mercoledì 1 luglio 2015

La politica estera di Modi: i sogni da grande potenza dell'espansionismo indiano - un saggio dalla rivista PEOPLE'S MARCH- voce del PCI maoista del compagno Ajith - nelle mani attualmente del nemico - Una campagna internazionale parte dal 1 al 28 luglio 2015 1a parte

chi è Ajith
dalla dichiarazione del Comitato Internazionale di Sostegno  alla guerra Popolare in India - Afghanistan


..Il crimine del compagno Ajith è di aver dedicato più di quarant’anni della sua vita alla lotta implacabile contro un sistema brutale e reazionario che sfrutta, opprime, piega e succhia il sangue di centinaia di milioni di dannati in terra ...



..Il crimine del compagno Ajith è di aver pensato, immaginato e lottato per un mondo migliore, in cui tutte queste atrocità diventino solo un ricordo. Ma per lo Stato reazionario indiano, che spudoratamente si spaccia per “la più grande democrazia nel mondo”, questo è un reato ...
Il compagno Ajith è un ideologo del PCI (Maoista), che dirige una guerra popolare rivoluzionaria per demolire il sistema di oppressione e di sfruttamento semifeudale, capitalista e imperialista e per instaurare la nuova democrazia e il socialismo. Il compagno ha dedicato più di quarant’anni della sua vita a questa causa.



Pubblichiamo in due parti il recente saggio del compagno Ajith sulla politica estera del regime indiano apparso su People's March Vol. 13 No 3 del gennaio marzo 2015

1 parte



La politica estera di Modi

I sogni da grande potenza dell’espansionismo indiano



Dopo quasi un anno di potere, il regime Modi ancora non ha prodotto nulla di sostanziale sul fronte della cosiddetta 'crescita economica' – se non le diverse decisioni politiche che aprono ulteriormente il paese alla rapina imperialista. Ma, nonostante gli sia la manna dei guadagno realizzato grazie al forte calo del prezzo del greggio, le finanze del governo centrale sono ancora in cattive acque. Sgonfiatasi la campagna propagandistica sull’accelerazione dell’economia, gli esperti dell’immagine di Modi stanno ora pompando la sua politica estera. Si proclama che, attraverso le sue mosse nelle relazioni internazionali, ha magistralmente proiettato India verso una posizione di rilievo sulla scena mondiale. Con la visita di Obama, ospite d’onore alla parata della Festa della Repubblica, la cosa ha raggiunto l’acme. Potente, dinamico, strategico – e giù un fiume di aggettivi. Ma, a guardare meglio, si vede che la retorica degli aggettivi è inversamente proporzionale ai risultati effettivi.

In realtà Modi ha legato l'India a impegni ancora più stretti con gli USA e i suoi alleati, Giappone e Australia, entrambi fondamentali nei piani strategici USA di contenimento della Cina. Si spinge per legami più stretti con Vietnam e Figi, come contromossa alla penetrazione della Cina in Sud Asia. Ma la pressione del peso crescente della Cina resta costante in Sud Asia, proprio là dove più conta per l'espansionismo indiano. Se il governo indiano è riuscito ancora una volta a bloccare l'ingresso della Cina nella South Asian Association for Regional Cooperation (SAARC), non ha potuto evitare che la questione fosse posta come punto importante nell’agenda nel vertice SAARC del novembre 2014. Inoltre, il l'adesione della Cina ha guadagnato adesioni. Oltre al Pakistan, ora anche Sri Lanka e le Maldive la sostengono, con il tacito consenso del Nepal. La Cina mantiene le sue promesse di ingenti investimenti, che significano ricche “provvigioni” e non si vede la per rinunciarvi. Questo è in ultima analisi ciò che  riflette la formulazione della dichiarazione rilasciata dal vertice SAARC del novembre 2014, che ha incaricato una suo organismo di “... impegnare gli osservatori della SAARC in un progetto produttivo, fattivo e obiettivo fondato sulla cooperazione nelle aree secondo le priorità indicate dagli Stati membri.” L’opposizione dell’India è sempre più isolata come gretto ostruzionismo. Nel frattempo, il Pakistan ha continuato a bloccare i piani espansionistici indiani di una più ampia e rapida penetrazione economica in Sud Asia attraverso un trattato commerciale. Diversi altri fatti mettono in luce i limiti delle iniziative di Modi in Sud Asia. Da tempo le Maldive si sono avvicinate alla Cina. La cancellazione del progetto di grande aeroporto appaltato a una ditta indiana e la sostituzione di questo con un’infrastruttura cinese rappresenta un salto in questa tendenza, che oggi è ulteriormente rafforzata dalla decisione del governo delle Maldive di aderire alla 21st Century Maritime Silk Route (Via Marina della Seta del 21°, MSR), promosso da espansionismo cinese. La MSR prevede sviluppo di una rotta commerciale marittima dalla provincia cinese del Fujian al Mediterraneo, attraverso Sud Asia meridionale e Africa orientale. Progetto complementare a quello terrestre della Silk Route che collega la Cina all'Europa attraverso l’Asia centrale,. L'adesione delle Maldive alla MSR prevede la costruzione di un porto profondo nell’atollo più settentrionale, decisivo per ampliare lo spazio per l'attività navale cinese. È ironico che anche il presidente maldiviano Abdulla Yammeen nell’annunciare il cambio di politica estera, che ora “guarda a Oriente”, passando a legami più stretti con la Cina, abbia argomentato che la cooperazione economica con la Cina non mina “l’identità islamica” delle Maldive, a differenza dei legami con “le potenze coloniali occidentali”. È ovvio che in realtà quella a cui alludeva era l’India, che aveva tentato di appoggiare un nuovo centro di potere, rappresentato dalla presidenza di Mohamed Nashed, estraneo alle élites dominanti tradizionale. Qui le bandiere brahmaniche dell’Hindutva Sangh Parivar del regime Modi non vanno certo ad agevolare la strada dell’espansionismo indiano.


Se le Maldive sono un nuovo grattacapo per i governanti indiani, lo Sri Lanka già sotto il precedente presidente Mahinda Rajapaksa si era sempre più esplicitamente allineato agli interessi espansionistici cinesi. I ripetuti scali di sottomarini cinesi in Sri Lanka, a dispetto dell'opposizione di Delhi, hanno avuto grande rilievo sui media indiani, accompagnati dalle note di “forte disappunto” che il governo Modi recapitava a Rajapaksa. Ma niente mostrava che a Colombo a qualcuno importasse. La speranza di Modi è sicuramente che la nuova presidenza di Maithripala Sirisena contribuisca nuovamente a garantire il suo dominio. Le ricostruzioni che stanno apparendo sui media, indicano che la defezione dal campo di Rajapaksa e il successo in ricucire un'alleanza vincente non è stato uno sviluppo inopinato. È stato invece il frutto di lunghi mesi colloqui segreti tra le diverse forze, in cui i servizi segreti indiani del RAW hanno giocato un ruolo determinante. La contropartita si è già vista nelle dichiarazioni del nuovo governo dello Sri Lanka sulla “correzione degli squilibri” nelle relazioni estere e la visita ufficiale a Delhi del nuovo ministro degli esteri. Ma comunque le relazioni dello Sri Lanka con la Cina crescono, anche a dispetto dell’India, non era solo un affare di Rajapaksa. Ha radici nell'interesse delle classi dominanti dello Sri Lanka che, malgrado il cambio di governo, continueranno a cercare di trarre profitti manovrando tra gli espansionismi indiano e cinese. Al massimo ci potrà essere una presa di distanza del governo Maithripala dalla troppo scoperta svolta pro Cina di Rajapaksa, ma per manovrare ancora meglio. Dal 2009 la Cina ha investito in quel paese circa 300 miliardi di rupie, rispetto agli 1,8 miliardi dell’India.

