trascrizione e traduzione ufficiosa in italiano di un
intervento audio
Sul saccheggio imperialista e l'Operaione Kagaar
Modi aveva dichiarato che entro la fine di questo mese,
precisamente entro oggi, il movimento maoista in India sarebbe stato eliminato.
Senza dubbio, ha ottenuto importanti successi nella sua
campagna repressiva con l'operazione Kagar. Ancor di più, grazie alle rese di
alcuni leader del movimento.
Queste rese sono avvenute principalmente a causa della
pressione esercitata dalla campagna repressiva dello Stato e delle difficili
condizioni affrontate nelle zone di guerra.
Alcuni sono stati invece eliminati, come ad esempio il
Segretario generale Basavaraj.
Arrendersi significava ottenere tutti i benefici promessi
dallo Stato. C’è molto di più di quanto appare. In particolare, nel caso di
Sonu e Satish, si è trattato di un'operazione pianificata in un tempi piuttosto
lungo.
In particolare, si può notare il ruolo dell'RSS nella sua
realizzazione e come l'abbia utilizzata per avere un impatto negativo sulla
base dei rivoluzionari. Quell'immagine simbolica, anzi disgustosa, di Sonu che
consegna l'arma, quella che il popolo aveva conquistato versando il proprio
sangue, a un sicario dell'RSS in cambio di una copia della Costituzione, non è
una novità.
Molto tempo fa, durante la fase iniziale del movimento, dopo
aver subito alcune battute d'arresto, una fazione all'interno della leadership
dell’allora CPIML tradì il partito e il popolo, attaccando la linea del partito
e la sua direzione. Poi, dopo la revoca dello stato di emergenza, raggiunsero
un accordo con il governo di Morarji Desai per indurre migliaia di compagni
all'epoca in carcere, ad arrendersi, ad abbandonare la politica della
rivoluzione armata. Anche la Fondazione Gandhi per la Pace partecipò a questa
operazione.
E tutto fu condotto con tanta propaganda, attraverso i principali media. Era posta come condizione per la scarcerazione.
Molti si rifiutarono e rimasero fermi nelle proprie
convinzioni. Se guardiamo indietro, possiamo
constatare che furono proprio quelli che
rimasero saldi nella politica rivoluzionaria, anche se potremmo trovare
differenze e divergenze su come quella linea sia stata effettivamente attuata e
su molto altro. È questo, nonostante tanti ostacoli, campagne di repressione di
Stato , scissioni, ecc. ecc. ha prodotto la costruzione del movimento come lo
conosciamo oggi.
La resa è sempre accompagnata dall'argomento che non è che
una tattica per superare la momentanea situazione di difficoltà. L'integrità
rivoluzionaria invece sta nella fiducia generata dalle masse nella convinzione
che, qualunque cosa accada, questo movimento, questo partito, rimarrà saldo
sulla via rivoluzionaria per raggiungere l'obiettivo finale.
È da notare che questa argomentazione, quella che la resa è
solo una tattica, è usata anche dai reazionari.
n'è un esempio tristemente noto nel nostro paese, quello di
Savarkar un nazionalista che, dopo essere stato arrestato e rinchiuso nel
famigerato carcere cellulare nelle isole Andamane, divenne un burattino
dell'imperialismo britannico, un leale servitore dell'imperialismo britannico
che non fece mai più nulla contro di esso.
Alcuni citano le orribili condizioni esistenti nella
prigione cellulare nelle Andamane a giustificazione delle lettere da lui
scritte con in cui implorava la sua liberazione e sancì la sua resa. Ma non
c’era solo Savarkar in quella prigione. C'erano molti altri, centinaia di
altri. C'erano comunisti, membri di varie organizzazioni come i Rishi e i
Samadhi, e anche combattenti del movimento Ghadar del Punjab e della ribellione
di Malabar in Kerala. Per quanto ne sappiamo, pochissimi di loro fecero la stessa
scelta della resa, rinnegando il loro impegno a servire il popolo e a
combattere l'imperialismo britannico. Subirono angherie, torture e ogni sorta
di repressione durante la loro prigionia, ma rimasero saldi nelle loro idee
politiche e questo ispirò migliaia e migliaia di persone a unirsi alla lotta
contro l'imperialismo britannico.
Quindi, l'argomento per cui la resa è una tattica è
un'argomentazione priva di fondamento. La resa non è mai stata una tattica, è
stata una svendita, ed è ciò che vediamo ora quando questi ex dirigenti
proclamano di aver deciso di entrare nel sistema ufficiale e di passare alla
legalità da cui, dicono, continueranno a sfidare l'attuale sistema di
sfruttamento.
Certo, è consentito tenere riunioni, si possono organizzare
manifestazioni, marce ecc. ma, quando si cerca di mobilitare le masse, di
organizzarle in un movimento che metta in discussione i rapporti di
sfruttamento esistenti, i rapporti di potere esistenti, lo Stato esistente, le
classi dominanti e l'imperialismo, si abbatte immediatamente la mano pesante
dello Stato.
