostegno internazionale alla guerra popolare ma al generale avanzamento del movimento del proletariato e dei popoli oppressi all’insegna dell’internazionalismo proletario.

E’ intervenuta, quindi, la compagna del Comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare dell’Austria. L’intervento sarà distribuito internazionalmente, appena sarà a disposizione nella sua traduzione. La compagna ha proposto che il Comitato si doti di un coordinamento stabile con rappresentanti dei paesi che ne fanno parte o che vogliano parteciparvi, con un piano comune, e che contribuisca all’affermazione del maoismo e della guerra popolare nel mondo. Ha proposto una campagna per il dirigente maoista Ajith detenuto illegittimamente nelle carceri indiane e un seminario da tenersi in Austria in primavera volto ad analizzare l’azione storica del naxalismo e del PCI maoista sul fronte del boicottaggio elettorale.

Ulteriori interventi sono stati svolti dal Comitato di sostegno in Galizia e da altri compagni del Comitato in Italia volti a chiarire la funzione e l’azione del Comitato come non puro strumento di propaganda e di identità, ma volto a creare un ampio movimento di massa che isoli il regime indiano e faccia crescere la solidarietà con la guerra di popolo, ricavandone l’insegnamento necessario perchè si affermi la via della rivoluzione e della guerra di popolo in tutto il mondo.

Hanno presenziato al dibattito una forte delegazione di compagni facenti riferimento al TKP/ml, che hanno espresso il pieno sostegno al meeting e la loro presenza per allargare e ricostruire tutti i legami internazionali e internazionalisti con i partiti, organizzazioni, organismi solidali presenti, oggi in particolare in cui il TKP/ml e il movimento rivoluzionario turco attraversano una fase di intensa lotta di linea di organizzazione e di sviluppo dell’azione rivoluzionaria.
Tutti i compagni e realtà presenti, anche non facenti parte del Comitato, hanno espresso grande interesse al meeting e l’impegno a rafforzare in Italia la cooperazione che faccia avanzare la solidarietà internazionale e internazionalista.
Il meeting si è chiuso con il canto dell’Internazionale e ha gridato forte il suo “Lal salaam”.
Il meeting ha adottato come prima tappa la settimana internazionale di azione e mobilitazione del 20-27 gennaio 2019.
Il Meeting è stato ottimamente organizzato dai compagni del Comitato di Milano e ha ringraziato il centro sociale Micene, realtà da tempo impegnata nella solidarietà internazionale, nella battaglia a sostegno dei prigionieri politici, nell’essere uno spazio della lotta dei migranti, della lotta per la casa e delle lotte proletarie in generale in un quartiere popolare tra i più importanti di Milano.
Saranno raccolte edistribuite tutte le proposte sottoposte al dibattito generale dei Comitati dei vari paesi e dei compagni che sostengono la guerra popolare in India, per essere adottate con spirito unitario e realizzate secondo le condizioni politiche e organizzative esistenti nei diversi paesi.

Comitato di sostegno alla guerra popolare in India dicembre 2018

martedì 25 dicembre 2018

I MAOISTI SI ESPANDONO E CONSOLIDANO BASI NEGLI STATI DEL SUD DELL'INDIA... LE PREOCCUPAZIONI DEL GOVERNO AUMENTANO



I Naxaliti seguono le orme di Veerappan per espandere la base al “Confine fra tre Stati”: Kerala, Karnataka, Tamil Nadu
Suhas Munshi | News18.com Aggiornato: 17 dicembre 2018

Nuova Delhi: i Naxaliti sono sul punto di creare un "fronte consolidato" nei Ghati occidentali e per fare questo stanno seguendo le orme del temuto contrabbandiere di legno di sandalo Veerappan.
Secondo un rapporto dell'intelligence, nei Ghati occidentali, dove i quadri [maoisti] di lunga data hanno iniziato a fondare una base circa un decennio fa, "la situazione si sta degradando" fino al punto in cui "in pochi anni il naxalismo avrà un fronte consolidato nei Ghati occidentali e nell’area di confine."
La zona di “confine di tre stati” è composta dalle fitte foreste della regione in cui si incontrano gli stati del Karnataka, del Tamil Nadu e del Kerala.
I Naxaliti si stanno espandendo ad un ritmo allarmante in questa regione per tre ragioni principali.
- Il primo è la natura dell'area che i Naxaliti stanno sfruttando, luoghi che hanno minore penetrazione del governo e di conseguenza la massima insoddisfazione nei confronti dello stato.
La divisione Naxalita che lavora specificamente in questa regione, essendo schiacciata dalle forze [repressive] da tutti i lati nella zona di Bastar, è il Comitato Zonale Speciale dei Ghati Occidentali (WGSZC).