Nel frattempo, il Pakistan ha rafforzato i legami con la Russia, che gli ha fornito armamenti avanzati ignorando le obiezioni delle classi dominanti indiane. Nel recente vertice tra Putin e Modi si sono ripetute le solita formule sulla “partnership strategica” tra Russia e India. Dopo le consueta condanna del “terrorismo”, nella dichiarazione congiunta si diceva: "Gli statisti hanno espresso l’auspicio che tutti i covi e santuari dei terroristi siano cancellati senza indugio e che entro 10 anni il terrorismo sia completamente sradicato dalla regione”. Risalta qui il cambio nel testo rispetto alla dichiarazione dello scorso anno. In quella l’allusione al Pakistan era piuttosto trasparente:- “…le attività terroristiche … a volte hanno collegamenti internazionali che si estendono attraverso e oltre i confini. Quegli Stati che forniscono aiuti, coperture e rifugio a tali attività terroristiche sono essi stessi colpevoli quanto gli esecutori materiali del terrorismo” Anche se l'India resta un mercato importante per le armi russe e fanno parte entrambe dei BRICS, è evidente che Mosca ha riaggiustato le sue relazioni in Sud Asia, in considerazione della crescente dipendenza da Washington dei governi indiani. Non ci sarà una completa ridefinizione a breve termine – l’India continua ad avere il suo valore geopolitico per l'imperialismo russo, non ultimo come pungolo verso la Cina. Ma il guadagno immediato del Pakistan, e di conseguenza l’indebolimento dell’espansionismo indiano, sono evidenti.
Nonostante tutta l’aggressiva propaganda, dal “Guardare a Est” al “Agire a Est”, nel perseguimento degli interessi espansionistici indiani il regime Modi è rimasto più o meno là dove l'UPA aveva lasciato. Alcuni hanno definito la politica estera di Modi (e altri, come i revisionisti del PCI e PC(Marxista), l’hanno criticata) come una rottura totale rispetto a quella seguita fino ad ora. Un esempio spesso citato è l’approfondimento dei legami con i sionisti di Israele e in pratica l’abbandono del sostegno per lungo tempo mantenuto alla causa palestinese. Il silenzio durante il genocidio dello scorso anno a Gaza ne è sicuramente una prova lampante. Ma un’analisi significativa della politica estera indiana, comprese le particolarità e sfumature attuali, richiede un angolo di visione più ampio. Il drastico cambio di posizione sulla Palestina non è venuto su impulso solo di Modi o del BJP. Le relazioni diplomatiche con Israele furono inaugurate già nei primi anni 1990 ad opera del Congresso guidato da Narasimha Rao. Queste sono state mantenuti e alimentate nei decenni successivi da parte dei governi centrali formato o sostenuti da tutte le forze dall'intero arco parlamentare, dalla destra del BJP alla cosiddetta sinistra del PC Marxista. La continuità di orientamento della Politica estera Indiana, chiunque fosse al governo,è impressionante. Proviene dalle ambizioni espansioniste di quello che è uno Stato essenzialmente compratore. Tutti i cambiamenti significativi nelle direttrici della politica estera nei sessant’anni della sua esistenza sono inseriti in questa continuità.
Possiamo distinguere due periodi. Il primo è quello del cosiddetto “non-allineamento”, inaugurata dal primo ministro indiano Jawaharlal Nehru.
In apparenza stava ad indicare un atteggiamento indipendente in politica estera, in realtà era un eufemismo per coprire le manovre delle classi dirigenti indiane nell'arena mondiale. Due fattori lo rendevano possibile. Il più importante era la sostituzione del colonialismo palese con la dominazione e controllo indiretti, attraverso neo-colonialismo.
L'altro era il crescente conflitto tra i blocchi imperialisti capeggiato da USA e URSS, affermatasi come superpotenza, dopo la restaurazione del capitalismo negli anni 1950. Il primo rese il non-allineamento un'opzione possibile, dato che per legittimare il neocolonialismo occorreva lasciare un qualche spazio per un certo posizionamento indipendente dei paesi oppressi. In definitiva, il neocolonialismo era a sua volta principalmente la risposta imperialista all’onda alta delle lotte di liberazione nazionale. Aveva lo scopo di spegnerle, facendo sembrare che raggiungessero indipendenza. Il secondo fattore, la contesa imperialista, creava spazio di manovra.
Ma possibilità e spazio di manovra non si traducevano automaticamente “non-allineamento”. Questo nasceva dalla necessità dei nuovi dirigenti delle ex-colonie di concretizzare e utilizzare lo spazio della formale indipendenza concessa dalla condizione neocoloniale. Perché, anche dopo aver trasferito il potere a loro agenti fidati, le potenze coloniali ogni sforzo per mantenere il più possibile il controllo diretto sulle colonie di un tempo. Gli Stati Uniti si facevano paladino della “decolonizzazione” per intercettare i sentimenti nazionalisti nelle colonie per servire l'obiettivo allo scopo di limitare le potenze tradizionali e guadagnare una posizione dominante. Ma anche loro cercavano uno stretto controllo.
A questo scopo furono create alleanze militari come la CENTO e la SEATO. Nonostante avessero lo scopo dichiarato di contenere il campo socialista e i movimenti comunisti nei paesi oppressi, il loro vero obiettivo era quello di serrare quei paesi che avevano appena acquisito una formale indipendenza politica.
Il “Movimento dei paesi non-allineati” (NAM) poté nascere solo in resistenza a tutto questo.


Nel turbolento secondo dopoguerra, ogni opposizione alle potenze coloniali di allora e agli Stati Uniti acquisiva presto un colore politico nazionalista e progressista. Lo favoriva anche una situazione mondiale segnata da una crescente ondata di lotte di liberazione nazionale. Il NAM venne considerato come un campione dell’indipendenza nazionale che si opponeva all'imperialismo dell’Occidente. Ma un’analisi più attenta avrebbe mostrato che non era affatto tale. Il NAM non era affatto diretto dall’antimperialismo.
Era un prolungamento dell’anticolonialismo dei compradores che si era già visto nei movimenti politici de essi guidati durante periodo coloniale, per esempio quello diretto dall’Indian National Congress. Nel lungo periodo, un’opposizione del tipo del NAM agevolava le potenze imperialiste, in quanto restringeva al colonialismo la definizione di imperialismo, nell’epoca in cui il neocolonialismo lo stava già sostituendo nel realtà di tutto il mondo. Perciò, anche se ci furono casi di acute contraddizioni e persino conflitti con determinate potenze imperialiste (la guerra di Goa), legami di dipendenza dall'imperialismo occidentale e al loro servizio erano ben presenti nella posizione non-allineata dello stato indiano.