Ad esempio, qualche mese fa abbiamo assistito in
Chhattisgarh, per la prima volta, a una protesta pacifica nella zona di Senjer,
partecipata e guidata da giovani Adivasi di quella zona. Tutto ciò che
chiedevano era che lo Stato rispettasse le proprie leggi e la propria
Costituzione, perché secondo tali leggi e la Costituzione qualsiasi attività
nelle aree Adivasi e nelle zone designate come aree protette deve essere svolta
con l'accordo, il consenso e l'approvazione delle Gram Sabha (assemblee di
villaggio) di quelle zone. Ma abbiamo visto anche lo stato del Chhattisgarh
ignorare completamente tutte queste leggi che esso stesso aveva emanato e
allestire campi militari ovunque, rendendo difficile per la popolazione
continuare con la loro vita quotidiana, imponendo ogni sorta di sopruso contro
gente comune, masse.
Ecco perché quando per una vota è stata sollevata la
questione di opporsi all'istituzione di un nuovo campo militare a Senjer, si è
diffuso in enorme movimento di massa che ha coinvolto ente da tutto quello
stato. È stato riportato che tantissimi abbiano camminato a piedi da molto
lontano per unirsi alla protesta a Senjer. Era una mobilitazione assolutamente
pacifica, non c'è stato alcun attacco allo Stato o niente di simile, eppure
prima hanno cercato di reprimerla con la forza causando diversi martiri, poi,
neanche così sono riusciti a soffocare quel movimento, hanno semplicemente
messo al bando quell'organizzazione, quel movimento, arrestato e imprigionato i
dirigenti in forza del tristemente noto UAPA.
Ecco che cosa è l'attività legale: finché non li disturbi,
finché non influisci sulla loro esistenza, allora va bene, puoi fare qualcosa
entro i limiti che impongono.
Oggi, però, sappiamo anche che in molte parti del paese, in
molte città, le stesse manifestazioni e altri , eventi pubblici stessi sono
praticamente vietati illegalmente dallo Stato. Ad esempio in Kerala, dove, come
sapete, c'è al potere un cosiddetto governo di sinistra, abbiamo una situazione
in cui per organizzare un iniziativa pubblica o una manifestazione devi
ottenere il permesso preventivo dalla polizia dello stato e prima ancora
depositare circa 500 rupie per ricevere un attestato necessario per presentare
la tua domanda.
Invariabilmente, quando la presentano delle forze popolari,
non necessariamente quelle orientate verso il maoismo ma anche altre non legate
a nessuna delle formazioni parlamentari la polizia non concede né nega il
permesso, lo tengono sospeso in un limbo.
Se invece l’iniziativa è organizzata da un qualsiasi settore
alleato o collegato alla maggior parte dei partiti parlamentari quella
iniziativa si può tenere, si possono possono persino bloccare le strade e
paralizzare completamente il traffico non succederà loro niente.
Ma, nel caso di altre forze, anche una piccola
manifestazione o un piccolo assembramento a un angolo di strada attira
immediatamente l'attenzione e la reazione della polizia, che sporgerà denunce
in alcuni casi effettuerà degli arresti. E, ancora, questa è la legalità, è
così che gestiscono legalmente queste cose, non è un atto legale da parte della
polizia perché legalmente devi ottenere il permesso, hai richiesto quel
permesso ma non è stato concesso quindi stai facendo tu un atto illegale.
Questo è il ragionamento, è così che vine gestita la legalità. Ci sono diversi
casi di agenti di polizia denunciati per aggressione e altro contro dei
cittadini, contro dei Dalit, o anche per degli arresti, ma tutto ciò continua.
Dunque, da una parte hai le leggi, i regolamenti, la
Costituzione che dichiara i diritti democratici, dall'altra parte tutto questo
viene violato impunemente quando sono coinvolte le masse. delle forze
rivoluzionarie, delle forze democratiche ogni volta che queste fanno qualcosa
che tocca o sfida gli interessi fondamentali delle forze reazionarie.
Perciò, questi discorsi che fanno a motivare la loro resa, a
fronte di tanti quadri e persone comuni che invece sono attaccati e anche
uccisi, tutte queste storie sono senza senso, è solo modo per giustificare in
qualche modo l’abbandono della lotta.
Certamente, ora le condizioni sono terribili, certamente la
repressione è pesante e sostenerle in certe zone di guerra può risultare
impossibile, ma non è la prima volta che un movimento rivoluzionario nel mondo
si trova ad affrontare tale situazione, altre volte si sono subite gravi
defezioni, subito gravi perdite, si è stati costretti ad abbandonare aree in
cui ci si era stabiliti da lungo tempo; tutte queste cose non sono nuove e nel
nostro paese e in tutto il mondo. Ancora una volta, questo non diventa un
motivo per la resa. In queste situazioni quel che che si può fare è ripiegare,
raggrupparsi e iniziare a costruire daccapo, c’è forse una situazione in cui
ciò sia impossibile?
