dal manifesto di oggi
New Delhi, uno degli almeno settemila arresti che ieri hanno cancellato le manifestazioni contro Modi
Non hanno nemmeno fatto in tempo a uscire dall’aereo. Appena si è aperto il portellone, una decina di agenti della polizia di New Delhi si è fatta largo tra i sedili e ha arrestato Abhijeet Dipke, Ashutosh Ranka e Saurav Das, rispettivamente il fondatore e i due portavoce del Cockroach janata party (Cjp), il movimento degli «scarafaggi» già responsabile delle dimissioni del ministro dell’istruzione quest’estate. Sono i primi arresti eccellenti del 10 ottobre 2026, data che rimarrà impressa a lungo nella storia indiana e soprattutto in quella della Gen Z, la generazione che ieri ha smascherato la deriva autoritaria della democrazia più grande del mondo, plasticamente in azione nella capitale indiana.
NON ERA MAI successo, nemmeno ai tempi del colonialismo britannico, che l’intera New Delhi fosse trasformata in una fortezza, presidiata da decine di migliaia di agenti tra polizia, corpi speciali e divisioni paramilitari. Tutto per impedire la protesta nazionale contro i brogli elettorali di cui è accusato Gyanesh Kumar, il capo della commissione elettorale responsabile – tra le altre cose – della cancellazione frettolosa e sospetta di 130 milioni di nominativi dai registri elettorali nazionali. Nella
pratica, una manifestazione di dissenso nei confronti del premier Narendra Modi come mai se ne sono viste dal 2014 ad oggi.LA PROTESTA, ampiamente annunciata e mai approvata dalla polizia di Delhi, avrebbe portato tra le vie del centro amministrativo del Paese decine di migliaia di manifestanti pacifici: «scarafaggi», collettivi studenteschi, affiliati ai partiti dell’opposizione, deputati, attivisti, influencer, soprattutto appartenenti alla Gen Z che negli ultimi mesi in India si è mobilitata in numeri eccezionali contro i «vote chori», i ladri del voto.
Ma la fiumana di dissenso non si è mai composta, uccisa sul nascere da un’operazione di polizia coordinata nei minimi dettagli: 45 stazioni della metropolitana chiuse, 250 treni per Delhi cancellati, segnale internet sospeso in tutto il centro, una decina di centri di detenzione temporanea approntati in spiazzi e stadi della capitale. E degli ordini mai applicati in città, cose che di solito succedono solo nella periferia dell’impero, nella regione del Kashmir o nell’India del nordest: «Arrestateli tutti».
MENTRE SCRIVIAMO il bilancio degli arresti ha superato quota settemila nella sola città di Delhi. I nomi più noti sono stati fermati ancor prima di raggiungere la zona della protesta: Dhruv Rathee, youtuber da 33 milioni di follower sempre molto critico del governo Modi, è stato prelevato da casa dei suoi genitori a Gurugram, appena fuori New Delhi; Arvind Kejriwal, ex capo governo della capitale, è stato fermato sulla soglia di casa; Shoaib Danyal, giornalista della testata online indipendente Scroll.in, è stato arrestato mentre aspettava un taxi nei pressi di Cr Park, a decine di chilometri dal luogo della protesta. Ayush Tiwari, collega di Danyal a Scroll.in, quando è stato fermato dalla polizia ha mostrato il tesserino stampa; gli hanno risposto che «tutti dicono di essere della stampa, non c’è la stampa» e l’hanno portato via.
IDENTICO È STATO il destino di decine di giornalisti, della leader della All India students’ association (Aisa) Neha Bora (che aveva provato a dirottare il suo spezzone di corteo lontano dal centro), degli ex capi dei governi di Bengala occidentale, Kerala e Tripura, di dozzine di deputati che siedono al parlamento federale tra i banchi dell’opposizione.
Tutto è stato documentato sui social network, una delle precauzioni che gli «scarafaggi» avevano diffuso nei giorni precedenti, raccomandando di riprendere e pubblicare tutto. Solo grazie al lavoro della stampa indipendente indiana e all’autoracconto dei manifestanti sappiamo, ad esempio, che la polizia ha dato la caccia a chi protestava fino all’interno di un gurudwara, il luogo di culto della minoranza sikh, disinteressandosi delle squadracce di estremisti hindu spedite a malmenare chi si opponeva al governo Modi.
IN SERATA, MENTRE via via i detenuti e le detenute venivano rimesse in libertà, ancora mancano all’appello Dipke, Ranka e Das, i tre leader degli «scarafaggi». Il Cjp ha denunciato che nessuno sa dove siano detenuti e che nessuno di loro ha avuto modo di parlare con le famiglie o con il team legale. Lo stesso vale per lo youtuber Dhruv Rathee.
La protesta, dicono tutte le sigle scese in piazza, è diventata permanente. Rahul Gandhi, leader del partito del Congress, in un video pubblicato sui social ha detto che il cerchio intorno all’amministrazione Modi si sta stringendo e che le opposizioni continueranno a fare pressioni finché «l’India non avrà giustizia».

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