India, Egitto e Jugoslavia erano promotori di spicco del NAM. Di questi, l'India aveva legami con diverse potenze imperialiste occidentali e un'economia abbastanza estesa che esse tenevano a sfruttare. L’Egitto godeva di una posizione geopolitica di importanza strategica. La Jugoslavia aveva un valore politico nel conflitto con il campo socialista. Gli Stati Uniti avevano sostenuto la Jugoslavia contro l'Unione Sovietica socialista. Si erano schierati con Egitto contro l'aggressione imperialista anglo-francese, quando l'allora presidente Nasser nazionalizzò il Canale di Suez. E l’India di Nehru, ne aveva agevolato le sortite spionistiche contro la China. Dunque, nel campo delle potenze imperialiste occidentali del NAM diede luogo a reazioni contraddittorie. La maggior parte di esse lo considerava uno strumento del campo socialista. Ma ce n’erano altre che lo ritenevano utile per controbilanciare gli sviluppi della Conferenza Afro-Asiatica di Bandung del 1955, dove avevano guadagnato rilievo i paesi neocoloniali insieme ai paesi socialisti e alla Cina rivoluzionaria. Questa dimensione del NAM si rivelò sempre più col sorgere di un nuovo blocco imperialista, con l’ascesa del social-imperialismo sovietico. Quando, nei primi anni 70, le relazioni tra i due blocchi passarono dalla collusione al conflitto, il NAM si sviluppò come un quadro istituzionale particolarmente adatto al neocolonialismo.
L’inasprirsi della contesa tra i due blocchi capeggiati da USA e URSS, poneva agli stati compradori l’urgenza pressante di allearsi con l'uno o l'altro. Da membri del NAM, riuscivano a soddisfarla e a mantenere ancora una certa agibilità. Da parte loro, le superpotenze, attraverso i loro mandatari, potevano approfittare dei vertici del NAM e usare la retorica della “indipendenza” per accusarsi a vicenda di volontà di dominio, mentre proseguivano nei loro piani imperialisti per sottrarre influenza all'altro campo.

Inizialmente il blocco social-imperialista trasse un certo vantaggio dal non essere gravato di un passato coloniale. Ma col crescere dei casi di aggressione, come ad esempio l'occupazione dell'Afghanistan, presto questo si ridusse. Alla fine degli anni 70, i patti militari di chiara eredità coloniale, come la CENTO e la SEATO, ripiegavano, mentre il NAM rimaneva e cresceva. Ma ora le sue conferenze diventavano sempre più spesso e apertamente, l’ennesima occasione di scontro tra le superpotenze.
Ciò che meglio dimostrava il carattere squisitamente neocoloniale della politica di non allineamento era lo stesso espansionismo indiano, che nel 1972 sottoscrisse Patto di Difesa proposto dai social- imperialisti sovietici, pur rimanendo convinto sostenitore del NAM. Nonostante le minacce degli Stati Uniti, poté così attaccare e smembrare il Pakistan, manovrando e strumentalizzando la causa di liberazione nazionale del Bangladesh. Occupò anche e si annesse di forza il Sikkim. Ottenne la disponibilità di armi nucleari. Tutte queste mosse rafforzarono e consolidarono il dominio dell’espansionismo indiano in Sud Asia. Ma niente di tutto questo veniva dalla sua forza in quanto potenza indipendente. Tutto era possibile nel contesto più ampio della contesa tra le superpotenze, sotto la protezione del social-imperialismo fornita dal trattato del 1972.
Se si colloca il non-allineamento all'interno del più ampio contesto internazionale delle relazioni imperialistiche, diventa evidente la logica del cambiamento in politica estera inaugurato dal governo dell’Indian National Congress di Narasimha Rao nei primi anni 1990.
Questo era reso necessario dalla nuova situazione internazionale. Nei primi anni 90 il collasso del social-imperialismo e la ridefinizione della legittimità neocoloniale sotto la spinta aggressiva della globalizzazione avevano reso superfluo il non allineamento.
Gli interessi espansionistici indiani non potevano più contare sul social-imperialismo. Era ora necessario lusingare l'imperialismo USA. Col senno di poi, le basi per questo passaggio erano già state poste da Indira Gandhi all'inizio degli anni 1980. L’aggravarsi dei problemi politici ed economici che indebolivano il social-imperialismo sovietica aveva cominciato a limitarne la potenza. Le classi dominanti indiane dovevano rivolgersi al FMI. Da allora, la dipendenza dal blocco USA ha continuato ad approfondirsi. Anche se si continuavano ad osservare tutte le debite mosse e rituali dei non-allineati, l'orientamento verso gli Stati Uniti nelle relazioni internazionali diventava sempre più esplicito. Sotto Rajiv Gandhi, furono offerte le strutture militari indiane per il rifornimento degli aerei da guerra USA che bombardavano l'Iraq. A Narasimha Rao pstto il compito di dare la spinta decisiva. Significativamente, a questo si accompagnarono il passaggio alla globalizzazione, liberalizzazione e privatizzazione, l’abbandonando delle precedenti politiche economiche che riconoscevano la preferenza al settore pubblico e un maggiore ruolo dello Stato.
Per tutelare i loro interessi compradori e espansionistici le classi dominanti indiane dovettero abbandonare politiche e strutture create sotto Nehru, sia in campo nazionale che internazionale. Tale ridefinizione però minacciava di svelare la loro postura di indipendenza. Ciò era ulteriormente amplificato dalla svolta nel dibattito politico portato dalla globalizzazione imperialista. Nei decenni seguiti al trasferimento di potere del 1947, la denuncia dell’imperialismo e del suo controllo, del ruolo della Banca Mondiale e del FMI come istituzioni neocoloniali e altre questioni a ciò connesse era delimitata tre le forze maoiste. Era quasi scomparsa perfino dalla propaganda della sinistra parlamentare, ad es. del PC Marxista e del PCI. Questo sarebbe cambiato col passaggio generale alla globalizzazione e la caduta del blocco social-imperialista, che portava al dominio quasi totale degli Stati Uniti. La dipendenza dall’imperialismo e il suo controllo istituzionalizzato diventarono argomenti caldi anche nel dibattito parlamentare, con ripercussioni che andavano ben al di là di esso.
Costretti a mostrare sempre più il loro servilismo verso l'imperialismo, ogni azione di classi dirigenti confermava allo stesso tempo la correttezza delle analisi maoiste sulla natura ipocrita dell'indipendenza dell'India. Il tentativo di distrarre l'opinione pubblica con l’aggressiva promozione dell'induismo Braminico e del suo sciovinismo serviva nella misura in cui approfondiva la polarizzazione tra comunità.
Ma d’altra parte non servì a salvare le bandiere di indipendenza delle classi dominanti. Infatti, le opportunità di governo guadagnate dal Sangh Parivar, durante l'incantesimo 13 giorni nel 1996 come per l'intera durata del secondo governo NDA, lo mostrarono ancora più asservito agli interessi USA. Dato che tutti i partiti parlamentari di governo, a livello centrale o degli Stati, propugnavano l'agenda imperialista di globalizzazione, liberalizzazione e privatizzazione, nessuno in tutto l’arco classe dirigente poteva farsi avanti come il salvatore.
Indipendenza, autosufficienza e l'intero pacchetto di formule prima usate per coprire la realtà di un condizione semicoloniale e semifeudale doveva essere ridefinito. Si mostrò allora utile la generale ridefinizione della legittimità neocoloniale.
fine 1a parte - continua

Notizie dalle lotte operaie in India - oggi a roma riunione USI- Slai cobas sindacato di classe- Comitato di sostegno

Aggiornamento sulle agitazioni dei lavoratori in Gurgaon
20 giugno 2015

I lavoratori della fabbrica di abbigliamento Orient Craft nella zona Hero Honda Chawk hanno dato fuoco a parti dei locali della società e ad alcune auto oggi dopo che un operaio è rimasto fulminato ed è stato portato in ospedale. Voci della sua morte si sono diffuse velocemente. I lavoratori erano arrabbiati per le condizioni di lavoro e per i salari e avevano fatto qualche tentativo, fallito, di formare un sindacato. Forze di polizia armate pesantemente, tra cui “reparti neri”, a centinaia, si sono precipitate sul luogo e vi sono rimaste. Altri impianti dell’azienda sono stati chiusi temporaneamente e la polizia anche lì si è schierata.
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Precedenti relazioni sugli incidenti di Orient Craft da consultare su
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22 Giugno 2015