Guardate il recente esempio di un ex dirigente che ha
sostenuto che si è arreso perché altrimenti sarebbe stato costretto
all’isolamento, separato dal popolo e dalle masse, e non sarebbe stato in grado
di aiutare il movimento in questa situazione di difficoltà. È la prima volta
che dei dirigenti rivoluzionari sono stati messi in isolamento, separati dal
popolo e dal partito? Ci sono stati molti casi, eppure col tempo sono riusciti
a superare queste barriere, a stabilire legami con le masse, con il partito e
ad aiutarlo con tutti i mezzi a loro disposizione. Anche qui vediamo che queste
argomentazioni non hanno senso se non quello che ho già sottolineato: la scelta
personale.
È un attacco diretto all'ideologia rivoluzionaria, alla
linea rivoluzionaria del partito, che è stata consolidata nel corso dei decenni
attraverso enormi sacrifici. Abbiamo l'esempio del nostro segretario generale
CPI(M), il compagno Basavaraj, e degli altri compagni che erano con lui, che
hanno dato la vita invece di arrendersi di fronte agli attacchi nemici. Si dice
che abbiano resistito all'accerchiamento per oltre cinque giorni. Non avrebbero
potuto arrendersi? Non avrebbero potuto semplicemente sventolare bandiera
bianca e dire "ok, deponiamo le armi"? Forse sono catturati e poi
uccisi, non si sa, ma quello che sappiamo è che hanno combattuto fino
all'ultimo proiettile, fino all'ultimo uomo rimasto in vita, e questo è un
esempio per i rivoluzionari e le masse, non solo nel nostro paese, ma in tutto
il mondo. Questo è il glorioso esempio che abbiamo nella storia del movimento
comunista in tutto il mondo: non arrendersi di fronte al nemico, non farsi
abbattere ma resistere e combattere.
In particolare, in questo periodo in cui l'imperialismo,
principalmente quello americano, agisce aggressivamente cercando di imporre in
tutto il mondo la sua agenda reazionaria e controrivoluzionaria, è ancora più
importante che il movimento in India, i rivoluzionari in India, restino saldi e
tengano alta la bandiera rossa, dichiarando che qualunque cosa accada,
qualunque prezzo debbano pagare, non si arrenderanno, continueranno a
combattere.
Questo è ciò che ci hanno insegnato i nostri dirigenti
martiri, il compagno Charu Majumdar e il compagno Chatterjee. Questo è il
messaggio trasmesso dai nostri innumerevoli martiri, fino ai compagni
recentemente assassinati dallo Stato e anche dai grandi sacrifici compiuti
dalle masse per sostenere questo movimento, per nutrirlo, per difenderlo con la
propria vita e i propri mezzi di sussistenza.
Dimenticare tutto ciò per uscire da una situazione difficile
è l'atto più spregevole che si possa compiere e il fatto che sia stati fatto da
un gruppo di ex dirigenti del movimento ci rende ancora più consapevoli
dell'importanza dell'ideologia, dello studio ideologico, della formazione
ideologica e della costruzione del partito a tutti e sei i livelli.
Ricordiamo che Mao Zedong ci ha insegnato quali sono le tre
armi della rivoluzione e se guardate attentamente quella citazione vedrete che
a un certo punto dice che la costruzione del partito è un'arma, non dice solo
partito, fronte unito e esercito, dice specificamente che la costruzione del
partito è un'arma. Che dosa significa esattamente? Costruire semplicemente il
partito a livello organizzativo? No, si intende costruire il partito
ideologicamente, politicamente e, ovviamente, anche a livello organizzativo
prestando attenzione agli aspetti della sua sicurezza, alla e a vari altri
aspetti. Quindi, quando è intesa in questo senso la costruzione del partito, si
comprende che l'ideologia è la chiave di tutto, che è la viva questione più
importante, più decisiva, di ciò che ci ha insegnato la rivoluzione culturale,
ovvero mettere la politica al comando. Allora si vede la via d'uscita da una
situazione come quella attuale.
Bisogna sviluppare ogni tipo di pratica, analizzare e fare
il bilancio ciò che accade, imparare dagli errori ecc.. Ma, in tutto questo, la
domanda fondamentale è: da quale punto di vista lo si fa? Dal punto di vista
proletario? E che metodo si applica? Si resta saldi sulla via di Naxalbari o si
abbandona tutto questo in nome di una cosiddetta legalità? Scendere a patti con
lo Stato indiano, cedere la propria politica rivoluzionaria, la propria
ideologia per diventare strumenti nelle mani dello Stato. Questa scelta è
davanti a tutti e, per chi comprende di essere diventato comunista per servire
il popolo, per raggiungere l'obiettivo del comunismo mondiale, la risposta è
molto chiara: rimanere saldi sulla via della rivoluzione, non importa cosa
accada, non importa cosa ci scagli contro il nemico, resistere, combattere,
solo così otterremo la vittoria.
In definitiva, il popolo combatte, fallisce, combatte,
fallisce, combatte, fallisce ancora e ancora e alla fine trionfa perché la
storia è dalla sua parte, il progresso della storia, la via dell'avanzamento è
sempre dalla sua parte perché rappresenta ciò che è vero, ciò che è giusto e
ciò che è necessario per il Paese e per l'umanità.
Con questo concludo.
Saluto rosso a tutti voi.

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