Nelle ultime settimane, afferma il rapporto, "la maggior parte degli avvistamenti di Naxaliti provenivano dai distretti di Wayannad, Mallapuram, Kannur, Kozhikode e Palakkad del Kerala e in termini di indicatori di sviluppo umano questi distretti si trovano in fondo, costituendo quindi un'area prospettica per la crescita e le operazioni naxalite."
- L'altro problema è che i Naxaliti hanno posto le loro basi, come afferma il rapporto, nelle "giungle inesplorate" della regione di confine. Questa è l'area che era sotto il rigido controllo del brigante Veerappan.
Così mentre "la polizia del Tamil Nadu e la polizia del Karnataka hanno avuto un'esperienza di prima mano della giungla nei loro rispettivi Stati a causa del brigante delle foreste Veerappan", il Kerala ha ancora pochissime conoscenze sulla topografia, che ha portato ad una rapida espansione di Naxaliti in questa zona .
Secondo le informazioni di intelligence condivise dai dipartimenti di polizia del Tamil Nadu e del Karnataka con le agenzie centrali, anche i Naxaliti si stanno familiarizzando e addestrandosi con il territorio. L'addestramento armato viene regolarmente svolto nelle fitte giungle di Wayanad.
"Veerappan è stato spesso trovato nella zona della giungla del Tamil Nadu e del Karnataka", osserva il rapporto, "quindi la polizia di Stato è venuta a conoscenza del territorio e della percezione della minaccia della fauna selvatica, avendo condotto operazioni frequenti".
A causa delle frequenti operazioni della Forza anti-naxalita e delle task force speciali del Karnataka e del Tamil Nadu, i naxaliti sono stati costretti a fuggire verso le aree della giungla del Kerala, aggiunge il rapporto dell'Intelligence.
"Ma per il Kerala, le operazioni di rastrellamento sono nuove per loro e richiedono assistenza. Il Kerala ha vaste aree della giungla rimaste inesplorate."
- C'è ancora un altro ostacolo per le forze [repressive] da affrontare al fine di contrastare la crescente influenza dei Naxaliti nell'area del triplo confine: poiché nelle fitte foreste non c'è modo di segnare i confini, sorgono problemi di giurisdizione. Questi problemi possono essere trattati solo con un'agenzia di coordinamento per condurre operazioni anti-Naxalite per tutti e tre gli stati. Tale autorità non esiste finora.
Tutti questi problemi si sono uniti per alimentare le attività dei fronti dei Naxaliti che sono "aumentati considerevolmente" in luoghi come Erode, che si trova nel Tamil Nadu, ma che è vicino sia al Karnataka che al Kerala.
Gli ufficiali superiori affermano che il Kerala è stato identificato come "vulnerabile" a causa della minor quantità di manodopera e di armi inadeguate. Ciò ha indotto i tre Stati a richiedere il dispiegamento di truppe centrali proprio come nella zona di Dandakaranya che comprende parti del Chhattisgarh, Odisha, Telangana e Andhra Pradesh.

https://www.news18.com/news/india/naxals-following-footsteps-of-verappan-to-expand-down-south-1975687.html

sabato 22 dicembre 2018

a Milano avviata la preparazione della settimana internazionale di azione e solidarietà 20/27 gennaio

dopo la buona riuscita del meeting internazionalista del 8 dicembre Milano
i compagni del Comitato si sono subito adoperati per preparare la settimana di mobilitazione convocando tempestivamente una prima riunione

Alla riunione hanno partecipato una parte degli interessati parlando principalmente, della settimana di mobilitazione e del senso di comitati di sostegno gp come "nuovi comitati vietnam"
. Si è stilata una scaletta così articolata: 1) proposta ai compagni del Circolo Itinerante della proiezione del film Chakravyuh per il 20 gennaio, al Ligera o altro posto che i compagni ritengono adatto; 2) proposta/decisione di presidio al consolato, tra il lunedì e giovedì, per i prigionieri politici, Saibaba ecc., e repressione di massa; 3) presentazione/mostra il 25 del libro contro l'operazione Green Hunt del compagno sociologo galiziano; 4) riconvocazione riunione operativa pubblica e larga  per la seconda settimana di gennaio, chiedendo a tutti  contributi, pareri e condivisione per costruireinsieme la settimana di mobilitazione

martedì 18 dicembre 2018

Azioni della guerra popolare contro le mille organizzazioni militari del governo fascista indù