C'è una crisi di salari nelle fabbriche di Delhi - e le nuove leggi del governo Modi sul lavoro non aiutano
Come l'esperienza dei lavoratori di Okhla dimostra, salari e indennità adeguate rimangono ancora fuori portata
Anumeha Yadav
Un'importante revisione delle leggi sul lavoro è in corso in India. Il governo della National Democratic Alliance ha elaborato e proposto due codici del lavoro, uno sui salari e l'altro sulle relazioni industriali. Insieme, essi mirano al restringimento dell’intervento dello Stato nelle aree industriali, apparentemente per stimolare la crescita di posti di lavoro nell’industria. Ma i sindacati avvertono che finiranno per strappare via le protezioni conquistate dei lavoratori. Lontano dal dibattito molto rumoroso, come impatteranno le modifiche proposte sul rapporto lavoratori-azienda? Questa serie di resoconti dalla zona industriale di Okhla, nella parte meridionale di Delhi, cerca di scoprirlo.
Ogni giorno, tra le 8 e le 9 del mattino, a breve distanza dalla stazione della metropolitana di Sarita Vihar di Delhi, migliaia di lavoratori in bicicletta ed a piedi vanno a lavorare nelle fabbriche nella vicina Okhla. L'ingresso alla zona industriale si trova oltre il trafficato passaggio a livello di Tughlaqabad Est sul retro della stazione della metropolitana.
Una delle più antiche aree industriali di Delhi, Okhla ha più di 4.500 fabbriche. La maggior parte delle unità, in particolare i grandi stabilimenti, producono capi di abbigliamento per l'esportazione. Oltre a questi, ci sono macchine da stampa, impianti di ingegneria, unità di produzione di materie plastiche e in pelle.
Molti lavoratori vanno in bici a Okhla dalle città satellite di Delhi, Ghaziabad e Faridabad, a oltre 20 km di distanza. Pochi minuti di ritardo nel raggiungere la fabbrica potrebbe significare un taglio del salario. Quando l'orologio si avvicina alle 9, i lavoratori si affrettano per attraversare i binari e raggiungere i cancelli della fabbrica, mentre i treni sfrecciano davanti a loro.
Fabbriche e salari
La produzione industriale impiega solo l’11,5% della forza lavoro indiana, molto meno del 30% della Cina. Nella percezione popolare, uno dei vincoli sulla crescita della produzione in India, è la profusione delle leggi sul lavoro. Nel suo primo anno al potere, il governo della National Democratic Alliance ha cercato di razionalizzare la legislazione sul lavoro.
Nel mese di marzo, il Ministero del Lavoro e dell'Occupazione ha elaborato il Codice del lavoro sui salari 2015 per sostituire le quattro leggi esistenti – la Legge sul salario minimo del 1948, la Legge sul pagamento dei salari del 1936, la Legge sul pagamento dei bonus del 1965 e la Legge sulla parità di retribuzione del 1976.
In base al codice proposto, solo i governi statali potranno fissare i salari minimi - attualmente, sia il Centro che gli Stati [federati] hanno questo potere. I sindacati si sono opposti al ​​cambiamento, sostenendo che tale disposizione abbasserà i salari, portando ad una corsa al ribasso tra gli Stati.
Ma per i settori in cui operano le fabbriche di Okhla, gli industriali sottolineano che il salario minimo è già fissato dal governo di Delhi. Ciò che li infastidisce è che esso è del 25% al ​​35% in più rispetto ai vicini Haryana e Uttar Pradesh. Ad esempio, dopo la revisione dei salari nel mese di aprile, il salario per il lavoro non qualificato, come il carico e lo scarico di mercanzie è di 348 rupie al giorno a Delhi, mentre in Uttar Pradesh, è solo di 259.
Harish Arora, che gestisce nove piccole unità produttive ad Okhla che producono parti per pneumatici, ed è presidente della Okhla Industries Association, ha affermato che la metà degli industriali di Okhla ha delocalizzato nell’Uttar Pradesh e Haryana negli ultimi cinque anni a causa delle differenze salariali. Secondo lui, gli aumenti salariali sono serviti a rendere i lavoratori di Delhi più pigri.
"Ogni volta che il governo aumenta il salario minimo, rende i lavoratori più restii a rimanere e lavorare in loco di continuo per alcuni mesi", ha detto. "Quando il salario è alto, i lavoratori continuano a tornare ai loro villaggi." Ha aggiunto: "Senza stare sul posto, i lavoratori non fanno progressi".
Raschiare il barile
Al passaggio a livello vicino all'ingresso delle fabbriche, mentre il sole saliva più alto, l’ondata di lavoratori che corrono dentro le fabbriche gradualmente si assottiglia. «Conosci le regole per il congedo dal lavoro? Quante volte possiamo chiedere il permesso in un anno dopo che siamo stati confermati da parte dell’imprenditore?» Chiede un giovane che scende dalla bicicletta e rimane a chiacchierare per qualche minuto. Si è presentato come Bharat. Il 26enne era di ritorno da un turno di notte di 12 ore in una macchina da stampa a Okhla.
La macchina da stampa impiega più di 1.000 lavoratori, disse, e lui aveva lavorato cinque anni nella sua divisione di pianificazione e progettazione. Ha descritto il suo lavoro come quello che sistema pagine, ma gli è stato chiesto di fare anche altri lavoretti come sollevare materiale, inserimento di pagine nelle macchine.
"Dal momento che il mio lavoro di impostazione delle pagine rientra nella categoria specializzata, i proprietari della stampatrice dovrebbero pagarmi la categoria più alta di salario, 10.998 rupie al mese", ha detto Bharat. "Invece, ci fanno firmare per il 'grado' [termine usato dai lavoratori spesso per riferirsi ai tre gradi di salariali in base alle competenze], mentre ci pagano solo come “assistenti" a 9.000 rupie al mese - 2.000 meno ogni mese ."
Pochi altri lavoratori che si erano fermati ad ascoltare sono intervenuti. "In una fabbrica, se un operaio sa che i salari sono aumentati, i supervisori si insospettiscono. Essi chiedono: ‘Com’è che sai dei salari così presto? Sei in contatto con i sindacati?"
Un altro lavoratore dice, "Anche se arriviamo con soli 10 minuti di ritardo, o ci tagliano i salari o talvolta ci rimandano anche indietro"
Un avviso del governo di Delhi del marzo 2014 aveva reso obbligatorio per tutte le industrie di effettuare pagamenti elettronici per i lavoratori. Ma ad Okhla, la maggior parte dei lavoratori segnala che ancora riceve il salario in contanti.
Il Faridabad Mazdoor Samachar, un foglio dei lavoratori, è pieno di racconti di lavoratori che dichiarano di non ricevere il ​​salario minimo. Nelle interviste, i lavoratori delle macchine da stampa, unità di abbigliamento e pelletteria, lavoratori del ricamo, dicono che i salari sono pagati in ritardo, che non sono pagati secondo il loro grado, non ricevere un indennizzo per le ore di lavoro straordinario che deve essere pagato il doppio.
Bharat, che è un immigrato da Haridwar in Uttarakhand, ha detto che per la maggior parte degli ultimi cinque anni, aveva pedalato per due ore all’andata e due al ritorno, coprendo 32 km, per raggiungere la fabbrica da dove ha vissuto vicino a Ghaziabad in Uttar Pradesh. Usciva di casa alle 7 del mattino con rientro alle 11 di sera. "L'affitto ad Okhla è molto alto, 1.500 rupie per una camera singola," ha detto. "I costi per l’acqua, le bollette elettriche, il cibo sono così alti che mi resi conto che nulla mi sarebbe rimasto alla fine del mese". Ma dopo cinque anni di pedalare avanti e indietro per 32 km dopo aver lavorato 12 ore per turno, Bharat non riusciva più a reggere - il mese scorso si è trasferito in una piccola stanza in affitto in Alegaon, una baraccopoli di Delhi.
Diminuzione dei salari
La tensione economica sofferta da molti lavoratori a Okhla viene espressa dai dati sui salari medi reali.
Secondo l'Indagine annuale sui dati delle Industrie, analizzati dagli economisti CP Chandrasekhar e Jayati Ghosh, i profitti dei proprietari delle imprese sono aumentati costantemente negli ultimi 30 anni, dal 23% nel 1990-'91 a più del 50% nel 2010-'11. Ma i pagamenti dei salari, in percentuale del valore aggiunto nella produzione organizzata, sono caduti dal 25,6% del 1990-'91 al 19,3% nel 2000-'01. Nel 2009-'10, i salari rappresentavano solo 11,9%, uno dei valori più bassi in tutto il mondo.
Gli economisti spiegano questo sia per effetto del calo del numero di lavoratori che della stagnazione, anche caduta, dei salari reali o legati all'inflazione, dato che il valore della produzione è in aumento.
I dati degli ultimi 25 anni dimostrano che i salari dei lavoratori hanno appena tenuto il passo con l'inflazione. Tenendo conto dell'inflazione, ai prezzi del 2011-'12, se un operaio guadagnava 8.154 rupie al mese nel 1990'-91, ha guadagnato solo 7.972 rupie al mese nel 2011-'12. In termini reali, i lavoratori oggi guadagnano meno di quanto non fosse nel 1990. Chiaramente poi, i profitti delle imprese sono aumentati, ma i benefici della crescita economica non hanno toccato di certo gli operai dell'India.
Lotta per i diritti legali
