Il 26 settembre, è stata la giornata internazionale di solidarietà e lotta con le masse indiane in armi e in lotta in questo Paese. È stata una giornata dedicata innanzitutto ai prigionieri politici nelle carceri indiani. L'India è il Paese con il maggior numero di prigionieri politici nel mondo. Se ne contano oltre diecimila e sono arrestati per mille ragioni perché dipendono da mille lotte contro il regime di Modi, che è un regime fascista, alleato e a servizio dell'imperialismo mondiale. E quando si dice imperialismo mondiale vuol dire che il regime di Modi è a servizio innanzitutto dei Paesi imperialisti della sua stessa natura, quelli più reazionari e fascisti, in particolare Trump e l'imperialismo americano e il regime sionista genocida israeliano di Netanyahu, ma anche dei regimi reazionari nei Paesi imperialisti, Modi è anche grande amico e alleato del governo moderno fascismo della Meloni. Ma Modi e il suo regime sono al servizio e legati ad altri Paesi imperialisti: la Russia imperialista con la quale mantiene rapporti militari e economici legati in gran parte ai problemi delle fonti di energie e non solo. Lo stesso rapporto con la Cina imperialista è di collusione e contrasto, perché chiaramente l'India si considera il grande rivale in tutta l'area e della Cina, ma nello stesso tempo vuole fare come la Cina, che vuol dire seguire le vie di sviluppo capitalistico imperialistico della Cina; ma nello stesso tempo, essendo in un'area complessa di contraddizioni interimperialiste, si mantiene le mani libere per quanto riguarda le alleanze imperialiste in funzione e nella prospettiva della guerra.
Detto questo, i prigionieri politici in India sono innanzitutto coloro che sviluppano la guerra di popolo, vale a dire il gigantesco movimento che ha raccolto decine di migliaia di combattenti e milioni di masse in lotta, tanto da parlare di “Corridoio Rosso”, cioè una serie di Stati e Regioni in cui la guerra di
popolo, guidata dai maoisti, è stata considerata ed è tuttora il principale nemico del regime di Modi. La “principale minaccia interna” è stata chiamata non solo dal regime di Modi, ma dall'imperialismo americano e da tutti coloro che sono con l'India collegati.Le carceri indiane sono piene di prigionieri politici che vengono da questa guerra di popolo e dal partito che le dirige, il Partito comunista dell'India (maoista).
Verso questi prigionieri politici la linea di condotta è la tortura, l'isolamento, la persecuzione, la morte. Nella visione del regime fascista di Modi, tutti sono un pericolo maoista, diventano un pericolo maoista tutte le organizzazioni e le associazioni che combattono contro la repressione in India, diventano un pericolo maoista, “maoisti urbani”, come si dice, intellettuali maoisti che operano nelle grandi città dell'India, che operano nelle università e in tutto l'universo culturale, artistico del paese.
Sono “prigionieri maoisti” intere fette delle popolazioni indigene e i loro rappresentanti, dagli Adivasi ai Dalit, che in diverse regioni indiane hanno sviluppato sia la lotta di massa, sia la lotta armata per difendere la terra e il futuro delle popolazioni a fronte all'aggressione selvaggia delle multinazionali indiane che vogliono cacciarli dai loro territori per trasformare quei territori in funzione dell'ascesa imperialista delle grandi multinazionali.
In tante di queste Regioni le masse hanno opposto una resistenza, una resistenza che è stata ripagata con massacri, arresti, persecuzioni, criminalizzazione, occupazione da parte dell'esercito e delle bande paramilitari.
Nello stesso tempo riempiono le carceri dell'India tutti coloro che si ribellano, dalle donne, il cui trattamento nelle carceri è bestiale all'insegna di stupri, di varie torture sessuali che portano in diversi casi alla morte.
Ultimamente sono entrati nel mirino della repressione in India anche i giovani, gli studenti che, sotto la denominazione, pittoresca ma significativa, del “movimento degli scarafaggi”, hanno dato vita al più grande movimento della gioventù indiana studentesca e proletaria proveniente da tutto il paese; un movimento che ha denunciato ed è sceso in campo contro la corruzione, gli esami truccati, e che ha fatto immediata presa sulle masse giovanili e le loro famiglie. Il “movimento degli scarafaggi” ha toccato tutta la realtà indiana ed ha costretto il ministro a dimettersi e il governo a fare marcia indietro. Ma chiaramente il regime ripaga tutto questo con campagne di repressione che colpiscono gli esponenti principali e l'area di riferimento.