Il vice-ispettore della BSF (Forze di sicurezza di confine) Mahinder Singh è stato ucciso domenica nel distretto di Kanker del Chhattisgarh quando i maoisti hanno fatto saltare in aria esplosivi nascosti mentre i soldati erano di pattuglia; così hanno riferito le autorità.
L'attacco è arrivato un giorno prima della prima fase degli scrutini per l’Assemblea nello Stato e si è verificato in un'area che vedrà l’elezione all'Assemblea di Stato lunedì. Si è trattato del quarto attacco maoista in 16 giorni nel Chhattisgarh.
Il soldato ucciso, un residente del Rajasthan, faceva parte di una squadra della Border Security Force (BSF) che si è imbattuta nel nascosto Improvised Explosive Devises (Congegno esplosivo improvvisato-IED) vicino all’Area boschiva di Koyali Beda.
"Oltre sei IED sono esplosi in una volta sola quando gli uomini della BSF hanno raggiunto l'area. Mahinder Singh ha subito ferite critiche. Fu trasportato in aereo a Raipur, dove i medici lo hanno dichiarato morto", ha detto ai giornalisti il ​​sovrintendente della polizia KL. Dhruva.
Il funzionario ha detto che la squadra della BSF aveva lasciato il campo base di Udanpur sabato mattina, per andare alla ricerca dei maoisti che avevano fatto appello al boicottaggio delle elezioni di lunedì.

venerdì 14 dicembre 2018

L'"OPERAZIONE GREEN HUNT IN INDIA" - Esce finalmente in Italia questo libro - L'8 dicembre a Milano è stato presentato dall'autore nel corso del meeting del Comitato di sostegno alla guerra popolare in India

Invitiamo tutti a leggerlo e a farlo leggere. Questo libro non è solo di denuncia dell'operazione "Green Hunt" in atto in India, ma analizza le basi culturali, ideologiche, politiche di questa operazione genocida. 
Ci dà strumenti per portare avanti nel nostro paese la conoscenza profonda di quello che sta accadendo in India.


lunedì 10 dicembre 2018

tenuto con successo a Milano il meeting internazionalista convocato dal comitato di sostegno internazionale alla guerra popolare in India

presenti compagni di numerosi paesi con interventi e proposte

un resoconto e un comunicato
finale uscirà nei prossimi giorni 


indetta una settimana internazionale di sostegno per il 20/27 gennaio 2018

Comitato internazionale di sostegno alla guerra popolare in India
csgpindia@gmail.com

lunedì 3 dicembre 2018

Contro l’“Operazione Samadhan” del governo fascista indù di Modi per dare una “soluzione” alla guerra popolare in corso, il PCI (maoista) organizza l’“Operazione Ghamasan”…

Se ne parla al Meeting internazionalista dell’8 dicembre a Milano


Il PCI Maoista annuncia l'“operazione Ghamasan” per contrastare l'“operazione Samadhan” del governo
 6 ottobre 2018
I maoisti nell'India orientale hanno lanciato "l'operazione Ghamasan" per contrastare "l'operazione Samadhan" lanciata dal governo di Narendra Modi l'anno scorso per porre fine all'insurrezione Naxalita che dura da cinquant’anni in varie parti del paese.
Mentre Samadhan significa soluzione, Ghamasan significa fierezza/ferocia. Funzionari di alto rango addetti alla sicurezza che hanno letto il documento maoista appena rilasciato hanno detto che i ribelli dell’ultra-sinistra probabilmente cercheranno di aumentare la violenza per riprendersi dai rovesci subiti negli ultimi anni.
"Abbiamo studiato a fondo la nuova politica (Samadhan) delle forze nostre nemiche e abbiamo elaborato il nostro piano di risposta. 
Ghamasan è la risposta a Samadhan", dice l’opuscolo di 11 pagine, datato 25 giugno e pubblicato dall'Ufficio Regionale Orientale (ERB) del comitato centrale del PCI (maoista) messo al bando.
Ghamasan, proprio come Samadhan, è un acronimo. Nel complesso, l'operazione Ghamasan è incentrata sull'idea di combinare la "lotta armata" con la "mobilitazione di massa" e l'apertura di nuovi fronti di lotta, pur rimanendo focalizzati sull'“auto rettifica”. Sottolinea l'intensificazione della lotta armata armando più persone e aumentando il potere delle armi.
La pubblicazione sollecita studenti, intellettuali, attivisti culturali, lavoratori e contadini a concentrarsi sulla costruzione di un "ampio fronte antifascista" contro il governo della NDA guidato da Narendra Modi e ad accelerare la costruzione di movimenti contro gli sfollamenti forzati.
"Il nostro appello ai membri dei comitati di partito ad ogni livello, dell'Esercito guerrigliero popolare di liberazione e dei Comitati rivoluzionari del popolo (autogoverni dei maoisti dichiarati fuorilegge dal governo) è quello di combattere sulla base della lotta di classe e del diritto all'autodeterminazione del popolo. Il nostro appello alle grandi masse, compresi lavoratori, contadini, studenti, giovani, intellettuali, giornalisti, attivisti culturali e donne è per unire tutte le forze antifasciste", dice la pubblicazione…

dalla stampa borghese indiana online