Lo scorso agosto, nello stesso tempo in cui il primo ministro Narendra Modi ha introdotto il primo degli emendamenti proposti dal suo governo alle leggi sul lavoro nel Lok Sabha [parlamento], 350 lavoratori in una fabbrica di abbigliamento di Okhla stavano festeggiando. I sarti della fabbrica di tessuti Wear Well India avevano negoziato con successo il loro bonus annuale da aumentare a 5.000 rupie dalle precedenti 4.500, come era rimasto negli ultimi anni.
Sotto la Legge sul pagamento del bonus, gli imprenditori sono tenuti a pagare l’8,33% del salario annuo degli operai come bonus annuale, che arriva quasi ad uno stipendio mensile, o, in alternativa, una somma fissata da parte del governo. La legge consente ai lavoratori di negoziare il bonus secondo i profitti e la produttività delle imprese. "Mentre i livelli di salario minimo sono aumentati a più di 9.000 rupie, l'importo fissato dal governo non è stato rivisto dal 2005", ha detto il dottor Animesh Das, presidente del gruppo di Delhi della Federazione indiana dei sindacati.
Anche se è loro dovuto in base al diritto, i lavoratori di Okhla dicono che solo uno stabilimento su quattro paga un bonus, e un aumento del premio è ancora più raro - in una ogni 10 fabbriche.
Alla Wear Well, nel 2013, i sarti raccontano che avevano incontrato la direzione dell’azienda e avevano chiesto un bonus prima delle feste della fine del ramadan - Eid e Diwali - ma non avevano ottenuto nulla se non date per successivi appuntamenti. Questa volta, oltre 300 sarti dicono che sono entrati alle 9 del mattino, ma sedevano in silenzio ai loro posti di lavoro di fronte alle macchine da cucire elettroniche in linea, ma senza cucire nulla. Alle sei di sera, hanno timbrato il cartellino di uscita al cancello della società e sono andati via.
"Il primo giorno del nostro sciopero, il nostro manager ci ha detto, 'O fate il vostro lavoro, o prendere il vostro hisaab [cose] e andate.' Gli abbiamo detto che, se dite ad uno di noi di andare, smettono anche gli altri 300," ha detto il 28enne Rafiq, che ha lavorato come sarto alla Wear Well per cinque anni da quando si è trasferito a Delhi da Betiah in Bihar.
Lo sciopero si protrasse per cinque giorni. Il direttore della fabbrica Wear Well Nishchal Kumar ha detto che l'azienda ha subito una perdita di circa 1,1 milioni di rupie.
Dopo cinque giorni, la società ha approvato un aumento di 500 rupie come bonus per i lavoratori, che era inferiore alla loro richiesta di aumento di 1.500. Significava un costo aggiuntivo di 1,75 milioni di rupie per l'azienda all’inizio dell'anno scorso - inferiore al danno subito in un solo giorno di sciopero.
Molti giovani lavoratori, come Rafiq si chiedono, anche se hanno avuto ciò che gli è dovuto legalmente e il salario minimo, sarebbe questo un salario giusto?
“Noi cuciamo abbigliamenti, produciamo le Maal [merci] e i Maal Malik [proprietari] vendono all'estero. Kamaate hain hum log, aur khaate hai woh log. Noi guadagniamo, loro consumano", ha detto Rafiq. “Gli stipendi del personale di direzione sono di 50,000- 80,000- fino a 100 mila, 150 mila ciascuno, e che dire di noi? Otteniamo spazzatura. Noi guadagniamo oggi e mangiamo domani, e così si va avanti. "
I lavoratori e il governo
I salari minimi e gli altri benefici per i lavoratori li devono fare applicare gli ispettori del dipartimento del lavoro. Nella percezione popolare, tale attuazione ha portato all’Ispettore Raj - dove i proprietari delle fabbriche sono vessati e corrotti da parte degli ispettori del lavoro.
Tra i cambiamenti più discussi e festeggiati sotto il nuovo Codice del lavoro sulla Legge sui salari 2015 c’è la proposta di liberare le fabbriche dagli ispettori del lavoro, e la loro sostituzione con "facilitatori", il cui ruolo, secondo il progetto di codice, sarà quello di "fornire informazioni e consigli ai padroni e ai lavoratori in materia di mezzi più efficaci per conformarsi alle disposizioni del presente codice ".
Ma Stati come Haryana, Rajasthan e Delhi hanno da tempo smesso con le ispezioni. Quindici anni fa, il governo di Delhi ha chiuso motu proprio le ispezioni di fabbrica, per passare a un sistema basato sui reclami. Nel 2011, il governo del [Partito del] Congresso ha lanciato un servizio di assistenza telefonica del lavoro, con il numero 155214. "Delhi dispone di 5,4 milioni di lavoratori distribuiti su nove distretti", ha detto il Commissario Aggiunto per il Lavoro Rajendra Dhar. "In media, riceviamo 30-40 lamentele al giorno, ma è difficile rispondere a ciascuna di esse."
Il dipartimento ha una carenza perenne di ispettori. Per sorvegliare le denunce di più di 13.000 fabbriche autorizzate (oltre 500 mila piccole unità operano senza licenza in un solo distretto, dicono i funzionari), il dipartimento dispone di 13 ispettori. La forza prevista era di 72. La riduzione del personale ha iniziato gradualmente, e si è protratta per otto anni. "Gli ispettori sono nominati dal Quadro dei servizi amministrativi subordinati di Delhi", ha detto Dhar. "Entrate, accise, previdenza sociale, che attingono anch’essi personale degli stessi servizi hanno la priorità rispetto al lavoro."
Alla Wear Well, la fabbrica di abbigliamento di Okhla dove i sarti hanno smesso di lavorare per chiedere un bonus, il direttore della fabbrica ha detto che nei suoi 10 anni di lavoro come direttore, non aveva mai assistito a un controllo di fabbrica.
"Francamente, sia quando lavoravo a Okhla che a Noida, non ho visto una sola visita dell’ispettore, o visto qualcuno multato per mancato rispetto della carta del lavoro. In effetti, al momento dello sciopero dei sarti, abbiamo scritto all'ufficio dipartimentale del lavoro di Pushp Vihar, ma non abbiamo avuto alcuna risposta da parte loro ", ha detto Nischal Kumar, direttore di stabilimento della Wear Well.
Nonostante tutte le chiacchiere che circondano le modifiche del diritto del lavoro, i proprietari e direttori di fabbrica hanno detto che questi avrebbero un impatto limitato a Okhla. Alcuni, come Kumar alla Wear Well erano più preoccupati per un possibile aumento del prelievo sui salari attraverso un altro cambiamento che il governo aveva fatto l'anno scorso. "Per noi, il più grande cambiamento giuridico finora è che questo governo ha aumentato il limite di stipendio per i collaboratori del fondo di previdenza da 6.500 rupie a un limite massimo di 15.000," ha detto. "Potete immaginare di quanto aumenterà la nostra parte da pagare?" Tra i lavoratori, non molti avevano sentito parlare della copertura estesa del fondo di previdenza.
Un lavoratore di Okhla, un sarto, ha condiviso quello che era successo quando ha deciso di segnalare una violazione. Ignaro della linea telefonica di aiuto per il lavoro iniziata nel 2011, il sarto, di circa 20 anni, ha chiamato il 1031, il nuovo, più popolare servizio di assistenza contro la corruzione del Partito Aam Admi, numero pubblicizzato su grandi cartelloni in tutta la città.
"Un operatore donna rispose, e disse: 'Benvenuto'. Io dissi sono un operaio. Desidero segnalare che il proprietario della fabbrica non paga il salario minimo deciso dal governo di Delhi. "
"L'operatrice è stata paziente con me", ha detto l'operaio. "Ha detto, sono d'accordo che il mancato pagamento dei salari è corruzione. Ma ha detto che non poteva fare nulla perché il governo non ha elencato il mancato pagamento dei salari come categoria della corruzione".
[I nomi dei lavoratori sono stati cambiati su richiesta nella relazione]
20 giugno 2015
Operai di fabbrica vanno su tutte le furie a Gurgaon
http://www.thehindu.com/news/cities/Delhi/factory-workers-go-on-a-rampage-in-gurgaon/article7336697.ece
Almeno una dozzina di veicoli sono stati danneggiati e tre sono stati bruciati da operai su tutte le furie di una fabbrica di abbigliamento del Settore 37. Erano arrabbiati a causa della notizia della morte di un compagno di lavoro avvenuta sabato mattina.
Secondo la polizia, Shyam Sunder è stato fulminato presso la fabbrica Orient Craft venerdì e portato all’ospedale civile per le cure.
Gli operai in agitazione hanno danneggiato diverse auto parcheggiate all’interno del complesso della fabbrica e dato fuoco a tre veicoli, come ha riferito la polizia. Un gran numero di poliziotti è stato dispiegato nell’area per riportare la situazione sotto controllo, ha detto il Commissario Assistente di Polizia Rajish Chechi.
Almeno una dozzina di veicoli sono stati danneggiati e tre due ruote sono state bruciate da operai di arrabbiati di sei fabbriche di abbigliamento a Udyog Vihar nel mese di febbraio in un simile avvenimento. Gli operai erano andati su tutte le furie in seguito alle notizie della morte di un compagno operaio che si diceva era stato picchiato dalle guardie di sicurezza dell’azienda perché arrivato tardi al lavoro.
- See more at: http://sanhati.com/tweet/13747/#sthash.3nicQ5Sx.dpu