Così sono nelle prigioni indiane tantissime realtà delle minoranze nazionali, dal Kashmir ai musulmani considerati da regime di Modi dei nemici interni, dei nemici del futuro dell'India. Riempiono le carceri tanti esponenti e rappresentanti di questi movimenti interni all'India di liberazione e autodeterminazione nazionale.
Quindi effettivamente l'India, come è stata definita, è la prigione dei movimenti. Mentre all'estero si vende come “la più grande democrazia del mondo”, in realtà è la più grande forma di Stato repressivo, di stampo moderno fascista e integralista hindù che ci sia nel mondo e in una certa misura che ci sia mai stata.
Quindi, in questa giornata siamo solidali e chiamiamo a mobilitarsi per la liberazione dei prigionieri politici in India, tutti, e in particolare i dirigenti della guerra di popolo, del Partito comunista maoista, che nelle carceri resistono.
Nello stesso tempo in questa giornata esprimiamo onore e solidarietà a tutti i martiri della rivoluzione indiana. Dalla lunga stagione della ribellione contadina dei Naxaliti, in tutti questi decenni le masse indiane hanno scelto la via della rivoluzione, della guerra di popolo, ispirandosi alla grande guerra di popolo condotta in Cina e guidata da Mao Tse-tung e dal suo pensiero.
Ispirata da quell’esempio e da quelle indicazioni strategiche, che nel mondo assumono la forma e la definizione di “maoismo”, la guerra di popolo ha prodotto in questi anni un'epopea di mobilitazione delle masse e di colpi inferti al regime indiano sotto le sue diverse forme, fino all'ultimo regime fascista hindù. Colpi che ne hanno minato il potere, la credibilità e la prospettiva e hanno aperto la strada in questo gigantesco paese a una guerra di popolo che se vincente si trasformerà in rivoluzione di Nuova democrazia prima e Rivoluzione socialista e che ripercorrerà il messaggio e la strada delle grandi rivoluzioni che il proletariato e le masse popolari hanno fatto del mondo, dalla Comune di Parigi alla Rivoluzione d'ottobre, alla grande Rivoluzione cinese e il suo massimo sviluppo nella Cina socialista, la Rivoluzione culturale proletaria.
I martiri della rivoluzione sono al servizio dei processi rivoluzionari del mondo e rientrano nel grande scenario di tutti coloro che nel precedente secolo come in questo stanno combattendo per un mondo senza imperialismo, sfruttamento, per un mondo socialista. Onorare i martiri in queste ore è particolarmente importante perché è chiaro che la guerra di popolo e il Partito comunista dell'India (maoista) hanno ricevuto durissimi colpi dall'offensiva militare reazionaria, di stampo anche genocida nei confronti delle popolazioni adivasi, che il regime di Modi con il sostegno di tutti i paesi imperialisti nel mondo ha condotto contro la guerra di popolo.
Dopo tante operazioni che hanno puntato a cancellarla, l'ultima operazione, definita “operazione Kagar” effettivamente ha raggiunto dei risultati importanti per il regime e ha ricacciato indietro l'avanzata della guerra di popolo e del Partito comunista dellìIndia (maoista). I suoi dirigenti sono stati uccisi o costretti con la forza ad abiurare, altri hanno scelto, proprio di fronte alla sconfitta militare ricevuta, di arrendersi e di passare al nemico, diventando una componente della repressione contro i loro stessi compagni e diventando arma del regime fascista di Modi e dell'imperialismo per dissuadere le grandi masse dell'India dal percorrere la via della guerra di popolo, della rivoluzione, della lotta di liberazione nazionale e sociale.
Ma il Partito comunista dell'India (maoista) è immortale, perché sono immortali le ragioni della lotta di liberazione nazionale e sociale del popolo indiano; quindi, come un'araba fenice, dalla lunga epopea del naxalismo è sempre riuscito a riorganizzare e a rinascere.
