Il 20 maggio scorso la fascista Giorgia Meloni attuale capo del governo italiano ha accolto il fascista indù Narendra Modi a Roma per un incontro che tutti e due hanno definito storico.
Le frasi zuccherose che hanno caratterizzato tutto l’incontro del duo Melodi, vengono inserite nel giusto contesto dalla sintesi, per così dire, che in una intervista fa l’attuale ministro degli Esteri Tajani parlando chiaro di cosa vedono le imprese in questo incontro: “Le imprese indiane vedono sempre più l’Italia come porta d’accesso alle tecnologie e ai mercati europei, mentre le aziende italiane considerano l’India non soltanto una destinazione per l’export, ma anche un hub strategico per produzione e ricerca e sviluppo all’’interno delle catene globali del valore”.
Ma già a premessa dell’incontro i due avevano siglato un editoriale a quattro mani sul Times of India nel quale mettono in mostra in maniera enfatica le loro “visioni” che dovranno diventare realtà a seguito della firma dei vari accordi. Il titolo dell’editoriale: “India e Italia, un’alleanza più forte che guarda al futuro: tecnologia, energia e valori comuni per ridisegnare gli equilibri globali” è abbastanza pretenzioso visto che con questo accordo si vogliono addirittura “ridisegnare gli equilibri globali”! Ma se l’India, prossima “terza potenza economica del mondo” dopo Stati Uniti e Cina come pronosticano tutti gli esperti economici, entra di sicuro nel campo di quelli che possono determinare gli “equilibri mondiali”, l’imperialismo italiano, invece in profonda crisi, con un’economia a crescita zero e priva di peso politico a livello internazionale, non può aspirare a questo ruolo e si propone quindi come Paese centrale nel corridoio “Indo mediterraneo” e per i rapporti con l’Africa con il Piano Mattei.
L’ampollosa retorica borghese applicata in particolare a questo tipo di incontri permea tutto l’editoriale, secondo cui questi “legami si sono ampliati con uno slancio senza precedenti” (le parole “storico”, “senza precedenti”.. si sprecano) fino ad arrivare alla decisione di creare un “Partenariato Strategico Speciale” che sarebbe “fondato sui valori di libertà e democrazia, nonché su una visione comune del futuro.”
I “valori di libertà e democrazia” in Italia significano marcia verso il moderno fascismo, formazione di uno stato di polizia che cerca di eliminare progressivamente i diritti in ogni campo della vita sociale, mentre in India significano già uno stato di tipo fascista che fa la guerra contro il proprio popolo… e questi aspetti della politica interna ed esterna (per esempio il sostegno di entrambi i paesi al nazisionismo israeliano) è la loro “visione comune del futuro”.
Si tratta insomma di quelle frasi che servono ad ingannare l’opinione pubblica e rendere accettabili gli accordi che si firmano. Naturalmente insieme a queste chiacchiere da contorno ci sono le frasi che vanno diritto a ciò che davvero interessa i due esponenti politici e cioè collaborare dal punto di vista economico, ognuno secondo i propri interessi, mettendo insieme i due “sistemi produttivi”. Da parte italiana c’è “…il design italiano, l’eccellenza manifatturiera e i supercomputer di livello mondiale” che sarebbero “l’espressione della posizione dell’Italia come potenza industriale” e per quanto riguarda l’India “la rapida crescita … il talento ingegneristico, la scala produttiva… e il suo ecosistema innovativo e imprenditoriale, che conta oltre 100 unicorni e 200.000 start-up.” L’“unicorno” è una start-up che ha raggiunto il milione di dollari di capitalizzazione: in Italia ce ne sono una decina!
Ad aiutare questa integrazione produttiva c’è il nuovo Accordo di Libero Scambio tra l’Unione Europea e l’India firmato il 27 gennaio di quest’anno che abbatte i dazi quasi al 100% su quasi tutti i settori. Accordo che vuole essere una risposta alla guerra dei dazi di Trump e che dovrebbe agevolare l’integrazione delle catene di approvvigionamento.
I nuovi rapporti tra Italia e India si riferiscono “con particolare attenzione a difesa e aerospazio, tecnologie pulite, macchinari, componenti automobilistici, chimica, farmaceutica, tessile, agroalimentare, turismo e altro ancora.” Tra questo altro ci sono i minerali strategici, le terre rare. In questo senso Modi e Meloni sottolineano “il crescente interesse delle imprese italiane per la produzione per l’India e la presenza sempre più significativa delle industrie indiane in Italia — che oggi superano quota 1.000 da entrambe le parti…”.
Oltre ai settori già menzionati viene sottolineata come fondamentale la difesa - e cioè tutto ciò che concerne il settore militare - e la sicurezza, con la quale si intende tutto ciò che concerne la repressione di ogni opposizione politica e sociale, e infine l’energia con il rafforzamento del Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (IMEC).
Nei prossimi articoli entreremo nel merito dei diversi aspetti di questi accordi a cominciare dal settore della “difesa”.

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