la mobilitazione degli intellettuali indiani per l'arresto di Ajith - mentre parte dall'1 al 28 luglio la mobilitazione internazionale per liberare Ajith, per liberare tutti i prigionieri politici indiani, per sostenere la guerra popolare, guidata dal PCI (Maoista)

x info: csgpindia@gmail.com


Scrittori attivisti condannano l'arresto del dirigente maoista

Un gruppo di scrittori e attivisti hanno espresso la loro condanna
verso l'arresto del dirigente maoista Murali Kannampally alias Ajith
effettuato dalla Squadra Antiterrorismo (ATS) del Maharashtra la
scorsa settimana a Pune.
Gli scrittori, in una loro dichiarazione, dicono che Murali è da
quarant'anni un noto attivista politico nonchè valente studioso di
economia politicia e studi dalit.
La dichiarazione prosegue dichiarando indignazione per aver appreso
che l'ATS ha deciso di arrestarlo mentre subiva un trattamento medico
in ospedale, insieme all'amico CP Ismail, che lo assisteva.
"Siamo stati infromati che a Murali e Ismail non è stato consentito
l'accesso ad alcuna consulenza legale che li rappresentasse, prima di
produrli in tribunale.
L'unica ragione in ATS per l'arresto è l'appartenza al PCI (Maoista).
Riteniamo che l'azione della ATS del tutto ingiustificata, perché
negare l'assistenza medica ad un malato è del tutto inumano, va contro
lo stesso principio di giustizia naturale e viola il diritto alla vita
garantito dalla costituzione ", dice la nota.
Prosegue dicendo che a Murali e al suo compagno devono poter accedere
ad un legale di propria scelta, come recita la Costituzione. I
firmatari ci sono Partha Chatterjee della Columbia University, G
Haragopal, Professore Emerito della National Law University of India,
il Prof. Prabhat Patnaik del Centre of Economic Studies & Planning, il
prof K Satchidanandan e la scrittrice Meena Kandasami

lunedì 1 giugno 2015

Report della convention contro il silenzio della democrazia e la criminalizzazione del dissenso Comunicato Delhi, 23 maggio 2015

Report della convention contro il silenzio della democrazia e la criminalizzazione del dissenso
Comunicato
Delhi, 23 maggio 2015

A poco più di un anno dal sequestro e arresto del Dr. GN Saibaba, poeti, intellettuali, artisti, docenti, studenti, attivisti, si sono riuniti al Hindi Bhawan di Nuova Delhi nella Convention contro il silenzio della democrazia e la criminalizzazione del dissenso. L’incontro è stato organizzato in solidarietà con GN Saibaba, professore associato di inglese al Ram Lal Anand College della Delhi University e noto attivista per i diritti umani. Il Dr. Saibaba, persona con il 90% disabilità fisica, proveniente da ambiente sociale disagiato, è stato in prima linea nei movimenti democratici in tutto il subcontinente. Dal suo arresto a oggi, il Dr. Saibaba è stato tenuto in condizioni da tortura in una cella “anda” della prigione centrale di Nagpur. Gli sono negate quasi tutte le strutture fondamentali per la sopravvivenza in carcere di una persona nella sua situazione. La convention ha voluto denunciare le condizioni in carcere del Dr Saibaba e il trattamento che gli è riservato, esigendo la sua liberazione immediata.