Noi in questi giorni stiamo distribuendo nel quadro dell'iniziativa anche in Italia, così come avviene in tutte le iniziative che si stanno svolgendo in diversi paesi del mondo, il documento del Partito comunista dell'India (maoista), della organizzazione sopravvissuta all'ondata di repressione che contro di esso si è scatenata.
Questo documento invita a celebrare ovunque il 22esimo anniversario della formazione del Partito con zelo ed entusiasmo rivoluzionario. Invita a lottare per sconfiggere i vili tentativi dei liquidazionisti traditori del proprio stesso partito, del proprio stesso popolo, che hanno l'obiettivo di fare del Partito comunista dell'India (maoista) un partito aperto e legale, elettorale diciamo, di diventare parte del panorama di contorno della falsa democrazia parlamentare in India che tuttora è una componente del regime moderno fascista guidato da Modi. Hanno l’obiettivo di abbandonare i principi del Partito rivoluzionario, del Partito marxista-leninista-maoista, e in particolare del “Partito leninista”, cioè del partito organizzato in forme clandestine come macchina da guerra per fare un'autentica rivoluzione guidata dalla classe operaia e dalle masse popolari.
Il comunicato del Partito invita invece a rafforzare le tre armi magiche con cui il Partito si risolleverà, la guerra di popolo riprenderà e la via della vittoria tornerà a illuminare la strada dei proletari e delle masse indiane e dei proletari e delle masse di tutto il mondo.
Ricostruire il Partito, l'esercito popolare, che sa difendere tutto ciò che ancora oggi resiste all'offensiva reazionaria del regime di Modi, il fronte unito che unisca sotto la direzione del proletariato le sterminate masse contadine, le masse indigene, le masse povere che sono la grande maggioranza anche numerica del popolo indiano.
Sviluppare e pianificare nuove zone e basi di guerriglia, perché evidentemente in India non è possibile pensare che vi possa essere una lotta legale che non sia il frutto secondario della guerra di popolo, di una guerra di popolo che utilizza l'arma della guerriglia, che costruisce basi guerriere, veri e propri luoghi da cui l'offensiva militare del proletariato, del suo Partito e delle masse povere in India possa riprendere e svilupparsi.
Il comunicato del partito ribadisce che vanno sconfitti gli attacchi alla linea del Partito sancita dal congresso. Il 9° congresso ha confermato e sviluppato la linea di organizzare le larghe masse per portare alla vittoria la rivoluzione di Nuova democrazia.
La diffusione di questo messaggio in tutte le iniziative del mondo, nella giornata di oggi, ma chiaramente in tutta la campagna prolungata che è in corso, è l'arma che i comunisti di tutto il mondo devono usare per sostenere praticamente, ideologicamente, politicamente, su scala mondiale, il Partito comunista dell'India (maoista), gli eroici combattenti maoisti che stanno resistendo in questo momento difficile.
Il documento che è molto importante e che andrebbe letto in tutte le organizzazioni che si definiscono rivoluzionarie, antimperialiste, comuniste, in tutte le organizzazioni che sono solidali con le masse sfruttate, oppresse di tutto il mondo, nei paesi oppressi dall'imperialismo, dalla Palestina all'India, all'America Latina, alle grandi masse in Asia, Africa.
Questo documento è motivo di gioia e di conforto di fronte alle notizie drammatiche che provengono dall'India e che vedono cadere i nostri compagni ogni giorno, che vedono alcuni traditori arrendersi e passare col nemico e che vedono le masse indiane, che sicuramente non si arrendono, perdere il loro riferimento, la loro forza organizzata, la loro guida che le stava conducendo e le conduce alla lotta.
Questo documento ricorda che il Partito, nato come Partito Comunista dell'India (maoista), è frutto del processo di unità di tutte le forze comuniste maoiste in India che già conducevano da anni la lotta contro il regime indiano e che si unirono per la fondazione del Partito. Fondazione del Partito che noi in Italia siamo orgogliosi di avere per primi sostenuto e documentato, non solo nel nostro paese ma su scala internazionale.
Questo documento ci conforta che il futuro del Partito Comunista dell'India e della guerra di popolo riprenderanno e saranno nelle mani forti e generose dei compagni che hanno resistito e delle masse proletarie e popolari che non potranno non riprendere la loro ascesa e la lotta per la loro autentica liberazione.
