venerdì 16 ottobre 2026

New Delhi ancora blindata da 6.000 poliziotti e continuano gli arresti illegali anche per aver sventolato la bandiera indiana...

 Il regime messo in piedi dal fascismo hindutva di Modi non sopporta più nessun ostacolo ai propri piani al servizio dei padroni imperialisti e dei padroni del paese, neanche il riferimento alla bandiera tricolore! e continua con gli arresti illegali, la piazza delle manifestazioni Jantar Mantar vietata per sempre, e la repressione generalizzata.

Riportiamo l'articolo di oggi del quotidiano il manifesto

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Le proteste della gen z In India l’età mediana è 29 anni, ma chi comanda, e reprime, è sempre la gerontocrazia

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Edizione 17/10/2026

 

Una manifestante viene arrestata durante una protesta a Nuova Delhi – Foto di Vipin/Ap

Più il confronto tra la società civile e il governo indiano prosegue, più pare evidente che l’esecutivo guidato dalla destra hindu sconti un drammatico deficit culturale e anagrafico nei confronti di chi, da quasi tre settimane, assieme ai social media si è preso anche le piazze della capitale New Delhi e non sembra abbia alcuna intenzione di fare passi indietro. Narendra Modi, il primo ministro che dal 2014 governa ininterrottamente il Paese, ha 76 anni; Amith Shah, il suo braccio destro storico e ministro degli interni, ne ha 61; Gyanesh Kumar, il capo della commissione elettorale accusato di brogli e al centro delle proteste popolari, ne ha quasi 65. Secondo le ultime stime, l’età mediana in India supera di poco i 29 anni: cioè metà della popolazione ha meno di 29 anni, e l’altra metà di più.

È UN DATO CENTRALE per provare a capire gli effetti devastanti che l’effervescenza e la reattività fulminea della Gen Z indiana urbana, rappresentata da gruppi variabilmente politicizzati che vanno dall’apolitico Cockroach janata party (Cjp, gli «scarafaggi») fino alla sinistra radicale della All India students’ association (Aisa), sta avendo sulla macchina della repressione e della propaganda di un regime fondamentalmente gerontocratico.

Ieri, sempre a New Delhi, ce n’è stata l’ennesima dimostrazione. In risposta all’arresto di due portavoce degli «scarafaggi» colpevoli di aver sventolato il tricolore nello spiazzo di Jantar Mantar – la storica meta delle proteste della società civile delhese, da poco depennata dai luoghi dove «è permesso» manifestare a New Delhi – il leader e fondatore del Cjp Abhijeet Dipke, 30 anni, aveva chiamato a raccolta la Gen Z per venerdì 16 ottobre a Connaught place (Cp), centro nevralgico del commercio della capitale. L’iniziativa, chiamata «sventola il tricolore», già dal titolo era stata un game – set – match contro la propaganda governativa: l’invito era raggiungere il centro della città alle cinque di pomeriggio e sventolare il tricolore indiano, esattamente come i portavoce degli scarafaggi avevano fatto qualche giorno prima di finire in carcere (oggi è il terzo di cinque giorni dietro le sbarre). «O forse sventolare il tricolore nell’India di Modi è reato?».

Dalla mattina la polizia della capitale, che aveva respinto la richiesta di manifestare, ha cordonato tutto Cp con barricate di metallo e seimila agenti. E quando migliaia di ragazzi e ragazze hanno cominciato ad avvicinarsi, tricolore alla mano, sono partite le detenzioni arbitrarie, le catene umane per difendere «la legge» da chi esprime il dissenso contro l’esecutivo non solo pacificamente, ma sventolando la bandiera indiana.

DIPKE, ripreso dagli smartphone di decine di giornalisti, nella mattinata aveva ricevuto dalla polizia l’ordine di far saltare la manifestazione. Ha risposto uscendo dalla casa dove era ospite a Delhi da solo, con una maglietta raffigurante il Mahatma Gandhi in cammino col suo bastone, tricolore alla mano: appena fuori dal cancello lo aspettavano qualche decina di agenti che lo hanno arrestato «preventivamente» mentre Dipke chiedeva gli fosse spiegato quale reato avesse commesso.

Nel frattempo la leader di Aisa Neha Bora (30 anni), l’altro volto noto di questa stagione di proteste, faceva impazzire gli agenti chiamando a raccolta i suoi a Mandi House (due km da Cp), per poi dirottarli verso la off limits Jantar Mantar: tutto online, tutto sui social. È stata arrestata a poche centinaia di metri dall’obiettivo e sul suo profilo Instagram la si vede urlare slogan con la testa fuori dal finestrino di una camionetta. Mentre scriviamo non sappiamo dove Dipke e Bora siano detenuti, né perché, né per quanto.

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