Tra gli interventi,quello del presidente del Comitato per la difesa e la liberazione del Dr GN Saibaba, Prof. G Haragopal ha indicato che il segno distintivo della democrazia è la protezione delle idee e sta ai partiti politici l’onere di garantirla. In quanto, ha detto: “Il dissenso o un’idea impopolare possono non essere importanti oggi, ma rivelarsi decisivi per i posteri”.
Amit Bhattacharya, professore di storia alla Jadavpur University ha denunciato che, “quando ci sono sforzi per limitare la solidarietà per un periodo di tempo così lungo, le stesse leggi sono utilizzate allo scopo di giustificare questi tentativi”.
Un attivista dei diritti civili del West Bengal, Sujato Bhadro, ha affermato, “Il sistema giudiziario sta proteggendo la prassi di dichiarare reato qualsiasi pensiero antagonista alle istituzioni esistenti".
Amit Bhaduri, professore Emerito della JNU, ha sottolineato che “la classe dirigente pensa che certe idee non dovrebbero esistere. È l’ora che riconosciamo e diciamo apertamente che il nostro silenzio dà legittimità al quel tipo di sistema che imprigiona persone come il dottor Saibaba”.
KJ Mukherjee, professore alla JNU, ha sottolineato la necessità di andare oltre i nostri ambiti, consueti e sicuri, per portare questa lotta per i nostri diritti nei centri dello scontro.
Nandita Narain, la presidente dell’associazione dei docenti delle Università di Delhi (DUTA), ha detto: “Non vi è alcuna giustificazione per il suo arresto e la sua detenzione, che non è niente di meno che tortura e umiliazioni fisiche e mentali con cui si accaniscono su di lui. Quali che siano le sue idee, dobbiamo rendere merito al suo coraggio. E un valore da alimentare tra tutti i giovani che sono tra di noi”.
Il Prof. N Raghuram della Indraprashta University ha sottolineato che “la nostra libertà risiede in persone come il dottor Saibaba. Questa è la ragione più importante per lottare per lui e per il cambiamento sociale”.

L’attivista culturale e direttore della rivista Vidrohi, Sudhir Dhawale, assolto e scarcerato poco dopo l’arresto del Dr. Saibaba, ha dichiarato che “quando tutto un paese vive nel timore di essere incarcerato per la libertà di pensiero, dobbiamo ammettere che il fascismo bussa alla nostra porta”.
L’attivista politico Kavita Krishnan ha affermato che questa lotta per liberare tutti i prigionieri politici è una lotta che facciamo per noi stessi.
Malem Ningthouja ha segnalato il nesso tra questa idea di democrazia, le leggi e la pretesa di proteggere la sicurezza e lo sviluppo nazionale. Ha sottolineato il paradosso di uno Stato che sostiene di essere una democrazia e incarcera le voci democratiche.
Il Prof. Jatinder Singh della Panjabi University ha sottolineato l’importanza del dissenso. Se lo vediamo come una fiamma, allora è una fiamma che occorre mantenere accesa.
Il noto regista Sanjay Kak ha spiegato che questo è per noi il momento di trasformare le difficoltà in opportunità, mentre facciamo pressione per la liberazione del Dr Saibaba, possiamo parlare con più persone di quelle situazioni che lui denunciava e che hanno portato al suo arresto.

Rebecca Mammona John, avvocato anziano presso la Corte Suprema, ha sottolineato che: “la magistratura è complice, legata a doppio filo alle istituzioni dominanti, nel garantire a queste che, quando politicamente conveniente, i diritti fondamentali dei detenuti vengano negati”.
Arundhati Roy ha affermato che il dottor Saibaba si trova oggi in carcere perché troppo efficace era la sua denuncia della Operazione Green Hunt, scatenata dallo stato. Ha detto: “Quando tutte le istituzioni che il denaro può comprare sono scatenate contro il popolo di questo paese, sta a noi capire come operano queste forze e combatterle”. Ha espresso la sua solidarietà a larga parte della sinistra e detto che è ora di unirsi non solo per rilascio del Dr Saibaba, ma anche nella lotta contro lo sfruttamento delle grandi aziende che lo hanno mandato in carcere.

Ci sono stati interventi di molti altri poeti, attivisti culturali, organizzazioni, docenti, tra cui i giornalisti Panini Anand, Abhishek Srivastava e Manisha Sethi della JTSA, N Sachin della Delhi University, Animesh della IFTU, Jeevan Chandra del FRD, Madhu Chopra, Pankaj Tyagi e altri. I partecipanti hanno approvato all’unanimità la seguente risoluzione.
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Risoluzione approvata al Hindi Bhavan il 23 maggio 2015

Mentre il Dr GN Saibaba, professore associato di inglese al Ram Lal Anand College dell’Università di Delhi, rientrava da una sessione di esami nella sua casa nel campus universitario, la Polizia del Maharashtra ha intercettato la sua auto e lo sequestrato senza rispettare alcuna procedura stabilita dalla legge nazionale. In seguito ha rivelato che il Dr Saibaba è accusato secondo le sezioni 13, 18, 20, 38 e 39 del Unlawful Activities (Prevention) Act, 1967. Il Dr Saibaba, persona disabile al 90% proveniente da ambiente sociale disagiato, è stato in prima linea nei movimenti democratici in tutto il subcontinente e ha fatto sentire alta la sua la voce contro l’oppressione e lo sfruttamento dei più poveri tra i poveri da parte della macchina dello Stato, legato a doppio filo alle grandi aziende di tutto il mondo.
Fin dal suo arresto, il dottor Saibaba è detenuto in una delle famigerate celle “anda” del carcere di centrale di Nagpur. Gli sono negate quasi tutte le esigenze fondamentali, compresa l’assistenza medica necessaria alla sua sopravvivenza. Perfino il sovrintendente carcerario della prigione centrale di Nagpur lo ammette in una sua dichiarazione depositata presso la Corte Distrettuale di Gadchiroli, Maharashtra, l’11 maggio 2015.
È un prigioniero con disabilità al 90%, sofferente di cuore, di deformità dello scheletro, problemi neurologici, calcoli renali e della cistifellea, che richiede costante assistenza e trattamenti specialistici.
Se il Dr Saibaba non riceve immediata assistenza medica qualificata, la sua stessa sopravvivenza è in pericolo. Imprigionare una persona disabile al 90% è di per sé illegale per violazione delle garanzie stabilite dal codice di procedura penale, dal Persons with Disabilities Act, e dalle Convenzioni ONU. In questa situazione, il rigetto dell’istanza di libertà su cauzione non è altro che un tentativo di esecuzione extragiudiziale.
In questo contesto, oggi, 23 Maggio 2015, noi riuniti qui alla Hindi Bhavan di New Delhi per la “Convention contro il silenzio della democrazia e la criminalizzazione del dissenso”, decidiamo all’unanimità che porteremo avanti la nostra lotta fino a quando il Dr GN Saibaba sarà rilasciato. Facciamo appello a tutte le organizzazioni e singoli democratici a unirsi a noi nella nostra lotta.


ESIGIAMO LA LIBERAZIONE IMMEDIATA DEL DR G N SAIBABA!