Questo documento è nelle mani di tanti giovani che hanno dato vita al grande movimento di lotta recente contro il regime, perché il futuro della guerra di popolo in India, ispirato dal grande esempio dei martiri della rivoluzione, è nelle mani effettivamente delle nuove generazioni.
Questo documento insiste sulla necessità di perseguire la guerra di popolo. Chiaramente nel contesto dell'India siamo di fronte a una situazione di mutamento. L'India in tante zone si è sviluppata in termini capitalistici e ha una gigantesca, anche come numero, classe operaia che ha dato vita a giganteschi scioperi, il più grande sciopero del mondo dei lavoratori è avvenuto in India. In questo paese la rivoluzione vedrà la forma della guerra di popolo rivoluzionaria, frutto dell'unità del proletariato indiano con le masse contadine, le masse giovanili, le masse povere di tutto il paese. La strategia del Partito fondata sulla guerra di popolo sarà sicuramente aggiornata alla luce dei cambiamenti e anche alla luce delle lezioni che vengono dalla recente sconfitta militare.
Il documento infine ribadisce l'importanza in questo momento di ricostruire la direzione del Partito, di intensificare la lotta contro l'opportunismo, il liquidazionismo e il revisionismo; la ricostruzione è basata sul lavoro clandestino e la battaglia principale, trasformare i movimenti spontanei e delle masse contro lo Stato indiano in movimenti organizzati, e quindi ripredere l'unica strada che può ricostruire il partito e la guerra di popolo fondata sulla necessità di stringere i legami profondi con le masse.
Nello stesso tempo l'ultima parte di questo documento fa appello a popolo, chiamando tutti a partecipare alla lotta politica ideologica nel partito e fuori dal partito perché da essa dipende la ripresa effettiva del corso della rivoluzione indiana e di conseguenza della lotta delle masse popolari.
Bisogna mantenere fede alla natura del Partito. Questo Partito non è nato per partecipare al circo elettorale né per diventare un partito del movimento è tutto e il fine è nulla, lasciando le masse indiane senza il presente di una riorganizzazione della guerra di popolo e senza un futuro di un'autentica rivoluzione di Nuova democrazia che si trasformi in Rivoluzione socialista. Ma oggi il principale obiettivo è salvare il Partito, salvaguardare il Partito, la sua natura, il suo programma e la sua organizzazione, e in questo l'appello finale si unisce alla effettiva principale parola d'ordine di questa giornata internazionale. Questa giornata internazionale chiede agli intellettuali, agli avvocati, ai democratici delle varie professioni a sostenerci nell'aiutare i prigionieri politici detenuti nel carcere del paese, supportare le loro battaglie legali e la lotta per sopravvivere nel carcere. Chiede a tutte le forze democratiche di unirsi contro le torture, le esecuzioni extragiudiziali nei confronti dei rivoluzionari maoisti e di esigere l'immediata liberazione di rivoluzionari comunisti rimasti fedeli al partito e alla guerra di popolo senza alcun cedimento e resa nei confronti del regime, in particolare i compagni Pramod, Mishra, Sagarda, Shila, Di, Kishorda, Depak, Rao e altri ancora.
Questo dice il Partito. Vi è stata in India una settimana nazionale per i prigionieri politici dal 6 al 13 settembre. Recentemente i tribunali indiani hanno condannato a morte 10 compagni considerati responsabili della più clamorosa delle azioni militari che il Partito ha condotto in questi lunghi anni di guerriglia e di azioni militari. Questi non ottengono nessun perdono da parte del regime che ha chiesto nei suoi tribunali la condanna a morte.
Quindi in India si sta sviluppando, e noi ne siamo portavoce nel mondo, una campagna contro la pena di morte nei confronti di questi 10 compagni perché non venga eseguita e che i compagni possano ottenere un processo giusto che rivendica le ragioni della loro azione, che non è terrorismo ma è lotta di liberazione, e che, pur nei limiti esistenti della falsa democrazia indiana, ne venga salvata la vita.
E’ necessario investire l'intero movimento della gioventù, dei movimenti studenteschi, della repressione che colpisce i rappresentanti del più importante movimento di lotta della gioventù che vi è stata in India, quello degli “scarafaggi” che resta un pericolo per il regime indiano perché coinvolge milioni di giovani, e la repressione di questo movimento è volta a impedire che milioni di giovani si ribellino non solo per ciò che riguarda il loro futuro scolastico e professionale ma per tutta l'infinita oppressione di ogni genere che colpisce il proletariato e le masse indiane.
Noi sosteniamo tutti questi movimenti e attraverso il Comitato internazionale di sostegno alla guerra di popolo in India sviluppiamo l'attività solidale.
In questo senso la giornata di oggi è una giornata a suo modo storica perché impedisce al regime indiano e a tutti coloro che gli fanno da contorno a livello nazionale e internazionale, governo, stampa, partiti e organizzazioni contrarie alla liberazione dei popoli, di affermare che in India i maoisti sono stati schiacciati e che le masse non lottano e che questo paese è libero di esere parte del sistema mondiale come nuova grande potenza che si unisce alle potenze imperialiste nel cammino della guerra, nel sostegno al genocidio.
Proprio nel sostegno al genocidio va fatto un discorso chiaro. Il regime di Modi è il principale sostenitore nel mondo del regime sionista di Netanyahu, dopo l’imperialismo americano. Modi proprio dal parlamento di Israele ha dichiarato la piena identità tra l’ideologia che lui professa, l’hinduismo fascista, e il sionismo; ha detto che ciò che lo unisce al regime di Israele è soprattutto la comune ideologia, il comune ruolo che si vuole assumere nel mondo per diffondere le forme neonaziste del regime fascista indù, del regime sionista israeliano.
Nello stesso tempo Modi e Netanyahu uniscono le loro forze nella repressione di tutto ciò che si oppone, che viene definito terrorismo, islamismo e così via. In nome di questo tipo di cose si può procedere al genocidio del popolo palestinese così come al genocidio delle masse indiane, delle minoranze nazionali in India.
Non vi può essere un movimento di liberazione della Palestina che non faccia proprie le ragioni che noi portiamo, di unire la battaglia per sostenere il popolo palestinese e la liberazione del popolo palestinese alla lotta contro un nemico mortale dello stesso popolo palestinese costituito dal regime indiano, e di considerare le masse povere in armi e in lotta in India come i loro principali fratelli nel mondo che combattono la stessa battaglia di liberazione, da Gaza a Calcutta a Bastar, ecc.
Un comunicato dell'Organizzazione della gioventù palestinese già sottolinea questa comunanza di lotta. Il segretario di questa organizzazione è stato recentemente arrestato e tenuto nelle prigioni israeliane a dimostrazione di quando ci sia di comune tra la lotta di liberazione del popolo palestinese e il movimento di liberazione dell'India.
Dobbiamo tener conto che nel nostro paese abbiamo mille e una ragioni per informarci, organizzarci e sostenere le lotte delle masse indiane. La prima ragione è evidentemente che il governo Meloni ha stabilito un rapporto con Modi e la borghesia imperialista italiana ha avviato un partenariato strategico. La Meloni è stata accolta come amica e ha accolto Modi come super amico, hanno ballato insieme, cantato insieme, perché sono uniti dalla comune matrice fascista, dai comuni interessi: fare parte di questo mondo imperialista in forma più reazionaria e fascista possibile nei confronti dei popoli. Nello stesso tempo l'Europa imperialista e l'Italia hanno stabilito relazioni per far camminare in alternativa all'influenza cinese una via commerciale che possa rafforzare le relazioni economiche, il trasporto delle merci, le vie di comunicazione tra India, Israele, Italia etc., definita IMEC.
Quindi in realtà il nostro paese attraverso il nostro governo è stretto alleato del regime di Modi, ne condivide i piani e ne fa parte. Per questo lottare in questo paese in solidarietà con i nostri fratelli di classe in India, contro il regime di Modi è un compito essenziale di tutti coloro che sono solidali con le masse palestinese e di tutti coloro che lottano contro il governo Meloni.
Questa è una delle ragioni per cui la campagna in India deve avere sviluppo in Italia, e noi siamo orgogliosi di esserne i pionieri, gli iniziatori.