Lettera aperta a Chhatradhar Mahato Da Sabyasachi Goswami, 24 maggio 2015

Lettera aperta a Chhatradhar Mahato

Da  Sabyasachi Goswami, 24 maggio 2015


Non ci siamo mai incontrati tu ed io, Chhatradhar. Ero in carcere con l’accusa di sedizione durante il periodo più forte del movimento Lalgarh. La polizia ti ha arrestato per l’UAPA prima che fossi rilasciato. Eravamo in carceri diversi. Non abbiamo avuto l’opportunità di fare conoscenza. Eppure una gran tristezza mi ha preso quando ho sentito dell’ergastolo a cui siete stati condannati tu e i tuoi amici e compagni. Forse un sentimento di fratellanza tra gente che combatte una battaglia comune?
Che strane coincidenze. Da una parte c’è chi, come Salman Khan, dopo aver giustiziato più di cinque persone non ha dovuto andare in carcere. Era libero su cauzione mentre si trascinava il processo che lo ha dichiarato colpevole, dopo tredici anni. Oppure chi, come Jayaa Amma, è stato prosciolto dalle accuse di corruzione. E, dall’altra parte, ci siete tu e i tuoi amici, che dovrete aspettare la morte in una cella buia. Il governo del Paribartan (cambiamento) ha chiuso il cerchio delle false accuse avviato dal governo del Fronte di Sinistra. Il fatto è che in base a norme del codice penale britannico che siete stati condannati. E nonostante diversi testimoni lo smentissero. Più di una volta i giudici sono stati cambiati. Alla fine, il giudice se ne è infischiato delle diverse interpretazioni e le modifiche apportate dalla Corte Suprema, dalla normativa post-britannica.
Portate avanti l’eredità di Sidhu Kanhu e Birsa Munda. Sono certo che siete consci del fatto che questo Stato brahminico non può accogliere le rivendicazioni del popolo Adivasi. Hanno voluto dargli una lezione indimenticabile, che servisse da monito affinché le future generazioni di Adivasi Mulvasi si mettano in riga. Perciò, forse, per tutto questo tempo non vi aspettavate nient’altro che una condanna così pesante.
Quali sono state le reazioni alla vostra condanna nello stato? Il partito di governo ha mantenuto un silenzio tattico. Buddhadeb Bhattacharjee ha fatto il suo viaggio di auto-consacrazione. I media hanno girato lo sguardo da un’altra parte. Gli intellettuali filo-Paribartan hanno finto di essere muti. Gli attivisti dei diritti hanno fatto stridule processioni. Tutto questo mi dà una profonda agitazione. Mille domande mi salgono in mente.
Poco tempo fa, l’impatto dei movimenti di Singur-Nandigram-Lalgarh ha fatto calare il sipario sul governo del Fronte di Sinistra. Proprio come il palazzo di Anuj Pande, la roccaforte del Fronte di Sinistra è stata demolita dal popolo dopo 34 anni. Un altro partito di governo, il Trinamul Congress, è salito al potere cavalcando il movimento popolare. Appena entrato in carica, già alla festa della vittoria, hanno cercato di confezionare e diffondere un’idea: che il Paribartan (cambiamento) è merito della loro massima dirigente. Era l’inizio di uno sforzo per cancellare il nome del popolo dalle pagine della storia, per sostituirlo con quello della loro leader. Che la direttiva per cui avreste dovuto marcire in prigione sia stata scritta proprio in quel giorno?
Dopo il vostro arresto, il capo della polizia ci ha informato delle vostre proprietà che ammontavano a decine di milioni di rupie, dei vostri sontuosi palazzi. Eppure di questo non c’è traccia nei verbali di sequestro. Oggi, i familiari tuoi e dei tuoi compagni, mogli, madri, figli, vivono in miseria. E chi se ne cura? Non una volta la coscienza democratica del West Bengal ha preteso che si facesse luce sulle dichiarazioni del capo della polizia! Voglio sapere perché quegli intellettuali, quei custodi della coscienza popolare, quelli che vennero al Lalgarh solo per incontrarvi, perché oggi mantengono un aureo silenzio?
Il Lalgarh non era solo uno dei tellurici movimenti popolari radicali che hanno cambiato il governo del West Bengal. È stato forse il più singolare di tutti. Tu e i compagni condannati insieme a te eravate il volto di quel movimento. E ora è proprio il governo del Paribartan che vuole che marciate tutti in galera! Che la classe dominante abbia intravvisto qualcosa di pericoloso dietro il vostro movimento? Non si può negare che, nella storia dei movimenti popolari, il movimento Lalgarh non abbia precedenti. Per otto mesi la polizia la polizia lo ha boicottato, e in tutto quel tempo il movimento è continuato, pacificamente. Quel movimento ha mostrato inutili tutti gli altri partiti politici. Nelle parole di Tagore, erano come delle Z che cercavano di anteporsi alla A. Tutta la cosiddetta politica ufficiale è stata ridotta a teatrino secondario dalla politica del popolo degli emarginati.
Quanti altri movimenti ci sono stati nella storia di questo paese che sono durati così tanto tempo? E quanti altri movimenti hanno visto una così alta percentuale di partecipazione delle donne? La cosa importante di tutte è che invece di supplicare il governo avete iniziato ad avanzare per la vostra strada di uno sviluppo alternativo. Avete cercato di vivere in modo diverso, avete voluto inseguire il vostro senso della vita. È stato questo il vostro crimine? È per questo che siete stati giudicati nemici dello Stato?
Avete scavato canali di irrigazione, avete costruito ospedali, avete riempito granai, avete aperto scuole. Questa visione alternativa di uno sviluppo che sia autosufficiente non è ben accetta dalle classi dominanti di questo paese. Di conseguenza, sono subito state lanciate operazioni congiunte di forze di polizia dello stato e centrali che hanno per prima cosa demolito quelle scuole e ospedali che auto-gestivate. Quel nuovo flusso di sviluppo è stato bollato ‘anti-sviluppo’. Non è stato lasciato spazio ad alcuna discussione o dibattito, su questo tema. È un dato di fatto che quel modello alternativo di sviluppo era il messaggio più pericoloso per gli spacciatori dello sviluppo che ha da offrire la globalizzazione. È per questo che siete stati ricompensati con i magri pasti del carcere, da consumare in celle grandi come loculi dietro alte mura.
In realtà, di questi tempi, se qualcuno osa porsi agli antipodi dello sviluppo globalizzato e percorrere la strada di uno sviluppo alternativo, che è un percorso di auto-dipendenza – un’ alternativa alla dipendenza dai capitali stranieri – è immancabilmente marchiato come un nemico dello Stato. Se qualcuno protesta, è incriminato per atti sediziosi, col TADA, POCA, MOCA, UAPA ecc. (sigle di leggi repressive, ndt). Voi non solo avete protestato, avete osato andare per una via di sviluppo alternativo. Non stupisce che le classi dominanti di ogni colore di questo paese vi abbiano dichiarato l’anti-Stato. Ma se anche siete il nemico dello Stato, non siete nemici del paese: Stato e paese non sono la stessa cosa. Un paese non è il suo Stato, o i suoi capi politici o il suo governo. Un paese è ... il suo popolo, il popolo di quel paese. Il popolo che nessuno può piegare, il cui sudore e sangue hanno costruito questa civiltà. Quel popolo la cui energia accende questa civiltà, ma che vive al buio. Quel popolo che non riesce ad avere due pasti al giorno. Quelli che sono i primi a essere sacrificati sull’altare dello sviluppo. Quelli che diventano masse di rifugiati quando la costruzione di grandi dighe, centrali elettriche, impianti chimici, è la priorità. Il popolo profondo di questo paese. Il suo sviluppo è lo sviluppo del Paese. L’amore per esso è l’amore per il paese. Così, nemico dello Stato e nemico del paese sono spesso antonimi. Non è per un interesse personale, ma per proteggere la dignità e i diritti del popolo che tu e i tuoi compagni siete in carcere. Non siete affatto dei traditori. I giudici dello Stato possono punirvi. Ma può qualcun altro prendere il vostro posto nel cuore del popolo, specie nei cuori della gente di Lalgarh e Jangalmahal?

Ci sono momenti in cui un movimento rifluisce. È allora che si mostra il vero volto dei tiranni al potere, che cade la maschera che avevano accuratamente mantenuto. Forse oggi è uno di quei momenti. Un momento disgraziato in cui non si ascoltano voci di protesta. Una strana oscurità sta avvolgendo tutti. Artisti, poeti, scrittori, sono occupati a ricevere premi. Gli intellettuali tacciono. La società civile non osa parlare apertamente. Forse è anche esitante. Ma io so che non c’è notte che non annunci l’alba. Forse quei raduni striduli di attivisti dei diritti che chiedono il vostro rilascio incondizionato sono un segnale di quell’alba.