L'altra grande questione riguarda la questione dei lavoratori indiani. Il nostro paese è pieno di lavoratori indiani, di braccianti in tutto il territorio, braccianti superfruttati, schiavizzati che hanno pagato con la loro stessa vita; sono i braccianti di cui si parla solo quando vengono alla luce vicende più truci, di schiavismo padronale, di braccianti ammazzati-
Questi nostri fratelli di classe sono proprio il frutto della fuga innanzitutto dal regime indiano mortale dell'oppressione, della povertà, della guerra al popolo. sono scappati dalla fame e dall'oppressione, sono venuti come tanti altri migranti nel nostro paese e hanno riempito i campi e in alcune zone le fabbriche e sono diventati operai del nostro paese, braccianti del nostro paese che vengono doppiamente sfruttati, schiavizzati e che nessuno tutela; certo non le organizzazioni sindacali che si accorgono degli indiani, dei lavoratori indiani, solo quando finiscono nella cronaca nera della morte o delle operazioni che mettono in luce il supersfruttamento, e questo in tutte le zone, dalla zona della provincia di Taranto alla zona di Amendolara, alla zona di Latina, eccetera. E’ molto importante considerare i lavoratori indiani non solo una parte significativa del proletariato immigrato, della classe lavoratrice del nostro paese che come di ogni nazionalità deve essere unita e organizzata, ma anche un drappello importante che può portare nel nostro paese un contributo alla battaglia contro il governo Meloni e contro l'alleanza tra il governo Meloni e il governo Modi e contro l'imperialismo che ne costituisce la guida principale.
Quindi abbiamo mille una ragione perchè nel nostropaese si sviluppi un grande movimento di solidarietà, di unità, di internazionalismo con le masse indiane, di solidarietà comunista e proletaria nei confronti dei comunisti indiani che combattono e muoiono per la causa nel loro paese ma anche per la causa mondiale e che condividono con noi la battaglia per liberare i nostri paesi e il mondo dall'oppressione imperialista, dal capitalismo, dalle guerre, dal fascismo.
Ecco il ruolo di questa giornata internazionalista del 26. Questa giornata, pur essendo praticata sostanzialmente da piccole organizzazioni, come la nostra, nelle città dove siamo presenti, da Taranto a Bergamo a Palermo e in altre realtà, rappresenta un aspetto fondamentale della lotta di classe in Italia e proprio per questo condurre questa battaglia significa condurre una dura critica verso il movimento esistente, verso la sottovalutazione, l'ignoranza, il silenzio che viene tenuto sulle vicende in India e verso la loro ancora bassa partecipazione alle iniziative proposte su tutti i fronti e che vengono direttamente dagli appelli venuti dai compagni indiani sia del Partito comunista dell’India (maoista) sia da tutte le associazioni democratiche rivoluzionarie anti imperialistiche dell’India.
Ma la miseria politica ideologica del movimento in Italia sia quello che si definisce comunista sia quello che si definisce anti imperialista, le sue difficoltà nel comprendere la questione India, sono parte della loro difficoltà a comprendere lo stato effettivo del mondo, di chi sono gli amici, di chi sono i nemici e di come sia fondamentale nel nostro paese come in altri, avere una linea, un'ideologia, una strategia, una tattica volta al rovesciamento dell'imperialismo, del capitalismo e dei suoi governi di ogni colore.
E in particolare oggi, dentro l'ascesa del moderno fascismo dei governi, non esiste la lotta in India e la lotta in Italia, esiste la necessità di una comune strategia e tattica applicata nei diversi paesi del mondo che per noi significa, applicandola nel nostro paese, alzare forte la bandiera della guerra rivoluzionaria, della guerra di popolo, perché solo la guerra rivoluzionaria, la guerra di popolo è in grado in India come in Italia di rovesciare i regimi attuali, il sistema attuale e aprire la strada a un'effettiva battaglia per una nuova società, per il socialismo, per la rivoluzione che possa liberarci effettivamente dei mostri prodotti dal sistema imperialista e capitalista.
In questa giornata il contenuto finale è questo. E’ questo contenuto finale che ci stimola a condurre una battaglia senza quartiere a tutti coloro che la sottovalutano ed a tutti coloro che vogliono restare nel recinto delle battaglie che già conducono e non intraprendere una battaglia strategica che serve a uscire dal pantano dell'opportunismo, del riformismo e della debolezza ideologica e politica del nostro movimento per intraprendere la via della rivoluzione.
Nessun commento:
Posta un commento